La battaglia di Sassello fu una serie di scontri che vide coinvolte la divisione dell'esercito francese al comando del generale Soult e varie brigate imperiali austriache, sotto il comando del generale von Melas, tra il 11 ed il 17 aprile del 1800. Nonostante i successi iniziali dei francesi, la superiorità numerica e la miglior posizione delle truppe austriache furono determinanti. Dopo tre giorni di combattimenti, gli uomini di Soult iniziarono a ritirarsi in direzione di Voltri prima e di Genova in seguito.
Contesto storico La pace tra la Francia e le altre potenze europee non durò a lungo: trascorsi nemmeno due anni dal trattato di Campo Formio, Austria, Russia ed Inghilterra si coalizzarono contro i francesi le altre repubbliche rivoluzionarie. In Italia, lo scontro volse rapidamente in favore degli alleati: sotto la guida del temuto generale Suvorov, gli alleati fecero collezione di vittorie, sconfiggendo più volte le forze di Moreau, di MacDonald ed infine di Joubert, ricacciando i francesi dalle porte di Verona sino all'Appennino ligure, mentre tutte le roccaforti in loro possesso in Pianura Padana venivano espugnate una ad una, senza eccezione.
Quando Suvorov era sul punto di programmare l'invasione della Liguria e della Provenza, venne richiamato dall'imperatore e spostato, assieme ai suoi uomini, in Svizzera, con una manovra dettata più da intrighi politici che da ragioni militari. Partiti i russi, il comando dell'esercito alleato in Italia fu assegnato all'austriaco von Melas, generale altrettanto esperto e scaltro. Ad affrontare von Melas, dopo la partenza di Moreau per la Svizzera e la prematura morte di Joubert, era Championnet. Questo generale, ambizioso ma invidioso dei successi altrui, programmò un'audace ma rischiosa offensiva in Piemonte per riprendere parte del territorio perso, rifornire il suo esercito con le abbondanti riserve di provviste custodite in pianura ed ottenere la gloria personale: dopo un'iniziale avanzata, venne duramente sconfitto a Genola e costretto ad una rapida fuga verso gli Appennini e le Alpi. Non solo fallì in tutti gli obiettivi prefissati, ma perse anche la città di Cuneo, assediata dagli austriaci tra novembre e dicembre. Ritenendosi responsabile del disastro, si dimise, morendo meno di un mese dopo a causa del tifo.
Nel frattempo, gli austriaci tentarono, prima che l'inverno rendesse impossibile ogni sforzo bellico, di prendere la città di Genova. Mentre Hohenzollern infastidiva i francesi sul passo della Bocchetta, Klenau tentava di raggiungere Genova da est. Giunto alle porte della città, il piano di Klenau sembrava essere riuscito quando una colonna guidata da Watrin attaccò le sue retrovie a Torriglia, forzandolo a ritornare sui suoi passi e ad interrompere l'attacco su Genova. I francesi, dopo aver fatto un abbondante numero di prigionieri, vennero prima fermati e poi respinti da Klenau. Nonostante l'esito non eclatante dell'ultima parte dello scontro, i francesi conclusero l'annata con una vittoria strategica: Genova era salva e lo sarebbe stata ancora fino alla successiva primavera.
Antefatti
Massena in Liguria
Dopo le dimissioni di Championnet, l'Armata d'Italia aveva bisogno di un nuovo comandante.. La scelta non era semplice: i candidati migliori erano già impegnati su altri fronti e quelli rimasti erano carenti in popolarità o esperienza. Dopo un'accurata selezione, il Consolato ritenne che Massena fosse l'uomo adatto: la sua recente esperienza in Svizzera aveva dimostrato definitivamente che era capace di gestire un ruolo di comando, la sua conoscenza del territorio era notevole e, nonostante egli stesso non fosse un campione di moralità, pretendeva dalle truppe una certa dose di ordine e disciplina.. I generali Suchet e Marbot mantennero temporaneamente il comando dell'armata in attesa del suo arrivo dalla Francia.
L'arrivo di Massena giovò alla condizione dell'armata: l'ordine e la disciplina furono parzialmente restaurati, i carichi di provviste furono fatti arrivare con più regolarità, l'esercito fu riorganizzato e il morale tornò ad un buon livello. L'Armata d'Italia era ancora lontana dai fasti di Napoleone, ma sembrava finalmente capace di resistere ad un attacco da parte degli austriaci.
Massena pose il proprio quartier generale a Genova, sulla parte più estrema della sua ala destra. Tale sezione, che da Sestri Levante giungeva sino alla Bocchetta di Altare, era gestita dal generale Soult, suo principale luogotenente sin dalla campagna in Svizzera, mentre l'ala sinistra, dalla Cadibona sino al fiume Var, era tenuta dal generale Suchet. Nel complesso, i francesi avevano circa uomini ma la geografia del territorio compensava, almeno parzialmente, lo svantaggio numerico..
L'offensiva austriaca
Nei primi giorni di aprile, le attività delle forze alleate si fecero più intense: alcune incursioni ad est di Genova misero in allarme i francesi e la flotta inglese si era avvicinata ai porti di Genova e Savona. Il 6 aprile l'esercito imperiale entrò in azione: mentre Ott distraeva Massena attaccando i monti Fasce e Cornua, von Melas con il grosso del suo esercito sfondava le linee difensive francesi sul passo di Cadibona. Massena, inizialmente, non si rese conto della gravità della situazione e decise di attaccare le forze di Ott, convinto che queste rappresentassero la minaccia principale. Il giorno seguente, i francesi ripresero il monte Fasce, riportando una buona vittoria. Fu solo dopo il ritorno di Massena a Genova che i rapporti riguardo all'attacco di von Melas a ovest iniziarono ad arrivare e fu davvero chiaro il pericolo rappresentato da questo attacco: Savona era caduta in mano austriaca e le linee di comunicazione tra Genova e la Francia furono di conseguenza interrotte..
Massena e Soult, separati da Suchet, riorganizzarono le difese della città di Genova, affidandole al generale Miollis, e si prepararono ad affrontare l'esercito austriaco piombato alle loro spalle. Nonostante l'inferiorità numerica di oltre due a uno, i francesi non avevano alternative: se non fossero riusciti a ricongiungersi con Suchet, ben presto sarebbero stati ricacciati dentro al capoluogo ligure e sarebbero stati messi sotto assedio. I due comandanti si divisero le forze: Massena sarebbe avanzato lungo il litorale, nella speranza di raggiungere Savona e liberarla, mentre Soult avrebbe preso la strada delle montagne, cercando di riunirsi con Suchet...
La battaglia
11 e 12 aprile: presa del Veirera e dell'Ermetta
Von Melas, per collegarsi con Hohenzollern, aveva occupato le alture che si estendono da Varazze sino al Veirera. Soult, che si era mosse con le proprie forze, venne a conoscenza della cosa quando si trovava ad un miglio da Palo-pataré: per evitare che gli ottomila austriaci scendessero verso Voltri e tagliassero la ritirata di Massena, decise di appostarsi e combattere. Il generale Gazan si posizionò con parte dei suoi uomini a sinistra di Palo-pataré, sul sentiero che dal Veirera porta a Ponzone mentre il generale Poinsot marciò su Sassello, per attaccare la retroguardia delle truppe nemiche. Il movimento, eseguito con rapidità e ordine ebbe successo e sia la cittadina di Sassello sia le alture alla sua sinistra rimasero in possesso francese. I francesi fecero 600 prigionieri e presero 3 cannoni e circa duecentomila munizioni, mentre il grosso degli austriaci proseguirono verso il Veirera...
Data la posizione presa da Soult attorno al monte Veirera, restavano solo due sentieri agli austriaci: uno che portava a Pontinvrea, passando per Mioglia, e quello di Montenotte. Temendo di essere aggirati e di perdere la comunicazione con Montenotte, Saint Julien inviò un reggimento a coprire il sentiero. ed un altro gruppo di soldati a richiedere rinforzi a von Melas. Questi non sarebbero riusciti ad arrivare prima di mezzogiorno dell'indomani.. Solo tre reggimenti austriaci rimasero sulla montagna.. Dopo la presa del Veirera, Soult diede l'ordine a Gazan di non inseguire il nemico, che ebbe tutto il tempo di riorganizzare le proprie forze e considerare la strategia migliore per contrattaccare. Non sapendo che i francesi avevano radunato le proprie forze sul monte Grosso, una posizione che permetteva di difendere la strada attraverso la quale erano giunti, gli austriaci decisero di aggirare i francesi sulla loro sinistra. Per preparare tale attacco, gli austriaci si posizionarono inizialmente sul monte Ermetta, divisi in due colonne, per un totale di circa uomini..
Soult decise di sguarnire il Veirera, lasciandovi solo un distaccamento, e passare all'attacco assaltando il monte Ermetta. I primi ad attaccare la posizione furono gli uomini di Gazan: si distinse particolarmente l'ufficiale Mouton, al comando del 3º reggimento di fanteria di linea e supportato dal 25º reggimento di fanteria leggera, che riuscì a rovesciare gli austriaci, causando tra caduti e prigionieri.. Mentre gli uomini di Gazan avanzavano trovando qualche successo, non si poteva dire lo stesso del resto dei francesi: le forze austriache inviate ad aggirare la posizione dei francesi avevano colto alla sprovvista gli uomini di Soult che, stremati dalla fatica e carenti di munizioni, stavano cedendo. Fu provvidenziale l'arrivo di Fressinet, generale di brigata che Massena aveva distaccato per recuperare le comunicazioni con Soult, che si erano interrotte durante i combattimenti: la brigata appena giunta si riversò con forza contro la destra austriaca, giungendo rapidamente a contatto con gli uomini di Gazan sull'Ermetta. Gli austriaci, sopraffatti, si ritirarono, dopo aver causato diverse centinaia di perdite tra i francesi. L'inseguimento da parte dei vincitori non era possibile: era già calata la notte da due ore e gli uomini, già stanchi dopo aver combattuto erano sparpagliati su un territorio troppo vasto per riunirsi rapidamente. Fu ordinato loro di mantenere le posizioni occupate ed aspettare il giorno seguente..
Alle 10 del mattino del 12 aprile, il generale Soult impartì l'ordine di attaccare le posizioni austriache sull'Ermetta. Data la scarsità di munizioni, i suoi uomini furono rigorosamente istruiti di caricare alla baionetta e di non sparare, pena il disonore. L'attacco francese fu efficace e costrinse gli austriaci ad abbandonare la posizione e ad unirsi alle loro riserve, posizionate nei pressi di Varazze: furono fatti 200 prigionieri, tra cui il colonnello del reggimento Keihl. Gli uomini di Soult, stremati dalla fatica e dalla fame, non ebbero le forze per impegnarsi in una nuova azione offensiva e, con l'eccezione di qualche scaramuccia, non vi furono altre azioni significative. La sera, i francesi occuparono sia l'Ermetta sia il mote Grosso... Le condizioni dell'esercito di Soult non erano delle migliori: la fame attanagliava i suoi uomini, che in avrebbero dovuto dividersi 100 chilogrammi di formaggio trovati in un rifugio lì vicino e le carcasse dei cavalli caduti negli scontri, e le munizioni scarseggiavano, tanto che lo stesso generale stimava non fossero sufficienti per più di tre ore di combattimento.
Dal 13 al 16 aprile: la posizione dei francesi diventa pericolosa