Arcugnano (Arcunjàn in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Si tratta di un comune sparso in quanto la sede comunale non si trova nell'omonima località ma nella vicina Torri.

Geografia fisica Valli e lago di Fimon. Del grande lago, chiamato lago di Longara, che copriva gran parte delle valli di Fimon almeno fino alla prima metà del Quattrocento, è rimasto un piccolo specchio d'acqua, il lago di Fimon, oggi al centro di vari progetti di riqualificazione naturalistica, dopo innumerevoli manomissioni, anche recenti, che ne hanno messo in discussione il futuro.

Territorio collinare. Ai Colli Berici appartiene una superficie complessiva di circa 165 km²; il territorio di Arcugnano occupa la parte settentrionale del comprensorio collinare e vallivo.

Territorio Le rocce, nella maggioranza carbonati, di cui consta l'ossatura dei Colli Berici, inducono ad attribuire un'origine marina al sistema collinare. Si aggiunga il ritrovamento di numerosi organismi, animali e vegetali, allo stato fossile (molluschi, ricci di mare, coralli, alghe, ecc.). Si ipotizza quindi che la successione degli strati rocciosi sia l'esito di un lento e costante processo di deposizione di sabbie, fanghi e frammenti di gusci di molluschi sul fondo di un mare tropicale caldo.

Nel 1841 il geologo C. V. Catullo figlio studia un giacimento di basalto nei pressi dei Margaritoni, ossia Villa Margherita (Arcugnano centro) e descrive così la particolarità:

"Ad Arcugnano, presso Vicenza, il basalte [sic] emerse fra il calcare grossolano, lo sconvolse, e giunse con le sue teste fino alle cime de' monti, producendo quelle maravigliose alternative di ammassi stratiformi di rocce piriche e di rocce nettuniche, che il geologo ha sotto i piedi, quando dal santuario di monte Berico si reca ai Margaritoni, e di là ad Arcugnano. Di questo fenomeno, e delle bombe basaltiche accatastate dentro la roccia pirica appiè d'un rialto che si vede ai Margaritoni, nessuno si è dato ancora la briga di parlarne"C. V. Catullo figlio, Nota sopra alcuni fatti attinenti alla geognosia delle Alpi venete, in Giornale dell'I.R. Istituto Lombardo di Scienze Lettere ed Arti, Tomo II, Milano, 1841, p. 403..

Flora La flora berica è caratterizzata da vegetazione termofila, di ambiente a clima caldo, o microterme, solite a vivere ad altitudini ben superiori. Questa situazione è imputabile alle enormi variazioni climatiche cui è stato sottoposto il luogo nel corso di milioni di anni: nell'Era glaciale si è probabilmente formata una flora microterma, accostata ad una vegetazione termofila nell'era subito successiva con un progressivo riscaldamento del globo.

Pianta caratteristica della zona è il lino delle fate, inserito in un contesto saturo di flora euroasiatica. La castagna d'acqua è una pianta autoctona che vive nel lago di Fimon.

Fauna Scomparsi ancora nell'antichità i grandi animali come il lupo, l'orso bruno, la lince, diversi mustelidi, il cervo, oggi sono presenti le seguenti specie (tra parentesi tonde sono riportati in corsivo i nomi comuni dialettali):

Mammiferi Tra i mammiferi carnivori sopravvive oggi soltanto la volpe (bolpe), oltre ad alcuni mustelidi come il tasso (taṣocan o taṣomas'cio), la faina (fuìn, fàina), la donnola (belòra) e il gatto selvatico (gato salbego). Tra gli artiodattili: il capriolo (cavriòlo) e il cinghiale (sengiaƚe) sono sempre più diffusi. Tra i veri insettivori si possono trovare gli erinaceidi, come il riccio. Tra i glires i più comuni sono la lepre (lìore, lievore) e la nutria, di recente introduzione e sempre più nociva, il ghiro (Glis glis), il moscardino (Muscardinus avellanarius), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) e la talpa (Talpa europaea) (ciuppinara).

Anfibi Tra gli anfibi si possono incontrare frequentemente: rana, rospo, salamandra (marisàndoƚa), raganella (ràcola), e il tritone.

Rettili Tra gli squamati lucertoliformi: il ramarro (ligaòro), la lucertola (bisardola, risardola), l'orbettino italiano (bìssa òrbarola). Tra le bisce: il biacco (scarbonasso), il colubro di Esculapio (ànda), la biscia dal collare o natrice dal collare (bissa da acqua). Tra gli altri serpenti è presente la vipera (lìpara, vìpara, àspexe).

Uccelli Tra gli uccelli troviamo il fagiano (fajàn, fagiàn), la gallinella d'acqua (folegheta) e il cuculo (cuco, cucù). Tra i rapaci notturni e diurni c'è l'assiolo (ciù), la civetta (ciùa, soleta), l'allocco (mamalùco, nanalùco), il falco (falchéto) e la poiana (poja).

Pesci Nei numerosi canali che contornano i colli, sono presenti diverse specie di pesci d'acqua dolce, tra i più diffusi, il pesce gatto (pèssegato), il luccio (lùṣo o luzo) e la tinca (ténca).

Crostacei Tra i crostacei: è comparso prepotentemente il gambero rosso della Louisiana, detto volgarmente gambero killer; è in pericolo il gamberetto di fiume (ganbareto), specie autoctona, conosciuto anche come caridina italiana.

Molluschi Tra i molluschi troviamo l'unio (peocio da fosso), bivalve simile al mitilo mediterraneo, volgarmente detto cozza.

Origini del nome Arconianum/Arcugnanum. Secondo alcune suggestioni da assonanza (mai verificate) il toponimo Arcugnano deriverebbe da Ercolano come sostenuto dallo storico padre Francesco Barbarano de' MironiFrancesco Barbarano de' Mironi, Historia Ecclesiastica della Città, Territorio e Diocese di Vicenza. Libro sesto nel quale si descrivono le Chiese, Oratorj, ed Hospitali del Territorio, e della Diocese. Opera postuma, Stamperia Carlo Bressan, Vicenza 1762, p. 115. e riportato da Gaetano Maccà in Storia del territorio vicentino 1813. Ma si tratta di una posizione oggi rifiutata. Molto più convincente pare l'origine da un nome di persona, forse romano antico, ipotizzato in Arconio; mentre il suffisso -anus darebbe senso alla definizione di territorio o fondo di Arconio, e dal genitivo arconiani si giungerebbe infine all'evoluzione del toponimo odiernoAssociazione Biblioteca di Arcugnano (a cura di), Camminare ad Arcugnano.. Fimon deriva invece da flumonis, letteralmente fiumone, grande fiume, così come da una visione d'altura evocava la forma allungata dell'antico lago di Longara che lambiva il paese, oggi lontano dal lago superstite. Spianzana deriverebbe, come per Arcugnano, da fondo di Plancio/Planciano. È presente la variante Spinazzano che si trova nella cartografia della seconda dominazione francese (1810-1814), poi riportata nelle carte asburgiche. Ma pare fosse un refuso, poi reiterato e mai entrato nell'uso comune.

Storia Il territorio amministrato nel passato dal Comune di Arcugnano è molto diverso e soprattutto molto limitato nell'area amministrativa rispetto alle dimensioni odierne. Nel riassunto terremo conto anche delle testimonianze riguardanti i territori amministrativi degli ex Comuni di Fimon, Lapio, Pianezze, Pilla e Villabalzana. Il Comune di Pilla è, nel tempo, regredito a più semplice Via Pilla, ma amministrò un territorio di vaste dimensioni, e condivise con il comune di Arcugnano la medesima parrocchiale di Santa Giustina, sita in Arcugnano. Nulla si sa, invece, sulla sede amministrativa, anche se molti sostengono fosse presso Villa Bornigni Monza Vidi Todescan Gozzi, ma il Maccà nel 1813 scrive che quest'ultima dimora è, all'epoca, abitata dalla famiglia BornigniGaetano Maccà, Storia di Arcugnano, in Maccà, Storia del territorio vicentino, Tomo V, Menegatti, Caldogno 1813, pp. 100-109.. Per quanto riguarda Fimon, Lapio, Pianezze e Villabalzana, paesi ex titolari di sede amministrativa, a tutt'oggi conservano un nucleo abitativo riconoscibile attorno alle rispettive Parrocchiali. Nel corso del tempo sono divenuti parte integrante dell'odierno Comune di Arcugnano e vengono definite frazioni dello stesso.

Preistoria Le testimonianze di presenza umana nel territorio sono quelle del sito archeologico di Molino Casarotto, che risalgono al neolitico, con i ritrovamenti di resti di abitazioni e di materiale fittile, in parte attribuito alla cultura dei vasi a bocca quadrata, per una frequentazione che si è protratta tra il IV e il III secolo a.C. . Molti reperti della zona sono a tutt'oggi conservati nel Museo naturalistico e archeologico di Santa Corona di Vicenza e rapportano la vita legata alla presenza di un grande lago chiamato lago di Lòngara, ritiratosi per motivi diversi già alla fine del Quattrocento. Tra i primi studiosi a interessarsi alle vicende preistoriche delle valli troviamo il nome di Paolo Lioy.

L'epoca romana Del periodo romano, cioè dal 157 a.C., quando Vicetia e il suo ambito di influenza furono annessi a Roma, non vi sono notizie né testimonianze sostanziali sul territorio di Arcugnano. Dal 7 d.C. il territorio è parte della Regio X Venetia et Histria.

Alto Medioevo Non ci sono notizie su Arcugnano nelle varie dominazioni che si susseguono nell'odierno territorio della Provincia di Vicenza e con il capoluogo berico sarà via via sottomesso alla Marca di Aquileia e Verona (951-1077), parte del Sacro Romano Impero. Nel 1001 si costituisce il Principato vescovile di Vicenza sui modelli di Trento e Aquileia. Dal 1095-1167 si costituisce la Marca di Verona e infine Vicenza si proclama libero comune e partecipa assieme a Verona, Padova e Treviso alla Lega Veronese guidata da Venezia dal 1164. La Lega veronese aderirà nel 1167 alla Lega Lombarda ponendo fine alla Marca di Verona.

Basso medioevo

Dal XII al XIV secolo Vicenza cadde sotto il controllo di diverse signorie. Un ruolo importante lo ebbero i vescovi e i vari rappresentanti della famiglia degli Ezzelini. Dopo una travagliata lotta contro la signoria di Ezzelino III da Romano, Vicenza capitolò ai padovani; successivamente passò sotto il dominio degli Scaligeri di Verona e di quello dei Visconti di Milano.

Risalgono a questo periodo le prime menzioni dell'"ecclesia de Arquiniano".. La più antica notizia storica è del 1185, anno in cui il vescovo di Vicenza Pistore concede le decime di Arcugnano e Pilla ai Canonici della Cattedrale. Nel 1186 papa Urbano III concede il Privilegio ai Canonici della Cattedrale sulla chiesa parrocchiale di Arcugnano, cosa riconfermata nel 1206 da papa Innocenzo III. Come scrive Dal Lago, l'antica parrocchiale era sita nel luogo dove ancora sorge "sulla sella tra il monte Cucco e Pilla, nel punto di diramazione di tre valli"., ossia la Val dei Bianchi, la Valle dei Vicari e la Fòntega. Nel 1227 viene invece menzionata Santa Giustina come patrona del paese (come riporta lo storico Gaetano Maccà). Risale al 1353 il primo nome di rettore della chiesa di Santa Giustina, il presbitero Nicolò da Magrè.

La Repubblica di Venezia Dopo che Vicenza e il suo territorio si offrono alla Serenissima nel 1404, atto noto come "dedizione a Venezia", il lago di Longara viene prosciugato e il suo bacino non è più sfruttato per la pesca, ma riconvertito alle coltivazioni. La ricchezza di pesce marino proveniente dalla costa declassa quello lacustre. Nel 1540 la chiesa di Santa Giustina è ridotta molto male e il vescovo la fa chiudere.. A quanto risulta il campanile era attiguo alla chiesa e questo edificio arrivò sino alla ristrutturazione degli inizi del XIX secolo.. Nel 1623 viene piantato il cipresso vicino alla canonica, ancora esistente.

Il periodo napoleonico

Nel 1797 Napoleone Bonaparte mette fine alla Repubblica di Venezia, poi, a causa del Trattato di Campoformio, cede i territori veneti e friulani all'Arciducato d'Austria.

La Provincia Veneta (1798-1805). Il Veneto e il Friuli vennero incardinati dai nuovi dominatori austriaci del Sacro Romano Impero in Provincia Veneta, in una breve parentesi di sette anni, prima del ritorno di Bonaparte.

Il Regno d'Italia (1805-1814). La riconquista di Napoleone dei territori dell'ex Serenissima, coincise con l'ordinamento geoamministrativo basato sui corsi d'acqua e divisi in unità chiamate Dipartimenti, a loro volta suddivisi in Distretti e questi ultimi in Cantoni, insiemi composti dai Comuni.