La Coppa del Mondo di rugby 2007 (; ) fu la 6ª edizione della Coppa del Mondo di rugby, massima competizione internazionale di rugby a 15 organizzata dall'International Rugby Board (IRB).
Si tenne dal al in Francia, Paese organizzatore della manifestazione, e in due sedi nel Regno Unito, la gallese Cardiff e la scozzese Edimburgo. Il torneo fu ospitato complessivamente da 12 città, più della metà delle quali già coinvolte nell'organizzazione delle due precedenti Coppe del Mondo tenutesi in Europa: solo Lione, Marsiglia, Montpellier, Nantes e Saint-Étienne accoglievano per la prima volta incontri del torneo.
A laurearsi campione del mondo fu il , a dodici anni di distanza dalla prima conquista del titolo in casa propria nel 1995, che nella finale allo Stade de France di Saint-Denis batté 15-6 l' campione mondiale uscente al termine di una gara senza mete, decisa solo dai calci tra i pali (cinque sudafricani contro due inglesi).
A partire da tale edizione della Coppa fu introdotta la modifica regolamentare che stabiliva che le prime tre classificate di ogni girone, per un totale di 12 squadre, fossero automaticamente qualificate per l'edizione successiva di torneo.
Storia L'organizzazione Relativamente alla gara per l'assegnazione della sede organizzatrice della Coppa del Mondo 2007 solo due candidature, mutualmente in antitesi, furono sottoposte all'IRB. La più discontinua rispetto alla formula di torneo fino ad allora adottata fu quella presentata dalla federazione inglese che, per evitare ― a propria detta ― gli squilibri negli incontri delle precedenti edizioni, proponeva un campionato mondiale a due livelli: il più elevato costituito dalle 16 squadre che competono per il titolo mondiale e quello di rango inferiore con 32 contendenti: ciò avrebbe significato una competizione a 48 squadre. Il comitato organizzatore francese, altresì, propose la stessa formula già collaudata nel 2003, con una configurazione a 20 squadre su 4 gironi, e criticò vivacemente la proposta inglese sostenendo che una formula a 48 squadre avrebbe reso impossibile l'organizzazione del torneo non solo a Paesi di consolidata tradizione rugbistica come l'Australia, ma sarebbe stata problematica perfino per la stessa Francia e il Regno Unito.
L' operò delle correzioni in corsa al proprio progetto e, pur riproponendo l'architettura di torneo a due livelli, li ridisegnò entrambi a 16 squadre ciascuno; il , comunque, il progetto dichiarato idoneo fu quello francese con una maggioranza di 18-3 in sede di assemblea del board dell'IRB, il cui allora presidente, il nordirlandese Syd Millar, fu netto nel ribadire che l'organismo internazionale non aveva intenzione di favorire altre forme di torneo diverse da quella a 20 squadre in un unico livello.
Il progetto presentato dalla Francia prevedeva tre sedi esterne nelle Isole britanniche, ognuna delle quali avrebbe dovuto ospitare un girone: Edimburgo in Scozia, Cardiff in Galles e Dublino in Irlanda; tuttavia quest'ultima dovette sottrarsi all'impegno già nel 2004 per sopraggiunta impossibilità di presentare in tempo un impianto nuovo in luogo dell'obsoleto Lansdowne Road ― la cui demolizione iniziò solo nel 2007 ― e il contemporaneo rifiuto dell'associazione di sport gaelici di concedere Croke Park a una manifestazione non gaelica come il rugby. Il presidente della Fédération Française de Rugby (FFR) Bernard Lapasset, che ricopriva analogo ruolo nel comitato organizzatore della Coppa, ne designò direttore esecutivo Étienne Thobois, ex internazionale francese di badminton passato alla dirigenza aziendale e sportiva, mentre la direzione tecnica del torneo fu affidata a Claude Atcher.
A due anni dal torneo sorse un contenzioso di natura economica con la federazione scozzese: questa, rimasta unica ospite dell'evento fuori dalla Francia insieme al , ricevette l'organizzazione di due match della fase a gironi, uno contro la e l'altro contro la a Murrayfield, ma una sopravvenuta crisi finanziaria della federazione fece ventilare una controvendita degli incontri alla Francia: infatti, a detta dell'allora direttore generale della Scottish Rugby Union Gordon McKie, il sostegno logistico alla Francia era stato garantito in base a un accordo implicito che la Scozia avrebbe deciso i prezzi d'ingresso allo stadio e avrebbe intrapreso in proprio le attività di marketing relative agli incontri ospitati, ma così non era, perché la bigliettazione era in carico all'IRB, la quale applicò prezzi di gran lunga superiori agli importi che la SRU chiedeva per gli incontri del Sei Nazioni (per alcuni ordini di posti quasi il triplo); ciò, sostenne McKie, avrebbe disincentivato gli spettatori a recarsi allo stadio con conseguente crollo d'incassi. La SRU non diede corso al proposito paventato da McKie e nel corso della manifestazione ospitò le due partite assegnatele anche se a posteriori il ricavato dalla manifestazione fu effettivamente negativo, come ribadito nella prima relazione annuale successiva all'evento, a causa degli scarsi numeri registrati in sede di vendita biglietti: circa spettatori, meno della metà della capacità totale di Murrayfield, per il 42-0 inflitto alla e per la sconfitta scozzese 0-40 contro gli All Blacks che, pur rilevante come affluenza, non costituiva tuttavia il tutto esaurito.
Il comitato organizzatore designò quindi dodici stadi in altrettante città, benché sostanzialmente sia il parigino Parco dei Principi che lo Stade de France afferiscano alla medesima area (quest'ultimo si trova infatti a Saint-Denis, comune della banlieue della capitale francese). Lo stadio di Gerland a Lione, il Vélodrome a Marsiglia, la Mosson a Montpellier, la Beaujoire a Nantes e il Geoffroy Guichard di Saint-Étienne furono usati per la prima volta nella storia della Coppa del Mondo; lo stadio Chaban-Delmas di Bordeaux, il Félix Bollaert di Lens, il Municipal di Tolosa, il Millennium Stadium di Cardiff e il citato Stade de France furono sedi anche della , mentre Murrayfield a Edimburgo e il menzionato Parco dei Principi erano al loro terzo mondiale, avendo ospitato, oltre all'edizione 1999, anche la . Inoltre, benché il Municipal di Tolosa fosse al suo secondo mondiale, la città ospitava la manifestazione per la terza volta perché nel 1991 la struttura utilizzata fu lo stadio Ernest Wallon. La scelta del comitato organizzatore cadde su strutture che richiedevano interventi edilizi minimali: la parte francese del torneo si tenne infatti nelle stesse dieci sedi dell'ancora recente, all'epoca, campionato mondiale di calcio 1998, in occasione del quale erano stati ristrutturati, quando non costruiti ex novo come lo Stade de France, tutti gli impianti destinati a ospitarlo.
Il torneo Con 8 squadre ammesse automaticamente (le quartifinaliste della ), tutto il percorso di qualificazione, durato tre anni, espresse le rimanenti 12 squadre.
La fase a gironi
Il a Dublino, a qualificazioni appena iniziate, avvenne il sorteggio dei gironi alla presenza dei presidenti dell'IRB Millar e della FFR Lapasset. Ogni girone si compose di due ammesse di diritto, una per fascia, e tre provenienti dalle qualificazioni, all'epoca ancora indeterminate. Nel girone A insieme a e furono sorteggiate Oceania 1 (in seguito posto guadagnato da ), Americhe 3 () e Ripescaggi 2 (); nel girone B ad e furono affiancate Oceania 2 (che si rivelò essere ), Americhe 2 () e Asia 1 (). Il girone C vide la presenza di e più Europa 1 (appannaggio dell'), Europa 2 () e Ripescaggi 1 (la vera sorpresa del torneo, in quanto fu conquistato dal , esordiente assoluto nella competizione e qualificatosi battendo con un complessivo 24-23 in gara doppia l' nell'ultimo spareggio dei ripescaggi). Infine nel girone D e furono abbinate ad America 1 (in seguito rivelatasi essere l'), Europa 3 () e Africa 1 ().
La prima sorpresa si ebbe proprio al termine della gara inaugurale allo Stade de France tra e , che faceva seguito alla cerimonia d'apertura del torneo: i sudamericani, contro pronostico, si imposero 17-12 sui padroni di casa, di fatto già ipotecando il primo posto del girone e condannando i francesi a lottare per la seconda piazza utile alla qualificazione. Vittima dell'exploit argentino fu tuttavia l', dapprima battuta dalla Francia nella terza partita e successivamente, nell'ultimo e decisivo incontro del girone, dagli stessi Pumas per 15-30 e relegata al terzo posto della classifica di gruppo.
Nel girone A, altresì, stupì non tanto la sconfitta inglese contro il quanto il punteggio: i campioni del mondo uscenti, già privi del loro elemento migliore Jonny Wilkinson, e all'ultimo momento anche costretti a rinunciare alla sua riserva Olly Barkley, furono nettamente battuti 0-36: alla sconfitta fecero da corollario anche la perdita di Jason Robinson per circa un mese, e quella definitiva di Jamie Noon, entrambi usciti in corso di gara per infortunio. Tale rovescio, il primo dopo 8 anni nel torneo (l'ultimo era stato a opera degli stessi Springbok in occasione dei quarti di finale della ), unito a un insoddisfacente 28-10 contro gli nella partita d'esordio, rese decisive le due seguenti partite contro e , successivamente vinte con relativa sicurezza (rispettivamente 44-22 e 36-20).
Così come quello della Francia, anche il girone dell'Australia mandò ai quarti di finale una squadra proveniente dalle qualificazioni: se gli Wallabies lo dominarono vincendolo a punteggio pieno con bonus in ogni incontro, l'ultima partita del raggruppamento tra e fu fatale ai Dragoni britannici, che persero proprio nel finale con il punteggio di 34-38 a causa di una meta del figiano Graham Dewes. Il C.T. gallese Gareth Jenkins, alla sua quattordicesima sconfitta su venti partite alla guida della nazionale, fu esonerato all'indomani dell'eliminazione; per si trattò della seconda qualificazione alle fasi eliminatorie a vent'anni di distanza dalla precedente, avvenuta nell'edizione inaugurale della Coppa.
Nessun fatto insolito, altresì, nel girone vinto dalla con cifre che lasciavano poco spazio all'interpretazione: oltre al bonus in ogni gara, i punti marcati a fine girone furono più di 300 (per la precisione 309, ovvero 94 in più della seconda miglior realizzatrice, l', e come accessorio una differenza fatti-subiti di +274, ovvero di 100 superiore ancora alla citata Australia). L'unica incertezza era relativa alla squadra capace di conquistare il secondo posto, ritenuto dagli osservatori alla portata sia dell' che della : infatti, proprio la recente vittoria italiana a Edimburgo per 37-17 nel Sei Nazioni 2007 aveva alimentato moderate e motivate speranze nell'accesso ai quarti di finale per la prima volta nella storia del rugby azzurro, avallate anche dai pronostici possibilisti della stessa stampa britannica; tuttavia, nell'ultima partita del girone a Saint-Étienne, fu la a prevalere, sia pur di poco: 18-16 grazie a 6 calci tra i pali di Chris Paterson contro una meta di Alessandro Troncon, alla sua 101ª e ultima partita internazionale, e 11 punti di David Bortolussi (tre piazzati e una trasformazione); lo stesso Bortolussi fallì la trasformazione di un calcio piazzato che avrebbe potuto portare l' avanti di un punto a quattro minuti dalla fine.
I play-off Il primo dei quattro quarti di finale vide contrapposte a Marsiglia nel pomeriggio del le nazionali di e : il clima della vigilia fu caratterizzato da polemiche causate dalle parole di John O'Neill, direttore generale della federazione rugbistica australiana, il quale dichiarò alla stampa che i suoi compatrioti «odiano gli inglesi», e rinfocolate dall'ex allenatore del Alec Evans, che si sbilanciò a preventivare provocatoriamente una vittoria australiana con trenta punti di scarto.