Il centro storico di Penne, che rappresenta l'area maggiormente abitata dell'omonimo comune in provincia di Pescara, è suddiviso in più strati e colli, per un totale di 6 quartieri, che annualmente si sfidano in una rievocazione storica detta Palio dei Rioni.

Storia Dalle origini al Medioevo Le origini dell'abitato italico risalgono alla conquista dei Vestini, esso è citato da Strabone nella "Geografia" come Pinna Vistinorum, per l'altezza e l'asprezza del colle. Lo storico Tito Livio inoltre parla della popolazione sannita stanziata in questi luoghi intorno al 326-325 a.C., citando le vicende delle guerre sannitiche contro Roma. Il territorio in questi anni fu occupato dal console Giulio Bruto Scevola, e i Vestini dovettero stipulare insieme gli Italici un patto di alleanza con Roma. Dopo la definitiva conquista nell'88 a.C. da parte di Roma, Pinna venne inserita da Augusto nella "Regio IV del Sannio", con i confini presso Interamnia Praetuttiorum (Teramo) nella Regione V Picena.

Dell'abitato italico si conserva molto poco a causa dei vari rifacimenti della città, durante la conquista Longobarda nell'VIII secolo Penne divenne sede di una gastaldia o contea. Nel 773 all'arrivo di Carlo Magno, Penne fu investita di una provincia autonoma dai feudi in possesso dei due monasteri di Montecassino e Farfa, e inoltre godette di vari benefici per l'istituzione della diocesi Vestina. Con la visita di Ludovico II il Giovane, nell'874 fu firmato un documento di concessione all'appena nata abbazia di San Clemente a Casauria, in cui una parte di Penne sarebbe rientrata sotto la sua giurisdizione. Tali possedimenti furono rinnovati con l'imperatore Ottone I di Sassonia nel 968, poi con Papa Pasquale nel 1110 e con Ruggero I di Sicilia nel 1127, quando Penne fu occupata dai Normanni. Della loro presenza oggi si conserva solo una torre di guardia, situata presso Porta San Francesco.

Penne tuttavia, prima dell'arrivo di Federico II di Svevia nel 1223 circa, conservò l'istituzione della provincia o gastaldia, avendo confini a nord col fiume Vomano, a est con il mare, presso il porto di Aterno (Pescara), e a sud col fiume Aterno-Pescara. Inoltre vi erano contese tra il potere spirituale esercitato dal vescovo, e quello temporale esercitato dal conte o barone di turno di stirpe normanna. All'epoca svevo-angioina (XIII secolo) risale la riedificazione delle mura medievali, difese da ben quattro piccoli castelli, che sorgevano sui crinali dei 4 colli: Cappuccio, Castello, Colle Romano e Roccabruna, dove venne edificato sin dall'VIII secolo il Duomo di San Massimo, rifatto daccapo però nel XIII secolo. Purtroppo questi castelli oggi non sono pervenuti, e di essi rimane solo la testimonianza della poderosa torre campanaria del Duomo, in cima al colle, che divenne il centro spirituale della cittadina.

L'Ordine dei Cavalieri di Malta di San Giovanni Di particolare interesse a Penne è l'istituzione dell'Ordine dei Cavalieri di Malta nel monastero di San Giovanni Gerosolimitano delle monache Femmine. Queste monache entrarono a Penne per volere dei conti Trasmundi agli inizi del XIII secolo, ed edificarono il primo monastero fuori le mura. Il monastero però nel 1436 fu distrutto da Giacomo Caldora durante la persecuzione dei signori che si ribellavano al sovrano Alfonso I d'Aragona ed a Giovanna II d'Angiò. Caldora, capitanando una schiera di Aquilani, a lui fedeli per il partito angioino, saccheggiarono la città bruciandola, non vennero risparmiati nemmeno il monastero di San Giovanni Gerosolimitano e quello di San Francesco d'Assisi, fondato appena fuori Porta San Francesco dal santo stesso, venuto nel 1216 in città per sanare una disputa tra vescovo e signori.

Il monastero fu dunque riedificato dentro le mura nel rione di Piazza, le monache continuarono a dedicarsi all'attività di assistenza agli infermi e agli indigenti. Nel 1523 le Gerosolimitane ottennero da Giuliano De Rodolphis, Gran Priore dell'ordine di Malta, il permesso di edificare il monastero, adiacente alla chiesa dell'Annunziata. I lavori terminarono nel 1701, come descritto anche da Anton Ludovico Antinori, che video una competizione di potere tra le monache di San Giovanni e quelle di Santa Chiara d'Assisi a Porta da Capo per ingrandire e abbellire i conventi. Dopo la soppressione dell'Ordine nel 1816, il convento è stato sconsacrato, adibito dapprima a Istituto d'Arte, poi a sezione distaccata del Tribunale di Pescara. La chiesa ugualmente è stata sconsacrata nella seconda metà del Novecento, per fortuna le opere ivi custodite sono state trasferite nel Museo civico diocesano "G. Leopardi", presso il Duomo. Consistono in tele del XVII secolo di Samberlotti, del XVIII secolo di Paola Gamba e Antonio Zanchi, una Pietà lignea del XVI secolo.

La chiesa è caratterizzata dalla presenza di croci dei Cavalieri di Malta scolpite sia all'esterno che all'interno, il progetto dell'impianto è attribuito a Giovan Battista Gianni, per la particolarità degli stucchi interni e gli ornamenti barocchi a pennacchi. Ha pianta a croce greca coperta da cupola centrale, con braccio d'ingresso allungato, con due cappelle laterali.

Dallo Stato Farnesiano a oggi

Penne dopo la quasi distruzione del 1436 ad opera di Giacomo Caldora e degli Aquilani, nei primi anni del XVI secolo fu infeudata quando a Napoli si installò il viceregno spagnolo di Carlo V. Penne fu venduta ad Alessandro De Medici, che a sua volta la dette a Ottavio Farnese, signore di Sulmona e marito di Margherita d'Austria, figlia di Carlo V. I due coniugi amministrarono con visione illuminata i possedimenti abruzzesi di Ortona, L'Aquila, San Valentino, Penne, Campli, si accordarono in città con la famiglia degli Scorpioni per realizzare un palazzo di rappresentanza, e importarono un programma di rinnovamento stilistico della città, che si avvalse soprattutto dell'uso del mattone cotto. La prosperità economica è citata anche dal frate Serafino Razzi nel Viaggi in Abruzzo (1600), poiché in quell'epoca la città entrò sotto il dominio delle due casate De Sterlich e Aliprandi, già presenti dal Cinquecento, ma anche in seguito ebbero modo di arricchirsi e garantire la stabilità economica, data soprattutto dalla presenza de fiumi, dai campi di ulivi e di grano.

Dopo i moti insurrezionali contro i francesi di Gioacchino Murat nel 1814 e contro Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1837 per la rivolta di Clemente De Caesaris, Penne fu istituita di un distretto a sé nella provincia d'Abruzzo Ulteriore I (capoluogo Teramo), confinante col distretto di Città Sant'Angelo, e dotata di un tribunale penale. Nel 1860 col plebiscito, entrò nel Regno d'Italia, e nel 1927 con la riforme amministrative fasciste, Penne entrò con Città Sant'Angelo nella nuova provincia di Pescara, che ne divenne capoluogo. Durante la seconda guerra mondiale nel 1943-44, a Penne si registrarono bombardamenti alleati che colpirono il Duomo e Piazza Luca da Penne, distruggendo il teatro civico e il campanile del convento di San Domenico.

San Massimo Levita Il patrono di Penne è San Massimo d'Aveia, patrono anche dell'Aquila, vissuto nel III-IV secolo d.C., nacque e visse nella cittadina di Aveia (oggi comune di Fossa), nella biografia agiografica di Giovanni De Caesaris, il soldato romano, avendo abbracciato la fede cattolica, venne rinchiuso in prigione e torturato dal procuratore Cerso, che pensò di farlo abiurare offrendogli in sposa sua figlia. Al suo rifiuto, Massimo venne ancora torturato, e infine annegato sul fiume Aterno scaraventato dalla rupe del colle con una pietra legata al collo. La tradizione vuole che Massimo morì il 7 maggio 306, il fiume riportò il corpo sino alla foce verso Aterno, e venne raccolto e sepolto nella chiesetta di San Comizio presso Castiglione di Pescara. Nell'anno 868 il corpo fu riesumato e traslato a Penne sul Colle Sacro, sepolto presso il Duomo di Santa Maria degli Angeli, che da allora prese la seconda intitolazione.

Nei Capitoli del 1504 del vescovo Giambattista Valentini di Cantalice, la festa patronale si celebrava la prima domenica di maggio, ciò è confermato anche nei documenti comunali e della Cattedrale. In onore del santo si celebravano nella città i palii, simili a quelli di Siena, che consistevano nella cavalcata di poche persone scelte, vestite con costumi speciali, accompagnate da strumenti musicali, che dovevano sfidarsi in duelli a cavallo con lance. Le spese erano sostenute dal Notaio dei Capitoli, dal Camerario, dal Giudice, dall'Erario e dal Capitano di Guardia della città, e nei giorni di festa i lavoratori e gli artigiani erano esentati dalle fatiche. Il busto di San Massimo Levita oggi si trova nel Museo diocesano, collocato ivi dalla Cattedrale, è stato realizzato nel XVI secolo su commissione della Congrega della Misericordia, e venne incaricato lo scultore Giuseppe di San Martino, lo stesso che realizzò la statua patronale di San Zopito a Loreto Aprutino (PE). La statua fu scolpita con ricercata raffinatezza in argento, con sfumature in oro e poi venne cesellata con pregio da altri artisti. Aveva la base pesante in ottone, con angioletta che reggeva tra le mani la città di Penne, rappresentata da 4 punti architettonici: Cattedrale, Porta San Francesco, la cinta muraria e la chiesa di San Giovanni Evangelista. La statua fu rubata nel 1982 e fu sostituita da una in legno del XVII secolo, dotata di reliquiario; il santo regge nella destra il vecchio ospedale della Misericordia e la chiesetta di Santa Maria della Libera presso Porta Marzia. La statua fu messa nell'ospedale dalla Congrega di San Massimo presso la chiesa della Madonna della Libera, poi spostata nel Municipio e nella Cattedrale, presso la cappella del Marchese Castiglione, dove rimase sino al 1932

Tradizioni ed eventi Palio dei Rioni La festa si celebra in agosto, e si tratta di una rievocazione storica dei Palii che si celebravano in onore di San Massimo. La città di Penne essendo divisa in 6 rioni (Porta da Capo, Rione di Mezzo, Porta da Piedi, San Comizio, San Paolo, la Piazza), pare che, stando alla leggenda riportata dallo storico Alfonso Ceccarelli, ripresa anche da Serafino Razzi nei Viaggi negli Abruzzi, fosse stata dotata di un'investitura dal principe Siriaco Itarco che governò durante l'epoca bizantino-longobarda. Il pretore ebbe due figlie: Rocca e Bruna ambedue gemelle, che si sistemarono in una villa sul colle omonimo Roccabruna, mentre il resto della famiglia andò ad abitare su Colle Sacro e Colle Castello. I figli dei Bruna appartennero alla dinastia dei Rocca che pare avessero rifondato daccapo Penne, che entrò subito in rivalità con la cittadina vecchia.

Per evitare la guerra civile, il vescovo di Penne organizzò la Giostra dei Sei Rioni, dove attraverso giochi e sfide a cavallo si affrontavano i cavalieri delle due città. Per la regina Rocca scendevano in campo il rione San Comizio, il San Paolo e Rione da Piazza; per la regina Bruna si affrontavano il rione Da Capo, il rione di Mezzo e il rione da Piedi. Chi vinceva avrebbe ricevuto il Gonfalone nel Duomo.Nella rievocazione storica moderna, la festa dura tre giorni, la gara prende il via con il Palio degli Scacchi viventi, dopo che le due principesse Rocca e Bruna sono scese in corteo dai due rispettivi Colli. Successivamente viene il Palio degli Asini e dello spettacolo Crusuader, durante il quale i cavalieri si sfidano a duello. Il giorno seguente c'è il Palio della Cuccagna con lo spettacolo itinerante "Re e cavalieri", con sfilata di sbandieratori e signori in costume. Avviene la rievocazione della disfida di Barletta, con apertura delle locande antiche e degustazione.

Processione del Cristo Morto