Ranica (Ranga , La Rànga , LarangaRanica, vel Larianica - Genesi di un comune, dalle origini al 1454 - Volume 1, Luigi Cortesi, online qui , o RànigaIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di in dialetto bergamasco, Larianica in latino medievale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato sulla destra orografica del fiume Serio, dista circa 3 chilometri dal capoluogo orobico. Fa parte della Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica Territorio

Il territorio comunale di Ranica è interamente situato sulla destra orografica della val Seriana, ad un'altezza compresa tra i 260 del fondovalle ed i 726 m s.l.m. del Colle di Ranica, principale rilievo del comune nonché propaggine del colle Maresana.

Territorialmente è delimitato a Nord dal comune di Ponteranica mediante la linea che include la parte sommitale del colle di Ranica e la parte più a monte della piccola Val Rossa, posta tra i monti Zuccone e Solino, frontalmente al borgo di Olera. È invece il corso del fiume Serio che lo divide a Sud dal comune di Gorle ed a Sud-Est da quelli di Villa di Serio e Scanzorosciate, mentre ad Ovest confina con Torre Boldone, con cui nel tratto più a valle condivide il corso del torrente Gardellone. Infine è diviso ad Est e Nord-Est da Nese, frazione di Alzano Lombardo, mediante la parte finale del torrente Nesa, fino allo sbocco di quest'ultimo nel Serio.

Il nucleo abitativo risulta essere ormai fuso con soluzione di continuità con i limitrofi paesi posti lungo l'asta del Serio, in quella che viene ormai definita come una città allungata che si protrae da Bergamo fino ad Albino. In ogni caso numerose sono le contrade e le località che, storicamente e geograficamente, compongono Ranica: si va dalle collinari "Botta", "Bergamina", "Ripa" e "Valledonata", a "Chignola Alta" e "Chignola Bassa", poste sul confine con Torre Boldone, a "Borgosale" attigua al corso del Nesa, oltre alle centrali "Chiesa" e "Castello". Separate dal corso della vecchia strada provinciale della valle Seriana, si trovano "Viandasso" e "La Patta", situate nella piana alluvionale del fiume Serio vicino al confine con Gorle e Torre Boldone.

Per ciò che concerne la viabilità, oltre rete stradale ordinaria ed alla suddetta vecchia provinciale, vi sono la S.P.35, arteria di scorrimento della valle, e la tranvia Bergamo-Albino, una linea metro tranviaria che collega il paese con la città di Bergamo. Inaugurata nel 2009, ha permesso di decongestionare le strade della zona.

Per ciò che concerne l'idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale. Quello con portata maggiore è il Gardellone, affluente del Serio da destra, che si sviluppa nell'omonima valle e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dai colli circostanti. Discreta rilevanza ricopre anche il Nesa, che transita in Ranica solo nel suo tratto finale, dove funge da confine con Alzano.

Notevole importanza è invece attribuibile a due canali artificiali, la roggia Morlana e la roggia Serio Grande, che molto hanno aiutato lo sviluppo agricolo ed industriale del territorio. Costruite nel periodo compreso tra il XII ed il XIII secolo, nascono dalle vasche di carico poste nella porzione meridionale di Albino. Già in epoca medievale ricoprivano un ruolo fondamentale per i possedimenti del comune di Bergamo presso le campagne della pianura bergamasca, importanza che crebbe nel XIX secolo con l'espansione industriale. Fino alla seconda metà del XX secolo erano presenti anche le rogge Guidana e Vescovada, il cui tragitto venne successivamente modificato rendendole dipendente dalla roggia Morlana.

Origini del nome

Numerose sono le teorie legate all'origine del toponimo. La più accreditata è quella che lo vorrebbe far derivare dal lemma di origine celtica Lar ("capo" o "comandante") ed al suo aggettivo derivato Laran, ovvero "qualcosa di proprietà del capo". L'area identificata come "Laran", appartenente quindi ad una personalità di rilievo (fors'anche al sovrano), si estendeva dai torrenti Nesa fino al Morla, includendo di fatto tutta la zona collinare che ha il suo epicentro nel colle di Ranica. Da questa voce pre-romana, risalente al periodo gallico-etrusco, si arrivò ad una latinizzazione del nome, che venne quindi traslato in Larianica. Per secoli la dicitura rimase sostanzialmente invariata (si arrivò a Laranica), tanto che anche attualmente in dialetto bergamasco è consuetudine utilizzare il termine La Ranga, nome riportato anche su una cartina geografica del XVI secolo dipinta in una galleria dei Musei Vaticani. A tal riguardo anche il vicino comune di Ponteranica può dare preziose indicazioni, in quanto derivante da Post-Laranica, ovvero "territorio situato al di là della zona denominata Laranica".

Nei secoli seguenti al Medioevo vi fu una notevole alternanza tra l'utilizzo di Laranica con quello di La Ranica, finché un decreto attuato dal neonato Regno d'Italia, fissò il nome eliminando in modo definitivo il prefisso-articolo, che rimase solamente nella lingua parlata.

Pochi riscontri paiono avere invece le teorie perorate da Dante Olivieri e da Elia Fornoni, che vedrebbero legato il nome del paese nel primo caso al gentilizio latino Hilarius e quindi Hilarianica ("terra di Hilarius"), mentre nel secondo dal nome nobiliare celtico Larius, da cui poi sarebbe derivato Larianica, ovvero "possedimento della famiglia di Larius".

Priva di fondamento è anche l'opinione che vorrebbe collegare il toponimo a Lariana, ovvero un bosco o una selva che avrebbe ricoperto queste zone millenni or sono.

Storia Dalla preistoria alla dominazione romana I più antichi reperti rinvenuti sul territorio riconducono all'età preistorica: tra questi si segnalano resti legati allo sfruttamento ed alla lavorazione della selce, che dovrebbero risalire ad un periodo compreso tra il neolitico e l'antica età del bronzo, con una notevole intensificazione dello sfruttamento nell'età del rame (circa 3.000 a.C.). Tuttavia è probabile che queste zone furono frequentate già dal Paleolitico, considerati anche i preziosi ritrovamenti litici effettuati direttamente sul Colle della Ranica nel 1991.

Si trattava in ogni caso di insediamenti sporadici, tanto che il livello di antropizzazione rimase molto basso per parecchi secoli: i primi stanziamenti fissi di una certa consistenza risalirebbero invece al VI secolo a.C., quando in quest'area si stabilirono gli Orobi, popolazione di origine ligure dedita alla pastorizia, a cui si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. A tal riguardo interessante è la scoperta, effettuata nel 1897 nei pressi del guado del fiume Serio presso Viandasso, di una tomba risalente al II secolo a.C., nella quale erano conservati anche alcuni suppellettili.

Tuttavia la prima vera e propria opera di urbanizzazione fu opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Questa prevedeva un vicus Larianum nel territorio compreso tra i torrenti Nesa e Gardellone (corso d'acqua che aveva un tracciato differente dall'attuale) e delimitato dalla linea compresa tra Marzanica (nell'attuale comune di Torre Boldone) e Blandatium (l'attuale Viandasso). Questa opera assegnò appezzamenti più o meno vasti a coloni e veterani di guerra, di origine o acquisizione romana, i quali bonificarono i terreni al fine di poterli sfruttare per coltivazioni agricole ed allevamento di bestiame. Di tale epoca numerosi sono le testimonianze ed i reperti, rinvenuti presso le località Ripa, Castello e Viandasso: a tal riguardo emblematica è la situazione venutasi a creare verso la metà del XIX secolo, quando nei numerosi scavi edilizi ed agricoli era solito trovare cose antiche, tanto che i muratori e gli agricoltori del tempo avevano trovato nel canonico Bernardino Gritti Morlacchi un referente a cui consegnare il materiale. Tra queste, notevole importanza ricoprono le cosiddette lucerne di Ranica, considerate uniche nel loro genere, ma anche reperti assai rari come un balsamario in vetro, un singolare poppatoio, un askos ornitomorfo e vari utensili da cucina, collocabili tra il I ed il II secolo d.C. e custoditi presso il Museo Civico Archeologico di Bergamo.

Numerosi gli interventi strutturali effettuati dai colonizzatori romani: in primis la costruzione della strada della val Seriana denominata via Rubra, poi l'insediamento di un presidio militare, presso Viandasso (ai tempi Blandatium), utilizzato come controllo sulla via stessa e sul guado sul fiume Serio, ed infine la tracciatura di un canale artificiale utilizzabile per fini agricoli, ampliato nei secoli seguenti e conosciuto con il nome di Roggia Serio Grande.

Alto Medioevo Il periodo successivo alla dominazione romana vide la zona soggetta alle invasioni barbariche, con la popolazione costretta a rifugiarsi in postazioni più elevate su colli e propaggini circostanti, in quanto considerate più sicure dalle scorrerie, con conseguente abbandono dei centri abitati.

Nel corso del VI secolo si verificò l'arrivo dei Longobardi, popolazione che si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino al XV secolo, così come può essere riscontrabile in alcuni cognomi (Gherardi e Roggeri su tutti) e toponimi come il Gromo del Gastaldo. Quest'ultimo, posto sul confine con Torre Boldone, starebbe ad indicare un luogo in cui venne sepolto un alto funzionario longobardo, in quanto gromo, indica un'altura, mentre il gastaldo era un'autorità che assumeva l'esercizio della sovranità giurisdizionale ed amministrativa.

Nell'VIII secolo ai longobardi subentrarono i Franchi che, al contrario dei predecessori, rimasero estranei alla vita sociale e politica dei territori assoggettati, nei quali instaurarono un sistema feudale, inserito nell'ambito del Sacro Romano Impero. A tal riguardo nel 974 l'imperatore Ottone II investì Ambrogio I, Vescovo di Bergamo, del titolo di Signore delle terre della valle Seriana, sulle quali aveva giurisdizione in ambito civile, penale ed ecclesiastico. Anche i primi documenti in cui viene citato il nome del paese risalgono al X secolo: il primo, un contratto per la concessione temporanea di terre dal Vescovo a due abitanti di Bergamo, è datato 881 (indicato come primo anno di regno di Carlo il Grosso in Italia) e cita tale Andrea di Larianica. Di poco posteriori sono due atti che, stilati nell'898 (Berengario è da undici anni re d'Italia), vedono protagonista tale Roteperto de Larianica, estimatore incaricato dal Vescovo a valutare gli effetti di una permuta, citato poi anche in un altro documento del 905.

Di notevole importanza storica è inoltre la causa giudiziaria intentata nel 919 dal Vescovo nei confronti di due abitanti di Larianica, Odelcarda e Arioaldo, di chiara origine longobarda. Questi vennero infatti accusati di appropriazione e di utilizzo indebito di una vigna, e poi condannati in seguito ad un processo che, raccontato dettagliatamente, permette di comprendere molti aspetti della vita di allora.

Di poco antecedente (anno 910) è invece il testo in cui viene menzionato per la prima volta il toponimo di Blandagio, l'attuale Viandasso, citato anche come vico nel 985.

Erano anni in cui le varie popolazioni avevano dato vita ad un complesso processo di integrazione, con i Franchi che si affiancarono ai Longobardi, a loro volta precedentemente integratisi su popolazioni di derivazione gallica e latina.