Vernante (Vërnant in piemontese, Lòu Vernant in provenzale alpino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte. Comprende parte del parco naturale delle Alpi Marittime.
Faceva parte della comunità montana delle Alpi del Mare e rientra tra i territori della minoranza linguistica storica occitana.
Toponimo Nel corso dei secoli viene citato ripetutamente con i nomi di Alvergnandus nel 1041, Alvernantus nel 1338, Alvergnandum nel 1513, Alvergnantus nel 1554 quindi Alvernant verso la metà del XVI secolo e infine nell'attuale Vernante.
La radice del nome pare derivare dal termine celtico verna, vocabolo che indicava l'albero dell'ontano nero molto diffuso nella valle e che appare oggi nello stemma del paese. Sembra invece priva di fondamento l'altra ipotesi che vorrebbe il nome derivato dal latino volgare ad vernandum che starebbe a significare centro di fondovalle idoneo allo sverno.
Storia
Epoca Preistorica È probabile che, nella Preistoria, il territorio vernantino fosse abitato dalle stesse popolazioni che colonizzarono la vicina Valle delle Meraviglie, ossia dai liguri-alpini o liguri capillati (così detti per l’uso di portare i capelli lunghi), ovvero i liguri Bagienni o Vagienni. Essi, sul Monte Bego, nei pressi di Tenda, lasciarono, nel 2900 a.C. circa, incisioni rupestri legate ai loro culti.
Nell’Età del Ferro, invece, sopraggiunsero i celti.
Epoca Romana Vernante entrò a far parte, in epoca romana, della provincia “Alpium Maritimarum”. Sotto Nerone, gli abitanti della zona divennero cittadini romani ed entrarono a far parte della tribù Quirina, inserita nel Municipum di Pedona (l’attuale Borgo S. Dalmazzo).
Per comunicare con la Gallia, i romani costruirono la Via Imperia, che collegava Roccavione al Monte Cornio (Colle di Tenda) e attraversava proprio Vernante.
Avvento della cristianità La religione cristiana iniziò a diffondersi nella Val Vermenagna nel III secolo d.C. grazie a San Dalmazzo, predicatore laico martirizzato, secondo la tradizione, con un colpo di spada sul capo il 5 dicembre 254 nei pressi di Pedona.
Sulla sepoltura del santo, nel 500 venne costruita una basilica; nel 600, l’abbazia di San Dalmazzo di Pedona.
Vernante divenne dipendente dall’abbazia; civilmente e militarmente, però, fu inserita nel Comitato di Bredulo (Breo).
Medioevo Il 18 giugno 901 Vernante venne data in feudo ad Eilulfo, vescovo di Asti.
Dal 904 al 980 i Saraceni invasero ripetutamente i territori di Vernante, saccheggiandoli (è curioso notare che alcune parole dialettali vernantesi siano derivate proprio dalla lingua saracena: si pensi ad abricoch, albicocca; articioch, carciofo; ramasin, susina; meschin, poveretti).
Vernante (Alvernante) divenne, poi, nel 1041, feudo dell'abbazia di San Dalmazzo di Pedona. Nel XIII secolo finì sotto il dominio di Cuneo prima, dei Marchesi di Saluzzo poi; infine dei Conti di Tenda e Ventimiglia.
Nel 1258, Vernante fu ceduta a Carlo d'Angiò; nel 1268 passò sotto il dominio di Ardizzone, abate di Pedona, per poi ritornare agli Angiò.
Dopo la battaglia di Roccavione (10 novembre 1275), Vernante ridivenne terra dei Conti di Tenda (che avevano nel frattempo preso il nome di Conti Lascaris: infatti, nel 1266, il Conte di Tenda Guglielmo Pietro sposò Eudossia, l’ultima figlia dell’Imperatore d’Oriente Teodoro II Lascaris; da quel momento, il nome di famiglia fu cambiato da Guerra in Lascaris).
Nel 1280 venne eretto, per volere di Pietro Balbo di Tenda, il Castello di Vernante (la Turusela o Tourousela), tutt’oggi esistente (del maniero sono rimasti il torrione centrale a forma di esagono irregolare, le mura, una torretta laterale e una torre difensiva più esterna).
Nel 1293 fu approvata dai Conti la prima raccolta statutaria di Vernante (purtroppo non sopravvissuta ai secoli; lo scritto è andato perduto).
Il dominio dei Conti di Tenda si protrasse fino al 1580.
Età Moderna Furono redatti il 3 agosto 1554 i più antichi Statuti di Vernante giunti fino a noi (gli Statuti contenevano leggi su diritti e doveri degli amministratori e della comunità, con particolare attenzione per le pene, le tasse, le imposte, le norme igieniche da seguire).
Vernante, grazie al tollerante Conte Claudio, divenne centro ereticale; vennero accolti in paese Pastori di Valdo e ugonotti (che tentarono di conquistare la chiesa parrocchiale, la quale venne però difesa dai cristiani).
Tra il 1522 e il 1525 scoppiò un'epidemia di peste.
Nel 1581 la Contea di Tenda, e quindi anche Vernante, passò sotto il dominio del duca Carlo Emanuele I di Savoia.
Nel 1611 il duca Carlo Emanuele II di Savoia donò Vernante “in beneficio” al consigliere di Stato Giovanni Nicolis «per le sue benemerenze verso lo stato».
Una nuova epidemia di peste bubbonica scoppiò nel 1629. A tal disgrazia si aggiunsero incendi, scorribande e passaggi di soldatesche.
L'11 novembre 1697 succedette a Giovanni II Nicolis suo nipote Carlo Filiberto, ultimo Conte di Vernante.
Nel 1722 il paese venne infeudato a Francesco Guilliers di Giacomo, oriundo della Savoia, che acquistò Vernante per 65000 lire. Egli ne divenne il Marchese.
Nel 1744 l'esercito gallo-ispanico assediò la fortezza di Demonte. Gli abitanti della Valle Gesso e della Valle Vermenagna (fra i quali figuravano circa cinquecento vernantini) difesero la zona del Colletto fin quando, il 5 agosto, arrivò a dar loro man forte il Reggimento Piemonte del maggior Brondello. A Borgo S. Dalmazzo giunse, nel frattempo, il Serenissimo Infante di Spagna Filippo di Borbone, che pretese da Vernante derrate per il suo esercito. Il paese rifornì lentamente le truppe spagnole (cosa che fece indispettire gli invasori). L'esercito spagnolo attaccò dunque Vernante, che però insorse, riuscendo a cacciare gli invasori. I vernantini bloccarono poi la fuga del nemico a Passo Murato. I prigionieri spagnoli vennero portati dagli abitanti di Vernante al vicino forte di Saorgio. Due delegati del paese si presentarono poi di fronte al Generale Comandante nemico per protestare per la richiesta troppo elevata di approvvigionamenti da destinare alle truppe degli invasori. I due vennero arrestati, ma riuscirono a salvarsi dalla prigionia gettandosi nel torrente Gesso in piena. Tornati a Vernante, i delegati raccontarono ciò che era loro accaduto. Tal fatto spinse i paesani a dichiarare guerra ai franco-spagnoli. I vernantini, dopo essersi armati al forte di Saorgio, attaccarono l'esercito nemico, sbaragliandolo. Temendo però ritorsioni, le donne e i bambini di Vernante si nascosero sui monti circostanti; i documenti comunali vennero, invece, celati nel monumento sepolcrale della parrocchia. Intanto, il Marchese di Ormea avvertì Carlo Emanuele III dell'invasione in corso; appresa la notizia, questi inviò milizie di supporto ai vernantini. I gallo-ispanici vennero attaccati dagli abitanti di Vernante a Robilante. Gli spagnoli, sconfitti, tolsero l'assedio da Cuneo e si ritirarono in Valle Stura.
Nello stesso anno venne registrata un'epidemia di peste epizootica, che decimò il bestiame.
Nel 1755 una serie di valanghe colpì la frazione vernantina di Palanfrè, causando 44 morti.
Risulta che, a metà '700, a Vernante vi fossero ben quaranta telai destinati alla produzione di due tipi di tela. Da tali tele, sia vendute nel territorio, sia esportate a Nizza, si ricavavano lenzuoli, tende, pagliericci per truppe.
Con l'armistizio di Cherasco (28 aprile 1796) il Piemonte venne incorporato alla Francia. I napoleonici imposero agli abitanti di Vernante i costumi rivoluzionari; pretesero, inoltre, grandi quantità di derrate e denaro. I vernantini, esasperati, insorsero.
Il 12 agosto 1809 transitò a Vernante Papa Pio VII, prigioniero di Napoleone. Si dice che, in quella tremenda giornata afosa, il papa, già provato per il lungo viaggio, consumò cibo indigesto preso frettolosamente a Limone Piemonte; cosa che fece peggiorare le sue già precarie condizioni di salute. Il corteo fu dunque costretto a fermarsi al centro della Piazza della Mandulera di Vernante. Boissard, il colonnello dei gendarmi che scortava il prestigioso prigioniero, si rivolse alle donne radunatesi nella piazza chiedendo loro: «Un verre d’eau!» (dal francese: «Un bicchiere d’acqua!») Il papa, dopo aver aperto lo sportello della carrozza che lo ospitava, sfiorò ciascuno dei numerosissimi bicchieri colmi d’acqua che le vernantine gli porsero, benedicendoli. Infine, ne scelse uno: quello più in alto, allungatogli da una povera madre il cui figlio aveva appena preso l’acqua dalla sorgente. Pio VII ne bevve un sorso e, voltandosi verso Monsignor Doria Pamphili, il cappellano che gli stava seduto accanto, disse: «Sembra l’acqua di Fontainebleu!» Da quel momento, in ricordo dell’accaduto, la fonte dalla quale venne presa l’acqua che fu offerta al pontefice prese il nome di Fontana Bleu, tuttora visitabile. Il passaggio di Papa Pio VII a Vernante è documentato storicamente. Nella Cappella dell’Assunta, infatti, è presente una nota su una “cartella da morto” che recita: “Nell’anno 1809, alli 12 di agosto, circa le ore quattro pomeridiane, è passato in vettura, partito da Tenda, il Sommo Pontefice Pio VII, accompagnato da due o tre prelati e scortato da gendarmi: prigioniero, andò quella sera a pernottare a Cuneo, poi a Mondovì, quindi a Savona.” Inoltre, risulta che, in quell’occasione, la Mairie (il Consiglio Comunale), le Confraternite di S. Croce e le Compagnie dei Figli e delle Figlie di Maria attesero il papa presso la Cappella di S. Rocco (che sorgeva nella zona ove ora vi è la casa di riposo); il Clero, invece, aspettò sulla soglia della chiesa parrocchiale. Pio VII giunse alla Cappella di S. Rocco alle 15.45. La sosta fu breve (il papa ebbe appena il tempo di benedire la folla).
Nella notte fra il 23 e il 24 aprile 1815 spirò a Vernante Giovanni Boccaccio, primo carabiniere caduto nell’adempimento del suo dovere. Egli trovò la morte nella Contrada Maestra (attuale Via Umberto I) in cima alla Villa per mano di Stefano Rosso, detto il Fratin o il Sardo, precedentemente arrestato per uso di monete false ed evaso con altri otto criminali dal carcere di Cuneo.
Il 1816 fu un anno di miseria: i vernantini, per sopravvivere, furono addirittura costretti a mangiare erba non condita.
Nel 1835 e nel 1866 scoppiarono in paese due epidemie di cholera morbus.
Alla Prima Guerra d’Indipendenza (1848-1849) e alla Seconda Guerra d’Indipendenza (1859-1860) parteciparono diversi vernantini; 5 morirono sui campi di battaglia.
Verso la fine del XIX secolo, numerosi abitanti di Vernante emigrarono in Francia e nelle Americhe.
Fra il 1880 e il 1900 venne costruita la ferrovia Cuneo-Ventimiglia-Nizza. Il tratto ferroviario Robilante-Vernante, grande opera d’ingegneria, venne inaugurato nel 1889.
Dal Novecento ai giorni nostri All’inizio del XX secolo a Vernante era presente un’industria artigianale specializzata nella fabbricazione di coltelli (i famosi Vernantin). Era inoltre attiva la fucina ad acqua del Martinet (Martinetto), utilizzata per produrre attrezzi agricoli.
Nella Grande Guerra (1915-1918) cento vernantini caddero in battaglia.
Alla seconda guerra mondiale parteciparono molti alpini di Vernante; sessantaquattro di essi morirono o vennero dichiarati dispersi (sei perirono nei lager nazisti).
Dopo l'8 settembre 1943, molti abitanti di Vernante divennero partigiani.
A partire dagli anni sessanta del Novecento, a causa dello sviluppo dell'industria vetraia e della silice, che portò nuovi posti di lavoro, a Vernante si registrò uno spopolamento delle montagne: i nuovi operai, difatti, per esser più vicini al luogo di lavoro, si trasferirono in paese.
Oggi Vernante è divenuto centro turistico, anche grazie alla presenza dei murales di Pinocchio, unici al mondo, e del museo Attilio Mussino.Pro Loco Vernante
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