Martirio di santa Caterina d'Alessandria è un dipinto a olio su tela (222,5 × 159 cm) realizzato nel 1653 da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, e conservato all'Ermitage di San Pietroburgo. Storia La prima menzione nota dell'opera nella letteratura artistica si trova nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, che la cita sotto l'anno 1653 con queste parole: «Fece il martirio di S. Caterina per la Comunità di Cento, donato dall'Eminent.mo Cibo». Il dipinto fu dunque commissionato dalla Comunità di Cento per essere offerto in dono al cardinale Alderano Cybo-Malaspina, legato pontificio a Ferrara dal 1651 alla fine del 1654.
Nel Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. sono registrati due pagamenti relativi all'opera. Il 4 gennaio 1654 fu versata una caparra di 125 scudi tramite Ludovico Dondini, che agiva come intermediario per la Comunità di Cento. Il saldo fu corrisposto il 24 novembre dello stesso anno, tramite Giovanni Battista Brazola, per 126 scudi e 3,5 lire.
Dopo essere entrata in possesso del cardinale Cybo, della tela si perdono le tracce per un lungo periodo. Riemerge nella prima metà del XIX secolo a Londra, nella collezione del mercante inglese G. Farrer, dal quale fu acquistata dal re dei Paesi Bassi Guglielmo II. Alla morte del sovrano, la dispersione della sua collezione riportò il Martirio sul mercato; nel 1850 l'opera fu acquistata per volontà dello zar Nicola I di Russia e destinata alle collezioni imperiali dell'Ermitage di San Pietroburgo, dove è tuttora conservata.Italian Painting of the 17th Century, State Hermitage, Collection Catalogue, St. Petersburg, State Hermitage Publishing House, 2013, p. 70. Descrizione Il dipinto rappresenta un episodio tratto dalla Legenda Aurea, ossia la decapitazione di Caterina d'Alessandria. La santa è raffigurata inginocchiata con le mani giunte, mentre accanto a lei, un esecutore seminudo che impugna con la mano destra una spada, mentre con la sinistra trattiene la testa di Caterina dai capelli, pronto a mozzarla. Sulla sinistra, alle spalle del giustiziere, è possibile osservare la ruota dentata, strumento da utilizzare per l'originario martirio che sarebbe dovuto avvenire tramite il supplizio della ruota, ma prodigiosamente distrutto da un angelo. Quest'ultimo è presente nella scena con le sembianze di un putto, mentre mantiene una corona nella mano sinistra e un ramo di palma nella destra: stando alla Legenda Aurea, entrambi sono attributi di Caterina. Stile Il dipinto appartiene alla fase tarda dell'attività del Guercino, caratterizzata da una maggiore compostezza formale rispetto alla produzione giovanile. La drammaticità del soggetto è affidata soprattutto al contrasto fra la figura raccolta e rassegnata di Caterina e quella vigorosa del carnefice, colto nell'atto di prepararsi alla decapitazione. La costruzione della scena è essenziale e concentrata sui protagonisti, mentre la luce modella con morbidezza le figure e mette in risalto i panneggi e gli accordi cromatici della veste della santa. L'intensità narrativa risulta così contenuta entro un equilibrio compositivo ormai pienamente appartenente alla maturità del pittore. Stile Un giudizio particolarmente equilibrato sull'ultima maniera del Guercino, alla quale questo dipinto appartiene, fu espresso dal suo biografo Jacopo Alessandro Calvi, che, pur riconoscendone la distanza dalla maggiore energia della produzione precedente, osservava: «non dico che questo ultimo suo stile sia da eguagliarsi alla robustezza dell'altro; dico che anch'egli è degno di grandissima lode». Poco oltre, descrivendo più in generale il modo di comporre del pittore, ne sottolineava la «ingenua semplicità», l'attenzione al vero e alla natura degli oggetti e, soprattutto nell'ultima maniera, l'uso di «saporite e lucide e naturali tinte, che formano un magico incanto».
Copie e disegni preparatori Il Santuario di San Francesco a Monteluco conserva una piccola copia del dipinto, opera di Ercole Gennari: con ogni probabilità la riproduzione è stata portata a termine nella bottega del Guercino, quest'ultimo un tempo allievo del padre di Ercole Gennari, Benedetto Gennari senior, e legato alla famiglia del suo maestro per tutta la sua vita - lo stesso Ercole sposò Lucia, sorella di Giovanni Francesco.
Nella Civica Pinacoteca il Guercino di Cento si conserva inoltre una copia del dipinto, attribuita a Benedetto Gennari. La replica, probabilmente eseguita nell'ambito della bottega del Guercino poco dopo l'originale, proviene dalla chiesa di San Biagio a Cento.
Sono noti due disegni preparatori collegati al dipinto. Il primo, già nella collezione di Denis Mahon a Londra, presenta una composizione solo lievemente diversa da quella definitiva; sul verso del foglio compare inoltre uno studio della figura del carnefice. Un secondo disegno, conservato al Museum of Fine Arts di Boston, riprende con alcune varianti quello già appartenuto a Mahon e reca l'iscrizione «F. Bartolozzi delin», riferibile a Francesco Bartolozzi; non è tuttavia nota l'incisione alla quale il disegno avrebbe potuto essere destinato. Note
Bibliografia
Altri progetti
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