Il passo di Baranca (1820 m s.l.m.) è un valico alpino situato in Piemonte che mette in comunicazione la Valsesia con la valle Anzasca. Il termine “Baranca” si considera derivante o dalla radice “bar” (prato di pascolo) o dalla radice “bhar” (difesa).. La zona si caratterizza infatti tanto per la presenza di molti pascoli quanto per la sua posizione strategica, che la rese un ottimo luogo di difesa, in particolare negli anni della guerra di liberazione.
Descrizione geografica Il passo di Baranca, tramite mulattiera, mette in comunicazione la val Mastallone (Vc), valle secondaria della Valsesia, con la valle Olocchia, valle secondaria della valle Anzasca (Vco). In particolare connette i comuni di Fobello (Vc) e Bannio Anzino (Vco). È inoltre collegato, tramite sentiero, al vicino col d’Egua (2239 m s.l.m.), creando così un’ulteriore via di comunicazione che unisce il comune di Carcoforo (Vc), in val Sermenza, con i due comuni e le due valli precedentemente citati. Questo luogo è una meta turistica di prim’ordine perché accessibile da quattro valli: val Mastallone, valle Olocchia, valle di Anza e val Sermenza, e perché è il centro di un quadrivio che congiunge le strade provenienti da Fobello, Bannio Anzino, Ceppomorelli e Carcoforo. Per valorizzarlo al massimo furono costruite una piccola cappella alla Beata Vergine e un alpeggio: l’alpe Selle di Baranca (1824 m s.l.m.), che comprende una quindicina di baite, alcune ora diroccate. Uno di questi edifici ha un valore particolare, essendo stato un albergo molto rinomato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, frequentato da persone di ogni provenienza sociale e territoriale. Più o meno alla stessa altitudine, ma in posizione più defilata verso ovest rispetto al passo, si trova Villa Aprilia, una villa di montagna di inizio Novecento che, grazie alla sua posizione, domina la conca sottostante, oggi in rovina perché distrutta durante la seconda guerra mondiale. Poco prima del passo, nel versante valsesiano, si trova il lago di Baranca (1770 m s.l.m.), delimitato a sud da una bocchetta, da cui passa il sentiero, e a nord da un pianoro verdeggiante. Dalla bocchetta, caratterizzata da una roccia nera e frastagliata, il Mastallone, emissario del lago, crea una suggestiva cascata di medie dimensioni, per poi proseguire sotto forma di torrente lungo la valle sottostante. Il lago è considerato la sorgente del torrente Mastallone e misura 80 metri circa in lunghezza, 40 metri circa in larghezza e ha una profondità all’incirca di 3 metri. Osservando la zona circostante si può notare che in passato le sue dimensioni erano di gran lunga maggiori di quelle attuali: dove ora il lago si è ritirato si trova un ampio pianoro verdeggiante adibito al pascolo. Le dimensioni di questo lago alpino possono variare di anno in anno in base alla quantità di neve caduta nel corso dell’inverno. Nel periodo estivo le rive del lago sono fiorite da Eriophorum capitatum. Il passo di Baranca e l’omonimo lago formano insieme la cosiddetta conca di Baranca, delimitata dalle tre cime circostanti (da est verso ovest): il pizzo del Moro (2333 m s.l.m.): è una cima situata a est del passo di Baranca. La sua cresta funge da spartiacque tra la Valsesia e la valle Anzasca e incombe sul passo terminando con un dente di roccia. la cima dei Turni (2064 m s.l.m.): è una cima situata a nord del passo di Baranca. Eventualmente è raggiungibile a partire da una deviazione lungo il sentiero per il col d’Egua. il Cimone (2453 m s.l.m.): è una cima situata a ovest del passo di Baranca. Questa vetta è compresa tra il col d’Egua e la Bocchetta degli Strienghi ed è raggiungibile a partire da questi valichi. La sua parete orientale, con la relativa antecima, insiste sul lago di Baranca con una forte pendenza. Questo luogo dista all’incirca 9 km da Fobello e Bannio Anzino, percorribili tramite mulattiera, e circa 7 km da Carcoforo, percorribili tramite sentiero..
Storia Il passo di Baranca, grazie alla sua posizione strategica, è caratterizzato da una storia ricca di eventi. Per il suo fondamentale ruolo di comunicazione tra la Valsesia e la valle Anzasca, fu spesso utilizzato come via di passaggio. Le prime testimonianze databili che lo riguardano risalgono alla seconda metà dell’Ottocento. In particolare, nel 1858 transitarono a Baranca i principi di Savoia, reduci da Bannio Anzino, e furono accolti sul passo dai sindaci di Fobello e Cervatto. L’anno successivo, nel 1859, transitò sul valico un corpo di linea dell’esercito piemontese, stanziato a Pallanza, che prese parte alla seconda guerra d'indipendenza italiana. Il contingente scese a Varallo e successivamente si collocò sulla linea della Dora in attesa dell’esercito francese, per respingere l’esercito austriaco che aveva precedentemente superato la linea del Ticino. Per favorire la viabilità, nel 1883 iniziarono i lavori per la creazione di una mulattiera che congiungesse l’abitato di Fobello con il valico. Vi presero parte la sezione di Varallo del Club Alpino Italiano, diversi abitanti di Fobello e l’onorevole Carlo Rizzetti. La mulattiera nel 1887 fu poi ulteriormente ampliata per collegare il passo di Baranca con l’abitato di Bannio Anzino. Un intaglio su una pietra posta prima di giungere al lago testimonia che nel 1908 la mulattiera subì alcuni lavori di manutenzione ad opera degli alpini. Ancora oggi questa mulattiera rappresenta la via di accesso al passo...
L'albo di Baranca Sul valico, all’alpe Selle di Baranca, fu aperto un piccolo albergo, che si può considerare il precursore di un moderno rifugio alpino e fu un fondamentale punto d’appoggio per i viandanti, i quali, per testimoniare il loro passaggio, firmavano spesso le pagine del cosiddetto albo di Baranca, una sorta di registro lasciato a disposizione per chiunque volesse lasciare scritto un qualsiasi pensiero o testimonianza. L’albo di Baranca è formato da tre volumi, per un totale di milleduecento pagine. Ogni volume è rilegato in pelle con intestazioni in oro. All’interno dell’albo sono riportate semplici dichiarazioni di soddisfazione, appunti, riflessioni, resoconti di escursioni o di battute di caccia, battute e poesie. Una selezione di quanto scritto nell’albo fu pubblicata dal "Corriere Valsesiano" tra il 1941 e il 1944. L’albergo degli alpinisti fu inaugurato nel 1886 e continuò la sua attività per circa ventotto anni, fino al 1913, quando chiuse i battenti per la morte del gestore e probabilmente anche per motivi finanziari. A gestire questa piccola struttura non era un ente pubblico ma un privato cittadino, Raimondo Narchialli, originario di Fobello. L’albergo era aperto durante il periodo estivo e solo in occasioni particolari nel resto dell’anno. Ecco una selezione degli eventi più importanti riportati nell’albo, tratti dal "Corriere Valsesiano":
1886: nel mese di agosto Raimondo Narchialli inaugurò ufficialmente l’albergo degli alpinisti in occasione del congresso del C.A.I. La prima data riportata è il 14 agosto. Nei giorni seguenti l'albo riporta molte firme, segno che l’albergo iniziò subito a lavorare. La struttura chiuse a fine settembre. L’ultima data segnata è il 17 settembre.. 1889: il 17 luglio Giuseppe Lancia giunse al colle per pregare nella cappella della Beata Vergine dell’alpe Selle di Baranca allo scopo di ottenere la guarigione dei figli. Sull’albo, oltre alla sua firma, sono riportate anche quelle di alcuni dei suoi figli tra cui Vincenzo Lancia, di otto anni.. 1892: il 20 settembre fu riportato sull’albo che un gruppo di cacciatori aveva celebrato la ricorrenza delle fine dello Stato pontificio (la breccia di porta Pia del 20 settembre 1870) con una sparatoria in aria, al ritorno in albergo dopo un giorno di caccia poco prolifico.. 1893: il 4 agosto la milizia tradizionale di Bannio Anzino richiese il corpo musicale di Fobello e Cervatto per la festa della Madonna della neve. Il gruppo di musicisti, dopo aver valicato il colle, si ristorò e pernottò all’albergo. Per ricordare l’avvenimento il gruppo lasciò diciannove firme.. 1895: il 22 luglio, poiché in quegli anni iniziavano a diffondersi le prime biciclette, un gruppo di undici ciclisti e cicliste fobellesi si diede appuntamento a Baranca, raggiungendolo però a piedi. Il 5 agosto una persona giunse a Baranca in bicicletta, per la prima volta in assoluto.. 1896: il 1 agosto nell'albo sono riportate tre firme, una delle quali di particolare rilevanza: quella del sacerdote Achille Ratti di Milano, di 39 anni, che nel 1922 sarebbe divenuto papa Pio XI. Con il 1896 termina il primo libro dell’albo di Baranca.. 1897: l’8 agosto arrivò all'albergo una comitiva giovanile, in una gita organizzata dalla sezione C.A.I di Milano. I trentadue partecipanti, il presidente della sezione e il capo gita erano diretti a Macugnaga. Essi elogiarono l’accoglienza ricevuta a Varallo e Fobello, la bellezza dei luoghi, la cordialità degli abitanti e la sezione C.A.I. di Varallo. Le firme dei partecipanti furono parecchie e i loro commenti ebbero un significativo effetto pubblicitario, tanto che nel 1900 un uomo, accompagnato dalla sorella, ripercorse l’itinerario di questa gita, lasciandone testimonianza nell’albo.. 1898: il 22 agosto Giovanni Gugliermina, insieme alla moglie e alle nipoti, varcò il colle in direzione di Macugnaga. Gugliermina ebbe due figli, Battista e Giuseppe, che idearono e costruirono la capanna fratelli Gugliermina (ex capanna Valsesia), sotto la Punta Parrot, per facilitare la scalata della parete sud del monte Rosa. Con la nascita e lo sviluppo degli sport invernali si diffuse l’idea, sostenuta da Carlo Rizzetti, deputato della Valsesia, che la montagna fosse bella in tutte le stagioni.. 1899: in questo anno fu inaugurata la villa di caccia Musy (un casolare alpestre) da due raduni di amici, uno il 24 agosto, con diciotto firme, e uno il 30 agosto, con venticinque firme. Nell’albo viene riportata anche una vignetta che rappresenta il casolare e l’antistante piazzale.. 1902: il 12, il 15 e il 25 agosto furono registrate le firme di Piero Ghiglione, all’epoca studente, che in seguito divenne alpinista, compiendo numerose ascensioni alle cime di cinque continenti diversi, di cui pubblicò resoconti su riviste e giornali.. 1903: il 4 agosto fu riportato il passaggio di un corpo militare. All’alpe Selle transitò una batteria di artiglieria da montagna composta da 146 uomini e 55 muli. A Baranca non c’era il telegrafo, di conseguenza le notizie venivano portate esclusivamente dai passanti. Per esempio il 6 agosto, alle 9 di sera, giunse da un viandante la notizia che il cardinale Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia, era stato eletto pontefice con il nome di Pio X. Il 22 agosto uno sfogo annunciò che Narchialli sarebbe stato costretto a chiudere il rifugio perché gli introiti non erano sufficienti per le spese. L’albergatore chiese dei sussidi da 100 a 150 lire annui al C.A.I., ma alla data riportata non aveva ricevuto ancora nessuna risposta. Così a settembre sarebbe stato costretto a chiudere. Il 1 settembre l’ingegnere Costantino Gilodi, illustre personaggio di Borgosesia, firmò la sua presenza e allegò il progetto di una nuova chiesetta da erigere sul colle, progetto che poi non fu attuato. L’ingegnere Gilodi, uno dei tre architetti che presero parte all’espansione urbanistica di Torino del 1898, restò sempre molto legato a Baranca... 1904: l’albergo riaprì, tuttavia non fu specificato se i sussidi fossero stati finanziati dal C.A.I. o da un privato oppure se Narchialli avesse deciso di riaprire senza sussidi, cercando di far quadrare lo stesso i conti. Tra il 17 agosto e il 2 settembre fu riportata una seconda permanenza dell’ingegnere Gilodi...