Il Paese basco (, , ), storicamente denominato Vasconia, è la regione geografica abitata dal popolo basco, situata a cavallo dei Pirenei. Il nome Paese basco non va confuso con quello dei Paesi Baschi, che sono solo una delle regioni componenti il Paese basco vero e proprio, oltre a essere una delle 17 comunità autonome spagnole, anche se hanno la stessa bandiera, likurrina.

In basco la regione è chiamata Euskal Herria, cioè letteralmente "il popolo che parla la lingua basca". A differenza del nome di un qualsiasi stato nazionale, il termine Euskal Herria indica sia il luogo geografico abitato dai baschi sia l'insieme stesso dei baschi (come se per intendere "Italia" e "popolo italiano" si usasse la stessa espressione). Questa particolarità si deve al fatto che il popolo basco è rimasto unito grazie alla propria cultura e alla propria lingua, ma quasi mai territorialmente: un basco è quindi identificato principalmente come una persona che parla l'idioma basco (e perciò è chiamato Euskaldun, cioè "colui che parla il basco"), prima di essere una persona che vive nel territorio del Paese basco.

Un altro termine basco con cui si indica il paese è Euskadi, termine coniato da Sabino Arana (padre del nazionalismo basco moderno) fondendo le due parole eusko ("basco") e di ("insieme"). A differenza del termine Euskal Herria, viene impiegato generalmente per riferirsi esclusivamente alla comunità autonoma comprendente le province di Biscaglia, Araba e Gipuzkoa.

Geografia

Il Paese basco si affaccia sul golfo di Biscaglia e si estende per tra la Spagna e la Francia, a cavallo dei Pirenei. È composto dalle sette province indicate da Sabino Arana come le regioni storiche che hanno sempre parlato la lingua basca. Nella parte spagnola queste troviamo le province di Biscaglia (Bizkaia), Araba e Gipuzkoa (che a loro volta formano la comunità autonoma basca), e la Navarra (Nafarroa). Nella parte francese si trovano invece le province di Lapurdi, Bassa Navarra (Nafarroa Beherea) e Zuberoa, amministrativamente raccolte nel dipartimento francese dei Pirenei Atlantici insieme alla regione del Béarn, storicamente occitanofona.

Il Paese basco non ha una vera e propria capitale in quanto non è uno stato unitario: storicamente la città più importante è Pamplona (Iruñea), che fu la capitale del Regno di Pamplona tra il X e il XIII secolo il quale rappresenta fino ad ora il massimo grado di espressione politica e di indipendenza mai raggiunto dal Paese Basco. Il Paese basco conta circa 3 milioni di residenti, dei quali nella parte spagnola (Hegoalde) e nella parte francese (Iparralde).

Città principali

Storia Le origini Le vere radici del popolo basco sono tuttora in parte ignote. Da alcuni studi effettuati sulle caratteristiche fisiche dei baschi si è riscontrata un'affinità con gli uomini di Cromagnon che abitavano i Pirenei centro-occidentali nel neolitico. Questo indica che i baschi che oggi abitano il territorio di Euskadi potrebbero forse essere i discendenti di coloro che lo abitavano nel IX millennio a.C. Da quel periodo in poi i baschi vennero a contatto con altre popolazioni, ne vennero influenzati, ma non furono mai assorbiti.

I baschi formarono solo molto tardi un regno unitario poiché vivevano divisi in vari nuclei, anche se con cultura, lingua, religione e modi di vivere molto simili, tanto da sentirsi fratelli e aiutarsi costantemente. I primi contatti prolungati con popolazioni indoeuropee si ebbero con ogni probabilità fra il X e il IX secolo a.C., quando i Celti iniziarono a stabilirsi nella penisola iberica, influenzando con la propria cultura quella basca negli anni a seguire.

Dall'invasione romana agli anni 1000 Gli abitanti degli odierni baschi vennero a contatto con i Romani, che li chiamavano Gens Vasconum o Vascones. Tra il 56 a.C. e il 19 a.C. le tribù basche vennero conquistate dai Romani e Pompeo fondò Pompaelo (attuale Iruña/Pamplona che diverrà la città più importante dei baschi). Dei Romani i baschi accettarono una parte del pantheon (Giove, Marte, Ercole, Diana...) e assimilarono alcune divinità locali a divinità romaneJoseba Andoni De La Fuente e Maria Claudia Origlia. Prologo, in "Ama lur: Miti, leggende e curiosità dei Paesi Baschi". Messina, Mesogea, 2000. p. 27. ISBN 88-469-2007-4.

Durante il periodo della conquista romana l'area basca si estendeva per gran parte dell'attuale Guascogna, della Cantabria, la Rioja, il territorio della Bureba e parte dell'Aragona. Dopo la caduta dell'Impero romano i baschi subirono numerosi tentativi di invasione: nel 406 ci fu la prima invasione dei popoli del nord (Suebi e Vandali), ma furono invasi anche da Franchi e Visigoti.

Per tre secoli subirono attacchi continui da questi popoli fino a quando, nel 711, i Visigoti, che stavano assediando la città di Pamplona, dovettero fuggire a causa dell'invasione musulmana nel sud della penisola. Durante tale periodo i baschi riuscirono ad ottenere una sorta di stato indipendente, anche se nel 602 fu imposto dai Merovingi al neonato ducato di Vasconia (esteso dall'Ebro alla Garonna) un proprio duca. Tra il 660 e il 670 i baschi riuscirono però a eleggere duca un aristocratico appartenente alla propria etnia.

Nel 778 Carlo Magno iniziò a espandere il proprio impero verso i Pirenei. Contrariamente a quanto viene raccontato nella celebre Chanson de Roland, a sbaragliare la retroguardia dell'esercito carolingio nella battaglia di Roncisvalle non furono i musulmani di al-Andalus, ma alcuni montanari baschi.

La parte del ducato di Vasconia posto a nord dei Pirenei entrò a far parte dell'impero carolingio in una condizione di semiautonomia per la quale dovette continuare a lottare nei secoli successivi. Nel 1032 fu definitivamente assorbito dal Ducato di Aquitania di Guillerme V, vassallo del regno di Francia.

Il regno di Pamplona e la successiva divisione

Da due secoli prima della disfatta del Ducato di Vasconia si stava formando più a sud il Regno di Pamplona. Questo, sotto la guida di Sancho il Grande (in basco Antso Nagusia; 1000-1035), raggiunse il suo apice, riuscendo a contenere entro i propri confini le sette regioni storiche del Paese basco più qualche territorio limitrofo.

Alla morte del re, però, i contrasti esistenti tra i suoi discendenti fecero in modo che il Regno di Pamplona si dividesse in Alava e Guipuzkoa sotto la Castiglia, Bizcaya per volere dei signorotti locali, Lapourd e Soule prima sotto la Francia e poi sotto l'Inghilterra e Navarra, nucleo primario del regno di Pamplona, che fu definitivamente conquistato dai Castigliani il 21 luglio 1512.

Per i successivi tre secoli i baschi non furono più padroni delle loro sorti, ma assoggettati alle corone di Spagna e Francia. L'unica concessione di autonomia furono i fueros, leggi storiche delle città basche, alle quali le nazioni sovrane dovevano rispetto e obbedienza.

Il 21 luglio 1876, però, fu introdotta una legge che riconosceva tutti i sudditi della corona spagnola come cittadini spagnoli e niente altro, per cui, oltre ad altre cose, furono aboliti i fueros, dando l'impressione che il processo di assimilazione dei baschi alla Spagna fosse ormai completato.

Sabino Arana, il PNV e la nascita di ETA

Nel 1895 ci fu la svolta verso la situazione moderna del Paese basco. Sabino Arana Goiri (disegnatore, tra l'altro, dell'Ikurrina, la bandiera basca) fondò l'EAJ-PNV (Euzko Alderdi Jeltzalea-Partido Nacionalista Vasco, ovvero Partito Nazionalista Basco) con il quale auspicava di avere una voce nel parlamento di Madrid e poter esporre la questione basca.

Il PNV ebbe una forte espansione politica nelle quattro province di nazionalità spagnola, anche se tra i suoi membri ci fu sempre qualche disaccordo tra gli indipendentisti ed i regionalisti spagnoli. Dal 1923 al 1930 con la dittatura di Primo de Rivera furono proibite le attività dell'ala indipendentista, ma fu tollerata l'ala moderata.

Il 5 novembre 1933 si votò per un referendum riguardo ad uno statuto (Statuto di Estella) che avrebbe coinvolto le tre province più occidentali (attualmente parte della Comunità Autonoma dei Paesi Baschi), riscontrando l'84% di voti favorevoli. Questo risultato non fu mai preso in considerazione fino al 1936 quando, il 1º ottobre, il governo repubblicano, per ottenere l'appoggio del nazionalismo basco, accettò lo Statuto del '33 ponendo a capo della regione autonoma José Antonio Aguirre.

Nel 1937, però, la vittoria dei nazionalisti di Franco e il suo successivo insediamento come dittatore pose fine a quel poco di autonomia concessa al Paese Basco. La politica di Franco fu centralista e non permise nessuna manifestazione nazionalistica non spagnola. Durante il franchismo l'EAJ-PNVa, che a causa delle sue caratteristiche di partito era sostenuto in maggior parte dalla popolazione di età matura, rimase per lo più inattivo, tanto da far nascere, nel 1952, un nuovo movimento nazionalista chiamato Ekin (Agire), fondato da un gruppo di giovani baschi occidentali che voleva dare nuova forza alla causa basca.

Ekin tentò di collaborare con il PNV, ma quest'ultimo non volle mai accettare, viste le diversità di pensiero dei due gruppi. Nel 1958 il gruppo Ekin cambiò nome in Euskadi Ta Askatasuna (Paese Basco E Libertà), meglio noto come ETA.

La fine del franchismo e la costituzione spagnola Sin dal 1959 ETA cominciò a far sentire la propria voce con attentati, per lo più con obiettivi militari o politici. Le prime bombe furono piazzate a Bilbao, Vitoria e Santander, mentre la prima azione degna di nota fu il tentativo di far deragliare un treno carico di militanti franchisti diretto a San Sebastián, ma fallì in parte e non vi furono vittime. La prima vittima di ETA fu un agente di polizia ucciso nel giugno del 1968 per mano di Txabi Etxebarrieta, il principale dirigente della quinta assemblea del gruppo; questi sarà anche il primo caduto di ETA, ucciso poche ore dopo dalla polizia.

In agosto dello stesso anno ci fu la seconda vittima (il poliziotto Melitón Manzanas) e quindi, da quel momento in poi, il regime franchista dichiarò lo stato d'emergenza. Nel 1973 vi fu un attentato "chiave" per la storia della Spagna. Viene, infatti, assassinato con un'autobomba l'ammiraglio Carrero Blanco, neonominato capo del governo da Franco, e questo impedirà quella continuazione del regime auspicato dallo stesso dittatore. Nel settembre del 1975 vi furono le ultime fucilazioni del franchismo che provocarono molte proteste in tutto il Paese. Un mese dopo Franco morì e fu incoronato re Juan Carlos, erede designato dal dittatore stesso.

Nel 1976 viene redatta la prima KAS Alternatiba (Koordinadora Abertzale Sozialista, Coordinamento Patriottico Socialista) che tra i suoi punti principali annovera l'amnistia per i prigionieri e i rifugiati baschi, la legalizzazione dei partiti indipendentisti, il ritiro delle forze di polizia spagnole, un'economia non oligarchica che rispetti gli interessi delle classi lavoratrici e un nuovo statuto d'autonomia che preveda il diritto all'autodeterminazione e il controllo sulle forze armate, la sovranità basca e la promozione della lingua basca. Nel 1977 fu autorizzata l'esposizione della bandiera basca, proibita sino ad allora. Il 6 dicembre 1978 fu messa a votazione la nuova costituzione spagnola, che riscontrò ampi consensi in tutta la Spagna, tranne che nei territori baschi, poiché non riconosce il diritto del popolo basco di autodeterminarsi.

L'ascesa del PSOE, i Gal e il piano ZEN