Biografia Figlio del conte Luigi Amedeo Pellion di Persano e di Maria Cristina dei conti de Rege di Gifflenga; rimasto orfano entrò giovanissimo nella marina sarda. Dopo aver frequentato la scuola di Marina a Genova, ebbe il suo primo imbarco come guardiamarina nel 1822 sulla fregata Cristina. Nel 1825, agli ordini del comandante Francesco Sivori, partecipò ad una incursione nel porto di Tripoli per risolvere una disputa fra il re e il Bey di quella località; in quella circostanza il diciannovenne Persano ebbe il comando di una delle dieci imbarcazioni che il 25 settembre attaccarono di sorpresa un brigantino e due golette che costituivano il grosso della flotta del Bey; tre imbarcazioni sarde dovettero ritirarsi a causa del fuoco nemico ma le altre riuscirono a incendiare un brigantino e una goletta; lo storico Carlo Randaccio (spesso ostile al Persano), nel suo Storia delle Marine Militari italiane (vol I, Roma, 1886), afferma che il Persano fu uno dei primi a salire a bordo del brigantino nemico dando prova così di grande ardimento.

Promosso tenente di vascello, fu inviato a Londra per sorvegliare la costruzione della fregata Ichnusa della Marina sarda. In quel periodo si sposò con la signorina inglese Fanny Bacon: la coppia ebbe un figlio, Ernesto, che fu ufficiale di marina. Nominato capitano di corvetta nel 1841, gli fu assegnato il comando del brigantino Eridano da 450 tonnellate e dodici cannoni, con il quale svolse la prima campagna di circumnavigazione del mondo della Marina sarda (settembre 1842-settembre 1845); il Randaccio scrive che quella crociera diede al Persano reputazione di "ardito, talora imprudente capitano".

Prima guerra d'indipendenza Nel 1848 venne promosso capitano di fregata e divenne comandante del brigantino Daino (gemello dell'Eridano); con questa nave partecipò alla campagna navale contro l'Austria della Prima guerra d'indipendenza. La squadra navale piemontese era al comando di Giuseppe Albini; in questa campagna non ci furono eventi particolarmente rilevanti dal punto di vista navale; l'unico di una certa importanza fu proprio l'attacco che il Persano effettuò di propria iniziativa contro il forte di Caorle il 13 giugno 1848; in realtà il Persano doveva effettuare solo una esercitazione di tiro al bersaglio ma decise di bombardare il forte austriaco; la risposta delle artiglierie del forte riuscì a colpire la nave una quindicina di volte provocandole anche una via d'acqua; per niente scoraggiato il Persano si ancorò a distanza ravvicinata e per 40 minuti bersagliò con un centinaio di colpi l'avversario prima di allontanarsi.

Nel 1849 venne promosso capitano di vascello ed ebbe il comando della fregata Euridice con la quale partecipò alla breve campagna del 1849 al termine della quale tutte le navi sarde dovettero abbandonare l'Adriatico; proprio in questa circostanza in molte navi ci furono veri e propri moti di sedizione; il Persano fu uno dei pochi a reagire con energia arrivando a minacciare di dare fuoco alla polveriera della sua unità.

Anni '50

Nel 1850 Persano ebbe l'incarico di dirigere la scuola di Marina di Genova a cui seguì, nel 1851, il comando della più moderna nave sarda, la pirofregata a ruote Governolo comando che tenne fino al 1853. Nel 1851 ebbe l'incarico di trasportare oggetti all'esposizione universale di Londra; com'era sua abitudine Persano risalì una parte del Tamigi senza pilota esperto, cosa che provocò un certo clamore nei giornali inglesi.

Nel 1853, sempre col Governolo, ebbe l'incarico di trasportare Vittorio Emanuele II, il duca di Genova e il principe di Carignano in Sardegna per una partita di caccia; la mattina del 29 luglio costeggiando l'isola di Santa Maria della Maddalena la nave urtò contro uno scoglio sommerso non indicato dalle mappe nautiche; i reali dovettero sbarcare sul Tripoli mentre il Governolo andò in riparazione a Tolone. L'incidente ebbe delle conseguenze gravi: Persano fu sbarcato e sottoposto ad un Consiglio di guerra che lo condannò alla retrocessione del grado per sei mesi; la condanna venne poi annullata dalla Cassazione che riconobbe le inesattezze dei rilievi idrografici; Persano cadde comunque in disgrazia e rimase senza comando fino al 1859. Il comando della squadra piemontese che partecipò alla guerra di Crimea fu affidato al comandante Di Negro; nel 1859, durante la seconda guerra d'indipendenza italiana, il comando della squadra venne affidato al capitano di vascello Edoardo Tholosano mentre al parigrado Persano venne dato solo il comando del Carlo Alberto.

Ancona

Al termine della breve campagna del 1859 venne promosso contrammiraglio e successivamente, con grande soddisfazione di Massimo d'Azeglio e del presidente del Consiglio Cavour, Persano ebbe il comando della squadra sarda durante la campagna del 1860. Cavour infatti nel gennaio del 1860, oltre a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio e quello di ministro degli Esteri, aveva assunto anche l'amministrazione della Marina separandola dal ministero della Guerra. Al comando di una squadra di sei fregate, Persano alzò per la prima volta la sua insegna di ammiraglio sulla Maria Adelaide e, obbedendo agli ordini del suo governo, accompagnò e favorì la spedizione dei Mille di Garibaldi. Fondamentale si rivelò il suo intervento a Napoli dove riuscì a convincere una buona parte degli ufficiali della Marina borbonica a defezionare e a giurare fedeltà a re Vittorio Emanuele.

Nel settembre del 1860 Persano lasciò Napoli e raggiunse Senigallia, dove si trovava l'esercito sardo guidato dal generale Enrico Cialdini; compito della squadra navale era quello di espugnare Ancona. Il giorno 18 settembre 1860 la divisione di Persano, forte delle fregate Maria Adelaide (ammiraglia), Carlo Alberto, Vittorio Emanuele, Costituzione, della corvetta Governolo e dell'avviso Malfatano effettuò un primo bombardamento della piazzaforte difesa dalle truppe pontificie; quel medesimo giorno le truppe sarde sconfissero quelle pontificie nella battaglia di Castelfidardo. Il 22 settembre venne effettuato un nuovo bombardamento dei forti di Ancona senza ottenere la capitolazione della piazza. Nella notte del 24 settembre lo stesso Persano guidò una incursione con due imbarcazioni con l'obiettivo di impadronirsi del Lazzaretto ma l'operazione fallì; l'assedio continuò fino al giorno 28 quando durante un intenso bombardamento la fregata Vittorio Emanuele comandata da Giovan Battista Albini fece saltare in aria la batteria della Lanterna, evento che convinse il generale pontificio Lamoricière ad offrire allo stesso Persano la resa.

Assedio e blocco di Gaeta Il 28 ottobre 1860 Cavour ordinò alla flotta di portarsi davanti alla piazzaforte di Gaeta, dove si era rifugiato Francesco II di Borbone con la parte del suo esercito che gli era rimasta fedele. L'assedio condotto dal generale Cialdini cominciò il 5 novembre 1860 e si concluse con la capitolazione della piazza il 13 febbraio 1861.

Il 20 gennaio iniziò il blocco navale, che aveva lo scopo di impedire i rifornimenti via mare. Un problema derivava dal fatto che a largo di Gaeta erano presenti in appoggio a Francesco II sette navi francesi, quattro spagnole, e una prussiana. Cavour, che aveva dato ordine a Persano di evitare uno scontro con le navi francesi, aveva raggiunto un accordo con Napoleone III per l'allontanamento della squadra francese il 19 gennaio. Tuttavia, alcune unità navali provarono ugualmente a eludere il blocco. Due navi spagnole non avevano seguito la squadra francese e avevano ancorato a Mola di Gaeta presso la squadra italiana. Un ufficiale della Marina sarda avvertì che non si poteva tollerare la presenza delle sue navi in acque che il giorno successivo sarebbero state soggette al blocco.

Quando, alle 9 del mattino seguente, uno dei due legni era ancora all'ancoraggio nella posizione della precedente sera, il Generale Cialdini minacciava di colare a picco la nave spagnola se non se ne fosse andata entro due ore. Prima delle 11 la nave spagnola prese il largo. Ad altri due legni, uno francese e un altro spagnolo, veniva impedito nel pomeriggio di entrare in Gaeta dalle navi italiane in crociera attorno alla piazza; mentre nella notte un piroscafo da commercio francese, la Sphinx, entrava nel porto della città, dove sbarcava gli approvvigionamenti che aveva a bordo. Il 21 gennaio veniva invece impedito di fare altrettanto a una corvetta spagnola e a un piroscafo francese.L'Assedio di Gaeta 1860-1861 Il 22 gennaio, la squadra navale di Persano ebbe la sola occasione di sfidare i cannoni della piazzaforte di Gaeta: le navi sarde aprirono il fuoco con tutte le artiglierie e in un'ora scaricarono sulla fortezza circa 4000 colpi; anche alcune navi sarde furono colpite e, fra queste, l'ammiraglia Maria Adelaide che ebbe un morto e 2 feriti. Messina e incarichi governativi Sempre per ordine di Cavour, Persano si diresse verso Messina dove la guarnigione borbonica della cittadella continuava a resistere; la squadra sarda coadiuvata dalle truppe di terra comandate dal Cialdini cominciò a fare i preparativi per l'attacco. Il 12 marzo 1861 le navi sarde si avvicinarono alla cittadella ma a causa del mare agitato la sola Maria Adelaide riuscì a cominciare il tiro. Quando anche le altre navi riuscirono ad avvicinarsi, la guarnigione decise di arrendersi.

Il 1º aprile 1861 Persano lasciò il comando della squadra e, dopo aver ricoperto altri incarichi, si dedicò all'attività politica. Nell'arco di poco tempo intanto vennero a mancare sia Cavour che d'Azeglio, che erano stati grandi estimatori dell'ammiraglio. Deputato nelle legislature VII e VIII per il collegio della Spezia, Persano, che aveva già partecipato ad alcuni dibattiti su questioni navali alla Camera, nel febbraio del 1862 divenne Ministro della Marina nel primo Governo Rattazzi: carica che ricoprì per circa nove mesi. Fu in seguito nominato senatore l'8 ottobre 1865. Come ministro della Marina fu propugnatore della realizzazione di una serie di navi corazzate che portassero la Regia Marina italiana a potersi confrontare con la flotta austriaca e con le altre Marine mediterranee. Il programma però risentì della arretratezza dell'industria cantieristica italiana per le navi di grosso tonnellaggio, tanto che di dodici navi corazzate che parteciparono alla successiva battaglia di Lissa solo una era costruita in Italia, e nessun bacino di carenaggio poteva ospitare le due navi maggiori Re d'Italia e Re di Portogallo.

Bombardamento e battaglia di Lissa

In previsione della guerra del 1866, Persano, unico ammiraglio italiano ad aver guidato una squadra navale in battaglia, ottenne il comando della flotta e si recò immediatamente a Taranto il 16 maggio 1866; mancavano trentasei giorni allo scoppio della Terza guerra d'indipendenza. Completamente insoddisfatto delle condizioni della flotta, l'ammiraglio scrisse più volte al ministro Diego Angioletti segnalando le gravi carenze e arrivando anche a minacciare di lasciare l'incarico. Il 20 giugno il ministro Angioletti venne sostituito da Agostino Depretis che ordinò immediatamente a Persano di portarsi con la flotta ad Ancona. Obbedendo all'ordine, Persano partì il 21 giugno 1866; la navigazione procedette senza incidenti malgrado lo scarso addestramento degli ufficiali. Il 25 giugno le 19 navi che componevano l'armata giunsero ad Ancona.