San Pietro al Natisone (in dialetto nadiško ŠpietarToponimo dialettale non riportato sull'insegna del Municipio (dato dell'agosto 2024)., toponimo storico italiano San Pietro degli Slavi, , o semplicemente Špeter, ) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Sorge fra i colli del Friuli orientale, sulle sponde del Natisone, a 23 chilometri dal capoluogo provinciale. È il 77º comune della provincia di Udine per numero di abitanti. La particolare collocazione geografica conferisce al paese una posizione di grande pregio paesaggistico, in un ampio paesaggio collinare.

Geografia fisica Territorio

Il comune ha una superficie di 23,98 km²Sito istituzionale - Dati territorio e popolazione ed un'altitudine che varia dai 140 del fondovalle agli 866 metri della cima del monte San Giorgio. È attraversato dalla Strada statale 54 del Friuli, che è la via di comunicazione più agevole tra l'Italia e la Slovenia per chi deve raggiungere il tratto mediano dell'Isonzo. Nella parte settentrionale del comune ha inizio il sentiero n°749 "Sentiero naturalistico del monte Roba" che conduce, dopo essersi congiunto con il "Sentiero Italia" n°725, sulla cima del monte Matajur.

San Pietro al Natisone confina a nord con Pulfero, ad est con Savogna e San Leonardo, ad ovest con Cividale del Friuli e Torreano, a sud con Prepotto.

Il territorio comunale è formato dalla parte inferiore della val Natisone (il tratto compreso tra le vicinanze del paese di Perovizza e la frazione di Ponte San Quirino), dalla porzione inferiore della valle dell'Alberone e dai contrafforti occidentali del monte Matajur. Tali contrafforti comprendono il già citato monte San Giorgio (Svet Jur nel dialetto locale), il monte San Canziano/Svet Kocjan alto 723 metri s.l.m., il monte San Bartolomeo/Svet Arnej alto 624 metri s.l.m., il monte Jezera alto 315 metri s.l.m., il monte Barda/Bardo alto 249 metri s.l.m. ed il monte Roba alto 301 metri s.l.m.Carta topografica 1:25.000 per escursionisti "Valli del Natisone e Cividale del Friuli" - Foglio 041, Tabacco editrice.

Idrologia San Pietro al Natisone è bagnato dal fiume Natisone, che per un tratto segna anche il confine con il comune di Pulfero, e dai suoi affluenti quali l'Alberone, il Cosizza, il Mamula, il Klačinca. Nei pressi di Vernasso e Ponte San Quirino il Natisone, per la notevole erosione prodotta nel conglomerato che ne forma l'alveo, ha dato luogo ad una profonda e pittoresca forra.

Geologia e morfologia L'area comunale è ricca di cavità e grotte carsiche. Il catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia indica la presenza di 97 caverne e pozzi.Le grotte più importanti e note sono: nei pressi di Altovizza la voragine di Cerconizza, profonda 23 metri; nei pressi di Clenia la Čiastita Jama e la Jama pod Ronk, che sono due uscite della stessa cavità con un cammino percorribile di 175 metri; nei pressi di Biarzo il riparo di Biarzo dove, nel corso di una campagna di scavi condotta negli anni 1982-1984, sono stati ritrovati frammenti di ceramica, strumenti ed armi in pietra ed arpioni in osso risalenti al paleolitico superiore ed al neolitico.

Origini del nome Il toponimo di San Pietro ha una chiara origine agionimica; viene citato nel 1192 "Ecclesia San Petri de Algida cum capellis suis; nel 1262 "citavi vicinos de Antro ut venirent responsuri...nomine Plebi S. Petri, apud S. Petrorum"; nel 1296 "Sanctus Petrus Sclavorum";AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, 1990, UTET, Torino, ISBN 88-02-04384-1 nel 1368 "Curam Sancti Petri inter Sclavonibus"; nel 1457 "Sancto Petro de Sclavonibus"; nel 1601 "San Pietro de Schiauoni"; nel 1703 "Lucas Cucauaz de Sancto Petro in Sclabonis"; nel 1782 "San Pietro de Schiavoni". Nei libri dei battesimi, dei defunti e delle cresime, custoditi nei vari archivi parrocchiali delle Valli, si trova annotata l'espressione "Paroecia S. Petri Slavorum" fino al 1940 e in certi casi anche dopo questa data. La denominazione San Pietro degli Schiavi (con evidente riferimento al fatto che la popolazione era per la maggior parte composta da autoctoni parlanti il locale dialetto di origine slovena) fu cambiata nel 1869, su richiesta dell'amministrazione comunale, in San Pietro al NatisoneRegio Decreto n° 4820 del 7 gennaio 1869, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 44 del 13 febbraio 1869, ; eguale sorte toccò all'antico sigillo della parrocchia di San Pietro, sul quale campeggiava la scritta "Ecclesia Sancti Petri Sclaborum", che fu sostituito con un timbro su cui risalta la scritta "Chiesa o Parrocchia di San Pietro al Natisone". Attualmente la denominazione esatta, ai sensi della legge 482/1999, è "San Pietro al Natisone - Špietar".

Storia

La regione fu abitata sin dai tempi più antichi: nei pressi della chiesetta di San Quirino è stata portata alla luce una necropoli protostorica, con tombe ad incenerazione dotate di corredo funebre, utilizzata anche in epoca romana e longobardaOlinto Marinelli, Guida delle Prealpi Giulie, Società Alpina Friulana, Udine, 1912. Nel riparo di Biarzo sono stati rinvenuti strumenti ed armi risalenti al paleolitico superiore, mesolitico e neoliticoAntonio Guerreschi, Il sistema preistorico del Riparo di Biarzo, Museo Friulano Storia Naturale pubblicazione numero 39, Udine, 1996; alcune analisi effettuate con carbonio-14 su alcuni reperti del livello 3A hanno indicato la data del . Sulla cima del monte Barda sono ancora visibili i resti di un castelliere risalente al periodo protostorico (ritrovamento di manufatti litici dell'eneolitico, falci e di uno spillone dell'età del bronzo)Franco Anelli, Bronzi romani del cividalese, atti Accademia Scienza Letteratura Arti Udine, 1954-1957Gianpaolo Carbonetto, Andrea Pessina, Il Friuli prima del Friuli, Udine, 1998 e riutilizzato in epoca romana per il controllo degli sbocchi delle valli verso la pianura friulanaSlavia di Ferruccio Clavora e Renzo Mattelig, disponibile, in formato pdf, sul sito www.lintver.it/ . Al Bronzo medio-recente è datato il castelliere presente nell'area di Ponte San Quirino, alla confluenza di due corsi d'acqua. Dai monti Barda e Roba provengono un denario di M. Metello (174 a.C.), monete d'argento di Fabio Labeo (109 a.C.) ed un cospicuo numero di monete repubblicane databili II/I secolo a.C.Amelio Tagliaferri, Coloni e legionari romani nel Friuli celtico, Pordenone, 1986.

Nel secolo VII popolazioni slave entrarono in Italia, al seguito degli Avari, e verso il 720 d.C. si insediarono nelle Valli del Natisone. Ebbero diversi scontri, con alterne fortune, con i Longobardi, che dopo il 568 avevano occupato quasi tutta la penisola. Le azioni bellicose terminarono dopo la stipula di un trattato che definiva i confini tra le due comunità e lasciava le terre della zona collinosa alle popolazioni slave. Successivamente la popolazione della Schiavonìa/Benečija (Slavia veneta), dal periodo del Patriarcato di Aquileia sino alla caduta della Repubblica di Venezia, godette di un notevole autonomia amministrativa e giudiziaria come riconoscenza dell'azione di controllo e difesa dei confini nord-orientali del Friuli svolta dalle milizie all'uopo costituiteCarlo Podrecca, La Slavia Italiana, Fulvio Giovanni editore in Cividale, 1884. Il termine Benečija, in italiano Slavia veneta, deriva dal toponimo sloveno per la città di Venezia: Benetke. La Schiavonìa era organizzata territorialmente nelle due Contrade di Antro e di Merso: la prima era formata dalle vallate del Natisone e dell'Alberone, la seconda da quelle del Cosizza e dell'Erbezzo. Loro era delegato il disbrigo degli affari amministrativi e giudiziari di prima istanza relativi alla locale popolazione. Esse esprimevano le rispettive vicinìe (a loro volta formate dai decani dei vari comuni) le quali si riunivano nel cosiddetto "Arengo", derivazione della contadinanza della Patria del Friuli istituita da Venezia nel 1518. L'Arengo si riuniva, ordinariamente una volta l'anno, nei pressi della chiesetta di San Quirino e trattava gli interessi generali di tutta la Slavia veneta. La chiesetta di San Quirino è posta nel territorio di San Pietro.

Successivamente, l'arrivo delle truppe di Napoleone e la conseguente imposizione del sistema amministrativo francese, portò alla soppressione di ogni forma di autonomia locale ed alla suddivisione del territorio in "Comuni" previa abolizione delle "Vicinie" esistenti. In particolare, le Valli del Natisone, come tutti i territori compresi tra i fiumi Tagliamento ed Isonzo, fecero parte del Dipartimento di Passariano. Detto Dipartimento era diviso in 4 Distretti, tra i quali figurava anche quello di Cividale. Il Distretto di Cividale era, a sua volta, frazionato in 2 Cantoni, oltre a quello di Cividale vi era quello di San Pietro degli Schiavoni. Questo Cantone era ripartito in 9 Comuni (San Pietro, Savogna, Rodda, Tarcetta, San Leonardo, Stregna, Grimacco, Drenchia e Luico/Livek), ognuno amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Nel 1797, con il Trattato di Campoformio, la Benečija (Slavia veneta) venne assegnata in amministrazione all'Austria; successivamente, dopo la pace di Presburgo passò, per un breve periodo, al Regno d'Italia napoleonico. Nel 1815, dopo la stipula della convenzione di Schiarino-Rizzino tornò all'Austria come parte integrante del Regno Lombardo Veneto. Infine nel 1866, a seguito della terza guerra d'indipendenza, dopo la pace di Vienna ed il plebiscito del Veneto del 1866, si staccò dai domini absburgici per passare sotto il Regno d'Italia sabaudo.

In epoca più recente, il territorio del comune fu interessato dai tragici avvenimenti legati alla prima guerra mondiale. Nella circostanza, sulla cima del monte Matajur e sulla dorsale del Colovrat passava l'estrema linea difensiva approntata dalla 2ª Armata per la difesa della pianura friulana in caso di ritirata delle truppe combattenti nelle linee avanzate. La mattina del 24 ottobre 1917 il territorio comunale venne sottoposto ai bombardamenti che diedero inizio alla battaglia di Caporetto; successivamente, dopo la conquista della cima del Matajur da parte delle compagnie guidate dal tenente Erwin Rommel ed alla rottura del fronte, venne interessato dalla veloce invasione delle truppe nemiche che, dai valichi di Stupizza e Luico/Polava, si riversarono nelle vallate del Natisone e dell'Alberone e proseguirono l'avanzata sino alla linea del Piave.

Simboli Lo stemma del comune di San Pietro al Natisone è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 5 novembre 1942.

Il gonfalone, concesso con decreto del presidente della Repubblica del 18 settembre 1984, è un drappo partito di bianco e azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, situata nel capoluogo comunale; Nei pressi di Vernassino venne costruita, nel 1607, la chiesetta di San Canziano; della stessa rimangono oggigiorno solo parte dei muri perimetrali; a Clenia si può visitare la chiesa di San Antonio Abate, eretta nel secolo XIV con all'interno un altare in legno dorato (zlati oltar) risalente al Seicento; a Ponteacco si può ammirare la chiesa di Santa Dorotea, la cui costruzione risale al secolo XV, ed è caratterizzata dal campanile con la cupola in rame del 1790; nei pressi di San Pietro al Natisone si può osservare la chiesetta di San Quirino; la costruzione, che si suppone sia eretta sulle rovine di un antico tempio di Diana, è attorniata da una necropoli preistorica risalente all'età del ferro. La chiesetta è ricordata in documenti del 1250 ed è stata ristrutturata nel 1493 in stile tardo gotico sloveno della scuola di Lack (oggi Škofia Loka). Presso la chiesetta, sotto i tigli, si riuniva il Grande Arengo per eleggere i propri rappresentanti e trattare gli interessi comuni delle convalli di Antro e Merso. L'ultima riunione si tenne il 2 maggio 1804;