Sacro è un termine storico-religioso, fenomenologico e antropologico, riferito a una dimensione divina, ultraterrena o soprannaturale, il cui significato mira ad estendere ed oltrepassare quello attribuito alla realtà ordinaria percepita all'opposto come profana. L'esperienza del "sacro" è al cuore di tutte le religioni.Julien Ries, Le vie della semantica storica, in Opera omnia, vol. II, pag. 28, Milano, Jaca Book, 2007.

Storia e origine del termine

Il termine italiano "sacro" deriva dal termine latino arcaico sakros, rinvenuto sul Lapis Niger, sito archeologico romano risalente al VI secolo a.C.Così Julien Ries in Saggio di definizione del sacro. Opera Omnia. Vol. II. Milano, Jaca Book, 2007, pag.3: «Sul Lapis Niger, scoperto a Roma nel 1899 vicino al Comitium, 20 metri prima dell'Arco di Trionfo di Settimio Severo, nel luogo che si dice sia la tomba di Romolo, risalente all'epoca dei re, figura la parola sakros: da questa parola deriverà tutta la terminologia relativa alla sfera del sacro.» e, in un significato successivo, indica anche ciò che è dedicato ad una divinità, ed al suo relativo culto; infatti, tale termine lo si trova, con medesimo significato, anche in altre lingue antiche come, ad esempio, l'ittita saklai e il gotico sakan.

La radice di sakros si ritrova nell’accadico (lingua o insieme di lingue dell'area semitica, ormai estinte) saqāru (“invocare la divinità”), sakāru (“sbarrare, interdire”) e saqru (“elevato”). Simili a sua volta, il radicale indoeuropeo *sak, *sag, col significato di avvincere, aderire, o sac-ate, col significato di seguire, o sap-ati, col significato di onorare, sempre sottintendendo una divinità, a tal punto che negli antichi testi Ṛgveda può anche diventare sinonimo di adorare. Anche per i popoli dell'Europa centrale il termine era strettamente legato alla spiritualità ed alla relativa salvezza dell'anima, indicandola come Heil, da cui deriva il termine germanico e olandese Heilig, il danese hellige, l'inglese holy etc.

Il rapporto del termine con la religione si estese poi anche per divinità maligne come, ad esempio, è avvenuto nel termine latino ex-sacrabilis, ex-secrabilis, ovvero per il sacro, dove invece il relativo termine "esecrabile" vuol dire invece cattivo, ripugnanteSaggio di definizione del sacro, Op. cit.. Gli antichi Greci invece, usavano distinguere il termine greco antico hagios per indicare qualcosa di inviolabile, non accessibile ai comuni mortali (tradotto in latino come latino santcus, santo) dal termine hieron, a indicare propriamente la potenza divina in sé, come ad esempio la costruzione di un Tempio dedicato alla divinità. In antichità quindi, il significato veniva applicato a tutti i rituali religiosi annessi, dove spesso esistevano le cosiddette vittime "sacrificali" e dove è probabile derivi anche il termine osso "sacro", indicando tradizionalmente in questo la parte anatomica più gradita agli dei.

Il termine si estese ancora, in termini più generici, ad indicare qualcosa a cui è stata conferita una oggettiva validità, ovvero che acquisisce il dato di fatto reale, suo fondamento e conforme al cosmoSaggio di definizione del sacro, in Grande dizionario delle Religioni (a cura di P. Poupard). Assisi, Cittadella-Piemme, 1990 pagg. 1847-1856. Da qui anche il termine, sempre latino, di sancire, evidenziato in leggi o accordi. Seguendo questo insieme di significati, il sakros sancisce una alterità, ovvero un essere "altro" e "diverso" rispetto all'ordinario, al comune, al profanoSaggio di definizione del sacro, Op. cit.., e dal quale iniziò lo studio della cosiddetta antropologia del sacro e della ierofania.

In significati ancor più recenti e popolari poi, il termine sacra, da cui deriva l'analogo "sagra", fu applicato a indicare non più una costruzione, una festa tradizionale o un rituale strettamente legato ad un culto devozionale-religioso, bensì legato a una qualsiasi generica commemorazione (ad es. la primavera, il raccolto, i prodotti dell'agricoltura, etc.).

Il sacro negli studi contemporanei

Marcel Mauss (1872-1950) ed Henri Hubert (1872-1927), autori dell'Essai sur la nature et la fonction du sacrifice (1897),trad. it.: Saggio sul sacrificio Brescia, Morcelliana, 2002. sono tra i primi studiosi ad indagare la dimensione del "sacro" che, a detta di questi, si manifesta nel "sacrificio" il quale, per mezzo della vittima, permette agli esecutori dello stesso, i "sacerdoti", di passare dal piano del "profano" al piano del "sacro".

Nel successivo Saggio su una teoria generale della magia (1902),tr. it. Teoria generale della magia e altri saggi, Torino, Einaudi 1965. Marcel Mauss individua nel mana un concetto più generale che comprende sia il sacro che la religione, ma anche la magia.

Émile Durkheim (1858-1917) nell'opera Les Formes élémentaires de la vie religieuse (1912)tr. it. Le forme elementari della vita religiosa, Milano, Edizioni di comunità 1971. riprende i lavori di Mauss, ma aggiunge altri strumenti come "rottura di livello" per provocare il passaggio dal profano al sacro. Quindi non solo il "sacrificio" ma anche altri riti cultuali e di iniziazione consentono l'ingresso nel "sacro". Peraltro per Durkheim, il quale basava il suo studio su ricerche etnografiche condotte in Australia, l'esperienza religiosa consente ad un gruppo umano di avere esperienza di sé.

Ma è con Rudolf Otto (1896-1937) che la dimensione del "sacro" acquisisce un peculiare ambito di ricerca. Nella sua opera Das Heilige (1917),Il Sacro, Brescia, Morcelliana, 2011. Otto analizza l'esperienza umana del "sacro" e la qualifica come terrificante e irrazionale; una esperienza indicata come mysterium tremendum davanti ad una "realtà" a cui viene attribuita una schiacciante superiorità e potenza. Ma anche una realtà dotata di mysterium fascinans in cui può realizzarsi la pienezza dell'essere. Otto identifica queste esperienze come "numinose" (esperienze del divino), di fronte al quale l'uomo si sente annichilito. Esse vengono ritenute al di là dell'umano e persino del cosmico. La peculiarità del "sacro" è, per Otto, riconducibile alla sua impossibilità ad essere spiegato o ricondotto ad un linguaggio pertinente per altri oggetti di ricerca.

Lo storico delle religioni svedese Nathan Söderblom (1866-1931) in The Nature of Revelation (1931)New York, Oxford University Press. è il primo a coniugare strettamente il termine "sacro" con quello di "religione":

Uno dei primi studiosi della fenomenologia della religione, Gerardus van der Leeuw (1890-1950), autore di Phänomenologie der Religion, (1933),tr. it. Fenomenologia della religione, Torino, Boringhieri 1960. ribadisce la peculiarità dell'ambito della ricerca fenomenologica della religione individuando i temi ricorrenti nella storia e nelle differenti religioni attraverso il presentarsi di strutture e forme tipiche come riti e credenze. A tal proposito van der Leeuw conia l'espressione di homo religiosus per indicare quell'uomo che ha una condotta specifica in relazione con il "sacro".

Mircea Eliade (1907-1986) in Le Sacré et le profane (1956)tr. it. Il sacro e il profano, Torino, Bollati Boringhieri 2006. Il libro fu redatto da Eliade in francese ma fu pubblicato per la prima volta nel 1957 in tedesco nella collana Rowohlts Deutsche Enzykläpdie diretta da Ernesto Grassi con il titolo Das Heilige und das Profane.), suggerisce al riguardo del "sacro" il termine "ierofania" inteso come "qualcosa di sacro ci si mostra". Per Eliade la storia delle religioni, dalla preistoria ad oggi, è costituita dall'accumularsi di "ierofanie" ovvero dalla manifestazione di realtà "sacre". Il "sacro" non ha nulla a che fare con il nostro mondo, il "profano". Per Eliade tutto il mondo fisico può essere assunto nella cultura, soprattutto arcaica, al rango di sacro. La pietra o l'albero possono essere investiti della potenza del sacro senza perdere le loro caratteristiche fisiche, "profane". Essendo "potenza" per le culture arcaiche il "sacro" assurge a massima realtà e risulta saturo d'essere. Per Eliade il Cosmo desacralizzato, ovvero considerato del tutto privo di quella potenza, è una scoperta recente dell'umanità. L'uomo moderno quindi, per Eliade, ha difficoltà a comprendere il rapporto dell'uomo arcaico con la "sacralità". "Sacro" e "profano" sono due modi di essere completamente diversi. Per l'uomo arcaico, ad esempio, molti atti del tutto fisiologici ("profani") per l'uomo moderno sono investiti di sacralità: l'alimentazione, la sessualità, etc.

L'uomo che vive l'esperienza del "sacro" viene indicato anche da Eliade come homo religiosus. Mircea EliadeMircea Eliade. Trattato di storia delle religioni. Torino, Boringhieri, 1984, pag. 19 e segg., inoltre, rileva come la dimensione del sacro, separato dal profano, abbia diverse analogie con il termine tabú, presente nelle lingue della Polinesia e adottato precedentemente da diversi etnografiAd esempio: James Frazer (1854-1941), Hutton Webster (1875-1955) e Arnold van Gennep (1873-1957)..

Mircea Eliade sottolinea che la religione non deve essere interpretata solo come «la credenza nella divinità», ma come «esperienza del sacro». Eliade analizza la dialettica del sacro. Il sacro è presentato in relazione al profano.Mircea Eliade, Il sacro e il profano, Bollati Boringhieri, Torino 2006. Il rapporto tra il sacro e il profano non è di opposizione, ma di complementarità, come il profano è visto come ierofania.

Il sacro nelle culture antiche e religiose

Religioni preistoriche

L'uomo è apparso durante il Paleolitico, all'interno di questo periodo che va da due milioni di anni a.C. al 9000 a.C., i nostri progenitori vissero un lento e costante sviluppo tecnico, simbolico e culturale. Conosciamo poco del rapporto dell'uomo con il sacro durante il Paleolitico, sappiamo tuttavia che durante il periodo Musteriano (70000 a.C.) l'uomo avvia una pratica di sepoltura ritualeLuigi Luca Cavalli-Sforza, Gianluca Bocchi. Le radici prime dell'Europa: gli intrecci genetici, linguistici, storici Milano, Bruno Mondadori, 2001, pag.199. Anche Julien Ries. Il valore del sacro nelle risorse umane. in Opera omnia, vol. II. Milano, Jaca Book, 2007, pag.355.. Dal Paleolitico superiore registriamo l'usanza di cospargere di ocra rossa le ossa dei morti. L'ocra rossa, sostituto del sangue, ricopriva il significato di "vita" Julien Ries. L'uomo e il sacro nella storia dell'umanità, Milano, Jaca Book, 2007, pag.606.. L'uomo del Paleolitico superiore viene sepolto con oggetti funerari, usanza che indica una qualche credenza nella vita dopo la morte. Le pitture rupestri del Paleolitico superiore indicano anche che l'uomo di quel periodo aveva delle cognizioni cosmogoniche e conservava delle simbologie delle volte celesti. Almeno da questo periodo si può registrare l'ingresso del "sacro" nella vita dell'umanità e quindi l'inizio dellhomo religiosusIl primo studioso ad utilizzare questo termine fu Gerardus van der Leeuw (1890-1950) nella sua opera Phänomenologie der Religion del 1933. Per una panoramica sul tema cfr.: Julien Ries, Homo religiosus et expérience du sacré in Relìgiosité, religions et identités religieuses (a cura di P. Million) Congrés de Grenoble, Grenoble 1998, pagg.171-91..

Durante il periodo Mesolitico (9000-4000 a.C.) la pratica di inumazione viene realizzata nella posizione fetale, modalità che indica che la tomba è considerata un uovo pronto a generare nuova vitaJulien Ries. Il valore del sacro nelle risorse umane. in Opera omnia, vol. II. Milano, Jaca Book, 2007, pag.356..