Una messa solenne (in latino Missa solemnis) è una messa tridentina celebrata con canto da un sacerdote con l'assistenza di un diacono e un suddiacono. Il ruolo degli ultimi due è spesso supplito da due preti. Nell'ultima versione del Messale Tridentino, promulgata da papa Giovanni XXIII, la messa solenne è definita come una messa in canto celebrata con l'assistenza dei sacri ministri, cioè diacono e suddiacono.Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia compresa nel Messale del 1962, capitolo I paragrafo 3
Una forma della messa tridentina
Due sono le specie della messa tridentina: dicesi Messa "in canto", se di fatto il celebrante canta quelle parti che deve cantare secondo le rubriche; altrimenti dicesi "messa bassa" o "messa letta". La messa "in canto", inoltre, se è celebrata con l'assistenza dei sacri ministri (diacono e suddiacono), è chiamata "messa solenne"; se è celebrata senza ministri sacri, è detta "messa cantata".Sacra Congregazione dei Riti, Instructio de musica sacra (3 settembre 1958), n. 3
Nella Catholic Encyclopedia del 1910,Adrian Fortescue, "Liturgy of the Mass" in The Liturgy of the Mass in The Catholic Encyclopedia (New York 1910) Adrian Fortescue spiegava l'origine delle diverse forme: Nel primo medioevo la concelebrazione eucaristica venne sostituita da celebrazioni separate private. Nessun dubbio che l'usanza di offrire ogni messa per un'intenzione particolare contribuì a questo cambiamento. Le celebrazioni separate comportarono la prolificazione di altari nella stessa chiesa e la riduzione del rito alla forma più semplice possibile. Così si fece a meno del diacono e del suddiacono; il sacerdote celebrante oltre alla sua parte svolgeva anche la loro. Un ministrante sostituì il coro e gli altri ministri, tutto si diceva anziché cantarlo, vennero omessi l'incenso e il bacio della pace. Così sorse il noto rito della messa bassa (missa privata). Questo creò per contraltare la messa solenne (missa solemnis), in cui il celebrante recita tutto personalmente anche se lo canta anche il diacono, il suddiacono o il coro.
Più avanti nello stesso articolo Fortescue diceva: La messa solenne è la norma; solo nel rito completo con diacono e suddiacono le cerimonie sono comprensibili. Per esempio, le rubriche dell'Ordinario della messa suppongono che la messa sia solenne. La messa bassa celebrata da un prete da solo con un ministro è una forma abbreviata e semplificata della stessa realtà. Il suo rituale può essere spiegato soltanto facendo riferimento alla messa solenne. Per esempio, il celebrante si sposta al lato del Vangelo per leggere il Vangelo, perché è quello il lato ove il diacono va in processione nella messa solenne; si volge sempre a destra perché nella messa solenne non dovrebbe volgere le spalle al diacono e così via. La messa cantata (missa cantata) è un compromesso moderno, in realtà una messa bassa, visto che l'essenza della messa solenne si trova non nella musica, ma nella partecipazione del diacono e del suddiacono.
L'edizione 1962 del Messale Romano modificò una delle citate osservazioni di Fortescue concernente la messa solenne: il sacerdote celebrante non legge più per sé l'Epistola e il Vangelo, ma in silenzio ne ascolta il canto eseguito rispettivamente dal suddiacono e dal diacono. Continua però a leggere sottovoce il graduale ecc.
Musica
Per definizione, certe parti della messa solenne sono cantate dal sacerdote celebrante. Il diacono canta il vangelo e il suddiacono l'epistola. Tutte queste parti sono cantate in canto gregoriano. Altre parti sono cantate dal coro o in canto gregoriano (spesso in forma più complessa) o con altra musica. Tutte queste appartengono all'ordinario della messa. Alcuni altre parti cantate non appartengono all'ordinario, ma al proprio della messa, che varia di giorno in giorno: introito, graduale, alleluia o tratto, offertorio, communio. Il proprio contiene anche le sequenze (quali il Dies irae della messa da requiem) e in alcuni giorni della Settimana santa il Passio, canto del Vangelo che racconta la passione di Gesù. Altri canti fissi dell'ordinario della messa sono il Kyrie Eleison, il Gloria in excelsis Deo (omesso in alcune messe), il Credo (anch'esso omesso in alcune messe), il Sanctus (a volte separato dal Benedictus, che è la sua continuazione) e l'Agnus Dei.
Il Sanctus-Benedictus si separava per tradizione particolarmente nelle messe più elaborate, per non prolungare troppo la celebrazione: la prima parte, il Sanctus, veniva cantata prima della consacrazione e il Benedictus dopo. LInstructio de musica sacra et sacra liturgia della Sacra Congregazione dei Riti del 3 settembre 1958 ha decretato: "Il Sanctus e il Benedictus, se sono cantati in gregoriano, devono essere cantati senza interruzione, altrimenti il Benedictus si canti dopo la Consacrazione". La distinzione appartiene al patrimonio musicale della tradizione: le messe di Bach, Mozart, Beethoven, Haydn, Verdi, Rossini e moltissimi altri compositori.
Benché la musica tipica delle messe solenni sia il canto gregoriano, una vasta varietà di musiche previste dall'ordinario della messa sono state composte nel corso dei secoli e sono a volte eseguite. Vi sono poi delle musiche scritte appositamente per il proprio di varie festività dell'anno liturgico. Un esempio è un Proprio di William Byrd per la messa della Madonna nel periodo di Avvento.
La musica della messa solenne è frequentemente eseguita da un coro generalmente costituito da laici sia uomini sia donne, talvolta costituito solo da chierici, seminaristi, religiosi, particolarmente nei monasteri e nei seminari. Il coro, se monastico, è solitamente schierato vicino all'altare. Ma con l'introduzione di musiche molto elaborate e di difficile esecuzione, molti laici sono entrati nei cori. Questo ha imposto di spostare le masse corali in posizioni laterali o nella tribuna in fondo alla chiesa, dove solitamente è situato l'organo.
Per la Chiesa cattolica, la messa in ogni sua forma, cantata o no, tridentina o post-tridentina, è innanzitutto la riattualizzazione in forma incruenta dello stesso sacrificio di sé che Gesù compì sulla croce per la redenzione degli uomini. Essa è altresì considerata un continuo canto di preghiera e di lode a Dio.Frederik Oakeley. Ordine e ceremoniale del sacrosanto sacrificio della Messa. Marco e Lorenzo Aureli; 1855. p. 63.
Struttura e cerimoniale
Prima della messa
Nella sagrestia, prima della vestizione, il sacerdote e i due sacri ministri si lavano le mani. Due accoliti assistono il diacono ed il suddiacono a vestire i paramenti liturgici. Questi recitano delle preghiere mentre vestono ciascun paramento sacro. Per prima cosa indossano l'amitto, un pezzo di stoffa rettangolare di lino che baciano prima di farlo passare sopra la testa e poi l'allacciano attorno al collo e le spalle. Indossano poi il camice, una lunga tunica bianca con le maniche. Quindi indossano il cingolo, un cordone di lana bianca che viene annodato intorno alla vita. Se la messa non sarà preceduta dal rito dell'aspersione o da altra cerimonia, si mettono pure il manipolo, un pezzo di stoffa ricamato piegato a metà e posto sul braccio sinistro. Se invece la messa sarà preceduto da un'altra cerimonia, i manipoli dei ministri sacri, come pure quello del sacerdote celebrante sono stati già deposti nel presbiterio della chiesa sulle sedie per essere messi dopo l'aspersione e prima dell'inizio della messa. Il suddiacono completa la sua vestizione con la tunica ricamata con le maniche corte sopra tutto il resto. Il diacono pone, dopo (eventualmente) il manipolo, la sua stola (una lunga sciarpa ricamata simile al manipolo ma più lunga) sulla sua spalla sinistra e la lega al cingolo sulla destra, e poi indossa la dalmatica (simile alla tunica). Il sacerdote indossa la stola intorno al collo e con il cingolo la lega davanti intorno alla vita. Se la messa non sarà preceduta da un'altra cerimonia, indossa su tutto, manipolo compreso, la casula (detta anche, ma nel Messale solo nel Codice delle Rubriche, la pianeta) colorata in funzione del periodo dell'anno liturgico o della festa. Se invece la messa sarà preceduta dall'aspersione, il sacerdote, senza manipolo, si mette invece della casula (che si trova già nel presbiterio) il piviale del colore appropriato.
Poi tutti e tre, prima di fare il loro ingresso nella chiesa, si mettono anche la berretta.
Nella tradizione tridentina, si fa ogni domenica prima della messa principale l'aspersione con acqua benedetta, che in nessun senso è considerata parte della messa.The Ceremonies of the Roman Rite Described. A&C Black; 2009. p. 109. L'acqua dell'aspersione è benedetta nella sagrestia, non necessariamente dal sacerdote che celebrerà la messa. Poi nella chiesa il sacerdote che celebrerà la messa va ai gradini dell'altare, dove inginocchiato asperge l'altare tre volte, e poi se stesso. Dopo questo si alza e al suono dell'antifona Asperges me (o nel tempo pasquale la Vidi aquam) asperge i ministri, il clero e il popolo. Tornato all'altare recita una preghiera e va a mettersi il manipolo e a sostituire il piviale con la casula prima di iniziare la messa.Ordo ad faciendam et aspergendam aquam benedictam alle pagine – del Missale Romanum del 1962
La messa
Inizio della messa. Mentre il coro canta l'introito (testo religioso o delle sacre scritture seguito da un verso di salmo, dalla dossologia e dalla ripetizione del testo religioso), il sacerdote recita a bassa voce con i due ministri sacri le preghiere ai piedi dell'altare, alla fine delle quali sale con essi in mezzo all'altare, che bacia. Mette l'incenso nel turibolo portato dal turiferario e, accompagnato dai ministri sacri, incensa la croce e, in maniera elaborata, l'altare. Indi restituisce il turibolo al diacono, che lo incensa. Il turiferario poi riporta il turibolo in sagrestia.Ritus servandus in celebratione Missae, IV, 4–7Giuseppe Baldeschi, Esposizione delle sacre cerimonie (Benevento 1852), pp. 179–180 Kyrie eleison. Il celebrante, mentre il diacono sta alla sua destra e il suddiacono alla destra del diacono, legge l'introito e poi il Kyrie eleison, alternandosi in questo con i sacri ministri. Intanto il coro comincia il canto del Kyrie eleison, durante il quale, se è particolarmente lungo, il celebrante e i due sacri ministri vanno a sedersi, con la berretta in testa, nelle sedie assegnate loro a tale scopo nel presbiterio dal lato dell'epistola dell'altare.Ritus servandus in celebratione Missae, IV, 7 Gloria in excelsis Deo. Alla fine del canto del Kyrie, il celebrante e i sacri ministri, eventualmente lasciando le sedie e genuflettendo ai piedi dell'altare, si dispongono in linea al centro dell'altare con il diacono dietro il celebrante e il suddiacono dietro il diacono. Poi, se nella messa si canta il Gloria, il sacerdote ne intona le prime parole. Il coro canta il resto, e il diacono e il suddiacono salgono all'altare ponendosi ai fianchi del celebrante, mentre questi recita il resto a bassa voce. Quando hanno terminato, rimangono in attesa che il coro termini il suo canto o se questo è molto lungo possono andare a sedersi come durante il Kyrie. Colletta. Verso la fine del canto del Gloria (o del Kyrie se il Gloria viene omesso), i sacri ministri si dispongono come per l'intonazione del Gloria, e il celebrante, rivolgendosi ai fedeli con le braccia estese (non oltre le spalle), canta Dominus vobiscum ("Il Signore sia con voi"), a cui il coro risponde: Et cum spiritu tuo ("E con il tuo spirito"). Il celebrante canta poi la colletta del giorno o le collette sul tono dell'orazione.Ritus servandus in celebratione Missae, V, 5