Il Fudbalski klub Crvena zvezda (, traslitterato Fudbalski klub Crvena Zvezda, tradotto Club Calcistico Stella Rossa), meglio noto come Crvena zvezda, in italiano come Stella Rossa, è la sezione calcistica dell'omonima società polisportiva serba con sede nella città di Belgrado. Milita nella Superliga, la massima serie del campionato serbo.
La polisportiva comprende anche, tra le sue discipline maggiori, la pallacanestro, la pallavolo, la pallamano e la pallanuoto.
È l'unico club ex-jugoslavo e serbo ad essersi aggiudicato una coppa europea, la Coppa dei Campioni nel 1990-1991, vinta nella finale dello stadio San Nicola di Bari contro l' ai tiri di rigore, e una Coppa Intercontinentale, vinta nel 1991 allo stadio nazionale di Tokyo contro il . In ambito nazionale vanta la vittoria di venti campionati della RSF di Jugoslavia, tre campionati della RF di Jugoslavia, due campionati di Serbia e Montenegro e undici campionati di Serbia, oltre a dodici Coppe di RSF Jugoslavia, sei Coppe di RF Jugoslavia, tre Coppe di Serbia e Montenegro e nove Coppe di Serbia, per un totale di 35 campionati e 29 coppe nazionali, più di ogni altro club ex-jugoslavo e serbo. In ambito internazionale vanta anche il raggiungimento di due semifinali di Coppa dei Campioni, una semifinale di Coppa delle Fiere, una semifinale di Coppa delle Coppe e una finale di Coppa UEFA, persa nel 1978-1979 contro il .
Contrapposta al , l'altra grande compagine belgradese, da un'acerrima rivalità, con la squadra bianconera disputa il cosiddetto derby eterno.
La società si posiziona al 1º posto nella classifica perpetua della Prva Liga Jugoslava.
Storia Esordi e primo periodo di egemonia nazionale (1945-1958) La società fu fondata da studenti dell'Università di Belgrado nel febbraio del 1945, durante la seconda guerra mondiale, dalle ceneri del SK Jugoslavija, da cui ereditò stadio, uffici, giocatori, logo (cui fu aggiunta una stella rossa) e colori sociali, il rosso e il bianco. Confluì nella rosa della nuova squadra anche l'intero organico del . Il club cambiò nome in Stella Rossa il 4 marzo 1945.
Il 29 novembre 1948 la Stella Rossa vinse il proprio primo titolo, la Coppa di Jugoslavia, battendo per 3-0 il Partizan in finale. La squadra vinse per la prima volta il campionato nazionale nel 1951, con un organico in cui spiccavano Branko Stanković, Vladica Popović, Rajko Mitić, Bora Kostić e Dragoslav Šekularac. Negli anni '50 questo gruppo di giocatori vinse quattro titoli nazionali e due coppe nazionali, aggiudicandosi ogni trofeo jugoslavo per cinque stagioni consecutive. L'esordio in Coppa dei Campioni risale alla stagione 1956-1957, seconda edizione del torneo. Gli jugoslavi uscirono alle semifinali contro la , dopo lo 0-1 per la squadra di Enrico Befani all'andata allo Stadio JNA e 0-0 al ritorno all’Artemio Franchi. Nell'estate del 1958 la Stella Rossa si aggiudicò da imbattuta il primo trofeo internazionale nella storia del club, la Coppa Mitropa, chiamata in quella edizione Coppa del Danubio, sconfiggendo nella doppia finale la Stella Rossa Cheb.
Crisi e primi anni nel nuovo stadio (1958-1966) Nei sette anni a venire la squadra belgradese vinse solo un campionato nazionale e una Coppa di Jugoslavia. Nel 1963 non andò oltre il settimo posto, suo peggior piazzamento di sempre nella massima divisione nazionale, e per quattro volte non riuscì ad entrare nei primi tre posti. Ai risultati deludenti in patria corrisposero, tuttavia, buone prestazioni a livello internazionale: se nel 1961-1962 la squadra eliminò il ai quarti di finale della Coppa delle Fiere prima di cadere contro il , nel 1962-1963 si prese la rivincita sui catalani, eliminandoli agli ottavi dopo la terza partita (ripetizione) e accedendo ai quarti di finale contro la , da cui fu eliminata (3-0 per i giallorossi in Italia e 2-0 per gli jugoslavi a Belgrado).
Nel 1959 iniziarono i lavori di costruzione del nuovo stadio, che obbligarono la Stella Rossa a giocare per quattro anni le partite interne allo stadio Partizan. Nel 1963 aprì i battenti lo stadio Rajko Mitić, la cui capienza fu portata un anno dopo a 110 000 posti. L'impianto fu soprannominato ben presto Marakàna in onore del noto Maracanã di Rio de Janeiro, sebbene la sua capienza sarebbe stata quasi dimezzata negli anni novanta, per adeguare lo stadio alle norme di sicurezza. Nel 1963-1964 la Stella Rossa bagnò l'annata d'esordio nel nuovo stadio con il double scudetto-coppa nazionale, sotto la guida del tecnico Milorad Pavić.
L'era Miljanić (1966-1974)
Sotto la gestione dell'allenatore Miljan Miljanić, ex calciatore della squadra negli anni '50, ingaggiato come tecnico nel 1966, la Stella Rossa si affermò come uno dei migliori club europei e uno dei club jugoslavi egemoni, inaugurando un periodo di venticinque anni in cui fu sempre tra le squadre pretendenti al titolo nazionale. Nel 1966-1967, dopo aver radicalmente modificato la rosa, l'allenatore condusse i suoi al quinto posto in campionato, replicando il piazzamento della stagione precedente. Dalla stagione 1967-1968, però, la compagine di Belgrado, guidata dal talento dell'ala sinistra Dragan Džajić, uno dei migliori esterni al mondo, iniziò a lasciare un segno indelebile nella storia del calcio jugoslavo. Arrivarono tre titoli nazionali di fila, compresi due accoppiate scudetto-coppa, grazie a elementi quali Dujković, Đorić, Dojčinovski, Karasi, Aćimović, Lazarević, Krivokuća, Ostojić e Klenkovski. Nel 1967-1968 la squadra si aggiudicò per la seconda volta la Coppa Mitropa, battendo nella doppia finale lo . Fu l'ultima edizione della Coppa Mitropa disputata dal club belgradese, che decise di ritirarsi dal torneo per concentrarsi su altre competizioni calcistiche europee. Il club vinse la Coppa di Jugoslavia nel 1970-1971 e raggiunse nella stessa stagione la semifinale di Coppa dei Campioni, persa contro il : malgrado la vittoria all'andata per 4-1 in casa di fronte a 100.000 tifosi, il 3-0 subito nel ritorno arrise ai greci per la regola dei gol fuori casa. Miljanić rimase in carica fino al 1974, portando in bacheca un'altra Coppa di Jugoslavia nel 1972-1973. Tra i nuovi calciatori emersi in quel periodo figuravano Vladimir e Ognjen Petrović, Vladislav Bogićević, Zoran Filipović, Slobodan Janković e Mihalj Keri.
Negli otto anni della gestione Miljanić la Stella Rossa fu per sette volte la squadra più prolifica in termini di gol segnati in campionato (mancò questo primato solo nel 1972, a beneficio del ) e nelle ultime due stagioni vinse il titolo rispettivamente con 12 e 18 punti di distacco dalla seconda in classifica. Agli ottavi di finale della Coppa dei Campioni 1973-1974 la compagine di Belgrado eliminò il , diventando la seconda squadra non inglese capace di vincere ad Anfield (dopo il nella Coppa delle Fiere 1967-1968) e la prima (e unica) squadra a battere i reds in casa loro in Coppa dei Campioni nell'intero novecento. L'avventura in Coppa dei Campioni si fermò poi ai quarti di finale contro l'. Nella Coppa delle Coppe 1974-1975 la squadra di Miljanić eliminò il ai tiri di rigore e raggiunse per la prima volta la semifinale del torneo, dove fu eliminata dal . Il match di ritorno contro gli ungheresi, terminato 2-2 il 23 aprile 1975 dopo il 2-1 per i magiari all'andata, fece registrare 96.070 biglietti venduti e una presenza di pubblico di circa 117.000 persone, che rimane l'affluenza più alta di sempre al Marakana.
Dominio in patria e prima finale europea (1976-1986) Dopo un anno di insuccessi, con l'arrivo di Gojko Zec, nel 1975-1976, la squadra vinse di nuovo il titolo nazionale. Nel 1975, dopo il trasferimento di Džajić al , la leadership della squadra era passata al terzetto composto da Vladimir Petrović, Dušan Savić e Srboljub Stamenković. La compagine belgradese si aggiudicò il campionato 1975-1976 con nove punti di margine sulla più vicina rivale, segnando 67 gol in stagione grazie soprattutto alla vena realizzativa di Zoran Filipović, per poi concludere, nel 1976-1977, al secondo posto. L'avvento di Branko Stanković, che rimase in carica per tre anni (1978-1981), segnò una nuova epoca di successi: tre trofei e la prima finale europea. Dopo aver eliminato , ed , la Stella Rossa raggiunse, infatti, per la prima volta nella propria storia la finale di Coppa UEFA nel 1978-1979. Fu sconfitta nella doppia finale da una delle migliori squadre d'Europa di quell'epoca, il quotato , che dal 1973 al 1980 disputò ben cinque finali europee.
Stanković, che da calciatore aveva vinto quattro campionati jugoslavi, vinse il primo titolo nazionale da allenatore nel 1979-1980, mancando il double a causa della sconfitta nella doppia finale di Coppa di Jugoslavia contro la . Nel 1980-1981 la squadra bissò il successo in campionato e nel 1981-1982 pose fine ad un'astinenza di undici anni vincendo nuovamente la Coppa di Jugoslavia, grazie al successo nella doppia finale proprio contro la Dinamo Zagabria (2-2 a Zagabria e 4-2 a Belgrado). In quell'annata, per la prima volta dagli anni '50 il club cambiò allenatore a stagione in corso, con Stevan Ostojić che sostituì Stanković. In quel periodo per due volte la Stella Rossa raggiunse i quarti di finale della Coppa dei Campioni: nel 1980-1981 (eliminazione contro l') e nel 1981-1982 (eliminazione contro l').
Nella Coppa delle Coppe 1982-1983 furono memorabili i match contro il di Udo Lattek e Diego Armando Maradona, che fu applaudito dai 100 000 spettatori del Marakana dopo il gol segnato nella sfida di ritorno degli ottavi di finale, che vide prevalere gli spagnoli come all'andata. Nel 1983 tornò ad allenare la squadra Gojko Zec, che trovò solo un reduce della formazione campione nel 1977, Miloš Šestić, che divenne il leader della squadra dopo le partenze di Petrović e Savić. Zec vinse subito il campionato e la Coppa di Jugoslava, conquistata a Spalato contro la Dinamo Zagabria, centrando così il double. La nuova Stella Rossa era composta da validi calciatori come Tomislav Ivković, Marko Elsner, Boško e Milko Đurovski, Husref Musemić, Đorđe Milovanović, Rajko Janjanin e Mitar Mrkela. La stagione 1985-1986, l'ultima con Zec alla guida, fu segnata da scandali e polemiche riguardanti presunte partite truccate durante l'ultima giornata del campionato. Dopo varie vicissitudini e cause legali, il titolo fu definitivamente assegnato al , che l'aveva vinto sul campo, mentre la Stella Rossa, che inizialmente si era vista assegnare il titolo, dovette accontentarsi del secondo posto, non qualificandosi dunque per la Coppa dei Campioni 1986-1987. Nella Coppa delle Coppe 1985-1986 la Stella Rossa si fermò ai quarti di finale contro l'.
Epoca d'oro e successo in Coppa dei Campioni (1986-1991)
Nel 1986 la squadra andò incontro ad una serie di profondi cambiamenti. L'area tecnica fu affidata a Dragan Džajić e Vladimir Cvetković, che allestirono un organico competitivo ad alti livelli con tutte le migliori squadre europee. Nell'estate del 1986 la panchina fu affidata al tecnico Velibor Vasović, che basò la squadra su una serie di giovani promettenti quali Dragan Stojković e Borislav Cvetković. La prima stagione dopo la rifondazione societaria coincise con un ottimo percorso in Coppa dei Campioni 1986-1987, dove il cammino degli jugoslavi si arrestò ai quarti di finale contro il solo per la regola dei gol fuori casa.
Nel 1987 la dirigenza si pose l'obiettivo di vincere il più importante trofeo d'Europa entro cinque anni e i risultati diedero ragione all'ambizione del club. Dal 1987 al marzo 1992 la squadra visse, infatti, il periodo di maggiore successo della propria storia, aggiudicandosi quattro campionati nazionali e vincendo per la prima volta la Coppa dei Campioni.