Linquinamento marino causato dalla plastica è un tipo di inquinamento marino provocato da plastica di dimensioni variabili, da materiale di grandi dimensioni come bottiglie e sacchetti, fino a microplastiche e nanoplastiche formate dalla frammentazione di materiale plastico. L'80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Le microplastiche e le nanoplastiche derivano dalla scomposizione o dalla fotodegradazione dei rifiuti di plastica nelle acque superficiali, nei fiumi o negli oceani. Studi recenti hanno dimostrato che circa 3.000 tonnellate di nanoplastiche sono disperse nella neve che cade sulla Svizzera ogni anno.Si stima che, alla fine del 2013, 86 milioni di tonnellate di rifiuti marini di plastica fosse dispersa negli oceani di tutto il mondo, ipotizzando che l'1,4% della plastica globale prodotta dal 1950 al 2013 sia entrata nell'oceano e vi si sia accumulata. Il consumo globale di plastica è stimato a 300 milioni di tonnellate all'anno a partire dal 2022, con circa 8 milioni di tonnellate che finiscono negli oceani come macroplastiche. Inoltre, circa 1,5 milioni di tonnellate di microplastiche primarie finiscono nei mari. I 98% di questo volume è creato da attività terrestri, mentre il restante 2% è generato da attività marittime. Si stima che ogni anno 19-23 milioni di tonnellate di plastica penetrino negli ecosistemi acquatici. La Conferenza oceanica delle Nazioni Unite del 2017 ha stimato che gli oceani potrebbero contenere più plastica che pesce entro il 2050.Gli oceani sono inquinati da particelle di plastica di dimensioni variabili da grandi materiali come bottiglie e borse, fino a microplastiche formate dalla frammentazione del materiale plastico. Questo materiale si degrada nell'oceano in tempi molto lunghi, e le particelle, note per avere effetti deleteri sulla vita marina, si disperdono su tutta la superficie dell'oceano. La fauna marina è minacciata da intrappolamento, soffocamento e ingestione di materiali plastici. Tappi di bottiglia sono stati trovati nello stomaco di tartarughe e uccelli marini, morti a causa dell'ostruzione delle loro vie respiratorie e digestive.

Le reti da pesca, generalmente di plastica, possono essere abbandonate o perse nell'oceano dai pescatori. Queste, conosciute come "reti fantasma", intrappolano pesci, delfini, tartarughe marine, squali, dugonghi, uccelli marini, granchi e altri animali, fenomeno noto come "pesca fantasma", limitandone i movimenti e causando loro fame, ferite, infezioni e soffocamento.

I 10 maggiori emettitori di inquinamento oceanico da plastica nel mondo sono, in ordine decrescente di rifiuti prodotti, Cina, Indonesia, Filippine, Vietnam, Sri Lanka, Thailandia, Egitto, Malaysia, Nigeria e Bangladesh in gran parte attraverso i fiumi Yangtze, Indo, Giallo, Hai, Nilo, Gange, Perle, Amur, Niger e Mekong, e rappresentano "il 90 percento di tutta la plastica che raggiunge gli oceani del mondo". L'Asia è stata la principale fonte di rifiuti di plastica mal gestiti, con la sola Cina responsabile per 2,4 milioni di tonnellate.

Le materie plastiche non si biodegradano e pertanto tendono ad accumularsi nell'ambiente e a bioaccumularsi negli organismi viventi. Anche se subiscono fotodegradazione per esposizione alla luce solare, l'acqua rallenta questo processo. Negli ambienti marini, la plastica fotodegradata si disintegra in pezzi sempre più piccoli. Quando queste particelle raggiungono le dimensioni dello zooplancton, le meduse tentano di consumarle e in questo modo la plastica entra nella catena alimentare degli oceani. La riduzione delle dimensioni delle particelle di plastica gli consente di depositarsi nei sedimenti marini profondi, con una quantità di plastica forse quattro volte maggiore che finisce nei sedimenti rispetto alle acque oceaniche superficiali.

Le soluzioni all'inquinamento marino da plastica devono comprendere cambiamenti nelle pratiche di produzione e imballaggio delle merci e la riduzione dell'utilizzo dei materiali plastici, in particolare quelli monouso o di breve vita. Esistono molti progetti mirati a ripulire gli oceani dalla plastica, tra cui l'intrappolamento di particelle di plastica alle foci dei fiumi prima e la pulizia dei vortici oceanici.

Portata del problema

L'inquinamento marino causato da sostanze plastiche è riconosciuto come un problema ambientale della massima entità. Ogni anno vengono prodotte oltre 300 milioni di tonnellate di plastica, metà delle quali viene utilizzata in prodotti monouso come bicchieri, sacchetti e imballaggi. Nel primo decennio del XXI secolo è stata prodotta più plastica di tutta quella prodotta precedentemente messa insieme. Fino al 90% di questa non viene riciclata e oltre 19-23 milioni di tonnellate di plastica penetrano ogni anno negli ecosistemi acquatici, di cui 8 milioni di tonnellate arrivano all'oceano ogni anno. L'inquinamento da plastica costituisce l'80% di tutti i rifiuti marini dalle acque superficiali ai sedimenti di acque profonde. Si stima che ci siano da 15 a 51 trilioni di oggetti di plastica per un totale di circa 150 milioni di tonnellate di plastica in tutti gli oceani del mondo. Se continuasse l'andamento odierno, entro il 2050 la massa globale della plastica presente in mare supererebbe quella del pesce. Gli oceani sono i bacini più profondi ed estesi della Terra con una profondità media delle pianure abissali di circa 4 km sotto il livello del mare. La gravità e il dilavamento sposteranno e trasferiranno naturalmente i materiali dalla terra all'oceano, con l'oceano che diventerà il deposito finale. Una stima della produzione storica di plastica fornisce una cifra di 8.300 milioni di tonnellate metriche (Mt) per la produzione globale di plastica fino al 2015, di cui il 79% è stato accumulato nelle discariche o nell'ambiente naturale. Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli oceani. Secondo l'ICUN, questo numero arriva invece a 14 milioni di tonnellate di plastica. L'inquinamento oceanico da plastica è ubiquitario, essendo diffuso nalle fosse oceaniche, all'interno dei sedimenti marini profondi, sul fondo dell'oceano e sulle creste oceaniche fino alla superficie e ai margini costieri degli oceani. Anche gli atolli delle isole remote possono avere spiagge cariche di plastica proveniente da una fonte lontana. Sulla superficie dell'oceano, i rifiuti di plastica vengono concentrati dalle correnti oceaniche all'interno di strutture circolari di grande estensione, chiamate vortici oceanici.

Le materie plastiche sono state sempre più prodotte grazie alle loro qualità flessibili, modellabili e durevoli, che le rendono utili in molteplici applicazioni. Le materie plastiche sono notevolmente resistenti ai processi di degradazione naturale. I processi oceanici, comprese le tempeste, l'azione delle onde, le correnti oceaniche, l'idratazione e l'esposizione della superficie ai processi di alterazione atmosferica (ad es. ossidazione) e alle radiazioni ultraviolette, tendono a rompere le particelle di plastica in dimensioni sempre più ridotte (con conseguente formazione di microplastica), piuttosto che digerire organicamente o alterare chimicamente le sostanze plastiche. Le stime del numero totale e del peso della plastica nei cinque maggiori vortici oceanici sono dell'ordine di 5,25 trilioni di particelle del peso di quasi 300.000 tonnellate. Poiché la plastica è leggera, gran parte di questo inquinamento si vede dentro e intorno alla superficie dell'oceano, ma i rifiuti e le particelle di plastica si trovano ora nella maggior parte degli habitat marini e terrestri, tra cui il mare profondo, i Grandi Laghi, le barriere coralline, le spiagge, i fiumi e gli estuari. Anche i canyon sottomarini sono importanti siti di accumulo, contribuendo al trasferimento di tali rifiuti nelle profondità marine. La plastica fa oramai parte di complessi cicli biogeochimici con organismi viventi, come cetacei, uccelli marini, mammiferi e batteri, che ingeriscono plastica.

I rifiuti di plastica più grandi (macroplastiche) possono essere ingeriti dalle specie marine, riempiendo il loro stomaco e inducendole a credere di essere piene quando in realtà non hanno assunto alcun nutriente. Questo può portare uccelli marini, balene, pesci e tartarughe a morire di fame con lo stomaco pieno di plastica. Le specie marine possono anche essere morire soffocate o impigliate nei rifiuti di plastica.

La plastica può anche essere scomposta da organismi più piccoli che mangeranno rifiuti di plastica, scomponendoli in piccoli pezzi ed espellendoli. Nei test di laboratorio, è stato scoperto che gli anfipodi della specie Orchestia gammarellus potevano divorare rapidamente pezzi di sacchetti di plastica, riducendo un singolo sacchetto in 1,75 milioni di frammenti microscopici. Sebbene la plastica sia scomposta, è ancora un materiale artificiale che non si biodegrada. Si stima che circa il 90% delle materie plastiche nell'ambiente marino pelagico siano microplastiche. Esistono anche fonti primarie di microplastiche, come microsfere e pellets. Le materie plastiche sono inoltre prodotte con sostanze chimiche tossiche, che entrano anch'esse nella catena alimentare marina, giungendo fino all'essere umano.

Fonti di inquinamento

La quantità dei rifiuti di plastica che finisce in mare aumenta ogni anno e una parte cospicua di essi è costituita da particelle inferiori a 5 millimetri. Si stima che nel 2025 si raggiungeranno 250 milioni di tonnellate dai 150 del 2016. La singola fonte di inquinamento maggiore è costituita dalle reti da pesca, che costituiscono circa il 10% di tutti i rifiuti marini in plastica.

Secondo Ocean Conservancy, Cina, Indonesia, Filippine, Thailandia e Vietnam scaricano più plastica in mare di tutti gli altri paesi messi insieme.

Nell'ottobre 2019 una ricerca ha rilevato che una parte sostanziale dell'inquinamento da plastica degli oceani proviene dalle navi mercantili cinesi.

Quasi il 20% dei rifiuti di plastica proverrebbero da navi e piattaforme marine che scaricano merci, acque reflue, attrezzature mediche usate e altri tipi di rifiuti che contengono plastica. Il trattato internazionale MARPOL, trattato "impone un divieto totale allo smaltimento in mare della plastica".

Negli Stati Uniti, il Marine Plastic Pollution Research and Control Act del 1987 vieta lo scarico di plastica in mare, anche da navi militari. La più grande fonte di inquinamento da plastica è rappresentata dalle attrezzature da pesca (come trappole e reti) abbandonate o perse dalle navi, che in alcune aree rappresentano fino al 90% dei rifiuti di plastica presenti in mare.

I rifiuti di plastica continentali entrano nell'oceano in gran parte attraverso il deflusso delle acque piovane, attraverso i corsi d'acqua o scaricati direttamente nelle acque costiere. È stato dimostrato che la plastica segue le correnti oceaniche, fenomeno questo che ha portato alla formazione dei Great Garbage Patches, quali ad esempio il Pacific Trash Vortex.

Si ritiene che i fiumi siano una delle principali fonti di inquinamento da plastica per l'oceano, insieme allo scarico diretto del materiale da parte delle popolazioni costiere.

Secondo uno studio condotto nel Regno Unito, sono dieci le principali tipologie di plastica presenti negli oceani. Nel corso di questo studio, sono stati contati 192.213 rifiuti, con una media del 71% di plastica e il 59% di articoli oggetti legati al consumo.

Uno studio del 1994 effettuato campionando attraverso l'uso di reti a strascico i fondali marini di Spagna, Francia e Italia ha riportato concentrazioni medie di rifiuti di 1.935 elementi per chilometro quadrato. I rifiuti di plastica rappresentavano il 77%, di cui il 93% erano sacchetti di plastica.

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