Lendinara (Łendenara in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Rovigo in Veneto.
Geografia fisica Territorio Lendinara è situata nel nord-est della penisola italiana nella parte medio occidentale del Polesine ed è attraversata dal fiume Adigetto, che la divide in due settori. A nord il suo territorio è lambito del fiume Adige che la divide dalla Provincia di Padova. Dista dal capoluogo Rovigo .
Le sue coordinate geografiche sono: secondo il sistema sessagesimale: 45° 5' 6,72” N 11° 36' 2,52” E secondo il sistema decimale: 45,0852° N 11,6007° E World Wide Locator: JN55TC Il territorio è pianeggiante (si va dai 5 ai 18 metri sul livello del mare) e si estende per 55,40 km2. Classificazione sismica: zona 4 (Pericolosità sismica molto bassa) Clima Secondo la Classificazione dei climi di Köppen, Lendinara ha un clima temperato umido con estate calda (Cfa). Si tratta di un clima temperato con estati calde e talvolta afose e inverni freddi e umidi. Le precipitazioni si concentrano nelle stagioni primaverile ed autunnale. Classificazione climatica: zona E Gradi giorno: 2.355
Frazioni, località e nuclei abitati Frazioni: Barbuglio, Campomarzo, Molinella, Rasa, Ramodipalo, Saguedo, Treponti.
Località e nuclei abitati: Arzarello I, Arzarello II, Arzarello III, Arzarello V, Barbuglio, Boaria Rosine, Ca' Mignola Bassa, Campomarzo, Canton, Capitello Rasa, Capitello Rasa I, Capitello Rasa II, Capitello Valdentro, Caselle Provinciale, Cavazzana-Santa Lucia, Crosara, Crosara I, Crosara II, Fossello, Lama, Molinella, Pajarola, Ramodipalo Rasa, Rosa-Lendinara, Sabbioni Alti I, Sabbioni Alti II, Sabbioni Centro, Saguedo, San Lazzaro, San Lazzaro Provinciale, Treponti, Viazza, Villanova del Ghebbo-Valdentro.
Origini del nome Non è ancora stata trovata una spiegazione sicura per l'origine del nome di Lendinara. Affinità etimologiche starebbero a dimostrare l'origine celtica. I suoni "L-N-D", infatti, si trovano in molte città fondate dai Celti. Altre ipotesi affermano l'origine germanica o veneta del nome. Secondo queste ipotesi (origine germanica o celtica) il nome risalirebbe al periodo delle invasioni barbariche e significherebbe "terra fortificata". Avrebbe origine, infatti, dal contesto lessicale paneuropeo e prelatino della parola land. Pieri, fa derivare il nome della città dal termine latino hirindine o hirundine ("rondine") con l'aggiunta del suffisso -aria. I Lendinaresi attribuirono la fondazione della città all'eroe troiano Antenore che l'avrebbe fatta sorgere prima di fondare Padova. In questo caso, quindi, il nome inizialmente sarebbe stato "Antenaria". In un documento del 944 di Papa Marino II al vescovo di Adria (Giovanni II?) la città appare con il nome di "Lendenaria". Jacopo Zennari riporta invece il nome "Lentenaria", riprendendolo da una citazione del Bocchi, relativa al documento di papa Marino II, dove parlando del ramo settentrionale dell'Adige si leggerebbe: "itaque… confirmamus… massa Cappaciana [oggi Cavazzana] et Lentenaria una cum silva sua usque in flumen Athicem…"Bocchi, cit., p. 52, come riportato in "L'agro adriese […]" di Jacopo Zennari, Padova, Liviana Editrice, 1967.
Storia Antichità Che un primitivo centro esistesse già in età romana è dimostrato da numerosi ritrovamenti archeologici, quali urne cinerarie, lapidi, monete, vetri ed anche tracce di opere stradali ed idrauliche. Forse si ebbero insediamenti più antichi perché alcun reperti sembrano derivare la loro origine dal Medio Oriente.
Medioevo Il primo documento storico riguardante la città risale all'870, quando il veronese Uberto Cattaneo ottenne dai carolingi la signoria sul paese, signoria che durò per più di quattro secoli. Già nel XI secolo Lendinara era "illustre Castello, arricchito di molte fabbriche e torri, colta popolazione", come la definì il Muratori. Il castello era collocato alla sinistra dell'Adigetto ed era circondato da fortificazioni che contenevano gran parte dell'abitato. Al di fuori delle mura si trovavano, invece, la pieve di Santa Sofia e il convento di San Biagio attorno a cui si andavano formando varie contrade. Lendinara era situata al centro di un territorio molto fertile e i suoi fiumi, Adige ed Adigetto, favorivano le comunicazioni. Lo sviluppo fu continuo e rapido con la costruzione di chiese e ville e la presenza di notai, famiglie cittadine nonché di un'organizzazione comunale sviluppata. Ebbe un podestà a partire dal 1225 e fu dotata nel 1321 del primo statuto in Polesine.
La città venne distrutta da Ezzelino da Romano nel 1246 a causa dell'amicizia dei lendinaresi coi Sambonifacio. Dopo questo incendio, un nuovo nucleo cittadino sorse attorno al grande complesso conventuale dei francescani, detto 'San Marco'. Il convento fu soppresso definitivamente nel 1810, come l'abbazia della Vangadizza di Badia Polesine. Verso il 1275, per un breve periodo, la città si resse a repubblica. I padovani acquistarono la città nel 1283 e la cedettero poi agli Este. In questo periodo fu eretto il "Granarone", un grande deposito di vettovaglie. Il castello aveva una torre maestra di cinque piani, e una fossa che circondava tutto il paese, solo un ponte di legno raccordava il centro con la rocca. Quattro porte regolavano l'accesso alla città.
Dopo esser stata venduta ai veneziani, per Lendinara il quattrocento fu il secolo d'oro per la cultura, i numerosi conventi della città ne furono custodi e diffusori. Nacque anche la grande scuola degli artigiani del legno dei Canozi (o Canozio), fra cui eccelse Lorenzo Canozi, autore di lavori in stile gotico sviluppatisi anzitutto nell'arte dell'intarsio e della pittura.
Età moderna Al fiorire congiunto di arte ed economia, seguì una maggiore tutela del territorio reso paludoso dalle frequenti alluvioni. Nel 1495 Lendinara ricevette il titolo di città. L'economia si sviluppò con l'incremento di produzione agricola. Nel cinquecento la città si era allargata ed arricchita di case signorili ed oratori, nonché dell'importante Santuario della Madonna del Pilastrello, sorto in seguito a doversi eventi miracolosi. Nel seicento Lendinara divenne molto attiva e la popolazione, oltre che all'agricoltura, era dedita all'industria della lana e al commercio dei pellami. Il fenomeno culturale portò, nel 1695 alla fondazione della prima stamperia. Nel settecento la città si rinnovò con la ricostruzione di edifici pubblici e privati, mentre le strade e le piazze furono lastricate. Anche la cultura ebbe un grande impulso col fiorire della letteratura e il riemergere della lavorazione del legno. In questo periodo Lendinara fu chiamata "l'Atene del Polesine".
Nel 1741 nacque a Lendinara Giovanni Battista Conti, grande poeta e traduttore che lavorò soprattutto sotto la corte di Spagna ma passò i suoi ultimi vent'anni abbondanti in patria, svolgendo anche mansioni politiche. Tra la fine del Settecento e tutto l'Ottocento la città fu dominata inizialmente dai francesi e successivamente dagli austriaci. La città diede alla Prima Guerra d'Indipendenza (1848) circa 150 volontari, dei quali il maggiore fu Alberto Mario (1825-1883), grande giornalista che militò fianco a fianco con Mazzini, Garibaldi e Cattaneo. Nel 1866 Lendinara divenne a far parte del Regno d'Italia, ma alla nuova condizione di libertà si contrapposero delle notevoli difficoltà economiche che spinsero parte della popolazione all'emigrazione verso il Brasile. All'inizio del Novecento la città ebbe uno sviluppo industriale con la costruzione dello zuccherificio, di una fabbrica di concimi, di uno jutificio e canapificio e di un'industria alimentare. Attualmente l'industria è orientata verso l'arredamento, l'abbigliamento e le calzature pur risentendo della crisi generale di questi settori.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del Capo del Governo del 12 luglio 1935.
Il gonfalone è un drappo di rosso alla fascia di bianco.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Santuario della Beata Vergine del Pilastrello è un santuario mariano eretto in seguito ad avvenimenti miracolosi avvenuti secondo la tradizione nel XVI secolo, connessi all'acqua di una fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici e che è stata deviata all'interno della nuova chiesa.. Lo spazio interno della chiesa è diviso in tre navate ed è ritmato da archi a pieno centro che poggiano su pilastri. La chiesa contiene numerosi affreschi e tele tra le quali un'opera di Jacopo e Domenico Tintoretto. Ospita un concerto di 9 campane fuse in anni diversi e inceppate a sistema veronese. Duomo di Santa Sofia. Secondo la tradizione sorse nel 1070 sulle rovine di un antico tempio come oratorio della famiglia Cattaneo. Intorno al 1674 in forte degrado, venne ampliata e restaurata secondo il progetto dell'architetto ferrarese Angelo Santini nel 1760. I lavori si trascinarono finché non venne coinvolto l'architetto lendinarese don Francesco Antonio Baccari a cui si deve il progetto della facciata. La chiesa è costituita da tre navate che confluiscono in una larga abside chiusa in alto da una cupola. L'interno è arricchito da numerose opere pittoriche. A fianco del Duomo s'innalza la torre campanaria, di ben 92.5 metri, una delle più alte d'Italia. Venne realizzata tra il 1797 e il 1857 anch'essa su progetto del Baccari. Ospita un concerto di 8 campane fuse da De Poli in tonalità Do e alcune di queste vennero spaccate per formare cannoni durante l'epoca bellica per poi essere rifuse dopo il termine di quest'ultima. Chiesa di San Biagio. Elegante e neoclassica, risale all'ottocento ma è presente un oratorio dedicato a San Biagio a Lendinara fin dal XIII secolo, quando ad esso era annesso il convento degli Umiliati. La facciata è caratterizzata dalle quattro colonne del pronao che sostengono il frontone decorato da statue ai vertici. Le due ali laterali sono delimitate da ampie arcate a pieno centro. Da una di queste si erge il campanile risalente al XVII secolo. L'interno è diviso in tre navate e modulato da imponenti colonne. Gli altari laterali sono decorati con pale di autori come Gregorio Lazzarini, Antonio Zanchi e Andrea Vicentino. L'altar maggiore contiene sculture di artisti lendinaresi. Vi sono anche affreschi dell'Aldiverti. Chiesa di Sant'Agata. Fondata nel 1486 per il convento delle monache benedettine cassinesi e dedicata a Sant'Agata. Dopo svariate vicende la chiesa è stata affidata ai frati Cappuccini che ne hanno cambiato la dedicazione da Sant'Agata a San Francesco. La chiesa è a navata unica, ritmata da paraste di ordine ionico ed ha un profondo presbiterio ai lati del quale sono presenti due ambienti adibiti a coro. La facciata a due spioventi viene delimitata da lesene ed è dotata di un rosone centrale e di un portale architravato con portico, aggiunto nel Novecento. All'interno la chiesa contiene numerose opere pittoriche.