I da Romano, altrimenti detti Ezzelini, furono un'antica famiglia feudale, di probabili origini germaniche, che segnò la storia dell'odierno Veneto tra il XII e il XIII secolo.

Il loro più celebre esponente fu Ezzelino III (1194-1259), abile uomo politico ma anche spietato condottiero che, sfruttando l'alleanza con Federico II di Svevia, riuscì a costituire un esteso dominio personale che andava dall'Oglio e dal Po fino a Trento e alla Marca Trevigiana. Con la sua fine la famiglia cadde in rovina: morto mentre era prigioniero degli avversari guelfi, la sua eredità fu raccolta dal fratello Alberico che, tuttavia, fu massacrato poco dopo assieme ai figli.

Storia Origini La tradizione, riferita dalla Cronica di Rolandino da Padova, crede che il capostipite dei da Romano fosse un certo Arpone, un modesto soldato (ab uno equo "con un solo cavallo") sceso in Italia nel 1036 al seguito di Corrado II il Salico. Il primo membro storicamente accertato è invece Ecelo (o Ezzelo), citato, spesso accanto alla moglie Gisla, in alcuni documenti a partire dagli anni 1070.

Verosimilmente gli antenati di Ecelo erano di origini germaniche, ma non è possibile dire in che periodo fossero giunti in Italia. Certamente dovevano esservisi radicati da tempo: nel 1085 lo stesso Ecelo fece una cospicua donazione al monastero di Sant'Eufemia di Villanova, dimostrando come la sua famiglia dovesse essere dotata di un patrimonio consistente, che non poteva aver accumulato in soli cinquant'anni. Gina Fasoli ha ipotizzato che un avo degli Ezzelini potrebbe essere un certo Azeli, missu domini Ottonis citato in un documento del 998.

In uno scritto del 1076 Ecelo si autodefinì come "da Onara e da Romano", due località fortificate in posizione strategica lungo il corso del fiume Brenta. Romano, in particolare, rappresentava un insediamento di una notevole importanza, posto ai piedi delle Prealpi Venete e all'inizio del percorso Canale del Brenta-Valsugana che consentiva i collegamenti tra i due versanti delle Alpi. A questi feudi se ne aggiunsero molti altri nei decenni successivi: la curtis di Godego (citata tra i loro possedimenti dal 1159), i castelli di Zumelle, Mussolente e Oderzo (1193), Marostica (1218), Maser (1221).

In quest'area di influenza convergevano, in modo non sempre preciso, i confini di Treviso, Vicenza e Padova e transitavano le loro principali vie di comunicazione. Queste città, a partire dalla metà del XII secolo si diedero delle istituzioni di tipo comunale, inserendosi come nuove entità politiche nello scontro che opponeva Papato e Impero. Numerose famiglie nobili, e così anche i da Romano, furono attratte da questi nuovi centri di potere e si avvicinarono sempre più alla vita pubblica cittadina.

Il secondo esponente di rilievo è Ezzelino I (detto "il Balbo") figlio di Alberico di Ecelo. Viene citato per la prima volta nel 1135, quando fu presente alla vendita di una massaricia da parte di due coniugi di Mestre - allora sottoposta a Treviso - al monastero veneziano dei Santi Secondo ed Erasmo.

Ezzelino I divenne sempre più potente in terre e ricchezze, e fu un sostenitore e uno dei capi della Lega Lombarda, fondata per contrastare Federico I Barbarossa in Italia.

Da Ezzelino I nacque Ezzelino II (o Ecelino II). Costui (poi noto come il Monaco per essersi nel 1221 ritirato a vita religiosa), tosto della gloria paterna, fu podestà di Treviso nel 1191, di Verona nel 1200, di Vicenza nel 1211. Fu sotto di lui che venne distrutto Onara, il castello storico di famiglia.

Dopo ben tre matrimoni, da Ezzelino II e dalla quarta moglie nacquero molti figli, tra cui tre dei più noti esponenti: Ezzelino III, Alberico II e Cunizza, quest'ultima ricordata da Dante Alighieri e da lui posta nel suo Paradiso (Divina Commedia).

Ma fu proprio tramite Ezzelino III che la famiglia raggiunse l'apice della potenza e grazie al quale essa stessa è maggiormente nota. Egli, al contempo alleato e nemico di Federico II di Svevia, fu il più distinto tra i ghibellini e la sua ambizione lo fecero divenire un personaggio potente e temibile, tanto da arrivare ad assumere gli atteggiamenti propri di un tiranno; tutto ciò, infatti, gli valsero il soprannome di Ezzelino III il Terribile. Ferito dai crociati di papa Alessandro IV, venne poi fatto prigioniero e rinchiuso a Soncino, ove morì. Sempre Dante lo pone nel suo Inferno.

Dopo la morte del Terribile, la Marca Trevigiana si ribellò alla sua famiglia e Alberico fu costretto con la sua famiglia a fuggire e rifugiarsi nel castello di San Zenone, ma, tradito, venne fatto prigioniero. Così, condannati a morte, gli ultimi esponenti della casata furono trucidati il 26 agosto 1260.

Fine della famiglia

Dopo la sconfitta e la morte di Ezzelino III, il papa Alessandro IV promosse una crociata contro il resto della famiglia, appoggiata da Vicenza, Venezia, Treviso e soprattutto Ferrara. Sconfitto l'esercito di Ezzelino sotto le mura di Cassano d'Adda, i crociati fecero ritorno in Veneto e puntarono su Alberico e i suoi familiari, che dal 1259 si erano rifugiati nel castello di colle Castellaro a San Zenone degli Ezzelini, dove resistettero per quasi dieci mesi, fino all'arrivo degli assedianti il 24 agosto 1260.

La sentenza La condanna a morte di Alberico e della sua famiglia era stata decisa cinque mesi prima a Treviso dal podestà Marco Badoer e dai suoi consiglieri:

L'assedio di San Zenone I crociati posero l'assedio alla roccaforte di San Zenone, di cui oggi restano solo alcune pietre del basamento del mastio. Con il passare dei mesi, il caldo estivo e la scarsità di provviste misero in difficoltà gli assediati; alcuni soldati di Alberico, entrati in contatto con i crociati, organizzarono l'apertura della pusterla pedonale accanto alla porta carraia, permettendo a una trentina di uomini di entrare e seminare il panico nella fortezza.

Alberico, spaventato, si rifugiò nel mastio, mentre le truppe crociate occupavano il resto del castello in attesa della sua resa. Dopo giorni di prostrazione, radunò i familiari per annunciare la resa e ordinò l'apertura della porta del mastio. Fu subito catturato e condotto, con la bocca serrata in una morsa per impedirgli di urlare, al cospetto di Marco Badoer, che pronunciò la sentenza e ne dispose l'esecuzione immediata sul colle, anziché a Treviso come stabilito, per evitare ripensamenti.

I figli maschi furono condotti al ceppo e decapitati; la moglie Margherita e le figlie femmine furono denudate e arse vive, sotto gli occhi di un Alberico ormai fuori di sé. Egli stesso fu infine legato alla coda di un cavallo e trascinato attraverso rovi e sterpi. I corpi di Alberico e di uno dei figli furono portati a Treviso, squartati e bruciati.

Il frate Salimbene de Adam, testimone della strage, la riportò in una sua cronaca dell'epoca con le parole «Vidi ista oculis mei» («Vidi questo con i miei occhi»).

Stemma

A causa della damnatio memoriae perpetuata dopo la fine della famiglia, lo stemma dei da Romano non è noto.

Nel 1779 Giambattista Verci inserì nella sua Storia degli Ecelini la riproduzione di uno stemma che attribuì con sicurezza ai da Romano basandosi, a suo dire, su testimonianze dell'epoca o di poco posteriori. Era scolpito a bassorilievo su una lapide collocata nella loggia della corte maggiore del castello di Padova. Le teorie del Verci furono accolte dal genealogista Pompeo Litta che, nel suo Famiglie celebri italiane, riportò una versione a colori dell'arma con tanto di blasonatura.

Queste rappresentazioni furono subito adottate dalla pittura ottocentesca a tema storico (la stessa che raffigurava Ezzelino III come un uomo barbuto e arcigno) e ad esse si ispirarono i comuni di Romano d'Ezzelino e di San Zenone degli Ezzelini per realizzare i rispettivi stemmi.

L'arma descritta dal Verci non ha però nulla a che vedere con quello dei da Romano, come dimostrato sin dal 1896 da Francesco Franceschetti. Si tratta infatti dello stemma di re Luigi d'Ungheria, derivante a sua volta dallo stemma degli Arpadi (partito con le fasce) e degli Angioini (partito con i gigli). Il sovrano fu alleato e amico di Francesco il Vecchio da Carrara e il suo blasone ricorre varie volte nel castello, che fu restaurato proprio dal signore di Padova.

Genealogia La dinastia degli Ezzelini è, ad oggi, completamente estinta.

Albero genealogico essenziale

Albero genealogico completo

Personaggi illustri

Ezzelino I da Onara (o Ecelino I), detto il Balbo, accrebbe di notevole potenza la famiglia con terre e ricchezze. Fu più volte podestà e uno dei capi della Lega Lombarda contro l'imperatore Federico I Barbarossa. Ezzelino II da Romano (o Ecelino II), detto il Monaco, sulla scia del padre fu anch'esso più volte podestà. Sotto di lui venne distrutto il castello di Onara e la dinastia cambiò denominazione da Da Onara a Da Romano. Ezzelino III da Romano (o Ecelino III), detto il Terribile, fu, nel bene e nel male, il più illustre e potente di tutti gli Ezzelini. Vero padrone della Marca di Verona e di Treviso, fu anche il più temibile capo ghibellino dell'epoca e la sua violenza e la sua ambizione, spesso affondate nella leggenda, causarono, dopo la sua morte, la fine stessa della dinastia. Tra gli altri, Dante Alighieri lo inserì tra i dannati del suo Inferno, Giovanni Boccaccio lo cita nel Canto XIII del poema allegorico Amorosa visione, Alessandro Tassoni gli dedicò l'intero Canto VIII del poema eroicomico La secchia rapita ed è perfino citato ne Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Cunizza da Romano, celebre per le sue vicende amorose, matrimoniali, passionali e avventurose, di cui la più celebre tra tutte è la fuga con Sordello da Goito. Anche la sua fama si deve essenzialmente per essere stata inserita da Dante Alighieri nel Canto IX del Paradiso (Divina Commedia). Alberico da Romano (Alberico II), figlio di Ezzelino II e fratello di Ezzelino III, fu anch'esso podestà e fu l'ultimo degli Ezzelini, in quanto lui e la sua famiglia vennero sterminati il 26 agosto 1260.

Domini dinastici

Oltre alle diverse località interessate dalle vicende storiche del casato degli Ezzelini è notevole l'elenco delle stesse dove, secondo recenti studi,Gian Paolo Bustreo, rielaborazione da una cartina presente nel “Catalogo”, voce 1 risultavano insediati i patrimoni immobiliari all'epoca del loro annientamento nel 1260; sono località che interessano diverse province della parte nord orientale della penisola italiana.

Località dell'attuale provincia di Vicenza

Romano d'Ezzelino, Castello di famiglia Bassano del Grappa Valrovina, frazione di comune di Bassano del Grappa, all'inizio della valle Canale di Brenta Campese, frazione di comune di Bassano del Grappa, all'inizio della valle Canale di Brenta. Nel monastero di Campese avevano sepolcro gli Ezzelini (9) Angarano, storica località baricentrica tra Marostica, Bassano del Grappa e Valrovina e oggi quartiere di Bassano d. G. Marostica Margnano, storica località a sud di Pove del Grappa, oggi quartiere Margnan di Bassano del Grappa Solagna, nella valle Canale di Brenta Pove del Grappa, all'inizio della valle Canale di Brenta Oliero, frazione del comune di Valstagna, nella valle Canale di Brenta Marcesina, località di Asiago, Altopiano dei Sette Comuni. Ronchi, località Altopiano dei Sette Comuni. Gallio (Italia), comune dell'Altopiano dei Sette Comuni. Foza, comune dell'Altopiano dei Sette Comuni. Enego, comune dell'Altopiano dei Sette Comuni. Roana, comune dell'Altopiano dei Sette Comuni. Rotzo, comune dell'Altopiano dei Sette Comuni. Cismon del Grappa Mussolente Montegaldella Malo Calvene Lugo di Vicenza Breganze Fortelongo, storica località prossima a Breganze. Lupia di Sandrigo, frazione di Sandrigo Longa, frazione di Schiavon Schiavon Friola, frazione di Pozzoleone Camisano Vicentino Cassola Rossano Veneto Cartigliano Vicenza

Località dell'attuale provincia di Treviso

San Zenone degli Ezzelini, Castello di famiglia