Impegnata sin dalle origini nel femminismo, nel movimento lesbico e nelle reti transnazionali, è stata consulente di numerosi organismi europei e internazionali.
Biografia
Formazione Laureata in Lettere e Filosofia all'Università di Firenze, a 26 anni si trasferisce nella capitale. Diventa attiva nel Collettivo Femminista Romano di via Pompeo Magno. È tra le organizzatrici della manifestazione “Riprendiamoci la notte” (27 novembre 1976). In un'assemblea cittadina preparatoria di quella manifestazione, dichiarando “Sono lesbica e di provincia” fa uno dei primi coming out del lesbofemminismo. Partecipa al primo gruppo di presa di coscienza lesbica del collettivo di Pompeo Magno, voluto da Rina Macrelli. Promuove e organizza lo storico convegno di donne lesbiche del 26-28 dicembre 1981 a Roma. Bianca Pomeranzi, contributo autobiografico sul tema monografico I percorsi, in Memoria rivista di storia delle donne 1987, 1-2.
Approda ben presto alla convinzione che la lotta per i diritti delle donne non possa non avere una dimensione mondiale. Sarà l'impegno su questo terreno a condurla all'incarico ultraventennale di esperta di donne e sviluppo per il Ministero degli Esteri e poi, nel 2012, all'elezione nella CEDAW, il Comitato per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne dell'ONU.
Attivismo e professione Il 2 ottobre 1976 partecipa alla prima notte di occupazione del palazzo di via del Governo Vecchio a Roma realizzata dall'MLD (Movimento di Liberazione delle Donne).
Dà impulso alla mobilitazione femminista per Claudia Caputi, giovane vittima di violenza di gruppo e secondo la stampa dell'epoca indotta alla prostituzione, culminata con il grande corteo dell'Alberone il 31 marzo 1977.Bianca Pomeranzi, Qualche riflessione sul caso Argento-Bennet, in Il Manifesto, 6 settembre 2018. Inizia nel 1977 anche il suo percorso professionale presso il Centro Studi della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, occupandosi di formazione e promozione del lavoro giovanile e femminile.
Con Pompeo Magno sostiene la partecipazione dei collettivi femministi alle manifestazioni sulla legge per l'aborto e, dopo il caso Moro, ai dibattiti sulla violenza in politica e sul separatismo.
Insieme a Daniela Colombo fonda nel 1981 l'AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo). Con AIDOS contribuisce alla stesura della nuova legge sulla cooperazione internazionaleL. 28 febbraio 1987, n°49, in materia di “Nuova disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo”. che istituisce “un ufficio di studio e proposta per la promozione del ruolo della donna nei Paesi in via di sviluppo” (art. 10) in seno alla nascente Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli esteri italiano. In quella Direzione generale – vinto il relativo concorso – Pomeranzi assume nel 1991 l'incarico di esperta sulle tematiche di donne e sviluppo. La sua battaglia sarà introdurre l'attenzione alle relazioni tra uomini e donne come punto focale per affermare nuovi assetti sociali e nuove politiche di sviluppo.
Il 1981 è un anno cruciale per il movimento lesbico italiano e Pomeranzi lo vive in prima fila.Elena Biagini, L'emersione imprevista. Il movimento delle lesbiche in Italia negli anni '70 e '80, Pisa, ETS, 2018, . È tra le organizzatrici più attive del Convegno di donne lesbiche di Roma, che a fine dicembre raccoglie al Governo Vecchio centinaia di partecipanti da tutta Italia.Collettivo Vivere Lesbica (a cura di) Atti del Convegno di donne lesbiche di Roma 26-28 dicembre 1981 in Differenze 12, 1982. Pomeranzi introduce i lavori della prima giornata, coordinati dal gruppo sulla sessualità da lei promosso, e firma poi una analisi complessiva del Convegno su effe, indicandolo come una “svolta decisiva (…) all'interno del movimento delle donne, la nascita del movimento lesbo-femminista”.Bianca Pomeranzi, La paura di vivere lesbica, in effe 1/2, gennaio 1982.
Nel 1985 partecipa, come giornalista per il quotidiano ReporterBianca Pomeranzi, Nairobi: la carica delle 20 mila, in Reporter, 10 luglio 1985; Nairobi: donne di tutto il mondo, disunitevi!, in Reporter, 15 luglio 1985; Compromesso a Nairobi, in Reporter, 17 luglio 1985; Nairobi: “we shall overcome”, commuove e unisce. Ma dopo?, in Reporter, 21 luglio 1985. e come componente dell'Alleanza Cooperativa Internazionale, alla Conferenza mondiale sulle Donne di Nairobi, che chiude il Decennio delle Nazioni Unite per le Donne.
In Italia si impegna per un femminismo che vuole incidere nel dibattito pubblico mantenendo la propria completa autonomia: in questa ottica, nel 1986 viene coinvolta da Michi Staderini nel gruppo ONDA (Organizzazione Nazionale Donne per l'Autonomia).
Agli inizi degli anni Novanta, progetta con altre femministe impegnate sul piano internazionale la Rete VADO/WAVE (Visioni Alternative di Donne Ovunque/Women Alternative Visions Everywhwere), che cerca di mettere in comunicazione a livello globale diversi punti di vista femministi. Nel 1995, con le altre partecipanti alla Rete, organizza seminari in giro per l'Italia per preparare la Conferenza mondiale delle Donne di Pechino, che vedrà una grande trasversalità tra funzionarie pubbliche e militanti.Bianca Pomeranzi, Prospettiva Pechino, in DWF (25), 1995. Alla Conferenza, in qualità di advisor della delegazione italiana, svolge un lavoro di coordinamento e presenzia ai colloqui internazionali, in particolare collaborando attivamente alla stesura del documento finale, come racconta Natalia Aspesi su La Repubblica.Natalia Aspesi, Fermiamo noi la guerra, in La Repubblica, 6 settembre 1995. Dopo Pechino, l'Italia incrementa la propria partecipazione, in ambito europeo, alle attività internazionali dedicate ai diritti delle donne.Ministero degli Affari Esteri, Linee-guida per la valorizzazione del ruolo delle donne e la promozione di un’ottica di genere nell’aiuto pubblico allo sviluppo dell’Italia, novembre 1998; Ministero degli Affari Esteri, Linee guida per uguaglianza di genere e empowerment delle donne, versione luglio 2010, in particolare le pagg. 3-13. In collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità appena istituito, Pomeranzi si impegna su questo terreno con programmi specifici, agendo nei Balcani, in Palestina e in Africa Sahariana e Subsahariana.
Suoi articoli su temi internazionali, firmati con lo pseudonimo Eva Rondini, compaiono tra il 1992 e il 1996 sul mensile noidonne.
Le proposte dei movimenti femministi transnazionali per un nuovo modello di sviluppo mondiale, elaborate a Pechino e in generale nelle Conferenze sulle donne, sono messe da parte in sede ONU dal modello di governance neoliberale della globalizzazione propugnato dalla Terza Via di Clinton e Blair, mentre prende piede un femminismo interessato soprattutto alla lotta al “tetto di cristallo” ovvero alla presenza delle singole donne nelle posizioni decisionali. Di tutt'altro orientamento, insieme ad altre femministe storiche, Pomeranzi dà vita nel 1999 al gruppo Balena, nato per opporsi alla guerra del Kosovo e alla Missione Arcobaleno.DWF (47), 2000, 3, numero della rivista curato dalla redazione in collaborazione con Balena e intitolato Stanche di guerra.
Nel 2006 aderisce insieme ad alcune compagne del gruppo Balena alla Rete femminista del Partito della Sinistra Europea, partecipando attivamente per un paio d'anni, anche attraverso contributi di riflessione pubblicati dal quotidiano Liberazione. Al declino di quell'esperimento, con Fulvia Bandoli, Letizia Paolozzi, Maria Luisa Boccia, Elettra Deiana, Laura Gallucci, Bia Sarasini, Rosetta Stella, Isabella Peretti e Stefania Vulterini dà vita al Gruppo delle femministe del mercoledì che dal 2008 in poi interviene su temi cruciali del dibattito pubblico.
Nel 2010 e 2011 è direttrice dell'Ufficio di Dakar della Cooperazione Italiana per il Senegal e l'Africa Orientale.
A giugno 2012 Pomeranzi si candida, su proposta italiana, al Comitato CEDAW, che ha il compito di monitorare l’attuazione della Convenzione per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) delle Nazioni Unite. Viene eletta, prima, con 132 voti, in una votazione che vede 25 candidature internazionali per gli 11 seggi disponibili: "un importante riconoscimento per il nostro Paese", come sottolinea il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata. Silvia D’Onghia, Diritti delle donne, un’italiana all’agenzia Onu contro la discriminazione, in Il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2012. Federico D’Ascoli, Aretina al vertice delle Nazioni Unite. Lotterà contro la violenza sulle donne, in La Nazione, 11 luglio 2012. Ricopre il ruolo dal 2013 al 2016, occupandosi soprattutto della coerenza tra i principi della CEDAW e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l'Agenda del 2030, grazie alla sua conoscenza dei movimenti femministi e femminili del Nord e del Sud del mondo.Per esempio l'intervento di Pomeranzi all'incontro La rappresentazione di donne e uomini nei media e nel settore pubblicitario, promosso dal Comitato Unico di Garanzia del Ministero dello Sviluppo Economico il 10 dicembre 2012, su http://mise.gov.it, sezione documenti, URL consultato il 12 maggio 2023. Più in generale, .
Nel 2013 partecipa alla fondazione della Globe Mae, rete Lgbti dei dipendenti del Ministero degli esteri italiano.
Dal 2017, concluso il suo ruolo all'interno della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo, ha svolto attività di consulenza e docenza su politiche di genere e eliminazione delle discriminazioni contro le donne per università e istituzioni nazionali e internazionali.
È stata nel consiglio di amministrazione dell'organizzazione non governativa Oxfam.
È stata vicepresidente dell’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra.Franco Astengo e altri, Un modello e uno stile di cui abbiamo bisogno, in Il Manifesto, 25 luglio 2023.
La sua capacità di connettere “personale” e “politico”, testimoniata anche dalla serenità con cui ha vissuto l’ultimo anno segnato dalla malattia, è stata evidenziata da più voci alla sua morte.Fulvia Bandoli, Tutto l’amore e la cura possibili, in Il Manifesto, 23 luglio 2023; Alberto Leiss, Un’altra politica tra donne e uomini, in Il Manifesto, 25 luglio 2023.
Il Premio a lei intitolato, promosso da AIDOS, Casa Internazionale delle Donne, Differenza Donna, Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre / Dottorato di ricerca in Scienze Politiche - Curriculum Studi di Genere, EWMD Roma, Fondazione RUT e Oxfam Italia e patrocinato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ha il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ideato e presieduto da Maria Rosa Cutrufelli ed Elena Zambelli, "intende facilitare la costruzione di un’eredità viva, sul campo, del lavoro e dell’impegno politico" di Pomeranzi, premiando persone laureate in Scienze per la Cooperazione allo Sviluppo con una tesi incentrata su politiche e pratiche femministe e di genere.
Vita privata L'incontro con la scrittrice e saggista femminista Maria Rosa Cutrufelli, con cui avvia dal 1982 una convivenza, nel 2016 si trasformerà in unione civile.
Pubblicazioni La paura di vivere lesbica, in effe, 1982, 1-2 Via del Governo Vecchio 39, in effe, 1982, 9-10 Differenza lesbica e lesbofemminismo, in Memoria rivista di storia delle donne, 13 (1985), poi tradotto come A survey: lesbian difference and lesbian feminism, in Paola Bono e Sandra Kemp (a cura di), Italian Feminist Thought: A Reader, Oxford, UK; Cambridge, Mass., USA, B. Blackwell, 1991, Contributo sul tema monografico Progetti, Progettualità, in DWF (2), 1986, 2 Contributo sul tema monografico I percorsi, in Memoria rivista di storia delle donne 1987, 1-2 Il negoziato, in DWF (9), 1989, 2