L'interruzione di gravidanza è un tema dibattuto a livello globale; le legislazioni sull'aborto variano notevolmente da paese a paese, riflettendo le diverse posizioni culturali, etiche e religiose sul tema. Mentre alcuni paesi hanno adottato leggi che permettono l'aborto in determinate circostanze, come il pericolo per la salute della madre o gravidanze risultanti da stupro o incesto, altri paesi impongono restrizioni significative o vietano completamente l'aborto. Le legislazioni sull'aborto hanno un impatto diretto sulla salute e sui diritti delle donne, nonché sulle questioni sociali ed etiche che coinvolgono il diritto alla vita del feto.
Questa voce fornisce una panoramica delle legislazioni sull'interruzione di gravidanza in diverse nazioni, illustrando le varie posizioni e normative che si sono sviluppate nel corso del tempo.
Normative
Ammissibilità L'ammissibilità morale dell'aborto o interruzione volontaria di gravidanza è soggetta a convinzioni etiche, orientamenti religiosi o più in generale al modo in cui una cultura si pone di fronte a concetti come la vita o l'anima.
A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l'interruzione volontaria di gravidanza è una pratica autorizzata per legge in numerosi paesi nel mondo, soprattutto in Occidente, a discrezione della donna e nei primi mesi della gestazione.
Le motivazioni ammesse sono diverse: in primo luogo i casi in cui l'aborto è praticato per salvaguardare la salute della madre, in caso di gravi malformazioni del feto, e di gravidanza a seguito di violenza sessuale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche in alcuni paesi di stampo conservatore, come l'Iran. In altre nazioni, inoltre, si tiene conto anche di istanze psicologiche e sociali, tra queste: il desiderio o meno della donna di diventare madre, la gravidanza dovuta a rapporti preesistenti o al di fuori di quello vissuto correntemente dalla donna, il timore della reazione del proprio nucleo familiare o della società in genere (per esempio per la giovane età, o nel caso di una gravidanza avvenuta al di fuori da quanto sia percepito come lecito o opportuno). In diversi paesi l'aborto è garantito anche alle minorenni, alle quali, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile.
In altre nazioni ancora, l'aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il genere. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è endemica in ampie zone dell'India e della Cina.
Tempistiche Negli stati in cui l'interruzione volontaria di gravidanza su richiesta della donna è legale, si può effettuare solo entro un dato periodo di tempo. Scaduto questo viene concessa solo in casi più rari, a discrezione del medico e in presenza di gravi malformazioni del feto o di rischio per la salute della donna.
Il termine varia considerevolmente a seconda della legge dello stato. In molti casi, il termine è la 12ª settimana di gestazione.
Legislazioni
Asia
India
La legge indiana permette l'aborto in determinate circostanze.
Nel paese viene spesso praticato l'aborto selettivo di feti di sesso femminile. A tal proposito dal 1994 sono stati vietati gli esami prenatali che permettono di conoscere il sesso del nascituro. Tuttavia sono molti i medici disposti ad ignorare la legge, anche perché raramente viene comminata una pena ai trasgressori. Anche per questo ha fatto scalpore l'arresto di un medico, Anil Sabhani, che ha praticato nel 2006 un aborto selettivo di un feto di sesso femminile. Il medico ed il suo assistente sono stati condannati a due anni di prigione e a pagare un'ammenda di 5.000 rupie a testa (circa 100 dollari). Per l'arresto sono state necessarie prove audiovisive, e la testimonianza di tre donne, che agivano in accordo con la polizia.
Secondo uno studio del Lancet, una rivista medica, in India l'aborto selettivo impedirebbe la nascita di 500.000 bambine all'anno. Il governo indiano stima che nel 1991 ogni 1000 uomini nel paese vivevano 972 donne, mentre nel 2001 la media era scesa a 933. La media nazionale è oggi di 927, e negli stati del nord (Punjab e l'Haryana) la media si abbassa ulteriormente. Le cause dell'aborto selettivo sono socio-economiche: un figlio maschio è preferito perché perpetua il nome della famiglia, mentre una femmina con il matrimonio deve abbandonare la propria casa per diventare proprietà di un'altra famiglia, e richiede una dote elevata per un buon matrimonio.
La pratica dell'aborto selettivo ha provocato uno squilibrio notevole tra le nascite di maschi e femmine, tanto che un'intera generazione di maschi si appresta a diventare adulto dovendo prendere coscienza del fatto che non ci sono abbastanza donne per garantire continuità a tutte le famiglie indiane.
Per scongiurare l'aborto di feti femminili il governo insieme al Plan International hanno prodotto anche una soap opera intitolata Nata dall'anima, per raggiungere e sensibilizzare le donne. Nella soap la madre viene messa in secondo piano ed è la famiglia del marito a scegliere per lei e a costringerla ad un parto cesareo prematuro per liberarsi del feto indesiderato.
Nel 2005 Swami Agnivesh, attivista politico e leader religioso, ha organizzato una carovana religiosa, con esponenti di ogni religione, negli stati del nord per scoraggiare l'aborto.
Cina La Cina si trova in una situazione molto simile all'India.
Intorno alla metà del secolo scorso è stata introdotta la normativa del figlio unico, per ridurre la sovrappopolazione, ma questa legge ha portato ad un rapido declino della nascita di femmine. Si preferisce, per continuità dinastica, avere figli maschi, che al matrimonio restano in casa e si occupano degli anziani genitori, piuttosto che una femmina. Tuttavia, la politica del figlio unico è stata abolita dalla Corte Suprema Cinese nel 2013.
Si è recentemente tentato di legiferare contro l'aborto selettivo, ma alla fine non si è giunti a nessun risultato: è considerato diritto della donna conoscere il sesso del nascituro. Dopo questo è estremamente facile corrompere un medico per effettuare un aborto.
Turchia La legislazione turca consente l'aborto fino alla decima settimana di gestazione, a patto di soddisfare uno dei seguenti casi: minaccia alla salute psico-fisica della donna, menomazione psico-fisica del feto, stupro o incesto, giustificati motivi di ordine economico-sociale. Nel primo caso, quello del pericolo psico-fisico per la gestante, la sua durata può essere estese oltre le dieci settimane.
Se la donna è minorenne, è necessario il consenso dei genitori. Se la donna è sposata, è richiesto il consento del marito. La minoranza di donne maggiorenni e single ha facoltà di abortire da sola.
Turchia e Tunisia sono gli unici due Paesi a maggioranza islamica che consentono l'aborto in un ampio spettro di circostanze durante le prime dieci settimane, laddove gli altri Paesi prevedono la sola giustificazione del pericolo per la salute psico-fisica della donna. Una differenza sostanziale rispetto all'Occidente è la previsione del consenso preventivo da parte dei genitori del minorenne o del marito della maggiorenne. In altre parole, la scelta di disporre del proprio corpo non spetta esclusivamente alla donna. La vita è un diritto
Secondo alcuni numeri, negli anni '50, gli aborti clandestini registravano un tasso di mortalità delle gestanti pari al 50%. Nel 1974, il tasso di mortalità delle donne era arrivato a 208 ogni ." I militari che attuarono il golpe del 1982 votarono la più recente legislazione sull'aborto che poi entrò in vigore l'anno successivo. Negli anni duemila, il tasso di mortalità femminile si era ridotto dal 50% al 2% e a 20 casi ogni 100.000 nascite.
Nel 2012, il governo Erdoğan propose una legge che voleva introdurre l'obiezione di coscienza peri medici e un periodo di preavviso e attesa obbligatori fra la richiesta e l'intervento di interruzione di gravidanza. La legge fu bloccata dalle manifestazioni alcune migliaia di persone. Ciononostante, forti dell'orientamento politico del partito islamico AKP, alcuni ospedali pubblici iniziarono ad adottare regolamenti interni che vietavano di praticare a aborti a donne incinte da più di sei settimane o che dichiaravano di essere non sposate, contestualmente all'obbligo di informare i mariti, applicando la legge vigente che prevede anche il loro consenso preventivo.
Europa Albania In Albania, l'aborto fu pienamente legalizzato il 7 dicembre 1995 Nr. 8045, data 07. 12. 1995, që është mbështetje e nenit të ligjit nr. 7491, të vitit 1991 "Për dispozitat kryesore kushtetuese" me propozimin e Këshillit të Ministrive, miratuar në Kuvendin Popullor të Shqipërisë. fino alla dodicesima settimana di gravidanza. L'interruzione deve essere praticata dietro richiesta della donna alla quale la legge garantisce il diritto all'anonimato. La gestanti sono obbligate a seguire una settimana di "assistenza psicologica" prima dell'intervento richiesto.
Il governo di Enver Hoxha adottò una politica demografica espansiva, che scoraggiava l'aborto, portando le donne a praticare l'interruzione illegalmente o addirittura da sole. Numeri dell'ONU stimavano un tasso di mortalità femminile intorno al 50% sul totale di gravidanze. In precedenza, le donne individuate come colpevoli di aborto venivano esposte al pubblico ludibrio dal Partito del Lavoro d'Albania oppure inviate nei campi di rieducazione forzata.
Nel 1989 arrivò una prima apertura alla legalizzazione, limitata ai casi di incesto, stupro e alle minori di sedici anni. Nel 1991 la casistica fu ampliata, ma subordinata al nulla osta di una commissione medica. La legge del '95 annullò tutte le precedenti.
Nel 2010 il tasso di aborti era di 9,2 ogni 1.000 donne di età compresa tra 15 e i 44 anni.
Francia
La depenalizzazione dell'aborto in Francia, la si ebbe sotto la presidenza di Valéry Giscard d'Estaing e grazie alla sua ministra della salute Simone Veil, che il 17 gennaio 1975 riuscì a far approvare quella che sarebbe poi passata alla storia come la legge Veil. Quasi 50 anni dopo il presidente Emmanuel Macron, preoccupato per la messa in discussione del diritto di aborto in molti Paesi del mondo, è riuscito a far iscrivere nella Costituzione il diritto delle donne a interrompere delle gravidanze non volute. Il 4 marzo 2024 la Francia è diventato il primo Paese al mondo ad aver introdotto tale diritto nella sua Carta fondamentale.
Irlanda In Irlanda l'aborto è disciplinato dalla Costituzione. Fino al 2018 l'aborto era sempre vietato, a sola eccezione del caso in cui esso sia una complicanza inevitabile di un intervento necessario per salvare la vita della donna (articolo Article 40.3.3 della Costituzione, noto come Eighth Amendment of the Constitution Act, 1983, cui fece seguito la legge Protection of Life During Pregnancy Act 2013).
Il 29 gennaio 2018 il Governo irlandese ha deciso di indire entro la fine di maggio un referendum abrogativo nazionale per rendere meno stringente la normativa costituzionale in materia di aborto. Il referendum intende modificare il dettato costituzionale che sancisce i principi dell'eguaglianza e della parità di trattamento nel diritto alla vita fra partoriente e nascituro, già riformato rispetto alla precedente disciplina che anche all'estero prima degli anni '80 affermava l'infante come soggetto portatore di maggiori diritti e tutele in quanto "parte debole" (minus habens).
Il 25 maggio 2018, con una maggioranza del 66% dei votanti, è stato approvato il referendum di revisione costituzionale che autorizza il Parlamento a rivedere la legislazione in materia di aborto, legittimato fino alla dodicesima settimana di gestazione, e in modalità circostanziate.
Italia