Torre Pallavicina (Tór in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano sparso di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Geografia fisica Torre Pallavicina è situato nella pianura orientale bergamasca, al confine con le province di Brescia e di Cremona, dista circa 38 chilometri a sud-est dal capoluogo orobico. Non ha un vero nucleo centrale ma si compone di tre frazioni: Villanuova, sede comunale, Santa Maria e l'antico nucleo storico di Torre, nonché molti cascinali sparsi nel vasto territorio..

Il territorio comunale confina con i comuni di Soncino (CR), Fontanella e Pumenengo (BG) e Roccafranca (BS), si trova quindi sul confine di tre provincie differenti, lungo la sponda destra del fiume Oglio...

Storia Il territorio anticamente era una zona paludosa identificata con il come di Lago Gerundo e Mare Gerundum da Paolo Diacono nel suo “Historia Longobardorum”, probabilmente vi emergevano tante piccole isolette.. Fu lo storico Bortolo Belotti a considerare che questa parte paludosa doveva essere un'ampia zona alimentata dalle piogge e dalle inondazioni dei fiumi..

Le poche informazioni inerenti alla storia di Torre Pallavicina riguardano quasi unicamente l'epoca medievale. Prima di questa si presume che il territorio fosse interessato da piccoli insediamenti risalenti all'epoca romana, dato che il borgo veniva inizialmente identificato con il nome di Floriano, probabilmente inserito in quello che veniva comunemente chiamato vicus Florianus, posizionato a ovest, lontano dal corso del fiume potrebbe essere identificato dove si trova la frazione Villanuova che avrebbe avuto le terre di più facile coltivazione. Le carestie, le malattie nonché le diverse invasioni barbariche distrussero l'originale insediamento di cui non rimane traccia. Durante l'occupazione dei longobardi, tra il 569 e il 774, vi fu sul territorio la diffusione del cristianesimo con la costruzione dei primi luoghi di culto, con la chiesa intitolata ai martiri milanesi Nazario e Celso., ma al termine della dominazione romana si verificò un periodo di scarsa antropizzazione del territorio, interrotta dall'arrivo dei Franchi. Furono questi a dare vita all'istituzione del Sacro Romano Impero, i cui reggenti governarono le sorti del paese per tutta l'epoca medievale.

Si sa che questi territori vennero donati in feudo, unitamente alle zone circostanti di Fornovo e Morengo, al vescovo di Cremona già nell'XI secolo, dopo un periodo di contesa con il vescovo di Bergamo. I confini delle città lombarde furono oggetto di gravi scontri per potersi aggiudicare i territori, in particolare la località fu oggetto di interminabili lotte fra bresciani che erano alleati coni milesi, e quelli di cremona alleate con i bergamaschi.. Del 1207 il documento che cita il territorio ancora come Florano Non vi erano sulla località strutture fortificate, e proprio a causa di questi gravi scontri la popolazione abbandonò il territorio andando in località più protette. Viene, infatti, indicata nel 1354 la zona tra Roccafranca, Aguzzano e Orzinuovi come Flurani ultra Olium. In queste condizioni trovò il territorio Bernabò Visconti nella seconda metà del Trecento e ne fece dono alla moglie Beatrice Scaligera di Verona, conosciuta come la Regina della Scala, con la libertà di poterli alienare e infatti la duchessa vendette il territorio ai Secco di Caravaggio per la località Calciana sia inferiore che superiore. Altri territori li cedette a personaggi di Soncino: Pietro Pacino da Covo, Alberto Barbò, Daniele e Almerico Cropelli.

Difficile ricostruire i confini del tempo, si consideri che i Covi divennero proprietari delle località Villanuova, Santa Maria e Valsorda, i Cropello dei Portici, e i Barbò di Pumenengo e Torre Pallavicina.. Questi si unirono e formarono la comunità detta Condominio della Calciana, diventando così autonoma da Milano.. Il territorio godeva dei privilegi concessi dal Visconti con autorizzazione a non pagare dazi, diritto di pesca e caccia, possesso di attività come mulini e botteghe artigianali e il diritto sui pedaggi sul porto di Urago.

La presenza dei Barbò, famiglia già documentata dal 1070, ebbe nel Trecento, un periodo di notorietà, durante il quale, risentendo delle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, ritenne necessario dotarsi di numerosi edifici fortificati. I signori del borgo, di schieramento ghibellino e legati con la signoria dei Visconti di Milano, fecero erigere a Tristano Sforza, figlio di Francesco, una torre sui loro territori che fungesse da vedetta sulle zone limitrofe e sul corso del fiume Oglio, da sempre confine tra le varie entità politiche. La torre venne edificata allo scopo di difendere il confine dai cremonesi e dai bresciani.. Essendo zona spartiacque anche tra la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano, venne inserita in una vera e propria zona franca, chiamata Calciana, senza tasse da versare e con una propria amministrazione. E come in tutte le zone di confine, notevole era il contrabbando praticato nonostante le rigide leggi che lo vietavano, pena dure sanzioni, anche se per gli abitanti stessi questa era una delle principali fonti di sostentamento..

Qualche tempo più tardi a fianco della torre venne costruito un palazzo, con scopi sia difensivi che residenziali, dal marchese Galeazzo I Pallavicino, che fece costruire anche l'omonimo canale irriguo che scorre nel paese. Questi sposò Elisabetta Sforza, figlia naturale di Tristano Sforza.. Da questo matrimonio ottenne anche il possesso del borgo, che assunse il nome di Torre Pallavicina.

La totale esenzione dalle tasse durò fino alla metà del XVIII secolo, mentre pochi decenni più tardi si verificò il passaggio alla Repubblica Cisalpina.. La nuova dominazione revocò tutti i privilegi riservati al paese, che fu annesso al dipartimento facente a capo a Bergamo, ed unito amministrativamente ai vicini comuni di Calcio e Pumenengo.

Nel XX secolo il paese ha subito la crisi del settore agricolo che, non compensata dall'evoluzione industriale, lo ha nuovamente relegato a ruolo marginale nell'economia della bassa bergamasca.

Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 13 gennaio 1994.

Nello stemma sono raffigurati elementi che compongono il nome del paese: da una parte una torre e dall'altra l'arma dei Pallavicino (cinque punti di rosso, equipollenti a quattro d'argento; col capo d'oro, all'aquila di nero, coronata del campo). Il gonfalone è un drappo partito di azzurro e di bianco

Monumenti e luoghi d'interesse

In località Portici, entro il territorio comunale, si trova una grande villa rustica con palazzotto cinquecentesco in stile neoclassico, nota appunto come Villa del Portico.

Nella frazione Santa Maria in Campagna si trova inoltre la chiesa di Santa Maria Assunta, del XV secolo, restaurata nel XX secolo e inserita nella diocesi di Cremona; al suo interno ospita tele del XVIII e del XIX secolo, oltre a una notevole pala del Sojaro raffigurante Maria Assunta.

La frazione Torre ospita il palazzo Barbò, un'imponente costruzione del XVI secolo con sale affrescate da Giulio e Bernardino Campi. Nel parco del palazzo, di notevoli dimensioni, è situata la Torre di Tristano, risalente al XV secolo a opera di Tristano Sforza; lo scopo della costruzione era permettere una più agevole sorveglianza delle vie di comunicazione e del naviglio. Nei pressi del palazzo sorge anche la villa Oldofredi Tadini Botti, che versa in condizioni di degrado nonostante il fastoso passato. È inoltre presente il santuario della Madonna di Loreto, risalente al XVII secolo.

La sede comunale Villanuova ospita infine il Museo della Civiltà Contadina. Di interesse è anche l'antica chiesa romanica di San Nazario e Celso risalente al XII secolo.

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