San Michele Gatti, nota anche come San Michele de' Gatti o San Michelino,. è una frazione del comune di Felino, in provincia di Parma.
La località dista 2,14 km dal capoluogo.
Geografia fisica La frazione sorge in posizione pre-collinare alla quota di 220 m s.l.m., sulla sponda destra del torrente Baganza;. il canale del Vescovo, affluente del Baganza, attraversa la località.
Origini del nome La località deve il suo nome all'arcangelo Michele, il cui culto fu diffuso in epoca longobarda, e alla famiglia Gatti, che in età medievale esercitò potere sul territorio; la più antica citazione della famiglia risale al 1186, quando il borgo di Sanctum Michaelem de Gattis fu menzionato in un atto dell'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa..
Storia Il borgo fu fondato in epoca medievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 4 luglio 1028, quando Sancto Michaele, con l'annessa cappella, fu citato nell'atto di vendita di numerose terre del Parmense da parte di Ildegarda, figlia di Oddone il Salico, alla chiesa di San Pietro di Parma..
L'11 febbraio 1186, in segno di riconoscenza per la lealtà dimostrata, l'imperatore Federico Barbarossa assegnò al parmigiano Guido de' Ruggeri e ai suoi eredi il feudo di Felino, con le terre di San Michele de' Gatti, Barbiano, Carignano e Paderno...
Nel 1346 Bonaccorso de' Ruggeri lasciò in eredità ai due generi Giacomo de' Rossi, conte di San Secondo, e Ugolino de' Rossi, cugino di quest'ultimo, tutte le terre in possesso della sua famiglia da quasi due secoli...
Le due figlie di Ugolino de' Rossi sposarono in seguito i cugini Rolando e Bertrando, rispettivamente figlio e nipote di Giacomo, il cui ramo riuscì così ad accentrare tutte le proprietà della famiglia sparse nel Parmense; Bertrando si assicurò in particolare il dominio diretto su Felino e sulle sue pertinenze, su cui ottenne ampie esenzioni sia nel 1368 da Rodolfo Visconti,. sia nel 1387 da Gian Galeazzo Visconti..
Il 20 marzo 1470 Pier Maria II de' Rossi ricevette conferma da parte del duca Galeazzo Maria Sforza dell'investitura su Torrechiara e su sessantun manieri e borghi del Parmense, tra i quali San Michele Gatti..
Nel 1482, in seguito all'ascesa al potere di Ludovico il Moro nel ducato di Milano, ebbe inizio nel Parmense la guerra dei Rossi, che contrappose lo Sforza, i Pallavicino, i Sanvitale e i Fieschi da una parte e i Rossi e i Torelli, finanziati dalla Repubblica di Venezia, dall'altra.. Nel settembre dello stesso anno, a conflitto ancora in corso, Pier Maria morì, lasciando al figlio Guido i feudi di Felino, San Secondo, Bardone, Berceto, Neviano de' Rossi e Noceto, unitamente alle rispettive pertinenze, come da testamento del 1464.. Tuttavia, Guido riuscì a mantenere il possesso delle terre solo per poco tempo, in quanto l'anno seguente le sue truppe furono sconfitte; mentre gran parte dei suoi possedimenti fu suddivisa tra la Camera ducale, i Sanvitale, Gianfrancesco I Pallavicino e Pietro Francesco Visconti di Saliceto, i feudi di Felino, Torrechiara e San Secondo furono assegnati a Leone Sforza, figlio minore di Ludovico il Moro,. e, in seguito alla sua morte, passarono per qualche tempo alla duchessa Beatrice d'Este, moglie di Ludovico..
Dopo alterne vicende, le terre di San Michele Gatti, insieme a quelle di Paderno e Barbiano, divennero parte della giurisdizione feudale di San Michele Tiorre, che verso la fine del XVI secolo fu assegnata dai duchi Farnese al conte Cosimo Masi, al quale nel 1600 succedette il figlio Giovan Battista; tuttavia nel 1604 quest'ultimo, a causa degli ingenti debiti paterni, fu costretto a vendere i diritti a Gian Antonio e Lelio Sozzi.
Nel corso del XVIII secolo la contea di San Michele Tiorre, comprendente anche le terre di San Michele Gatti, Barbiano, Paderno e Tordenaso, fu assegnata ai marchesi Lampugnani, già feudatari di Felino; alla scomparsa, nel 1762, di Camillo, ultimo erede della casata, i feudi ritornarono alla Camera ducale..
In seguito all'abolizione napoleonica dei diritti feudali del 1805, San Michele Gatti fu aggregata al comune (o mairie) di Felino.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa di San Michele
Menzionata per la prima volta nel 1028, l'antica cappella di Sancto Michaele, elevata a sede parrocchiale autonoma entro il 1564, fu ricostruita in forme barocche tra il XVII e il XVIII secolo; decorata nel 1923 dal pittore Latino Barilli, fu restaurata intorno al 1950. L'edificio, sviluppato su una pianta a navata unica, presenta una simmetrica facciata a capanna rivestita in pietra; l'interno, decorato con paraste doriche e arcate in laterizio, ospita alcune opere di pregio, tra cui vari dipinti eseguiti tra il XVII e il XVIII secolo...
Villa Ceci
Costruita tra il 1636 e il 1655 per volere del capitano Francesco Mussi, la villa barocca fu completata nella seconda metà del XVIII secolo dal suo discendente Giacomo; ininterrottamente abitata dalla famiglia fino al 1931, dopo la morte dei fratelli Leopoldo ed Eugenio passò ai nipoti Emilio, Amilcare ed Attore, che la rivendettero nel 1946 ad Alfredo Ceci. L'edificio, sviluppato su una pianta quadrata, si eleva su tre livelli fuori terra scanditi da fasce marcapiano; la simmetrica facciata, interamente rivestita in pietra, presenta al centro l'ampio portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, affiancato per parte da due finestre chiuse da elaborate inferriate; al piano superiore si apre nel mezzo un finestrone a tutto sesto, mentre al livello del sottotetto è collocata al centro un'apertura ad arco mistilineo; in sommità emerge dal centro del tetto una torretta, scandita da lesene e specchiature. All'interno si accede all'androne voltato a botte lunettata, su cui, attraverso tre arcate sospese, si affaccia lo scalone con ringhiera in ferro battuto; il pianerottolo è caratterizzato dalla presenza di due grandi nicchie a tutto sesto, contenenti due grandi statue lignee raffiguranti la Vergine e Santa Caterina; gli ambienti del piano nobile, chiusi superiormente da soffitti a volta, accolgono vari camini risalenti al XVII secolo. L'ampio giardino, chiuso perimetralmente da un muro in pietra, è accessibile da una cancellata a sud, mentre al centro del lato nord si erge un piccolo padiglione, noto come "La Venezia" e originariamente destinato ad arco d'accesso principale; l'edificio, elevato su due piani e ornato sugli spigoli con lesene, si eleva su un ponticello a cavallo del rio Bertone....
Villa Monguidi
Costruita in forme barocche nel XVII secolo per volere della famiglia Monguidi, la villa fu acquistata nel 1850 dalla famiglia Armani; alienata nel 1890 dall'ultima erede Cesira alle suore orsoline missionarie del Sacro Cuore di Gesù guidate dalla madre superiora Maria Lucrezia Zileri dal Verme, fu interamente restaurata e sopraelevata di un piano negli anni seguenti, in quanto non sufficientemente ampia per accogliere le educande del collegio e le religiose durante i periodi di villeggiatura estiva; assegnata per due anni durante la prima guerra mondiale ai convittori del collegio "Cesare Arici" di Brescia, fu in seguito requisita per esigenze belliche fino al termine del conflitto; successivamente risistemata, durante la seconda guerra mondiale accolse i seminaristi della diocesi di Parma, per diventare nel dopoguerra residenza delle novizie e delle suore anziane dell'ordine, nonché sede di un asilo e di un oratorio parrocchiale. L'edificio, sviluppato su una pianta a U, si eleva su tre piani fuori terra; la facciata intonacata è caratterizzata dalla presenza di un monumentale portale d'accesso ad arco a tutto sesto in laterizio, affiancato da due alte lesene a strisce orizzontali; all'interno si trovano numerosi ambienti coperti da volte a padiglione. Il parco, accessibile dalla strada attraverso un portale in mattoni ad arco a tutto sesto, si estende intorno alla villa, a sud della quale si trovano alcuni fabbricati a uso agricolo. A lato del viale d'ingresso si erge l'oratorio di San Giovanni Battista, innalzato nel 1735 e ampliato tra il 1901 e il 1902 in stile neoclassico; il luogo di culto, sviluppato su un impianto a croce greca, presenta una simmetrica facciata a capanna, coronata da un frontone triangolare; dal centro della struttura emerge il tamburo di una cupola a base circolare. Al suo interno il piccolo tempio accoglie una pala tardo-seicentesca raffigurante San Giovanni Battista penitente, una tela ritraente San Giuseppe eseguita da Ubaldo Gandolfi nella seconda metà del XVIII secolo, un olio del XVII secolo riproducente lAddolorata, un dipinto del 1808 rappresentante Santa Rosalia Sinibaldi e un gruppo scultoreo settecentesco in terracotta raffigurante il Compianto sul Cristo morto..
Note
Bibliografia
Voci correlate Felino (Italia) Rossi di Parma San Michele Tiorre
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Categoria:Frazioni di Felino