Prima dell'inizio del suo regno, aveva mostrato tendenze a favorire il protestantesimo e più volte si era legato a progetti coi principi tedeschi che avevano abbracciato questa fede, ma sul punto di ottenere la corona mostrò definitivamente il suo impegno verso il cattolicesimoPaula Sutter Fichtner, Emperor Maximilian II (2001).. Fu in conflitto con l'Impero ottomano di Solimano il Magnifico e concluse gli scontri con il Trattato di Adrianopoli con uno status ante quo.

Biografia I primi anni

Nato a Vienna, era il figlio primogenito del suo predecessore Ferdinando I del Sacro Romano Impero, fratello di Carlo V, e Anna Jagellone, sorella di Luigi II. Oltre a lui tra fratelli e sorelle la famiglia vantava altri 12 bambini sopravvissuti tra cui Ferdinando, Carlo (duca di Carniola, Stiria e Carinzia), Anna (sposò il duca Alberto V di Baviera). La sorella Elisabetta sposò il re Sigismondo II Augusto di Polonia, il quale, più tardi, sposò Caterina sorella di Elisabetta e Massimiliano, allo scopo di rafforzare l'alleanza tra gli Asburgo d'Austria e la Polonia; le altre sorelle si sposarono, nella tradizione della politica matrimoniale asburgica, con discendenti di famiglie regnanti.

Massimiliano trascorse la sua infanzia nella casa dei suoi genitori a Innsbruck. Qui imparò il dialetto tirolese, fatto che, come disse in seguito lo stesso imperatore, influenzò fortemente la sua ortografia. Massimiliano fu allevato insieme al fratello Ferdinando e godette di una formazione eccellente. Imparò, tra le altre cose, diverse lingue europee: oltre al tedesco e al francese, conosceva anche lo spagnolo, il latino, l'italiano, il ceco e l'ungherese. Tra i suoi insegnanti ci furono umanisti come Georg Caspar Ursino Velius Tannstetter. Fu fortemente influenzato dal suo precettore Wolfgang Schiefer, un luterano, prima che l'insegnante fosse allontanato nel 1538. Massimiliano cominciò nel 1543 a intrattenere contatti epistolari con il protestante Augusto, elettore di Sassonia, fatto che venne visto dalla famiglia con sospetto.

La giovinezza ed il rapporto con Carlo V

Per distoglierlo dalle concezioni protestanti e per favorire il suo impegno militare, fu suo zio Carlo V a portarlo a soli 17 anni sul campo di battaglia. Massimiliano accompagnò l'imperatore a Bruxelles e nella Guerra di Smalcalda, combattendo nella Battaglia di Mühlberg.

Il 13 settembre 1548 l'imperatore Carlo V lo avviò al matrimonio con sua figlia Maria a Valladolid. Questo matrimonio sarebbe servito, nell'ottica di Carlo V, a rafforzare la coesione tra la linea degli Asburgo di Spagna e quella degli Asburgo d'Austria. Nel 1549 venne designato quale Re di Boemia come possibile successore del padre e durante l'assenza dell'imperatore, Massimiliano fu governatore della Spagna con la moglie, governo a cui lo stesso Carlo V lasciò ampio spazio sperando di combattere il criptoprotestantesimo del nipote con una "spagnolizzazione" cattolica.

Nel 1550 fu in Germania per partecipare alle riunioni famigliari per decidere la successione nell'Impero dato che Carlo V aveva annunciato di volersi ritirare dalla scena politica per lasciare spazio agli altri membri della sua casata. Nel 1551 prese parte alle discussioni del Concilio di Trento che nel frattempo proseguiva la sua opera di riforma della chiesa cattolica.

Il suo legame sempre più forte coi principi protestanti lo rese inviso a Carlo V che cercò in ogni modo di impedire questi legami per non vanificare i suoi sforzi di un'Europa unita e cattolica. Massimiliano divenne così diffidente nei confronti dello zio imperatore, così come nei confronti del padre che gli preferiva palesemente il fratello Ferdinando che già era stato nominato governatore della Boemia.

Il principe umanista

Nella corte viennese dell'epoca della giovinezza di Massimiliano, moltissimo era il fervore dell'umanesimo. Nella capitale imperiale confluivano infatti studiosi non solo provenienti dall'area germanica, ma anche dai Paesi Bassi, dalla Spagna e dall'Italia.

Appassionato di molte materie, Massimiliano sostenne gli studi del botanico Carolus Clusius dando ordine di raccogliere e registrare scientificamente diverse varietà di piante. Da buon bibliofilo, Massimiliano raccolse libri e manoscritti antichi con l'aiuto di Kaspar von Niedbruck, collezione poi catalogata da Hugo Blotius e che fa parte della biblioteca nazionale austriaca. Era inoltre interessato dal mondo occultista.

La musica giocò un ruolo importante nella sua formazione ed egli stesso seppe essere straordinariamente innovativo: in un ambiente di preferenza olandese (secondo i gusti dettati da Carlo V), Massimiliano preferì gli artisti italiani arrivando addirittura a chiedere a Giovanni Pierluigi da Palestrina di assumere la guida della cappella di corte, causa che si concluse senza successo per motivi finanziari.

Tra il 1558 e il 1565 fece realizzare un proprio castello a Vienna come residenza stabile, il Castello di Neugebäude, anche se dopo la morte del padre dimorò poi al Palazzo imperiale. Nella sua residenza di Stallburg istituì una scuola di equitazione, oltre ad una compagnia teatrale in stile rinascimentale.

Un erede al trono protestante?

Presso la corte viennese dell'epoca, venne promosso un clima protestante da parte dell'aristocrazia. Negli anni successivi alla convocazione della Pace di Augusta, erano ancora presenti se pur latenti, forti inclinazioni protestanti anche negli ambienti imperiali come nel caso del cappellano di Massimiliano, Johann Sebastian Pfauser, che spinse il giovane arciduca a non adottare puramente i dogmi cattolici, ma a riflettere anche sulla letteratura sacra evangelica, rifiutandosi di partecipare all'eucaristia secondo il rito cattolico ed entrando in conflitto col padre più volte circa il tema della venerazione dei santi che egli riteneva inutile ed idolatra. La conversione di Massimiliano poi ad uno strenuo cattolicesimo per la sua ascesa al trono è estremamente dibattuta: alcuni studiosi hanno parlato di "cattolicesimo compromesso" o "cristianesimo umanistico" (come già aveva fatto Erasmo da Rotterdam). Massimiliano giunse a definirsi «Non papista, non protestante, ma cristiano».

Le preoccupazioni della famiglia nei confronti di Massimiliano crescevano sempre più anche in vista di una sua futura successione, a tal punto che nel testamento di suo padre nel 1555 leggiamo «… e soprattutto ho su di voi, Massimiliano, il più caro rispetto, se vi dico come ho notato ciò che avete fatto con la vostra caduta dalla vera religione verso una nuova setta […] Dio sa che sulla terra non vi è più grande sofferenza che non il vedere mio figlio cadere al di fuori della mia religione». Facendo degenerare la situazione, il papa minacciò di negare anche a Ferdinando I il suo impero. Questi prese allora seri provvedimenti: innanzitutto nel 1560 espulse il cappellano Pfauser dalla corte viennese, organizzando contestualmente un incontro tra il pontefice e Massimiliano. Massimiliano ottenne da allora molti incarichi in regioni dell'impero prevalentemente cattoliche nella speranza che le sue tendenze protestanti potessero così ritenersi archiviate.

L'ascesa al trono

Dopo la risoluzione della situazione politico-religiosa, la strada di successione di Massimiliano al padre Ferdinando era ormai libera da ostacoli. Il 20 settembre 1562, come prima cosa, venne nominato re di Boemia. Il 24 novembre 1562 Massimiliano venne prescelto quale nuovo re dei Romani, a Francoforte, dove venne incoronato un paio di giorni più tardi, dopo aver assicurato gli elettori cattolici della sua fedeltà alla loro fede, e promettendo agli elettori protestanti che avrebbe pubblicamente accettato la confessione di Augusta una volta divenuto imperatore. Contestualmente egli fece giuramento di proteggere la Chiesa, e la sua elezione venne quindi poi confermata dal papato. Egli fu il primo re dei Romani a non essere incoronato ad Aquisgrana.

L'8 settembre 1563, a Bratislava, Massimiliano venne incoronato re d'Ungheria dall'arcivescovo di Esztergom, Nicolaus Olahus, e alla morte del padre, il 25 luglio del 1564, gli succedette a capo dell'impero e dei regni di Ungheria, Croazia e Boemia. La successione non vide cambiamenti radicali nella politica che era stata di Ferdinando: Massimiliano continuò a servirsi dei consiglieri che già avevano assistito suo padre.

Nell'ambito della politica interna, però, la situazione era già da tempo piuttosto variegata: in Boemia ed in Ungheria il sostegno agli Asburgo era ancora poco sentito dalla popolazione e sull'impero incombeva sempre la minaccia ottomana, in particolare nei territori balcanici. In Ungheria, nello specifico, la società era controllata essenzialmente da un ristretto gruppo di magnati composto dall'alta nobiltà e dall'alto clero che erano più favorevoli ad una politica di vicinanza a Massimiliano II, mentre il basso clero e la bassa nobiltà erano più favorevoli a sostenere idee indipendentiste in ricordo dell'antico e ricco regno ungherese. Malgrado queste tensioni interne, ad ogni modo, il pericolo dell'invasione turca aveva unito tutti nella difesa comune della nazione. Massimiliano ebbe sempre un atteggiamento speciale nei confronti dell'Ungheria dal momento che sapeva che da essa proveniva il 40% dei fondi utili per la corte viennese.

La politica religiosa La politica religiosa nei territori ereditari degli Asburgo La nobiltà austriaca intensificò le proprie tendenze protestanti con una prima ondata settaria nel 1560, soprattutto nell'area dell'Austria interna e superiore, meno per il Tirolo ed il Vorarlberg.

Massimiliano condusse una politica religiosa relativamente tollerante, cercando di sanare pacificamente i dissidi interni per non dispiacere o favorire alcuna parte. Sostenne grandemente il tentativo di riforma dei gesuiti che risultava a lui utile per la creazione di una vera e propria chiesa di stato. Per salvaguardare i possedimenti ecclesiastici dall'invasione ottomana, istituì una commissione imperiale col compito di salvaguardare i diritti e le proprietà del clero.

Per risolvere i contrasti interni, l'11 gennaio 1571 Massimiliano II emise una Religionsassekuration. Con questo documento egli assicurò la libertà di religione in senso moderno (e quindi senza il pagamento di una tassa per la professione di una propria religione), la quale si basava ad ogni modo su quanto ribadito dalla Confessione di Augusta del 1530, che escludeva quindi ancora i calvinisti e la professione del protestantesimo nelle città con l'istituzione di chiese apposite, il che costrinse perlopiù i luterani a spostarsi al di fuori della capitale.

La politica religiosa in Boemia La politica religiosa dell'imperatore Massimiliano II in Boemia fu simile a quella adottata nelle terre del patrimonio della propria casata. Egli diede ordine di fondare due collegi gesuiti a Olomouc ed a Brno in Moravia, sostenendo così il cattolicesimo anche in quest'area.

La politica religiosa nei territori del Sacro Romano Impero Massimiliano II adottò inizialmente una politica di vicinanza tra cattolicesimo e protestantesimo nell'area del Sacro Romano Impero, ma poi si risolse a richiedere semplicemente l'applicazione dei principi della Confessione di Augusta.