Il Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano è un parco nazionale che è stato istituito con decreto del Presidente della Repubblica in data 21 maggio 2001. Il suo territorio si estende per oltre 26.000 ettari lungo la dorsale appenninica tra l'Emilia-Romagna e la Toscana interessando le province di Massa-Carrara, Lucca, Reggio Emilia e Parma. Confina con 4 riserve naturali statali: Pania di Corfino Guadine Pradaccio Lamarossa Orecchiella

Storia L'Ente Parco Nazionale dell'Appennino tosco emiliano è un "Ente pubblico autonomo non economico" la cui attività è regolata dalla legge quadro sulle aree protette: la nº 394 del 1991. L'Ente Parco è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Ambiente. Il decreto istitutivo che ha segnato la nascita di questo Parco Nazionale è assai recente, si tratta del Decreto del Presidente della Repubblica del 21 maggio del 2001, è tra i quattro Parchi Nazionali più giovani d'Italia e nasce dall'unione di territori appartenuti in precedenza a Parchi regionali, quello del Gigante e quello dei Cento Laghi, insieme a territori che non erano mai entrati a far parte di aree protette: ad esempio, alcune aree del comune di Corniglio già comprese all'interno del Parco dei Cento Laghi sono state incluse nel nuovo parco nazionale, mentre il Parco dei Cento Laghi è stato rinominato Parco regionale delle Valli del Cedra e del Parma e ha subito una trasformazione dei suoi confini, definiti dalla L. Reg. n.7/2004, recante Disposizioni in materia ambientale, modifiche ed integrazioni a leggi regionaliNormativa del Parco dei Cento Laghi Parchi.Parma, mentre il Parco del Gigante è stato soppresso e incluso nel Parco nazionale con l'art. 70 della L. Reg. n.6/2005.

Gli ultimi territori sono stati annessi al Parco nazionale nel corso del 2010.

Nel 2021 alcune associazioni ecologiste hanno proposto di allargarne il perimetro al fine di includere al suo interno anche l'attuale Parco naturale regionale delle Alpi Apuane.

Geografia Il territorio del Parco interessa una superficie di e comprende le porzioni di crinale appenninico delle province di Lucca, Massa Carrara, Parma e Reggio Emilia tra le valli del Dolo, dell'Asta, del Secchia, dell'Enza, del Cedra, del Bratica e del Parma sul versante emiliano e per la Toscana tra le valli del Taverone e del Rosaro.

Comuni appartenenti

Nel Parco rientrano territori appartenenti a 13 Comuni, dei quali cinque situati in Emilia-Romagna, ossia Corniglio (PR), Monchio delle Corti (PR), Ventasso (RE), Villa Minozzo (RE) e Castelnovo ne' Monti (RE), e otto in Toscana, vale a dire Sillano Giuncugnano (LU), San Romano in Garfagnana (LU), Villa Collemandina (LU), Bagnone (MS), Comano (MS), Filattiera (MS), Fivizzano (MS) e Licciana Nardi (MS).

Tra i passi di Cirone e delle Forbici si ergono le vette dell'Alpe di Succiso, del Monte Prado e del Monte Cusna che superano i 2.000 metri. Più in basso, sul versante emiliano, la Pietra di Bismantova domina il paesaggio con le sue pareti verticali a fianco del fiume Secchia.

Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano vanta una straordinaria ricchezza di ambienti, dai boschi di faggi ai castagneti, dalle praterie, antichi pascoli per migliaia di capi di ovini, alle brughiere di piante di mirtillo e ancora laghi di origine glaciale, cascate, pareti rocciose antichissime come la Pietra di Bismantova o i Gessi Triassici. La fauna conta animali come il lupo, il cervo, il capriolo, il tasso e l'aquila reale e sono presenti rarità botaniche che fanno di intere zone veri e propri giardini botanici naturali.

Il valore turistico di quest'area naturale punta anche sui prodotti tipici del territorio come il Prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano sul versante emiliano ed il Miele della Lunigiana (D.O.P.) o il Farro della Garfagnana (I.G.P.) sul versante toscano.

Orografia

Le cime principali sono: Monte Cusna (m 2121) Monte Prado (m 2053) Alpe di Succiso (m 2017) Monte la Nuda (m 1893) Monte Sillara (m 1861) Monte Marmagna (m 1851) Monte Orsaro (m 1830) Monte Ventasso (m 1727) Pania di Corfino (m 1603) Monte Giogo (m 1518) Pietra di Bismantova (m 1041)

Flora

La varietà floristica che si riscontra in questo territorio deriva dall'ubicazione dell'area protetta al confine tra il clima mediterraneo e quello continentale, oltre che dalle quote raggiunte dalle montagne più alte e comprende specie endemiche, artico-alpine, mediterranee ma anche relitti glaciali e specie rare come la Primula appenninica Primula appenninica Primula apennina Widmer, volgarmente nota con il nome di Primula appenninica, è una delle specie endemiche che caratterizza il patrimonio floristico del Parco. È la sola primula a fiore rosa dell'Appennino settentrionale e vive esclusivamente sulle rupi silicee della catena nel tratto compreso tra il Monte Orsaro ed il Monte Vecchio, tra 1500 e 2000 m, soprattutto nei versanti esposti a Nord. È una pianta perenne alta 3–8 cm, con un fusto legnoso breve e ingrossato. Le foglie coriacee di colore verde, sono disposte in una rosetta basale; sono ovali a margine dentellato nella parte apicale e ricoperte di peli. In quanto specie protetta, non è consentita la raccolta.

Giunchiglie di Logarghena

A primavera, le giunchiglie imbiancano le praterie più assolate del Parco e offrono panorami spettacolari soprattutto nelle ampie distese prative di Logarghena, a 1.000 m di quota, sul Monte Braiola e sul Monte Marinella sopra Sassalbo. Questi prati, un tempo venivano sfruttati intensamente per l'alpeggio del bestiame, attività ormai ridotta ma ancora praticata: non è difficile trovare ancora oggi al pascolo greggi di pecore di razza massese, dal tipico manto scuro. Dai prati, che dominano la Valle del Magra, si possono osservare le Alpi Apuane e le principali cime del crinale appenninico tosco-emiliano. I Prati, sono sempre stati meta di escursioni, passeggiate e picnic specialmente a maggio quando si raccoglie il Fiore della vita. Alcuni sentieri permettono di raggiungere il Monte Orsaro, il Monte Marmagna ed il Lago Santo parmense, attraversando brughiere a mirtilli e facendo sosta nei rifugi e bivacchi nella zona: il Rifugio Mattei, il Rifugio Mariotti e la Capanna Tifoni. Oggi, in quanto specie protetta, non è più consentita la raccolta delle giunchiglie.

Abetina Reale

Il bosco dell'Abetina Reale si sviluppa sul lato destro dell'Alta Valle delle Dolo fino al crinale appenninico al confine con la Garfagnana. È una delle poche foreste di abete bianco del Parco. Già feudo dei Canossa, diventa nel 1415 possedimento degli Estensi, i quali cominciano lo sfruttamento del legname che ha segnato questa foresta fino al XX secolo. Nel Seicento la famiglia Este costruisce qui la prima segheria idraulica oggi trasformata in rifugio per escursionisti. Tra i piccoli nuclei spontanei di Abete bianco secolare, coesistono esemplari di impianto artificiale, derivati dall'attività economica legata alla segheria. L'Abetina Reale è anche al centro dei percorsi sciistici ed escursionistici della manifestazione invernale

Castagneto

La coltivazione del castagno ha costituito per secoli una delle forme più radicate e diffuse di sostentamento per il territorio appenninico e rappresenta un elemento del paesaggio tipico del territorio del Parco Nazionale. In parte per malattie e in parte per abbandono, il castagneto è una delle risorse del paesaggio culturale dell'Appennino più a rischio di degrado e perdita. Anche se oggi la castanicoltura non costituisce più un elemento centrale nell'economia montana, il vasto patrimonio di tradizioni e conoscenze ad essa legato permane nella cultura della popolazione locale ed è oggetto di un interesse crescente e di una sensibilità sempre più diffusa se non dal punto di vista strettamente produttivo (anche se nel versante toscano del Parco vengono prodotte farine di castagne DOP) soprattutto per l'aspetto legato al turismo eco-compatibile. Ne sono un esempio il recupero di antichi metati utilizzati in passato per l'essiccazione delle castagne ed ora riconvertiti ad un uso ricettivo (es. i bivacchi della Val Bratica a Casarola, PR) e l'utilizzo dei castagneti come luogo di soggiorni didattico-culturali dedicati a studenti e ragazzi.

I relitti

Per "specie relitta" si intende una specie che ancora vive in un'area nonostante siano profondamente mutate le condizioni climatiche che in passato ne hanno permesso la formazione. Durante l'epoca delle glaciazioni, infatti, arrivarono in Appennino specie artiche adattate ai climi freddi che sopravvivono ancora ai giorni nostri. Lungo il versante settentrionale del crinale dell'Appennino tosco-emiliano, dove la neve può rimanere fino a estate inoltrata, sono attualmente presenti specie relitte tipicamente alpine quali il Salice erbaceo, Salice seghettato, Canapicchia glaciale, Piantaggine delle Alpi, Margherita alpina, Soldanella della silice, Cerastio a tre stimmi, Carice puzzolente. Altre specie relitte sono presenti negli ambienti umidi del Parco (Tricoforo alpino, Erioforo rotondo, Trifoglio bruno, Giunco di Jacquin), nei vaccinieti (Rododendro ferrugineo, Moretta comune), sulle creste più ventose e fra le rupi (Giunco delle creste, Silene di Svezia). In quanto specie protette, non ne è consentita la raccolta.

Specie endemiche La flora italiana si presenta ricca di specie endemiche, cioè di specie esclusive di determinati territori. In particolare lungo tutta l'Italia peninsulare gli endemismi sono distribuiti prevalentemente sui diversi gruppi montuosi dell'Appennino. Anche il territorio del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, per le sue caratteristiche orografiche e climatiche, ospita diverse specie endemiche, ovvero specie esclusive di questo tratto d'Appennino. Tra queste le più note sono: Vicia cusnae (sub-endemica), Festuca riccerii (endemica), Brachypodium genuense (comune, endemica) oltre alla Primula apennina (rara, endemica). In quanto specie protette, non ne è consentita la raccolta.

Specie rare e minacciate

Alcune specie vegetali presenti nel territorio del Parco sono tutelate da apposite leggi finalizzate a vietarne (o limitarne) la raccolta e ad impedire la distruzione degli habitat in cui vivono. Queste specie, infatti, sono presenti solo in alcune zone, sono rappresentate da un numero limitato di esemplari o sono state oggetto di eccessiva raccolta da parte dell'uomo o di alterazione degli habitat a causa delle attività umane e necessitano per questo di un particolare regime di tutela. Appartengono alle specie rare dell'Appennino tosco-emiliano: Salice erbaceo, Giunco di Jacquin, Sibbaldia, Lino capitato, Carice puzzolente, Senecione biancheggiante, Silene di Svezia, Rododendro ferrugineo, Mirtillo rosso ma anche il Tulipano di montagna. In quanto specie protette, non ne è consentita la raccolta.

Bosco di faggio Il bosco di faggio occupa la fascia montana del Parco ed è tipico dei rilievi tra gli 900 e i 1.800 m di quota, dove si presenta in formazioni pure. Si tratta di boschi giovani, fitti e governati a ceduo. A determinare lo sviluppo in altezza del faggio è la fertilità del suolo: esemplari alti 25-30 metri si trovano solamente dove il terreno è profondo e fresco. Man mano che si sale di quota, per far fronte anche alle più esasperate condizioni ambientali, gli esemplari riducono progressivamente le loro dimensioni, fino ad assumere un aspetto basso e contorto in prossimità del limite della vegetazione arborea. Nelle faggete più mature e vetuste invece, meno fitte rispetto a quelle più giovani, il faggio assume un aspetto maestoso, caratterizzato da un tronco possente e da una chioma ampia ed espansa.

Bosco delle Veline