Nocera Inferiore (Nucera in napoletano, AFI) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

La sua storia, fino al 1851, è intrecciata con quella della confinante Nocera Superiore: le due città hanno infatti una comune origine e per lungo tempo hanno fatto parte di un'unica comunità. Antichissima città di origine etrusca, al suo nome è legato un alfabeto e batté moneta durante la fase sannitica. Cicerone la definì una delle città principali della CampaniaDe Lege Agraria. È sede di una diocesi dal III secolo. È stata teatro di due storiche battaglie, la battaglia dei Monti Lattari e la Battaglia di Nocera. Nel 1806 lo scioglimento di Nocera dei Pagani diede origine a cinque comuni: Nocera San Matteo, Nocera Corpo, Pagani, Sant'Egidio del Monte Albino e Corbara.

Nocera Inferiore ospita un tribunale, un ospedale e numerosi istituti superiori e licei. Possiede due uscite autostradali su due diverse direttrici (l'A3 e l'A30). È capolinea della ferrovia Codola-Nocera Inferiore, e della circumsalernitana.

Grazie alle aree di particolare pregio naturalistico, fa parte dell'area tutelata del parco regionale dei Monti Lattari e del parco regionale Bacino Idrografico del fiume Sarno.

Geografia fisica

Territorio

Considerata tradizionalmente «la capitale dell'Agro nocerino-sarnese»Belsito Francesco, Storia di Nocera. Monumenti, personaggi, leggende, Angri, 2013, p. 8., valle a est del Vesuvio, la città sorge lungo la dorsale settentrionale dei monti Lattari. È posta a 43 metri sul livello del mare. L'altitudine minore è di 18 m s.l.m., quella maggiore raggiunge i 1.075 m s.l.m. (sommità del Monte Albino), per una escursione altimetrica di 1057 m.

Il grado di sismicità è medio (pericolosità sismica 2). La città risente delle scosse provocate dall'attività del Vesuvio, da cui dista circa 20 km. La città è fuori dalla "zona rossa", ma rientra nella "zona gialla" siccome i venti dominanti che lambiscono la cima del vulcano hanno sempre trasportato in città lapilli e detritiL'eruzione del 1944 è stata raccontata dagli abitanti di Nocera che l'anno vissuta per il documentario Vesuvio: la furia di un vulcano di History Channel..

In passato è stata interessata più volte da eventi sismici che hanno avuto il loro epicentro in diverse zone del sud Italia. Il più violento è stato il Terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980.

Assetto idrogeologico

L'assetto idrogeologico dell'area è fortemente instabile. Oltre ai fenomeni di alluvioni occasionali e ciclici (la storia ne ricorda diverse, anche funeste), il territorio è soggetto a frane. Precipitazioni di carattere eccezionale possono portare a colate di fango dalle conseguenze spesso mortali.

L'ultimo fenomeno si verificò il 4 marzo 2005, quando una frana in località Santa Croce (verso il confine con Nocera Superiore) causò la morte di tre persone. In passato una frana di dimensioni minori interessò un tratto dell'A3, travolgendo alcune auto in transito causando un morto; eventi storici hanno coinvolto nel XIII secolo il convento di Santa Chiara e nel XVIII secolo il Santuario di Santa Maria dei Miracoli di Montalbino.

Orografia La città sorge in una valle, chiusa a sud dal Monte Albino, versante settentrionale dei Monti Lattari, e a nord da una serie di rilievi collinari dei Monti Picentini; a est il territorio è aperto verso Nocera Superiore e Cava de' Tirreni, mentre ad ovest la valle è chiusa parzialmente dalla collina di San Pantaleone, per poi aprirsi verso la piana del Sarno, il golfo di Napoli ed il Vesuvio.

Le ultime propaggini dei Monti Picentini, sono rappresentate dai rilievi collinari di Torricchio, Chivoli e della collina di Sant'Andrea (nota in passato come monte di San Francesco o collina del Parco).

Alture principali

Monte Albino (detto anche Montalbino) Colle San Pantaleone Collina del Parco o Sant'Andrea Collina di Chivoli Monte Torricchio

Idrografia

La città è attraversata dai torrenti Cavaiola e Solofrana, che si uniscono in pieno centro formando l'Alveo comune nocerino, che sfocia nel fiume Sarno, il quale corre per un piccolo tratto periferico del territorio cittadino.

Sono presenti, inoltre, piccoli torrenti come la Matrognana, che scende da Mont'Albino (montagna che fa parte dei Monti Lattari), alcuni rivi che scorrono nelle zone delle starze, che sono soggetti a straripamenti frequenti nelle giornate di forti piogge, e il rio Santa Marina nella zona di Fiano (ai confini con Lavorate di Sarno).

Presente anche un laghetto detto "San Mauro" (nella omonima zona della città), la cui portata è notevolmente ridotta rispetto al passato.

Corsi d'acqua principali

Fiume Sarno Torrente Solofrana Torrente Cavaiola Alveo comune nocerino Rio Santa Marina (Fiano) Laghetto San Mauro o Lagoverde

Clima

Il clima della città è mediterraneo, inserita nella zona climatica C. Un detto popolare dice che per capire che tempo farà bisogna "guardare verso Castellammare", cioè ad ovest: a causa dell'influenza che il Vesuvio esercita a livello di correnti, si crea intorno ad esso un vortice che convoglia i sistemi nuvolosi provenienti dal mare verso la valle del Sarno.

Le temperature medie rilevate dalle due stazioni meteorologiche presenti in città non sono mai troppo basse in inverno ed estremamente elevate in estate, tuttavia le temperature percepite sono più estreme in quanto risentono dell'elevata umidità che la conformazione orografica del luogo fa stazionare in città.

I venti raramente sono molto forti. Le precipitazioni sono frequenti dall'autunno sino alla primavera, e scarse in estate.

Classificazione climatica: zona C, 1194 GG

Origini del nome Le vicendevoli leggende narrano di una principessa etrusca che sarebbe scappata dalla città natia per amore, e sarebbe venuta a morire in queste zone. In suo ricordo il padre avrebbe eretto una città che avrebbe perpetuato il suo ricordo, dandole il suo nome: Nuceria. Priva di fondamento è anche la leggenda della grande alluvione che spazzò via un intero bosco lasciando in piedi un solo albero di noce (dal latino nux, nucis - Nuceria), che tuttavia conserva la memoria delle alluvioni che certamente dovevano essere frequenti in una pianura fluviale.

La verità circa l'origine del nome (e quella bellicosità delle popolazioni confinanti di cui sopra) è venuta dallo studio delle iscrizioni sulle monete della città (Nuceria aveva una propria zecca), vi si legge il primo nome della stessa: Nuvkrinum Alafaternum. Analizzando queste due parole i linguisti hanno scisso i termini in questo modo:

nuv + krin -um alafartern -um: letteralmente: Nuova (= nuv) Rocca (= krin) degli Alfaterni.

Il nome odierno, Nocera Inferiore, deriva dall'italianizzazione del toponimo Nuceria (anche se la /u/ è rimasta nell'accezione popolare e dialettale) e dalla posizione geografica della città che, nel 1806, nacque dalla frantumazione di Nocera dei Pagani, sancendo la nascita di cinque comuni, tra cui le due Nocera, differenziate a seconda dell'altezza sul livello del mare.

Tale nome, tuttavia, ricorre in una pluralità di toponimi (Nocera Tirinese, Nocera Umbra) attinenti a zone geografiche dalle influenze linguistiche primigenie differenti. Pertanto, ignorando la fonte primaria di epoca sannitica, c'è chi opterebbe per un'origine latina da nucerium (‘noceto’)Similmente a etimologie come Acerra da acerium (‘acereto’) (Acerra nel Napoletano, Acerre nel Cremonese, Acere Ticinense, Acerano nel Novarese, Acerenza), il greco αἲγειρος, ‘pioppo nero’, da cui Alghero; Pomaro da pomarium (‘pometo’) (Pomaro Piacentino, Pomaro nel Monferrato, Pomaro di Monte Acuto). Si tratterebbe quindi in tutti questi casi dello stesso processo toponimico agreste per cui oggi troviamo in Italia molteplici località che portano il nome di Cerreto ('bosco di cerri') e di Melito (‘meleto’).Guglielmo Peirce, Le origini preistoriche dell’onomastica italiana. P. 322. Napoli, 2001..

Storia

Età antica Le prime testimonianze relative ad una frequentazione della città risalgono al periodo noto come Bronzo Antico (2000-1800 a.C. circa).

La nascita di Nuvkrinum Alafaternum, la "nuova città" (che rappresenta il nucleo della futura Nuceria Alfaterna), è datata intorno al VI secolo a.C.

L'alfabeto nucerino

Durante gli scavi del teatro ellenistico-romano di Pareti, nel comune di Nocera Superiore, è emersa un'estesa necropoli. Il reperto più interessante è rappresentato da un oinochoe (una brocca) in bucchero che presenta un'iscrizione, che, da destra verso sinistra, reca la scritta, traslitterata, Bruties esum (letteralmente: Sono di Bruto). L'iscrizione di Nocera potrebbe perdersi tra le centinaia di altre iscrizioni etrusche se non fosse per una particolare lettera, a forma di alberello, che non si è ancora riscontrata altrove. Ciò è bastato ai linguisti per farli parlare di un alfabeto nucerino.

Le tufare

La ricchezza della città, oltre che dalla fertilità dei suoli, proviene dalla peculiarità del suo sottosuolo, da cui si estrae il tufo grigio (che ha nei suoi inclusi un microcristallo, inizialmente, chiamato: nocerite). Ottimo materiale da costruzione (a Pompei si parla di una "età del tufo" dal 200 all'80 a.C.). Un'ulteriore testimonianza del gran lavoro che doveva esserci nelle tufare della città (alcune delle quali si trovano nell'odierna zona di Fiano, le altre esistenti nella zona Pietraccetta-Piedimonte furono usate anche come ricoveri nel corso della seconda guerra mondiale), ci viene dalla testimonianza di Senofonte Efesio (scrittore greco vissuto, stando al lessico Suda, tra il II e il III secolo d.C.), il quale nel suo romanzo "Racconti Efesi intorno ad Abracóme e Anzia", dopo varie peripezie, fa giungere il suo protagonista a Nuceria, in Campania, a lavorare nelle cave di pietra.

Nuceria Alfaterna

Agricoltura e commercio resero, così, molto ricca la città, che durante il V-VI secolo fu a capo della confederazione sannitica meridionale, comandando su città quali Pompei (che rimase suo porto fino praticamente al disastro del 79 d.C.), Stabiae e Surrentum.

Durante le guerre sannitiche la città fu ostile ai romani, ma, sebbene sconfitta, non fu rasa al suolo. I nucerini rimasero d'ora in poi, sempre fedeli a Roma.

Dopo la rovina annibalica la città batté moneta.

Non cedettero neanche alle lusinghe e all'esercito di Annibale, che rase al suolo la città. Alla fine della seconda guerra punica i romani, mentre i superstiti dei nucerini erano ospitati nella vicina Avella, ricostruirono la città più grande e più bella di prima.

La fase romana: Nuceria Costantia

Divenuta municipium Nuceria Alfaterna fu iscritta alla tribù Menenia. In epoca triumvirale (42 a.C.) l'appellativo Alfaterna fu sostituito da Costantia, dando, così, alla città il nome di Nuceria Costantia. Cittadini illustri furono Publio Sittio, esule nucerino in Africa, che dopo le guerre civili tra Cesare e Pompeo, si vide assegnato metà del regno di Mauretania, dove fondò alcune colonie ispirandosi alla sua patria.

Altro nucerino illustre fu Marco Nonius Balbus. Originario di Nuceria, trasferì la sua residenza ad Ercolano, città di cui divenne benefattore. Fece carriera anche a livelli molto alti: ricoprì, infatti, le cariche di pretore prima e proconsole della provincia di Creta e di Cirene. Nel 32 a.C. fu poi tribuno della plebe e partigiano di Ottaviano.

Di origini nucerine, se non proprio nato nella città, è l'Imperatore Aulo Vitellio Germanico. Aulo Vitellio Germanico cresciuto a Capri, sotto Tiberio, fu il secondo a salire sul trono durante l'anno detto dei quattro imperatori.

La deduzione della colonia Nuceria nel 57 d.C. fu dedotta colonia romana da Nerone. Si trattò di un duro colpo per la vicina Pompei, la quale dovette probabilmente perdere parte del suo territorio agricolo in favore della nuova colonia. La circostanza dovette essere uno dei motivi scatenanti della famosa rissa avvenuta all'anfiteatro di Pompei del 59 d.C. ricordata da Tacito.

L'eruzione del 79