Con l'espressione Grecia romana si tende ad indicare quel periodo della storia dell'antica Grecia che va dalla distruzione di Corinto del 146 a.C., alla successiva trasformazione della Grecia in provincia romana (27 a.C.), fino alla divisione dell'Impero romano tra Occidente e Oriente (395).

Questa voce tende a considerare anche l'influenza che Roma esercitò sull'intera area greca fin da prima della sua conquista, includendovi quindi anche il periodo che va dalla fine del III secolo a.C. al 146 a.C.

Storia La Grecia prima del dominio romano (III secolo - 146 a.C.)

I Greci erano a conoscenza dei Romani già a partire dal V secolo a.C., anche se fu solo con le guerre pirriche (280-275 a.C.) che Roma poté intervenire direttamente sul mondo greco. Dopo alterne vicende, infatti, i futuri padroni del mondo mediterraneo riuscirono a battere il re epirota, costringendolo a lasciare definitivamente l'Italia, e ad esercitare la propria egemonia sull'intera Magna Grecia, ad eccezione della Sicilia (Gerone II di Siracusa)..

I Romani intervennero direttamente nelle vicende della Grecia nel 230 a.C., quando furono costretti a metter fine alla pirateria illirica che danneggiava i commerci dei mercanti italici e delle città greche della costa adriatica. Sconfitti gli Illiri, Roma strinse una serie di alleanze e rapporti di clientela con le città di Apollonia, Corcyra, Epidamnus, Issa, Oricus, Dimale e Faro del re Demetrio. Decise quindi di inviare un'ambasceria ad Etoli, Achei e tante altre popolazioni della Grecia, per rassicurarle sulle loro buone intenzioni. Gli ambasciatori romani furono non solo accolti con grande deferenza e disponibilità da parte delle genti greche, ma i Corinzi decisero sorprendentemente di ammetterli a partecipare ai giochi istmici.Polibio, Storie, II, 12.4-8..

Il secondo intervento romano in Grecia si ebbe quando Roma venne a conoscenza dell'alleanza stretta tra Filippo V di Macedonia e Annibale, proprio nel mezzo della seconda guerra punica (nel 215 a.C.).Polibio, VII, 9; Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXIII, 33.1-4; Giovanni Zonara, Epitome delle storie, IX, 4; Appiano di Alessandria, Storia romana, Guerre macedoniche, I. I Romani allora reagirono, stringendo a loro volta un'alleanza con il principale dei nemici dei Macedoni, gli Etoli, a cui poi si unì anche il Regno di Pergamo.Polibio, Storie, VII, 9. Le ostilità terminarono nel 206-205 a.C., quando si giunse ad una pace conveniente per entrambi gli schieramenti. Fino a questo momento i Romani non avevano mostrato particolare rispetto verso i Greci, trattandoli alla pari di tante altre genti a loro sottomesse in passato. Agrigento era stata, infatti, saccheggiata durante la prima guerra punica, ed identica sorte toccò a Siracusa e a Taranto durante la seconda. Non a caso i Greci definirono i Romani "temibili barbari"..

Sconfitta Cartagine, Roma volse le sue mire espansionistiche a danno degli stati ellenistici d'Oriente, essendo divenuta la potenza egemone del Mediterraneo occidentale. Nell'interpretazione di Polibio i Romani avevano iniziato a coltivare l'ambizione di dominare il mondo allora conosciuto, proprio con la fine vittoriosa della guerra annibalica e l'interessamento della Grecia ne era il compimento di un obiettivo inevitabile.Polibio, Storie, I, 3.6; I, 6.2-8; III, 2.6; III, 32.7; VIII, 1.3; IX, 10-11. Al contrario il Gruen ritiene che l'impulso iniziale fu, non tanto l'espansionismo romano, quanto attribuito alle ambizioni coltivate da Filippo V e dalla sua alleanza con Annibale..

Quando nel 200 a.C., gli abitanti di Rodi e Pergamo inviarono a Roma una richiesta d'aiuto, sentendosi minacciati dalla Macedonia di Filippo V, l'Urbe inviò a sua volta un ultimatum a quest'ultimo e, senza attendere la risposta del sovrano macedone, il Senato dichiarò la Macedonia provincia consolare. I Romani, seppure avessero da poco concluso la sanguinosissima guerra contro Annibale, avevano accolto volentieri le lamentele dei due stati ellenistici.. Il Gruen ritiene che le motivazioni complessive che portarono Roma ad intervenire direttamente furono: l'odio verso Filippo; il fatto di voler prevenire una possibile coalizione di stati, difficile poi da sconfiggere; il desiderio di ripristinare la propria reputazione, non del tutto emersa nel corso del primo conflitto, dove Roma di fatto non era stata coinvolta che marginalmente..

Nel 197 a.C. il console Tito Quinzio Flaminino, dopo tre anni di guerra in cui non era accaduto nulla di significante, inflisse alle truppe macedoni una sconfitta risolutiva presso Cinocefale in Tessaglia. Il Senato, nel rispetto degli impegni assunti da Flaminio, decretò che tutte le città sottomesse al Regno di Macedonia fossero dichiarate libere e autonome, tra l'entusiasmo dei Greci (196 a.C.). E come sostiene il Gruen, «libertà» e «autonomia» erano perfettamente compatibili con l'egemonia che ora Roma esercitava nell'area.. Negli anni successivi, fino al 194 a.C., quando Flaminio fece ritorno a Roma, il proconsole romano riorganizzò il mondo greco, non sempre accontentando tutti. I Romani prima di andarsene fecero un altro importante proclama: avrebbero levato tutte le guarnigioni macedoni dai territori greci e le loro legioni sarebbero tornate in patria, lasciando il compito di difendere la loro libertà ai Greci stessi. Si trattava forse di ipocrisia o inganno? Vero è che da questo momento in poi Roma avrebbe dimostrato che non si sarebbe più disinteressata del futuro dell'antica Grecia...

Ma il nuovo status quo imposto dai Romani, che volevano instaurare in Grecia una pace comune, fondata sulla risoluzione pacifica di tutte le controversie interne,. fu messo a dura prova quando la Lega etolica, che si era sentita pesantemente danneggiata dagli accordi finali presi dai Romani al termine della seconda guerra macedonica, chiese l'aiuto di Nabide di Sparta e di Antioco III il Grande per liberare l'Ellade dalla tirannia romana. Fu l'inizio della guerra, prima contro il sovrano spartano, fino alla sua morte, e poi contro i Seleucidi,. che si combatté tra il 191 e il 188 a.C. e che, ancora una volta, vide Roma prevalere sui regni ellenistici.Aurelio Vittore, De viris illustribus Urbis Romae, 42-55; Tito Livio, Ab urbe condita libri, XXXV-XXXVIII; Polibio, Storie, XXI, 18-45; Appiano, Guerra siriaca, 1-44. Anche in questa occasione il Gruen ritiene che il conflitto fu innescato dalle aspirazioni ellenistiche, non tanto dall'espansionismo romano: Gli Etoli volevano riguadagnare i territori perduti con la pace del 196 a.C.; Nabide voleva colpire la confederazione achea; Eumene voleva indebolire la forza dei Seleucidi in Asia minore; Antioco voleva essere riconosciuto come il principale paladino della libertà ellenica.. Questa la descrizione che ne fece Floro:

Come conseguenza del trattato di Apamea (188 a.C.), tutti i territori anatolici ad ovest del fiume Tauro entrarono nella sfera di influenza romana, Antioco fu obbligato a pagare un'enorme indennità di guerra pari a 15.000 talentiPolibio, Storie, XXI, 43; Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXXVIII, 38. e i Romani donarono generosamente ampi territori ai loro alleati più fedeli, come Eumene II di Pergamo e ai Rodi... Se ne avvantaggiarono anche il regno di Macedonia, ora amicus dei Romani, dopo aver offerto il proprio aiuto contro Antioco, e l'Acaia che era entrata nella mischia contro il re seleucide. Ancora una volta Roma aveva mostrato la sua potenza militare, ma nonostante ciò preferì non lasciare alcun presidio e neppure avviare procedimenti di annessione di qualche stato..

Il dato grave al termine di questa guerra fu che l'intervento romano aveva distrutto l'equilibrio tra i vari stati dell'antica Grecia e che aveva permesso fino a quel momento una certa loro indipendenza. Indebolendo la monarchia del regno di Macedonia e dei Seleucidi, Roma aveva imposto un dominio esclusivo ed assoluto sulla Grecia. Giovannini sostiene che la libertà che i Romani avrebbero donato ai Greci era di mera finzione.. Era quindi prevedibile, prima o poi, una reazione al giogo romano e l'occasione giunse con Perseo di Macedonia, divenuto re nel 179 a.C... Vi è da aggiungere che Roma, pur mantenendo contatti con molti stati ellenistici che ne richiedevano l'approvazione sulle proprie politiche "autonome", risultava indifferente a prendere posizione a favore di uno o dell'altro, quando tra gli stessi si scatenavano conflitti..

Quando Perseo divenne re nel 179 a.C., si premurò di ottenere da Roma il rinnovo del trattato del 196 a.C., il riconoscimento del suo titolo di re e amicus del popolo romano. Il senato romano, soddisfatto dello status quo, accordò entrambe le richieste al re macedone, nella speranza che l'intera area venisse pacificata in un equilibrio favorevole a Roma. Il re macedone proseguì negli anni successivi ad ingraziarsi i Seleucidi, la Bitinia, l'Etolia, la Beozia e i Rodii. Nel 174 a.C., compì un viaggio a Delfi per consultare l'oracolo e proclamare la propria benevolenza verso tutti i Greci.. L'errore fatale a Perseo fu di volersi ingraziare il mondo greco, ponendo l'accento sull'impopolarità e l'odio nei confronti dei Romani. L'egemonia imposta da Roma minacciava di crollare..

Il senato romano, avvertito di quanto stava accadendo dal re di Pergamo e avendo capito che ciò poteva minacciare gli interessi romani e mettere in discussione l'egemonia romana, inviò in Grecia un suo legatus per placare gli animi e mettere un po' d'ordine; contemporaneamente il senato fece approvare ai comizi la dichiarazione di guerra contro il re macedone (172 a.C.). Il senato comunicò a Perseo le sue condizioni, estremamente dure, per evitare lo scontro: resa incondizionate e abolizione della monarchia macedone. La guerra scoppiò, non tanto a causa dell'animosità di uno dei due contendenti o dello scontro tra due egemonie rivali, ma da un reciproco ed improvviso problema di mancanza di fiducia,. risolvendosi in una sola battaglia: a Pidna. Il re fu sconfitto irreparabilmente, fatto prigioniero e inviato a Roma assieme a due suoi figli per il trionfo del console Lucio Emilio Paolo. Contemporaneamente il senato rese inoffensiva la Macedonia: i consiglieri del re, i suoi generali e funzionari furono deportati in Italia.. La monarchia in Macedonia fu smantellata e l'ex-regno fu diviso in quattro repubbliche autonome e tributarie a Roma, alle quali venne imposto di non intraprendere più tra loro relazioni commerciali.. Vennero inoltre chiuse le miniere d'oro e d'argento, metà delle imposte pagate dei Macedoni sarebbero finite nelle casse di Roma.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XLV, 17-18; Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, XXXI, 8. I Romani poi trasferirono mille capi achei in Italia, trattandoli come semi-ostaggi e fecero la stessa cosa contro personaggi politici scomodi in Etolia, Beozia, Epiro, Acarnania, Tessaglia e Perrebia.Polibio, Storie, XXX, 7.5-7; XXX, 13; XXXII, 5.6. Tito Livio, XLV, 31.4-11. Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, VII, 10-11. Giovanni Zonara, IX, 31.1. Il comandante romano, Lucio Emilio Paolo, distrusse settanta città epirote e vendette 150.000 uomini come schiavi.Polibio, Storie, XXX, 15. Tito Livio, XLV, 34.1-6. Plutarco, Vita di Emilio Paolo, XXIX, 1-3..