Lacheuleano è una cultura caratterizzata da manufatti litici a forma di mandorla e lavorati su due lati in modo simmetrico, i cosiddetti bifacciali, associati all'Homo erectus, e specie derivate, come l'Homo heidelbergensis.

Storia della ricerca Il termine "acheuleano" deriva il suo nome dal quartiere Saint-Acheul di Amiens, in Francia, dove è stato descritto per la prima volta da Gabriel de Mortillet nel 1872Gabriel de Mortillet (1872) - Classification de l'Âge de la pierre, Matériaux pour l'Histoire primitive et naturelle de l'Homme, huitième année, 2º série, T. 3, pp. 464-465. e dove peraltro si trova l'attuale parco archeologico.

L'antiquario e archeologo dilettante inglese John Frere è generalmente considerato il primo a intuire una datazione così antica per le asce acheuleane. Nel 1797 inviò, da Hoxne nel Suffolk, due esemplari di asce alla Royal Academy di Londra trovate in depositi lacustri preistorici, insieme alle ossa di animali estinti, osservando che erano stati realizzati da persone "che non avevano l'uso dei metalli" e che appartenevano a "un periodo molto antico davvero, anche oltre il mondo attuale".

Successivamente, l'archeologo francese Jacques Boucher de Crèvecœur de Perthes, tra il 1836 e il 1846 raccolse ulteriori esempi di asce e ossa di animali fossilizzate dalle terrazze fluviali di ghiaia della Somme vicino ad Abbeville, nel nord della Francia, ipotizzandone una notevole antichità. Anche in questo caso le teorie furono respinte dagli altri ricercatori, finché uno dei principali oppositori, l'antiquario Marcel Jérôme Rigollot, iniziò a trovare altri strumenti simili vicino a Saint Acheul. A questo punto gli strumenti littici furono studiati dal geologo inglese Joseph Prestwich, che ne confermò l'antichità.

Nel 1872, l'archeologo francese Gabriel de Mortillet descrisse i caratteristici strumenti littici come appartenenti a L'Epoque de St Acheul, ma la facies culturale fu ribattezzata Acheulean solo nel 1925.

La storia della ricerca cronologica, che ha avuto inizio in Europa, ne ha inevitabilmente influenzato le definizioni, per cui non è raro, ancora oggi, trovare i termini di "acheuleano antico" o "arcaico", che tende a sostituire i termini di Abbevilliano, dal sito di Abbeville, e di Chelleano, dal sito di Chelles, entrambi in Francia, e di "acheuleano evoluto" (detta anche "superiore")A. Palma di Cesnola, F. Mallegni, L'Acheuleano evoluto e finale in Italia, in Il Paleolitico inferiore e medio in Italia, Museo Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi, 2001, p.140;.

Cronologia Le tecniche di datazione, basate sull'assunto che la tecnologia progredisce nel tempo, suggeriscono che gli strumenti acheuleani furono successive a metodi meno evoluti per la fabbricazione di utensili, ma esiste una notevole sovrapposizione cronologica tra le prime industrie preistoriche di lavorazione della pietra, con evidenze che in alcune regioni gruppi umani che utilizzavano strumenti propri dell'acheuleano, erano contemporanei ad altre gruppi che utilizzavano industrie meno sofisticate come il clactoniano; si è giunti alla stessa datazione per il sito archeologico di Attirampakkam in India, utilizzando la magnetostratigrafia o più sofisticate come il mousteriano. Pertanto non si considerare l’acheuleano come un periodo ben definito o come parte di una precisa sequenza temporale, ma come una tecnica di fabbricazione di utensili che fiorì nella prima preistoria. Inoltre, l'enorme diffusione geografica delle tecniche acheuleane rende il compito ancora più complesso, per rappresentare e comprendere le numerose variazioni regionali.

Generalmente la datazione, spesso ottenuta attraverso una o più tecniche geologiche, come la datazione radiometrica, la datazione al potassio-argon o la magnetostratigrafia, e che risente degli studi sui nuovi ritrovamenti, come anche dall'affinamento delle tecniche di datazione, o da nuovi collegamenti interdiscplinari, pone l'età più antica dell'acheuleano a un periodo compreso tra 1,9 e 1,8 milioni di anni dal presente, per arrivare fino a circa anni dal presente, con differenze regionali per entrambi i limiti di datazione.

Gli strumenti littici ritrovati nell'area di Konso in Etiopia negli anni '90 sono stati datati a circa 1,5 milioni di anni fa, sulla base della datazione radiometrica fatta sulle ceneri sedimentate nel terreno dove questi sono stati ritrovati. Si è giunti alla stessa datazione per il sito archeologico di Attirampakkam in India, utilizzando la magnetostratigrafia.

Nel 2003 i ritrovamenti acheuleani nella contea di Turkana in Kenya sono stati datati attraverso il metodo della magnetostratigrafia a circa 1,76 milioni di anni fa. Nel 2023 sono stati ri-esaminati reperti provenienti dal sito archeologico di Melka Kunture in Etiopia, compresa la mandibola di bambino scoperta nel 1981; le nuove indagini hanno dimostrato che il bambino apparteneva alla specie Homo erectus, e che il materiale acheuliano associato alla mandibola, risaliva a 1,95 milioni di anni fa, estendo così i limiti della datazione per questa facies culturale.

In Europa la datazione più antica di un sito acheuleano, è quella di Barranc de la Boella in Spagna, per i quali la datazione è di circa 1 milione di anni fa, mentre in Italia è quella fatta per il sito di Notarchirico in Basilicata, la cui industria litica risale a circa anni fa.

I limiti finali dell'Acheuleano suddivisi a livello regionale, mostrano che persistette molto tempo dopo la diffusione delle tecnologie del Paleolitico medio in più regioni continentali e terminò a oltre anni di distanza: in Africa e nel Vicino Oriente intorno a anni fa, in Europa anni fa, e in Asia anni fa.

Industria litica

In una prima fase, le industrie litiche prodotte da Homo erectus non si differenziano dall'olduvaiano, in quanto sono caratterizzate dall'associazione di choppers e di schegge. In seguito intervengono importanti innovazioni, che consentono la confezione di forme nuove.

La realizzazione di questi strumenti, richiede maggiore pianificazione e più carico cognitivo rispetto a quando richiesto dall'industria olduvaiania; non si tratta solo di staccare schegge, ma di organizzare meglio i passaggi produttivi,e prevedere l’esito dei colpi, per arrivare alla forma finale desiderata. Questo quadro è coerente con l’aumento di dimensioni cerebrali già osservato nei più antichi individui della specie H. erectus.

La prima forma innovativa è costituita dai bifacciali. Con questo termine vengono indicati strumenti ottenuti sia da blocchi di materiale grezzo sia da schegge grandi e spesse, elaborati mediante ritocco semplice o scagliato, ad ampi stacchi, in modo da ricavare due facce principali convergenti alle estremità. Ai bifacciali sono associati le asce di pietra, hacheraux, strumenti a tranciante o a fendente, ricavati da grandi schegge spesse mediante un ritocco periferico, di solito ad ampi stacchi, che risparmia un margine tagliente della scheggia (che diventa la parte funzionale dello strumento) e conferisce alla stessa una forma simmetrica.

Bifacciali e asce compaiono dapprima in Africa, nella fase di transizione dall'olduvaiano all'acheuleano (pleistocene inferiore), e in un secondo tempo (pleistocene medio antico) si diffondono in Europa e nell'Asia sud-occidentale.Mourre, V. (2003) - Implications culturelles de la technologie des hachereaux, Université de Paris X - Nanterre, Thèse de Doctorat, 3 vol., 880 p.

Specie L'insieme litico di Engaji Nanyori nella gola di Olduvai in Tanzani rappresenta una rilevante collezione di manufatti direttamente associata a fossili di Homo erectus e risalenti ad un periodo compreso tra 1,1 e 0,9 milioni di anni dal presente, in un contesto ambientale iperarido.

Distribuzione geografica

La distribuzione geografica degli strumenti acheuleani – e quindi dei popoli che li realizzarono – viene spesso interpretata come il risultato di fattori paleoclimatici ed ecologici, come la glaciazione e la desertificazione del deserto del Sahara.

Strumenti di pietra acheuleani sono stati trovati in tutto il continente africano, ad eccezione della fitta foresta pluviale intorno al fiume Congo, che si pensa sia stata colonizzata dagli ominidi solo più tardi. Si pensa che l'acheuleano si sia diffuso dall'Africa verso il nord del continente, e quindi ad est fino all'Asia: dall'Anatolia, attraverso la penisola arabica, attraverso l'odierno Iran e Pakistan, fino all'India e oltre. In Europa la sua diffusione passò per il bacino pannonico e le regioni del Mediterraneo occidentale, l'odierna Francia, i Paesi Bassi, la Germania occidentale e la Gran Bretagna meridionale e centrale. Le aree più a nord non videro l'occupazione umana se non molto più tardi, a causa della glaciazione.

Africa Oltre ai reperti acheuleani provenienti dall'Etiopia, risalenti a 1,95 milioni di anni fa, e a quelli ritrovati nella Contea di Turkana datato a circa 1,76 milioni di anni fa, si è soliti citare l'importsante sito archeologico della Gola di Olduvai in Tanzania dove, tra gli altri, sono stati ritrovati reperti litici risalenti a 600.000 anni fa.Leakey, M.D. (1971) - Olduvai Gorge - vol. 3: Excavations in Beds I and II, 1960-1963, Cambridge, Cambridge University Press, 306 p.Leakey, M.D. (1994) - Olduvai Gorge - vol. 5: Excavations in Beds III, IV and the Masek Beds, 1968-1971, Cambridge, avec la coll. de D.A. Roe, Cambridge University Press, 327 p.

Si espanse poi in tutto il continente africano, in numerosi siti tra i quali si possono citare: OlorgesailiePotts, R. (1989) - « Olorgesailie: new excavations and findings in Early and Middle Pleistocene contexts, southern Kenya rift valley », Journal of Human Evolution, 18, pp. 477-484., KilombeGowlett, J.A.J. (1993) - « Le site acheuléen de Kilombe: stratigraphie, géochronologie, habitat et industrie lithique », L'Anthropologie, t. 97, n° 1, pp. 69-84., IsenyaRoche, H., Brugal, J-P., Lefèvre, D., Ploux, S. et Texier, P-J. (1988) - « Isenya: état des recherches sur un nouveau site acheuléen d'Afrique orientale », The African Archaeological Review, 6, pp. 27-55.Texier, P.-J. (1996) - « L'Acheuléen d'Isenya (Kenya), approche expérimentale des principales chaînes opératoires lithiques », in: La Vie Préhistorique, SPF, Ed. Faton, pp. 58-63. in Kenya, Melka KuntureChavaillon, J. et Piperno, M. (2004) - Studies on the Early Paleolithic site of Melka Kunture, Ethiopia, Firenze, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 2 vol. : 736 p. + 29 pl., GadebClark, J.D. (1987) - « Transitions: Homo erectus and the Acheulian: the Ethiopian sites of Gadeb and the Middle Awash », Journal of Human Evolution, 16, 7-8, pp. 809-826. (Etiopia), La KamoaCahen, D. (1975) - Le site archéologique de La Kamoa (région de Shaba, rép. du Zaïre) de l'Age de Pierre ancien à l'Age du fer, Tervuren, Musée royal de l'Afrique centrale - Tervuren (Belgique) - Annales, série in 8º - Sciences humaines, 365 p. + fig. nella Repubblica Democratica del Congo, Kalambo nello Zambia, TighennifBalout, L., Biberson, P. et Tixier, J. (1967) - « L'Acheuléen de Ternifine (Algeria), gisement de l'Atlanthrope », L'Anthropologie, t. 71, n° 3-4, pp. 217-237.Geraads, D., Hublin, J-J., Jaeger, J-J., Tong, H., Sen, S. et Toubeau, P. (1986) - « The Pleistocene Hominid site of Ternifine, Algeria: new results on the environment, age, and human industries », Quaternary Research, 25, pp. 380-386. e Tabelbala-TachenghitChampault, B. (1966) - L'Acheuléen évolué au Sahara occidental - Notes sur l'homme au Paléolithique ancien, Faculté de Lettres, Paris, Thèse de doctorat soutenue le 17 nov. 1966, 2 vol., 1068 p. in Algeria, e Canteen Kopje in Sudafrica..

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