La serie di test nucleari denominata Operazione Fishbowl si riferisce ai 10 test nucleari condotti dagli Stati Uniti d'America nei cieli sovrastanti l'atollo Johnston, appartenente agli stessi USA, dal 9 luglio al 4 novembre 1962.
In alcune trattazioni, una serie di test condotti con ordigni fatti esplodere ad alta quota grazie a missili lanciati dall'isola Johnston e nota come "serie Fishbowl", viene considerata parte dell'Operazione Dominic, mentre in altre si considera questa serie come appartenente a un'operazione a sé stante, ossia l'Operazione Fishbowl, che contò un totale di 10 test, di cui solo 5 effettivamente realizzati.
Introduzione L'Operazione Fishbowl ebbe luogo in un periodo della Guerra Fredda in cui la tensione tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica era particolarmente alta, essendo trascorso appena poco più di un anno dal fallito tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro a Cuba, messo in atto dalla CIA e noto come invasione della baia dei Porci. Il 30 agosto 1961, poi, Nikita Chruščëv aveva dichiarato la fine di una moratoria dei test nucleari durata tre anni e, due giorni dopo, l'URSS aveva sganciato la bomba Tsar in quello che fu il test nucleare più potente di tutti i tempi. L'amministrazione statunitense, presieduta da John F. Kennedy, rispose autorizzando l'esecuzione dell'Operazione Dominic, che fu svolta tra il 25 aprile e il 30 ottobre 1962 e che fu la serie di test nucleari di maggior potenza complessiva, nonché la più articolata ed elaborata, mai condotta dagli Stati Uniti d'America. Essa fu inoltre anche l'ultima serie di test atmosferici da essi condotta; con la firma del Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari, entrato in vigore dal 10 ottobre 1963, infatti, gli unici test nucleari effettuabili diventarono quelli sotterranei. Nello stesso periodo dell'Operazione Dominic fu condotta anche l'Operazione Fishbowl, da alcuni considerata una costola della prima, che, nei piani iniziali, avrebbe dovuto essere completata durante la prima metà del 1962, con tre test denominati Bluegill, Starfish e Urraca. In realtà, la rapidità della pianificazione di operazioni molto complesse, richiesta dalla necessità di dare una pronta risposta ai test sovietici, rese necessari molti cambiamenti in corso d'opera e il primo tentativo di test fu ritardato fino al giugno del 1962.
Secondo le direttive, tutti i test dell'operazione dovevano condotti in alta atmosfera, lanciando gli ordigni dall'isola Johnston, nell'oceano Pacifico, che già in precedenza era stata utilizzata come sito di lancio per test nucleari ad alta quota. Dato che già nel 1958 l'allora presidente della Commissione per l'energia atomica statunitense, Lewis Strauss, preoccupato che il lampo delle detonazioni notturne ad alta quota potesse accecare i civili che vivevano sulle isole vicine, si era opposto a qualsiasi test ad alta quota nei luoghi che erano stati utilizzati per precedenti test nucleari nel Pacifico, i missili nucleari dell'operazione Fishbowl furono lanciati verso sud-ovest, in modo che le detonazioni fossero più lontane possibile dalle isole Hawaii.
Durante le prime fasi della pianificazione dell'operazione, venne aggiunto un quarto test, denominato Kingfish, mentre altri due test a basso potenziale furono inseriti a progetto ormai partito: il Checkmate e il Tightrope.
Scopi
Già nel 1958 gli Stati Uniti avevano condotto sei test nucleari ad alta quota, tre nel corso dell'Operazione Hardtack I e tre nel corso dell'Operazione Argus, tuttavia questi sollevarono tutta una serie di domande, tant'è che, secondo quanto scritto nel rapporto del governo statunitense ADA955694 sul primo test riuscito della serie Fishbowl: "I precedenti test nucleari ad alta quota: Teak, Orange e Yucca, più i tre test ARGUS sono stati scarsamente equipaggiati ed eseguiti frettolosamente. Nonostante studi approfonditi dei pochi dati ottenuti, i modelli attuali di questo genere di esplosioni sono approssimativi e provvisori. Questi modelli sono troppo incerti per consentire l'estrapolazione degli effetti ad altre altitudini con una certa sicurezza. C'è quindi una grande necessità, non solo di una migliore strumentazione, ma di ulteriori test che coprano una vasta gamma di altitudini e potenze rilasciate."
In particolare, erano tre i fenomeni che richiedevano maggior approfondimento:
1 - L'impulso elettromagnetico generato da un'esplosione nucleare ad alta quota sembrava presentare differenze molto significative rispetto a quello generato da esplosioni nucleari più vicine alla superficie. 2 - La comparsa di aurore associate alle esplosioni nucleari ad alta quota, e in particolare di quelle aurore che apparivano quasi istantaneamente lontano dal punto dell'esplosione, nell'emisfero opposto, non era ancora stata del tutto spiegata. Allo stesso modo, poco compresa era la natura di quelle che sembravano essere fasce simili alle fasce di Van Allen inizialmente generate lungo le linee del campo magnetico che collegavano le aree delle manifestazioni aurorali. 3 - Le aree di blackout delle comunicazioni radio dovevano essere comprese in modo molto più dettagliato, poiché si riteneva che tali informazioni avrebbero potuto giocare un ruolo fondamentale per le operazioni militari condotte nelle ore successive a possibili esplosioni nucleari.
Per raccogliere i dati, tutti i test dell'operazione furono monitorati da un gran numero di stazioni superficiali e aeree disposte in un ampio raggio attorno ai punti delle detonazioni nonché nell'emisfero australe, nella regione delle Isole Samoa che, per questi test, era stata denominata "regione meridionale coniugata", dato che l'isola Johnston, così come tutti i punti di detonazione, era situata nell'emisfero boreale. Inoltre, onde ricavare il maggior numero di dati possibile dallo spettro delle aurore, si preferì condurre i test di notte, quando le condizioni per ottenere fotografie di quei fenomeni sono migliori. Ciò fu possibile grazie alla posizione remota dell'isola Johnston, che fornì la possibilità di fare il contrario di quanto fatto ad esempio dai sovietici nel Progetto K, che vide la realizzazione di test nucleari ad alta quota in pieno giorno così da evitare danni agli occhi della popolazione del Kazakistan centrale, nei cui cieli furono fatti detonare gli ordigni.
Stando a quanto affermato in un testo di riferimento sugli effetti delle armi nucleari edito dal dipartimento della difesa statunitense riguardo alle sopraccitate aurore, nel corso dei test ad alta quota condotti nel 1958 e nel 1962 sempre nei pressi dell'isola Johnston era stato osservato che le particelle particelle beta, aventi solitamente carica negativa, e altri ioni più pesanti rilasciati dalle esplosioni nucleari rientravano nell'atmosfera viaggiando su una traiettoria a spirale lungo le linee del campo magnetico terrestre. Il rientro avveniva in particolare tra l'isola Johnston e le isole Hawaii, nell'emisfero boreale, e presso la regione coniugata, sita nei cieli delle isole Samoa, Figi e Tonga, dando origine a spettacolari aurore che risultavano essere generalmente più intense ad altitudini comprese tra i 50 e i 100 km, quando prodotte dalle particelle beta, e tra i 100 e i 200 km, quando prodotte dagli ioni più pesanti. Data la maggiore velocità delle particelle beta rispetto agli altri ioni prodotti dall'esplosione, poi, le aurore coniugate dovute a tali particelle comparivano nell'emisfero sud una frazione di secondo più tardi rispetto a quelle nell'emisfero in cui si era verificata l'esplosione, e solo se la detonazione era avvenuta a quote superiori ai 50 km, mentre le aurore dovute agli altri ioni più pesanti comparivano in momenti successivi e solo se la detonazione era avvenuta a quote superiori ai 320 km.
I primi test
Stando al piano iniziale dell'operazione, i tre test pianificati si sarebbero chiamati Bluegill, Starfish e Urraca, e, in caso di fallimento, la loro ripetizione avrebbe avuto lo stesso nome con in aggiunta la parola "prime". Così, ad esempio, se Bluegill fosse fallito, il tentativo successivo si sarebbe chiamato Bluegill Prime, se anche questo fosse fallito, il successivo si sarebbe chiamato Bluegill Double Prime, e così via.
Bluegill Bluegill, il primo test dell'Operazione Fishbowl ebbe luogo il 2 giugno 1962, quando un missile Thor armato con una testata nucleare fu lanciato dall'isola Johnston subito dopo mezzanotte. Sebbene il missile sembrasse seguire la traiettoria normale, il sistema di tracciamento radar ne perse le tracce poco dopo il lancio e, non potendo prevedere se il missile stesse seguendo una traiettoria sicura, gli ufficiali addetti alla sicurezza del perimetro d'azione ne ordinarono la distruzione. Indagini successive rivelarono che il Thor si era in effetti immesso su una traiettoria di volo non corretta. Dato che la testata nucleare andò distrutta senza che avvenisse alcuna detonazione nucleare, il test non fornì alcun dato.
Starfish Starfish, il secondo test, fu condotto il 19 giugno 1962 lanciando un missile Thor armato con una testata nucleare dall'isola Johnston poco prima della mezzanotte. Dopo 59 secondi durante i quali il razzo aveva percorso la traiettoria prevista, il motore cedette, fermandosi di colpo, e, quando il Thor iniziò a precipitare e ad andare in pezzi, gli ufficiali addetti alla sicurezza ne ordinarono la distruzione, che avvenne a una quota compresa tra i 9,1 e 10,7 km. Anche in questo caso, la mancata detonazione nucleare non fornì alcun dato.
Alcune parti del missile caddero sull'isola Johnston, da cui il personale non essenziale era stato comunque precedentemente evacuato, ma la maggior parte dei detriti caddero nell'oceano. Nelle due settimane successive, ben 250 di questi ultimi, tra cui alcuni contaminati da plutonio, furono raccolti dai sommozzatori del Navy Explosive Ordnance Disposal and Underwater Demolition Team.
Starfish Prime
Il terzo test dell'Operazione Fishbowl ebbe luogo l'8 luglio 1962, sempre con l'utilizzo di un missile Thor. Questa volta il lancio ebbe successo, il Thor raggiunse un apogeo di circa e la testata fu fatta esplodere durante la sua traiettoria discendente, all'altitudine programmata di 400 chilometri, circa 30 km a sud-ovest dell'isola Johnston e dopo 13 minuti e 41 secondi dal decollo, ossia alle 22:00:09 ora locale.
La potenza rilasciata dall'esplosione fu compresa tra 1,4 e 1,45 megatoni, con una resa molto vicina a quella prevista; quella che invece non fu prevista con precisione fu l'intensità dell'impulso elettromagnetico generato dall'esplosione, che fu così elevata da mandare fuori scala gran parte della strumentazione, causando grandi difficoltà nell'ottenere misurazioni accurate. Tale impulso fu così potente da causare danni a diverse apparecchiature elettriche persino nelle Hawaii, a circa di distanza dal punto della detonazione, facendo spegnere circa 300 lampioni e attivando numerosi allarmi antifurto. Inoltre, lo stesso impulso o la cintura di radiazioni generata dalla detonazione, che permase per diversi mesi ad alta quota, causarono anche l'irreparabile danneggiamento di alcuni satelliti, come gli statunitensi TRAAC, Injun 1 e Telstar 1, il britannico Ariel 1 - il primo satellite artificiale del Regno Unito - e il sovietico Cosmos 5, i quali smisero di funzionare immediatamente o entro pochi mesi dall'esplosione.