Le elezioni parlamentari in Slovacchia del 2023 si sono tenute il 30 settembre per il rinnovo del Consiglio nazionale, il parlamento del paese.

Esse hanno visto, allo stesso tempo, due grandi avvenimenti: difatti, la vittoria relativa del partito Direzione - Socialdemocrazia (SMER-SD), populista di sinistra e filorusso, è stata apparentata alla consistente ascesa dei partiti progressisti, di centro-sinistra ed europeisti come Slovacchia Progressista (PS) e Voce - Socialdemocrazia (HLAS-SD), entrambe a discapito della fazione populista tradizionale, in parte sopravvissuta, e di estrema destra, sostituita parzialmente da partiti di ispirazione cristiano-democratica, come il Movimento Cristiano Democratico (KDH), e conservatori. Stabile, infine, la fazione liberale, sostenuta da partiti come Libertà e Solidarietà (SaS).

Contesto precedente Le elezioni sono state indette a cinque mesi dalla scadenza naturale della legislatura, prevista per il 2024, a causa di una forte “impasse” istituzionale e politica, presente già prima della caduta del Governo Heger avvenuta nell’anno precedente e della formazione del provvisorio Governo Ódor nel maggio dello stesso anno, che ha portato il Consiglio Nazionale ad una paralisi legislativa e ad un’inabilità continuata ad esercitare le proprie prerogative e funzioni costituzionali di base, complici importanti dissidi e frammentazioni interne (al punto da non riuscire neanche ad acconsentire la fiducia al transitorio governo tecnico ed apartitico nominato per superare lo stallo).

Al fine di provare, dunque, a risolvere la precaria situazione generatasi, poiché la Costituzione della Slovacchia prevedeva che l’organo legislativo nazionale potesse essere sciolto solo in rare e specifiche circostanze ed a determinate condizioni (ex Art. 102, §1, sottocomma “e”), si svolse, nel gennaio 2023, un referendum costituzionale, volto a revisionare la legge fondamentale per permettere uno scioglimento anticipato discrezionale in capo al Presidente della Repubblica, qualora necessario. Ciononostante, per via dell’assenza di un quorum funzionale deliberativo, il referendum è fallito, causando un prolungamento della paralisi istituzionale.

Alla fine, tuttavia, constatata l’irrimediabilità della condizione parlamentare, i partiti rappresentati in assemblea iniziarono comunque dei negoziati in tal senso, concordando infine su una revisione per via parlamentare che consentisse lo scioglimento anticipato del Consiglio e lo svolgimento di elezioni anche al di fuori dei tassativi casi previsti dalla legge fondamentale (sebbene solo con l’approvazione dei 3/5 dei consiglieri), attuate poi, dopo l’approvazione della riforma, proprio con mozione propria dei legislatori.

Sistema elettorale I 150 membri del Consiglio nazionale sono eletti con un metodo proporzionale basato sul voto di preferenza (in cui l’elettore può esprimere, all’interno della lista scelta, fino a quattro preferenze).

Esso è applicato in un unico collegio nazionale con una soglia di sbarramento progressiva: del 5% per i partiti singoli, del 7% per i gruppi di coalizione con almeno due partiti e del 10% per i gruppi di coalizione con più di due partiti.

In seguito, i voti e le preferenze sono tradotti in seggi secondo il metodo del quoziente e dei più alti resti con quoziente “Hagenbach-Bischoff”.

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