Le maschere coreane (), dalle sembianze umane, animalesche, di spiriti e divinità, sin dall'antichità hanno svolto la funzione di esprimere svariati personaggi ed entità ultraterrene. Le finalità e le occasioni d'uso di queste maschere variano da riti propiziatori a riti sciamanici, danze, rappresentazioni teatrali e riti esoterici.

L'utilizzo delle maschere coreane trova origine tra i popoli il cui sostentamento dipendeva principalmente dal raccolto: la ridotta disponibilità di tecnologie avanzate risultava infatti nel doversi affidare a riti che coinvolgessero natura e mitologia, entrambe declinate in diverse forme e personalità. Le maschere possono variare da regione a regione della penisola coreana, talvolta da città in città: in passato, venivano anche impiegate in danze divertenti e di satira, che ritraevano la vita dei coreani del tempo e le relative problematiche sociali.

Generalmente, il materiale utilizzato dagli artigiani coreani per la creazione di queste maschere era la carta di gelso coreana, con coloranti coltivati in natura per renderle sia esteticamente più belle, che concretamente robuste. Le maschere sono spesso circondate da pezzi di stoffa nera, così da nascondere il più possibile la testa dell'attore, o rappresentare capelli del medesimo colore.

Tipologie e nomi La numerosità delle maschere create dalla popolazione coreana corrisponde alle molteplici finalità nella quale queste venivano utilizzate. Tra esse figurano:

Sinseongtal (maschere di culto): servono per la venerazione e per le performance di riti ancestrali, rappresentando divinità vere e proprie che indossano maschere, o come maschere che ritraggono divinità. Uisultal (maschere dal potere taumaturgico): possono avere un uso protettivo, se fatte indossare alla persona bisognosa di protezione per la propria salute, al fine di mantenere lontane le forze nocive; un uso curativo, se utilizzate dagli sciamani per allontanare, mediante un rito, qualsiasi forza che possa causare malattia. Chueoktal (maschere di commemorazione e funerali): maschere ad uso commemorativo, indossate per lutto alla morte di una persona e portarle rispetto. Invece, le maschere per i funerali servivano a proteggere il morto dagli spiriti cattivi, proteggerne il viso, così che potesse passare all'aldilà senza complicazioni. Jeonjaengtal (maschere di guerra e caccia): vengono utilizzate per spaventare, intimidire il nemico; questo stratagemma può essere ritrovato in più società del passato, ad esempio fra greci e romani. Un altro uso era quello per la caccia: indossare queste maschere aiutava i cacciatori a confondersi nella natura, nascondersi dalle prede prima di attaccarle. Ipsatal (maschere di iniziazione): sono per i riti di iniziazione, indossate dalla persona che celebra il rito, oppure da colui che lo riceve, ad esempio per onorare il raggiungimento della maggiore età. Giwutal (maschere propiziatorie): sono maschere indossate nei riti propiziatori per la pioggia, rito che riunisce le popolazioni di tutto il globo. Yesultal (maschere ad uso artistico): sono maschere generalmente utilizzate in ambito artistico, come in spettacoli di danza e rappresentazioni teatrali: di svariate forme, queste maschere potevano far capire al pubblico la natura del personaggio e il suo ruolo all'interno di ciò che veniva rappresentato. Con "personaggio" non si intendono solo persone, ma anche animali ed elementi dell'ambientazione, come alberi e nuvole.

Caratteristiche In molti casi le maschere rappresentavano i costumi e le usanze dell'epoca, riportando ad esempio le malattie della pelle. Alcuni esempi si possono riscontrare nella provincia di Hwanghae e Gyeonggi, con le maschere di Shin-halbi () e Miyal-halmi (): il primo nome deriva da shin, che nel dialetto di Gyeonggi vuol dire "bianco", e halbi, "nonno", e significherebbe "nonno dalla pelle bianca"; il secondo nome, invece, deriva da miyal che significa "chicco di grano", e halmi, che proviene da "nonna", e indica quindi un'anziana che ha sulla pelle delle macchie grandi come chicchi di grano, ovvero lentiggini (piuttosto rare in Corea). Gli aristocratici venivano rappresentati con maschere bianche e i popolani con maschere nere, ma la maschera di Shin-halbi ha la pelle bianca probabilmente in riferimento alla vitiligine.

Un altro esempio di maschera con patologie dermatologiche è la maschera Hongbaek (), in cui si combinano insieme il colore rosso e bianco. Le macchie rosse sono più grandi di quelle bianche, una malattia congenita di infiammazione delle arterie e delle vene chiamata sindrome di Sturge-Weber, nella quale c'è una concentrazione anomala di arterie e vene in una determinata parte del viso. La maschera di Mundung (), il lebbroso, che appare nel Sud del paese dove il clima era relativamente più umido rispetto alle regioni del centro e del Nord, rappresenta il risultato degli studi delle patologie storiche della regione.

Usi

Danza e teatro

Le maschere venivano spesso utilizzate per le rappresentazioni teatrali in Cina, Giappone e Corea, ma quest'ultima si distingueva perché ogni regione aveva le sue tradizioni, e all'interno di una stessa provincia potevano esserci differenze a seconda dell'epoca.

Gli attori indossavano maschere chiamate japsaektal (da japsaek, attore, e tal, maschera) realizzate dalla gente del posto con materiali quali legno, carta e zucche, il cui aspetto rifletteva simbolicamente le personalità piuttosto complesse e i diversi comportamenti dei personaggio. Le più indossate erano quelle utilizzate durante la rappresentazione Yeongmujang Nongak eseguita a Yeonggwang, Gwangsan e Gochang. Secondo il Yeonggwangunji (Libro dell'area di Yeonggwang) solo tre maschere ritrovate sono realizzate in legno, ovvero quelle del daeposu (attore principale), della halmi (nonna) e del bangulsoe (servitore della fattoria). Le altre maschere, realizzate in carta, sono quelle dei personaggi changbu (marito della sciamana), jung (monaco), yangban (nobile) e chambong (meschino). Tutte sono conservate presso il Centro Locale per Anziani, ma le maschere originali sono andate perse. La maschera dell'attore principale del Yeonggwang Nongak è rossa con punti dorati tra le sopracciglia, sulle guance e sul ponte del naso; inoltre le sopracciglia e la barba sono pelose.

Durante la rappresentazione Honam Nongak, gli attori mascherati sono anche chiamati gwangdae. Solitamente indossano maschere di carta ma a volte possono mettere del trucco sul viso. Ad esempio, nell'area di Jangheung, la parola gwangdae fa riferimento sia alla maschera sia agli attori che la indossano. Le maschere sono fatte di zucca alla quale è collegata una corda, mentre, nella regione di Damyang, sono realizzate con carta spessa. Quando japsaek quali la sposa novella (gaksi), la nonna (halmi), o il pagliaccio (gwangdae) indossano una maschera viene aggiunta la parola gwangdae accanto al loro nome. Maschere dall'aspetto strano rivelano la natura di colui che le indossa, ovvero quella di attore ma anche di essere sacro che allontana la sfortuna e i disastri, mentre le maschere dall'aspetto più buffo rivelano una natura da pagliaccio.

Agli abitanti dei villaggi era permesso organizzare le rappresentazioni teatrali solamente una volta l'anno ed era l'unica occasione che avevano per criticare la classe dirigente satireggiandola e nascondendosi dietro le maschere. Con questo evento, infatti, era possibile esprimere le lamentele in forma diretta o indiretta. Le danze con le maschere (talchum) non erano quindi pensate per la classe al potere e avevano come protagonisti i popolani: una volta terminata la rappresentazione, essi si riunivano col padrone per bere e festeggiare e, come segno che tutto ciò che era stato detto sarebbe stato dimenticato, le maschere venivano sotterrate o bruciate.

Il villaggio di Hahoe Un caso in cui le maschere non venivano né sotterrate né bruciate è quello delle maschere del villaggio di Hahoe, vicino ad Andong, nella provincia del Gyeongsang settentrionale, dove venivano protette nel santuario del villaggio, il che ha permesso loro di arrivare integre fino all'epoca moderna. Secondo i nativi, quando le maschere vengono spostate dal luogo di conservazione è necessario eseguire un rito sacrificale per prevenire eventuali calamità che potrebbero colpire il villaggio. La danza in maschera del villaggio di Hahoe, chiamata Hahoe Byeolsingut Talnori (), è la più antica danza in maschera della tradizione coreana, risalente al periodo Goryeo (918-1392), diventata un modello per tutti i tipi di danze delle comunità agricole e contadine. Il villaggio di Hahoe è uno dei siti patrimonio dell'UNESCO e la danza è un patrimonio culturale immateriale, che comprende nove maschere designate nel 1964 come Tesoro Nazionale No. 121. Il rituale si teneva per due settimane seguendo il Capodanno lunare, nel santuario della divinità guardiana del villaggio. La preparazione del rito dell'anno nuovo cominciava diverse settimane in anticipo, infatti il quindicesimo giorno del dodicesimo mese dell'anno precedente il proprietario del Dangsan (ovvero "la montagna dove si crede risieda la divinità guardiana del villaggio") del villaggio scalava la montagna per indagare riguardo ai desideri del dio. Il sanju (il proprietario della montagna) mostrava una ciotola di acqua pulita alla divinità guardiana e pregava per poter ricevere la profezia. Quando il sanju faceva ritorno al villaggio comunicava l'oracolo agli anziani. Dopo la deliberazione da parte degli anziani, le preparazioni per il rito potevano iniziare. Si assegnavano i ruoli per l'esibizione teatrale di danza in maschera e si selezionavano gli attori. Nonostante si tratti di una performance con una trama strettamente intrecciata, è possibile dividerla in sei atti che prendono il nome di madang (), ognuno dei quali fa riferimento ad un personaggio: mudong madang (, atto del ballerino), juji madang (, atto del capo monaco), baekjeong madang (, atto del macellaio), halmi madang (, atto della vecchia), pagyeseung madang (, atto del monaco depravato), e yangban seonbi madang (, atto del nobile). La danza non ha coreografie precise e gli attori improvvisavano seguendo la musica e ricavando ispirazione dai movimenti quotidiani. L'esibizione teatrale di danza in maschera di Hahoe ha le coreografie meno elaborate rispetto alle altre esibizioni dello stesso tipo e il numero dei dialoghi è ridotto in confronto alle altre. Il festival giunto all'epoca moderna dura 10 giorni e attrae milioni di persone tutti gli anni. La crescita di questo evento ha attirato l'attenzione di una équipe internazionale di ballerini folk; parate, esibizioni all'aperto comprendenti diversi tipi di arti performative tradizionali coreane e altre sceneggiature creative costituiscono il festival moderno rifacendosi alle radici antiche della tradizione.