Loccupazione militare dell’Amazzonia ebbe luogo dal 1964 al 1985, nell’ambito della dittatura militare brasiliana.
Storia I semi per la dittatura militare in Amazzonia furono piantati ben prima del colpo di Stato. Nel 1948 fu creata la divisione socio-geografica Amazzonia Legale, che comprendeva i comuni di Amazonas, Pará, Goiás, Acre, Maranhão, Rondônia, Roraima e Amapá e puntava a includere il territorio amazzonico nell’economia centrale brasiliana. Erano i primi anni della Guerra fredda e gli Stati Uniti temevano la minaccia comunista, rappresentata in Brasile dal presidente João Belchior Marques Goulart, per la sua vicinanza alla classe operaia, ai sindacati e alla Cina di Mao Tse Tung. La sua elezione provocò ostilità nelle forze militari e nei latifondisti, ma anche nel governo statunitense, che, in risposta, decise di ordinare il posizionamento di navi e arei militari lungo la costa brasiliana.
Tra il 31 marzo ed il primo aprile del 1964 avvenne il colpo di Stato, fomentato da Magalhães Pinto, Ademar de Barros e Carlos Lacerda, appoggiati dall’ambasciata statunitense a Brasilia. Nel 1966 fu fondata (in sostituzione della SPVEA) la SUDAM (Soprintendenza di Sviluppo in Amazzonia), basata sul motto “integrare non arrendersi”, i cui principali obiettivi nell’Amazzonia erano la ricerca del potenziale economico, il progresso, la formazione di popolazioni stabili ai confini, la politica di immigrazione, l’espansione agricola e l’organizzazione delle risorsi naturali. Infatti, la pianificazione strategica sviluppata dalla dittatura militare fu incentrata apparentemente sull’unione dei concetti di sicurezza nazionale e di sviluppo, ma in realtà fu fondata su influenza statunitense per contenere il comunismo rappresentato dall’Unione Sovietica e la Cina e per integrare l’Amazzonia al suo modello capitalista.
La dittatura militare in Amazzonia si sviluppò in seguito con una serie di decisioni, come il lancio della SUFRAMA (Soprintendenza della Zona Franca di Manaus) nel 1967; l’INCRA (Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria) e il PIN (Piano Nazionale di Integrazione), nel 1970, con lo scopo di colonizzare e occupare la regione dell’Amazzonia. Il governo brasiliano prese di mira le popolazioni indigene e fluviali della regione amazzonica: in primo luogo quando, nel 1967 il sistema di protezione delle popolazioni indigene si mutò nella FUNAI, basata sull’ideologia di integrare, prendere in custodia e proteggere gli indigeni, considerati incapaci di adattarsi ai modelli di civiltà occidentale autonomamente e quindi costretti con la forza o uccisi: fu un vero e proprio genocidio con forme di crudeltà e tortura attraverso l’uso di arsenico, il bombardamento dei villaggi e l’inoculazione di virus, che portò alla morte di oltre 8000 indigeniCruz EP, Comissão da Verdade reconhece violência da ditadura contra povos indígenas, Agência Brasil, Politica Livre.
Anche il territorio naturale dell’Amazzonia fu un bersaglio militare. Negli anni ’70, iniziò a operare a Manaus la ‘Zona Franca’, un’area destinata a favorire l’insediamento di stabilimenti di assemblaggio di veicoli ed elettronica. Ulteriore causa di distruzione fu il progetto della costruzione della Strada Trans-Amazzonica, un’autostrada destinata a collegare il nord-est del Brasile con la frontiera peruviana. Se pur non conclusa, la strada fu aperta nel 1972, insieme a nuove residenze e terreni per l’agricoltura e l’allevamento. Le conseguenze furono disastrose: dall’impatto ambientale causato dal disboscamento, la realizzazione di progetti agricoli e industriali e l’estrazione dei minerali, a quello umano sulle popolazioni invase, colpite e private dei loro diritti.
Obiettivi e propaganda dei militari
L’obiettivo dei militari in Amazzonia era rendere la foresta uno spazio industriale, appetibile per investimenti esteri. Il progetto di industrializzazione dell’Amazonia, di stampo capitalista, si rifaceva al modello economico statunitense, paese con cui il Brasile era allineato nel contesto della Guerra Fredda. Per sostenere il loro piano, i militari dipinsero lo spazio amazzonico sia come un deserto disabitato, ignorando di proposito le popolazioni indigene, etichettate come usurpatrici nella concezione di sovranità nazionale del regime -, che come un mostro verde da sconfiggere in nome del progresso. Per tale ragione, cominciarono ad apparire sulle riviste legate al regime (Sudam em revista e Realidade) altisonanti paginoni capeggiati da slogan a favore della deforestazione dell’Amazzonia. Il simbolo dell’intera occupazione militare in Amazzonia è la strada transamazzonica strada transamazzonica, progetto mai portato a termine. Lungo tutto il regime militare, la costruzione della superstrada si caricò di diversi significati: oltre a rappresentare la vittoria del progresso sul mondo selvaggio, metaforicamente indicava il cammino per lo sviluppo economico del Brasile, possibile anche grazie a investimenti esteri. Per tale motivo, sul numero di ottobre 1971 della rivista Realidade, apparve il titolo “Esta estrada vai passar por uma agência do Banco de Londres” (“Questa strada passerà per una banca di Londra”)Realidade, ottobre 1971, p. 21. Nell’ottica propagandistica dei militari, l’accostamento tra progresso e investimenti esteri era la chiave per giustificare agli occhi della popolazione l’occupazione e il genocidio delle popolazioni indigene amazzoniche.
Oltre alla propaganda legata al progresso e agli investimenti esteri, si incentivò anche la migrazione sia di lavoratori provenienti dalle zone della Regione Nordest del Brasile brasiliano, colpite duramente dalla siccità, che dei fazendeiros del sud, ai quali erano promessi benefici fiscali e nuovi territori su cui far prosperare la propria attività. Il desiderato arrivo in massa di lavoratori e investitori avrebbe inoltre avuto come effetto quello di indebolire le popolazioni indigene amazzoniche. Il più emblematico slogan legato a questo tipo di propaganda è senza ombra di dubbio: “Chega de lendas, vamos faturar” (“Basta con le leggende, fatturiamo”.) Quanto detto sino a ora si può riassumere, da un punto di vista meramente propagandistico, nel titolo: “Um novo Brasil” (“Un nuovo Brasile”)Manchete, febbraio 1973, apparso sulla copertina del numero di febbraio 1973 della rivista Manchete, vicina alle istanze del regime. In questa falsa promessa di cambiamento risiede la volontà dei militari di mostrare al mondo (e agli stessi brasiliani, specie i più abbienti) un Brasile occidentalizzato, capitalista, concentrato unicamente sul progresso e sulla sconfitta della foresta Amazzonica (“Aqui vencemos a floresta”), definita più volte come ”Inferno verde”.
Militari e Amazzonia Reformatório Krenak Durante gli anni di piombo, dopo il golpe del 1964, la "Fundaçao Nacional do Índio" rimase a Minas Gerais per la detenzione degli indigeni considerati “delinquenti”. Il riformatorio Krenak era composto da due edifici, uno dei quali riservato all’ambiente amministrativo e all’alloggio delle guardie. Venne inaugurato durante la dittatura, con l’appoggio della polizia e della Funai, e vi trasferirono più di cento individui di decine di etnie, provenienti da almeno undici stati di cinque regioni differenti. (Si stima che, tra uomini e donne, vennero incarcerati almeno cento indigeni) Il Riformatorio Krenak, situato in Resplendor (MG) e la Fazenda Guarani, situata in Carmésia (MG), erano gestiti dalla polizia militare, sulla quale sono ricadute diverse denunce di violazione dei diritti umani. I “campi di concentramento" etnici di Minas Gerais, così definiti da André Campos nell’articolo redatto per Publica (2013), rappresentano una radicalizzazione delle pratiche repressive che già esistevano all'epoca dell’SPI (Serviço de Proteção aos Índios), ossia un organo federale, istituito nel 1910, sostituito successivamente dalla Funai nel 1967. André Campos, Ditadura criou cadeias para índios com trabalhos forçados e torturas, Brasile, Publica, 2013, 4/05/2023, online Nei diversi villaggi, i dipendenti dell’SPI si servivano di metodi disumani- quali prigioni e castighi corporali- per arrestare gli indios. Il riformatorio venne chiuso definitivamente nel 1972.
Rondon e os sertanistas Cândido Rondon fu un militare brasiliano che svolse, nell’arco della sua vita, il lavoro di sertanista. Prese parte all'esplorazione scientifica delle regioni del Mato Grosso e dell'Amazzonia, oltre ad aver lavorato alla costruzione di telegrafi e svolto azioni importanti nella mappatura di queste regioni. Nel 1900, Rondon fu incaricato di guidare una commissione avente l’obiettivo di estendere la rete telegrafica dal Mato Grosso ai confini del Brasile con il Paraguay e la Bolivia; di fatto, il suo lavoro in queste commissioni fu fondamentale per l’integrazione del Paese. Nel giugno 1910 venne creato il Servizio di protezione degli Indios, e Rondon ne divenne primo direttore il 7 settembre dello stesso anno. Negli anni '20, Rondon si unì al movimento tenentista e cominciò a manifestare contro il governo di Arthur Bernardes. Partecipò anche alla Rivoluzione di San Paolo del 1924, quando fu nominato generale. Due anni dopo, durante il governo di Washington Luís, assunse il ruolo di supervisore dei confini del Brasile. Il maresciallo Rondon si avvicinò molto ai popoli Bororo e Paresí, e riuscì a mantenere un contatto pacifico anche con i popoli Nambikwara, considerati ostili. Negli anni ‘50, Rondon fu uno dei grandi difensori della costruzione del Parque Indígena do Xingu, la più vasta area indigena del Brasile. Fu creata nel 1961, durante il governo di Jânio Quadros, anche se Rondon non riuscì a vedere il progetto completo poiché morì nel 1958.
Operazione Amazônia Il colpo di Stato in Brasile del 1964 innescò diverse trasformazioni in Amazzonia. Il governo federale lanciò una serie di politiche per la regione che era considerata come un "vuoto demografico", da lì furono elaborate strategie di governo, con la giustificazione di portare sicurezza, sviluppo economico e integrazione nazionale. I piani del governo puntavano all’appropriazione del territorio, l'integrazione nazionale, la sicurezza e lo sviluppo. L'intervento federale nella regione si concretizzò sotto forma di grandi progetti infrastrutturali e agenzie governative. 'Operazione Amazônia' fu una combinazione di misure, progetti e decreti attuati nella Regione Nord con la giustificazione di minimizzare e modernizzare l'Amazzonia. L'origine del progetto risalirebbe a un discorso del 1965 del primo presidente del periodo della dittatura militare, Branco, nel quale il presidente si esprimeva riguardo al discorso mirava a fondare le azioni che il governo autoritario avrebbe portato avanti nella regione da quel momento in poi. Nel 1966 furono istituite le leggi fondamentali dell'Operazione Amazzonia, incluse le leggi sugli incentivi fiscali e la politica economica in materia di gomma. Nel dicembre 1966, l'operazione Amazzonia fu lanciata dal presidente Castelo Branco nella città di Manaus e da quel momento in poi nella regione sono state attuate una serie di strategie, piani e decreti per “integrarla” e inserirla nel progetto di sviluppo nazionale “Latitudine amazzonica”. Con Basa e Sudam, il regime ha dato impulso allo sviluppo capitalista in Amazzonia. Attraverso incentivi fiscali, la zona di libero scambio di Manaus viene consolidata, provocando un boom commerciale nella regione alla fine degli anni '60. Il Banco da Amazônia S/A venne creato nel 1966 con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo economico della regione, svolse un ruolo elementare nella politica di sviluppo poiché aveva il compito di essere agente finanziario e depositario delle risorse derivanti dagli incentivi fiscali.