Il Partito Palang Pracharath (PPP; in tailandese พรรคพลังประชารัฐ) è un partito politico della Thailandia conservatore filo-monarchico controllato dall'Esercito regio. Fondato nel marzo 2018 da Chuan Chuchan e Suchart Jantarachotikul, alle elezioni del 2019 appoggiò la candidatura del primo ministro Prayut Chan-o-cha, guida del colpo di Stato del 2014 e dittatore militare dal 2014. Grazie al voto di tutti i 250 senatori, che erano stati nominati dalla giunta militare, e alle irregolarità commesse dalla Commissione elettorale, Prayut fu riconfermato primo ministro e Palang Pracharat, che si assicurò 116 dei 500 seggi alla Camera bassa, divenne il principale partito della coalizione di governo.
Per le elezioni del 2023, il candidato del partito fu Prawit Wongsuwan, che a sua volta era stato comandante in capo dell'esercito e ispiratore del colpo di Stato del 2014. Buona parte dei membri del partito, tra cui Prayut, lasciarono PPP per unirsi a un'altra compagine filo-militare, il neonato Partito Ruam Thai Sang Chart (PRTSC). Entrambi i partiti subirono una pesante sconfitta, ma entrarono clamorosamente nella coalizione di governo promossa da Pheu Thai, il partito che guidava il governo destituito con il colpo di Stato del 2014, impossibilitato a formare una coalizione democratica nel 2023 per l'opposizione del Senato, che era rimasto lo stesso del 2019.
Storia Premesse A partire dagli inizi del XXI secolo, ebbe un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra, fondatore e leader del partito Thai Rak Thai. Eletto primo ministro nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai divenne l'idolo delle classi più disagiate per il populismo che caratterizzò i suoi governi, riducendo ad esempio i costi per l'assistenza sanitaria o aiutando gli insolventi. La sua politica fu tesa anche a intaccare gli interessi delle vecchie élite conservatrice di Bangkok legate ai militari e alla monarchia, si venne così a creare un ultradecennale conflitto che coinvolse anche gran parte della popolazione.
La sua carriera politica ebbe fine il 19 settembre 2006 con un colpo di Stato dopo il quale i militari fecero un lavoro capillare per distruggere il potere di Thaksin. I militari guidarono il paese fino alle elezioni del dicembre 2007, che portarono al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo otto mesi di proteste di piazza dei conservatori la Corte costituzionale disciolse il PPP per presunti brogli elettorali. Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, gruppo che appoggiava le politiche di Thaksin e che chiedeva nuove elezioni, furono soffocate dalle forze dell'ordine. Le elezioni del luglio 2011 videro il largo successo del Partito Pheu Thai guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che nel 2014 fu destituita dalla Corte costituzionale.
Quello stesso mese, la giunta militare Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine effettuò un colpo di Stato guidato dal comandante in capo dell'esercito Prayut Chan-o-cha, che si auto-proclamò primo ministro ad interim. Nei cinque anni successivi, malgrado le pressioni internazionali per il ritorno alla democrazia, Prayut mantenne il controllo del governo senza fissare nuove elezioni ed esercitò una forte repressione sull'opposizione legata agli Shinawatra. Il 6 aprile 2017, re Vajiralongkorn controfirmò la nuova Costituzione (la 20ª da quando fu introdotta la monarchia costituzionale nel 1932) che aumentò i poteri dei militari e della Corte costituzionale in ambito politico per prevenire il ritorno al potere di Thaksin Shinawatra e dei suoi alleati.
Fondazione Le elezioni furono fissate per il 2019 e Prayut volle candidarsi primo ministro creando Palang Pracharath. Tra i fondatori vi fu Suchart Jantarachotikul, colonnello dell'esercito in pensione e compagno di classe di Prayut ai tempi dell'accademia militare, che era stato membro del Parlamento nel 1992 per il Partito di Nuova Aspirazione e tra il 2015 e il 2017 aveva fatto parte dell'Assemblea nazionale per le riforme di governo voluta dalla giunta militare. Un altro fondatore fu Uttama Savanayana, che era stato ministro dell'Industria nell'esecutivo dittatoriale di Prayut.
Partito dei militari Palang Pracharath nacque per appoggiare la candidatura di Prayut Chan-o-cha all'elezione a primo ministro per le elezioni del 2019. Si distinse da altri partiti che appoggiarono la candidatura perché molti dei suoi dirigenti erano stati ministri o consiglieri nell'esecutivo di Prayut, tanto da essere chiamato "partito ufficiale pro-giunta" e "partito pro-Prayut.
Tra i sostenitori del partito vi sono i membri del gruppo Sam Mitr ("tre amici" o "tre alleati"), che furono ministri nell'esecutivo di Thaksin Shinawatra e nel periodo prima del marzo 2018 furono in grado di fare propaganda politica, in quel periodo vietata ai partiti politici, contattando ex parlamentari dei partiti pro-Taksin (il Partito Pheu Thai e i disciolti Thai Rak Thai e Partito del Potere Popolare) e attivisti del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, il movimento delle camicie rosse pro-Thaksin. Il gruppo Sam Mitr si unì a Palang Pracharath nel novembre 2018 portando con sé oltre 150 ex parlamentari, tra i quali 44 provenienti dai partiti che avevano appoggiato Thaksin e 14 dal Partito Democratico.
Elezioni del 2019
I leader del partito ricevettero pesanti critiche per la loro stretta relazione con la giunta militare e furono accusati di aver abusato dei loro incarichi per la raccolta fondi durante la campagna elettorale in favore di Palang Pracharath. A fine gennaio, dopo che era stata fissata la data delle consultazioni, quattro ministri dell'esecutivo di Prayut diedero le dimissioni per concentrarsi sulla campagna elettorale. Il giorno dopo fu annunciato che i candidati del partito per la carica di primo ministro erano Prayut Chan-o-cha, Uttama Savanayana e il vice-primo ministro Somkid Jatusripitak. Il successivo 8 febbraio il partito scelse come candidato unico Prayut, che non era membro del partito in quanto la Costituzione del 2017 voluta dai militari prevedeva questa possibilità.
Gruppi per i diritti civili e osservatori politici criticarono il sistema di voto e la Commissione elettorale per i molti errori e irregolarità commesse. I 250 membri del Senato, secondo quanto previsto dalla Costituzione, furono scelti dalla giunta, rendendo difficile la vittoria delle opposizioni. Anche l'esito finale fu aspramente contestato per i diversi rinvii dell'annuncio dei risultati definitivi. Politici del Pheu Thai sostennero che vi erano stati brogli e che avrebbero fatto ricorso alla magistratura. Ai primi risultati parziali del 26 marzo, Pheu Thai era in vantaggio come numero di seggi, con una maggioranza non assoluta, seguito a breve distanza da Palang Pracharath, che poté invece contare su un numero maggiore di voti a livello nazionale. Terzo fu il Partito del Futuro Nuovo, seguito dal Partito Democratico e dal Partito Bhumjaithai. Il 27 marzo, i rappresentanti di Pheu Thai, Partito del Futuro Nuovo e altri partiti democratici, che insieme ottennero 255 seggi dei 500 seggi alla Camera, annunciarono di voler formare una coalizione di governo in opposizione alla giunta militare. Anche Phalang Pracharath affermò di aver vinto le elezioni per aver ricevuto il maggior numero di voti e di avere quindi il diritto di formare il nuovo governo.
Nuovi risultati del voto furono annunciati l'8 maggio, il numero dei seggi assegnati ai partiti differì in modo determinante da quello annunciato il 28 marzo. Con l'autorizzazione della Corte costituzionale, la Commissione elettorale aveva arbitrariamente cambiato i criteri durante la lunga fase di scrutinio abbassando la soglia per l'assegnazione di un seggio da 71.000 a 30.000 voti sostenendo che la vecchia soglia non rispecchiava l'esigenza di avere più seggi distribuiti alle liste dei partiti. Il cambiamento apportato dalla Commissione elettorale provocò un'aspra contestazione dei partiti del fronte democratico, in particolare Pheu Thai e Futuro Nuovo, che annunciarono di voler ricorrere a vie legali per contrastare questo che definirono un abuso dei militari.
Anche i risultati annunciati l'8 maggio furono provvisori, con il congelamento dei risultati di una circoscrizione della provincia di Chiang Mai dove uno dei candidati locali era stato squalificato. Grazie alle modifiche della Commissione elettorale e alla nuova assegnazione dei seggi, i partiti che appoggiavano la giunta riuscirono a strappare altri due seggi nelle nuove votazioni del 26 maggio a Chiang Mai, malgrado la schiacciante vittoria di Phue Thai. Furono così 10 i seggi totali persi dal fronte democratico, in particolare dal Partito del Futuro Nuovo, e i 10 partiti minori che se li assicurarono si allearono con la coalizione filo-militare. Nel frattempo il nuovo Parlamento si era riunito per la prima volta due giorni prima e, grazie anche al voto dei 250 senatori scelti dalla giunta militare, il 5 giugno fu confermato primo ministro Prayut, che ottenne 254 voti dai parlamentari della Camera bassa.
Controversie e scandali Conflitto di interesse Il Partito Pheu Thai protestò con la Commissione elettorale per i vantaggi ricevuti da Palang Pracharat dal governo, sostenendo che non gli erano dovuti. Nel settembre 2018, il leader del Partito Democratico Abhisit Vejjajiva invitò i ministri che erano membri del partito a rassegnare le dimissioni, sostenendo che il possibile abuso di risorse governative poteva considerarsi conflitto di interesse e avrebbe garantito un ingiusto vantaggio alle elezioni. In particolare fu aspramente criticato il fatto che Prayut fosse a capo del governo e candidato primo ministro.
Nel novembre 2018, il governo di Prayut approvò lo stanziamento di 86.9 miliardi di baht a sostegno della popolazione più bisognosa, l'evento fu considerato dagli oppositori un tentativo di usare soldi pubblici per comprare voti alle prossime elezioni.
Gerrymandering Secondo quanto disposto dalla Costituzione del 2017, la Commissione elettorale ebbe l'incarico di ridisegnare i confini delle circoscrizioni elettorali e, quando stava per annunciarne i risultati, Prayut prorogò la data dell'annuncio in accordo con un articolo della Costituzione. Con questa proroga, la Commissione elettorale fu autorizzata a ridisegnare a suo piacimento i confini, mentre in precedenza vi erano solo tre metodi utilizzabili, per prevenire il fenomeno del gerrymandering con il quale i confini possono essere suddivisi in modo iniquo e di parte.
Secondo le opposizioni, la proroga avrebbe dato modo alla Commissione elettorale di favorire i partiti legati alla giunta militare, in particolare Palang Pracharat. Alcuni organi di stampa accusarono di gerrymandering la giunta e sostennero che di conseguenza poteva già essere considerata vincitrice delle elezioni. Il presidente della Commissione negò queste ipotesi, sostenendo che la proroga era stata concessa per permettergli di sottoporsi a un'operazione agli occhi. Il 29 novembre fu pubblicato il nuovo assetto delle circoscrizioni preparato dalla Commissione e subito opposizioni e osservatori protestarono sostenendo che la nuova mappa avrebbe favorito Palang Pracharat.
Scandalo della raccolta fondi