Con il termine giornalistico e geopolitico Cintura dei Golpe (in inglese "Coup Belt") si fa riferimento a una zona dell'Africa interessata da una serie di colpi di Stato militari a partire dal 2020, avvenuti in particolare nel Sahel e nella parte centro-occidentale del continente.

Origine del termine Il termine è stato coniato nel 2021 dal giornalista e avvocato nigeriano Festus Adedayo, per descrivere la serie di colpi di stato che avevano avuto luogo in Mali, Burkina Faso e Guinea nello stesso anno. Da allora, il termine è stato utilizzato per riferirsi a tutti i golpe militari che hanno avuto luogo in questa regione a partire dal 2020.

Golpe I due colpi di Stato in Mali (2020 e 2021) L'uccisione in combattimento del presidente Idriss Déby in Ciad nel 2021 Il colpo di Stato in Guinea del 2021 Il colpo di Stato in Sudan del 2021 (sulla scia dell’instabilità post-colpo di Stato del 2019 e di un fallito tentativo nel settembre dello stesso anno) I due colpi di Stato in Burkina Faso del 2022 (gennaio e settembre) Il colpo di Stato in Niger del 2023 (sulla scia di un fallito colpo di Stato nel 2021) Il colpo di Stato in Gabon del 2023 Il colpo di Stato in Guinea-Bissau del 2025 (sulla scia di due tentativi nel 2022 e 2023) Il tentato colpo di Stato in Benin del 2025 Il tentato colpo di Stato in Niger del 2026

Storia

Dal 1990, ventuno dei ventisette colpi di stato avvenuti nell'Africa subsahariana hanno avuto luogo nelle ex colonie francesi, e ciò ha portato politici e giornalisti a chiedersi se l'influenza francese in Africa abbia un impatto destabilizzante.

Le giunte militari di Burkina Faso e Mali hanno annullato gli accordi militari che consentivano alle truppe francesi di operare sul loro territorio, seguite dal Niger che, in seguito alla crisi del 2023, ha costretto le forze francesi a ritornare in patria. Alcuni paesi, come il Mali, hanno addirittura eliminato il francese come lingua ufficiale.

L'ECOWAS ha cercato attivamente di cambiare questa situazione, ma senza successo: ha sospeso il Mali e la Guinea dopo i rispettivi colpi di stato del 2021, e il Niger dopo il colpo di Stato del 2023.

I golpe avvenuti dal 2020 ad oggi sono stati di natura simile; la maggior parte di essi è stata causata da militari insoddisfatti che hanno criticato la gestione dei rispettivi governi nei confronti dei gruppi terroristici islamici insorti che minacciano la sicurezza della zona dal 2011.

A complicare c'è altrsì l'instabilità politico-economica che da anni colpisce il continente africano, di recente aggravatasi a causa della Pandemia di COVID-19 (2020-2023). Le giunte entranti tendono anche a cercare sostegno e intraprendere relazioni con paesi come la Russia (in particolare cercano l'appoggio del Gruppo Wagner) e la Turchia. Invece tendono ad allontanarsi diplomaticamente dalla Francia (ex-potenza coloniale di molti di questi paesi), nonostante l'aiuto da essa fornito contro gli insorti islamici attraverso l'Operazione Barkhane.

Questo spazio progressivamente lasciato vuoto dall’Occidente sta venendo occupato dalla Russia, la quale si pone come bastione contro l’imperialismo e il colonialismo e a favore della creazione di un mondo “multipolare”. L’artificio narrativo – in quanto la Russia persegue, come tutte le potenze globali, i propri interessi strategici – pone su di un livello superiore proprio gli Stati africani, i quali sono rintracciabili come potenze minori nello scacchiere internazionale, mancanti di una legittimità paritetica piena nell’ordine liberale così congeniato.

Nell'agosto 2026, un gruppo di militari delle forze speciali dell'esercito nigerino tentano di fare un colpo di stato. Falliscono il golpe grazie all'intervento dei mercenari russi dell'Africa Corps.

Note

Bibliografia Curzio Malaparte, Technique du coup d'État, Grasset, 2022, ISBN 9782246830894

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