Turi (Tùre, IPA: in dialetto turese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Sorge sull'Altopiano della Murgia; importante centro cerasicolo nazionale, il suo prodotto d'eccellenza è la Ciliegia Ferrovia. L'odierna città di Turi fu edificata dagli antichi abitanti di Thuriae.
Geografia fisica
Territorio Il territorio è di natura carsica/calcarea e per questo ricco di doline, inghiottitoi, pozzi, grotte e un'ampia idrografia sotterranea da cui si alimentano numerosi pozzi. La parte settentrionale è prevalentemente pianeggiante, mentre la porzione restante (più dell'80% del territorio) si presenta collinare, con rilievi che superano i 300 I più significativi sono Monte Carbone (322 m) e Monteferraro (280 m). La casa comunale è posta a , mentre il punto più alto del centro cittadino è rappresentato dal Palazzo Marchesale, posto a . Il centro abitato varia da un'altitudine minima di a una massima di . Proprio per questa caratteristica del territorio turese, è presente anche una lama, la Lama Giotta, che ha origine presso la zona nord-est della città. Questa, durante i giorni di pioggia, si riempie d'acqua che viene trasportata fino alla pianura sottostante, se è poca, oppure sino alla foce nel quartiere di Torre a Mare, se la quantità d'acqua è maggiore.
Nonostante la presenza di alcuni boschi (Bosco Musacco, Bosco di Procida e Bosco di Monteferraro), la gran parte del territorio - circa - è utilizzata a fini agricoli.
Clima Turi è situata in area collinare distante qualche decina di km dalla costa adriatica. Il clima è di tipo sub-litoraneo, con inverni moderatamente freddi ed estati calde e asciutte. In inverno le nevicate sono deboli ma frequenti soprattutto a febbraio. Temperatura minima assoluta: ; Temperatura massima assoluta: .
Classificazione climatica di Turi: Zona climatica D; Gradi giorno 1687. Secondo la classificazione dei climi di Köppen Turi appartiene alla fascia Csa ossia al clima temperati delle medie latitudini con stagione estiva calda (temperatura media assoluta del mese più caldo non inferiore ai 22º) e prevalentemente asciutta.
Storia Preistoria Considerando la morfologia del territorio attraversato da ben due lame, e considerati i ritrovamenti di un’industria litica, tipica del Paleolitico superiore nella grotta di S. Simone in una contrada limitrofa al bacino della Lama Giotta, non deve essere difficile affermare che popolazioni paleolitiche di cacciatori e raccoglitori abbiano comunque frequentato e vissuto nel territorio turese.Le più antiche tracce del popolamento umano nel territorio: il Paleolitico in Conversano, D. Coppola 1981 p. 21 ss.
Nel Neolitico la presenza è documentata in prossimità dell'attuale abitato, ma anche in località Frassineto dove si è individuato un doppio fossato a protezione di un'area di 5000 m² che avvalorerebbe l’esistenza di un villaggio di capanne trincerato entro cui sono stati ritrovati frammenti di ceramica d’impasto del neolitico.Turi dalle origini all'età ellenistica: topografia storica di un abitato peuceta, D. Labate 1995a Fasano.
Di grande importanza è uno dei pochi insediamenti eneolitici pugliesi dell’Età del Rame, verso Rutigliano in località Lama Rossa in prossimità del “Lamone”, antico solco erosivo e naturale percorrenza tra la costa e la murgia. I materiali rinvenuti hanno riguardato ceramica d’impasto decorata a scaglie con cordoni o motivi impressi, e contenitori più piccoli con impasto più fine e motivi incisi.Lama Rossa (Turi) F. Radina 1981, pp74-76 Conversano.
All’Età del bronzo antico vanno invece ricondotti i siti individuati in località Monteferraro, dai quali sono emersi importanti resti di primitive strutture abitative, a testimonianza dell’inizio di una diversa organizzazione insediativa con la formazione di villaggi in posizioni dominanti e naturalmente difese.Siti preistorici a Monte Ferraro, D. Labate in "Il Paese", periodico turese di informazione e cultura, 47, VIII, 1995. Sempre dello stesso periodo sono i siti in delle Masserie Annunziatella e Ospedale in località Frassineto, e di Masseria Moretto in località Trisore.
Con l’Età del ferro anche Turi vide l’arrivo di nuove genti giunte dall’Illiria verso la fine del XII sec. a.C. Ciò si afferma mediante ritrovamenti di ceramica iapigia (IX-VIII) a.C. destinata sia alla cottura e alla conservazione dei cibi, che alla conservazione di liquidi, e decorata con motivi geometrici classici del repertorio decorativo del periodo. Tra il VII-VI sec. a.C. i villaggi di capanne a seguito di una crescita demografica cominciarono ad evolversi in un grande abitato esteso su una superficie di circa 25 ettari tanto da costituire uno dei principali insediamenti della Peucezia, identificabile verosimilmente con la Thuriae citata dallo storico romano Tito Livio. L’area abitata era suddivisa da cinte murarie che delimitavano le zone dell’abitato suddividendole, nell’aristocratica acropoli dove erano ubicati gli edifici pubblici e di culto, nell’abitato vero e proprio, dove risiedeva gran parte della popolazione, e dalle campagne destinate alle attività d’allevamento e agricoltura. In tutto le cinte murarie erano ben quattro.
Dell'abitato peuceta e delle relative necropoli sono giunte testimonianze strutturali di grande interesse, quali antiche abitazioni, visibili in via Castellana Grotte, ma anche alcuni importanti corredi tombali in oro, argento, ambra, custoditi nei Musei di Taranto, Bari e Conversano. Nel Museo Archeologico di Bari sono conservati due pregevoli crateri attici: uno a figure nere, rinvenuto nel 1932 in via Fiume e attribuito al “Pittore di Priamo”, e l’altro a figure rosse, attribuito al ceramografo Nikoxenos dall’archeologo britannico John Beazley nel 1963. Si sono rinvenuti anche vasi corinzi, laconici e ionici provenienti da altre zone della Grecia, ma anche vasi prodotti dalle colonie della Magna Grecia con cui vi erano rapporti commerciali nonostante i conflitti tra le popolazioni indigene e quelle stanziatisi a Taranto e lungo la costa calabro-ionica. Nel territorio di Turi sono inoltre documentati altri piccoli insediamenti peuceti in località Trisore, presso masseria Moretto e a Frassineto, vicino alla Masseria Ospedale.Turi e il suo territorio: le testimonianze archeologiche dalla preistoria al Medioevo D. Labate 1998 Sulletracce vol 1.
Medioevo ed età moderna Nel corso del Medioevo, in prossimità dell'antico abitato peuceta di Turi, fu costruita una chiesa rupestre a doppia cupola, poi dedicata nel 1505 a San Rocco. L'impianto del nuovo abitato risale verosimilmente all'alto Medioevo, come attestano diversi reperti Bizantini rinvenuti nel corso dei lavori di restauro del Palazzo Marchesale. Sono reperti che anticipano di qualche secolo la costruzione del Castello normanno, fatto erigere, con molta probabilità, da Tommaso da Frassineto, primo signore di Turi. Dell'antico Castello normanno, risalente al XII secolo, restano in piedi due torri e un paramento murario con due monofore. Il Castello, ampliato dai Moles nel corso del Cinquecento, è oggi inglobato nell'attuale Palazzo Marchesale fatto costruire nel corso Settecento dai Venusio, che lo trasformarono nel sontuoso palazzo riportato all'antico splendore, a seguito dei recenti restauri. Nel periodo pre-risorgimentale era attivo a Turi il gruppo carbonaro “La Nuova Sparta” di cui faceva parte il celebre patriota turese Francesco Raffaele Curzio che, nato a Turi il 23 dicembre 1822, parteciperà alla Spedizione dei Mille e diventerà parlamentare.
Età contemporanea Turi è nota anche per essere stata luogo di reclusione, nel carcere cittadino, di tre personalità illustri dell'antifascismo: dal 1928 al 1933 Antonio Gramsci, che vi scrisse i Quaderni del carcere e le Lettere dal carcere, dal 1930 al 1932 Sandro Pertini e nel 1926 il deputato comunista siciliano Francesco Lo Sardo. Il 14 aprile del 1952 con matricola 0671 venne incarcerato a Turi all'epoca ventiduenne, il futuro boss dei corleonesi Totò Riina che ivi frequentò la terza elementare della scuola carceraria di Turi – Circolo Didattico di Casamassima – emergendo come studente modello e conseguendo la promozione alla successiva classe di istruzione. Molti anni dopo, nel 1993 dal carcere evase il boss della Sacra corona unita Francesco Leone.
Simboli
«D'azzurro, terrazzato di verde, alla quercia naturale col bove nero passante davanti». Esso è diventato lo stemma di Turi, perché la leggenda racconta che i superstiti provenienti dall'importante città peuceta di Thuriae videro nei pressi di Largo Pozzi un bove sotto una quercia, dove decisero di fondare la loro nuova città. Venne riconosciuto con il decreto del capo del governo del 4 ottobre 1934. Lo stemma risalente al 1581 è lo stesso, ma in luogo dell'attuale corona torrellata dei comuni della Repubblica Italiana, reca la corona marchionale dei marchesi Moles. Inoltre il motto dello stemma era «Ex Tauro Civium Fertilitas», ossia «Dal toro la fertilità dei cittadini». Il gonfalone, concesso con regio decreto del 23 agosto 1934, è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa Santa Maria Assunta (Chiesa Madre) - Risale quasi certamente al XII Secolo. Alcuni documenti attestano che nel 1407 era collegiata. Ha facciata neoclassica, in cui quattro paraste doriche sostengono una trabeazione. La chiesa, a tre navate con presbiterio rialzato e maestoso altare maggiore, subì una profonda trasformazione nei primi decenni del Settecento, con l'aggiunta delle cappelle laterali. Tuttavia, una cappella ha mantenuto un prospetto tardo rinascimentale e conserva al suo interno un altare dedicato alla Madonna, nelle cui nicchie sono posizionate le figure plastiche della Vergine con il Bambino, al centro, dell'Eterno Padre, in alto, e dei Santi Cosma e Damiano, ai lati, tutte in pietra policromata. La semplicità dell'esterno contrasta con la ricchezza di decorazioni dell'interno, che conserva manufatti lignei come il pulpito e la cantoria con l'organo, e opere di rilevante importanza artistica, quali le sculture dedicate alla Madonna di Terra Rossa ed alla Trinità dell'artista rinascimentale Stefano da Putignano (XVI secolo), e le pregevoli tele della Cena di Emmaus di Giuseppe De Mattia e della tela dell'Assunta sull'altare maggiore, opera di Alessio D'Elia (1755), oltre a tele di Nicola De Filippis e Nicola Gliri. Nella cappella dell'Immacolata, inserita nell'altare settecentesco, è una pregevole statua lignea di san Giacomo Apostolo dello scultore napoletano Aniello Stellato, commissionata nel 1640 dal musicista Giovanni Maria Sabino. Il fonte battesimale, di epoca rinascimentale, è costituito da una vasca circolare collocata su di un toro stiloforo di età basso medievale da riferire verosimilmente alla chiesa più antica. Il campanile risale al 1731 ed è opera dell'architetto molfettese Pietro Magarelli. Negli anni 2005-2008 la Chiesa venne parzialmente restaurata su progetto dell'architetto turese Giuseppe Giannini, in quella circostanza ha ritrovato l'epigrafe posta sul fianco del campanile che volge alla Piazza Silvio Orlandi, all'altezza dell'apertura quadrilobata, la prova dell'avvenuta costruzione del Campanile nel 1731.