Le Pleiadi (conosciute anche come le Sette sorelle, la Chioccetta o con la sigla M45 del catalogo di Charles Messier) sono un ammasso aperto visibile nella costellazione del Toro.
È un ammasso piuttosto vicino, a 440 anni luce dalla Terra, di giovane età stimata in circa 100 milioni di anni (con una vita prevista di soli altri 250 milioni di anni, dato che le stelle sono troppo lontane tra loro), e conta diverse stelle visibili a occhio nudo: negli ambienti cittadini se ne vedono solo quattro o cinque fra le più brillanti, ma in un luogo più buio anche dodici; tutte le componenti sono circondate da leggere nebulose a riflessione, osservabili specialmente in fotografie a lunga esposizione prese con telescopi di dimensioni ragguardevoli. Data la loro distanza, le stelle visibili tra le Pleiadi sono molto più calde del normale, e ciò si riflette nel loro colore: sono giganti blu o bianche; oltre a queste, l'ammasso conta centinaia di altre stelle, molte delle quali sono troppo lontane e fredde per poter essere visibili a occhio nudo.
A causa della loro brillantezza e vicinanza fra loro, le stelle più luminose delle Pleiadi sono note dall'antichità e citate, fra gli altri, da Omero e Tolomeo. Il disco di Nebra, un manufatto di bronzo del 1600 a.C. trovato nell'estate del 1999 a Nebra, in Germania, è una delle più antiche rappresentazioni note del cosmo: in questo disco le Pleiadi sono il terzo oggetto celeste chiaramente distinguibile dopo il Sole e la Luna.
Al contrario di altri asterismi, le stelle delle Pleiadi sono realmente vicine tra loro, hanno un'origine comune e sono legate da forza di gravità, il che le rende un caso notevole fra gli astri osservabili dalla Terra. Da quando si scoprì che le stelle sono corpi celesti simili al Sole, si iniziò a ipotizzare che alcune fossero in qualche modo legate fra loro: grazie allo studio del moto proprio e alla determinazione scientifica delle distanze degli astri, divenne chiaro che le Pleiadi sono realmente legate gravitazionalmente e che hanno un'origine comune.
Osservazione
L'ammasso delle Pleiadi si trova a nord dell'equatore celeste, dunque nell'emisfero boreale; la sua declinazione è pari a circa 24°N, pertanto è sufficientemente vicina all'equatore celeste da risultare osservabile da tutte le aree popolate della Terra, fino al circolo polare antartico. A nord del circolo polare artico appaiono invece circumpolari, mentre un grado a nord del tropico del Cancro si possono osservare allo zenit. Nell'emisfero nord l'ammasso domina il cielo serale da metà autunno fino all'inizio della primavera, nell'emisfero sud è tipico del cielo estivo.Una declinazione di 24°N equivale ad una distanza angolare dal polo nord celeste di 66°; il che equivale a dire che a nord del 66°N l'oggetto si presenta circumpolare, mentre a sud del 66°S l'oggetto non sorge mai.
Le Pleiadi si individuano con facilità, anche dai centri urbani moderatamente afflitti da inquinamento luminoso; appaiono come un fitto gruppetto di astri molto vicini fra loro, di colore azzurro e dalla forma caratteristica, che ricorda quella di una chiocciola o una miniatura dell'Orsa Minore. Ad occhio nudo fuori dalle aree urbane si possono scorgere fino a una dozzina di componenti, ma le più appariscenti sono otto (cinque o sei in un cielo moderatamente inquinato).La magnitudine limite in un cielo completamente scuro è circa +6,5; l'ammasso delle Pleiadi conta dodici stelle fino a tale magnitudine.
Al binocolo si ha la visuale migliore: l'ammasso appare completamente risolto in stelle, le quali diventano alcune decine; si può inoltre notare che molte di quelle che ad occhio nudo sembravano stelle singole appaiono ora disposte in coppia o in piccoli gruppi; due concatenazioni di stelle minori si possono osservare ad est e a sudovest.
La visione al telescopio a bassi ingrandimenti consente ancora di apprezzare la natura d'insieme dell'ammasso, mentre ad ingrandimenti maggiori non è possibile farlo rientrare tutto nell'oculare; telescopi più potenti possono mostrare fra le componenti alcune deboli nebulosità diffuse, di colore azzurro, che riflettono la luce delle stelle principali delle Pleiadi.
Occultazioni
A causa della particolare posizione dell'ammasso delle Pleiadi, posto ad appena 4° dall'eclittica,Come si evince da sono frequenti i transiti e le occultazioni da parte dei corpi del nostro sistema solare.
Capita frequentemente che la Luna transiti davanti a quest'ammasso, occultandolo quasi completamente; lo spettacolo viene seguito specialmente dagli astrofili, anche dotati di strumenti di osservazione ridotti, come un binocolo o un piccolo telescopio (strumenti troppo potenti non consentono, come già visto, di vedere d'insieme). Sebbene l'evento sia facilmente visibile anche ad occhio nudo, questi strumenti consentono di apprezzare appieno e con precisione l'occultazione di singole stelle dell'ammasso.
Meno spesso anche i pianeti si avvicinano apparentemente alle stelle dell'ammasso, talvolta transitandovi in mezzo; ciò accade con più facilità con i pianeti a noi più vicini, come Mercurio, Venere e Marte. Grazie a questi incontri periodici si possono osservare figure insolite o dai colori contrastanti (come accade quando vi transita Marte, il cui colore rosso contrasta fortemente con l'azzurro delle stelle delle Pleiadi).
Storia delle osservazioni
La preminenza delle Pleiadi nel cielo notturno (invernale nell'emisfero boreale ed estivo nell'emisfero australe) le ha rese importanti in molte culture. Tra i maori della Nuova Zelanda sono chiamate Matariki, e il loro sorgere ad oriente segna l'inizio del nuovo anno (in giugno). Pare che gli indiani d'America misurassero la vista col numero di stelle che riuscivano a distinguere nelle Pleiadi; anche nell'antichità europea, specialmente tra i Greci, le Pleiadi erano considerate un test della vista. Gli aborigeni australiani vi vedevano una donna che era stata quasi violentata da "Wadi Bira", l'uomo della Luna. Secondo un'altra versione, erano sette sorelle chiamate le Makara.
Nella mitologia greca le Sette sorelle erano chiamate Asterope, Merope (o Dryope o Aero), Elettra, Maia, Taigete, Celaeno e Alcyone. Oggi questi nomi sono assegnati a singole stelle dell'ammasso. Secondo la mitologia, erano ninfe delle montagne (Oreadi), le figlie di Atlante e Pleione, anch'essi rappresentati da stelle nell'ammasso; erano anche nipoti di Giapeto e Climene, e sorelle delle Iadi, di Calipso e Dione. Si suicidarono dopo la morte delle Iadi. Tra i primi riferimenti conosciuti in un'opera letteraria c'è una citazione delle Pleiadi in Esiodo, nel poema Le opere e i giorni risalente circa all'VIII secolo a.C.. Omero le menziona nellIliade e nellOdisseaOmero, Iliade, Libro VII; Omero, Odissea, Canto V.Cfr. . Riferimenti ad esse compaiono anche nella Bibbia, nellAntico Testamento.
Da tempo si supponeva che le Pleiadi fossero un gruppo di stelle legate l'una all'altra, piuttosto che risultato di un allineamento visuale. Nel 1767 il reverendo John Michell calcolò che la probabilità dell'allineamento fortuito di un gruppo così numeroso di stelle brillanti era di 1 su 500.000 e così concluse che nelle Pleiadi e in altri ammassi stellari analoghi dovesse esserci un legame fisico. Michell J. (1767), An Inquiry into the probable Parallax, and Magnitude, of the Fixed Stars, from the Quantity of Light which they afford us, and the particular Circumstances of their Situation, Philosophical Transactions, v. 57, pp. 234–264 Gli studi osservativi sul moto proprio delle stelle dell'ammasso rilevarono che si muovevano tutte nella stessa direzione, alla stessa velocità, dimostrando ulteriormente l'esistenza di qualche relazione fra loro.
Charles Messier misurò la posizione dell'ammasso e lo inserì come M45 nel suo catalogo, pubblicato nel 1771. L'inserimento delle Pleiadi, come pure dell'Ammasso del Presepe e della Nebulosa di Orione, è un fatto strano, dato che tutti gli altri oggetti sono molto più deboli e che Messier intendeva elencare oggetti che potevano essere scambiati per comete. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che egli si sentiva in competizione con Nicolas Louis de Lacaille, che nel 1755 aveva stilato un catalogo con 42 oggetti.
Il problema del numero di componenti visibili ad occhio nudo
Fin dalle epoche più antiche e in tutte le culture questo gruppo di stelle viene associato al numero 7. Per poterne osservare più di sei occorre, però, un cielo molto buio e limpido e una buona vista. In accordo con questo fatto vi è un gran numero di testimonianze del passato che si riferiscono ad un numero diverso di stelle componenti. Il più antico testo di cosmologia noto in lingua volgare, "La composizione del Mondo" di Restoro d'Arezzo del 1282, si riferisce ripetutamente alle Pleiadi come ad un insieme di sei stelle.
Mentre Ovidio afferma che "quae septem dici, sex tamen esse solent" (le quali si dice siano sette, tuttavia sono solite essere sei), Tolomeo e Al-Sūfi forniscono le posizioni di sole quattro delle stelle dell'ammasso, ignorando stranamente la stella Alcyone, la più brillante delle Pleiadi. Giovan Battista Odierna all'inizio del suo "De admirandis coeli characteribus" spiega come il dilemma del numero esatto delle componenti visibili sia un problema avvertito da molti altri studiosi del passato; ricorda inoltre che chi ha la vista acuta ne può identificare sette, mentre chi non è particolarmente dotato può arrivare solo a cinque. Con un telescopio si possono invece osservare, oltre alle sette brillanti, almeno altre trenta componenti.
Al di là dei testi scientifici, è da notare che presso i Greci ricorreva il mito della "Pleiade perduta": secondo la tradizione, citata anche da Arato, si trattava di Elettra, che si diceva essere velata in viso in segno di lutto a causa della distruzione di Troia; un'altra credenza vuole che la Pleiade velata fosse Merope, che si vergognava di essere l'unica delle sette ad aver sposato un mortale, il re di Corinto. La si identifica anche con Celaeno, che cadde fulminata. Un mito simile esiste anche presso un gran numero di popoli sparsi per il mondo, come quelli del Giappone, del Borneo, dell'Africa centrale e dell'Australia; ciò potrebbe testimoniare la variazione nella luminosità delle componenti delle Pleiadi, che giustificherebbe anche la mancata citazione di Alcyone da parte di Tolomeo ed Al-Sūfi.
Composizione
L'ammasso, il cui nucleo ha un raggio di circa 8 anni luce e il cui raggio mareale è di circa 43 anni luce, contiene più di 1000 membri statisticamente confermati. Il modello esclude la presenza di stelle binarie non risolte. È dominato da stelle blu calde e giovani, 14 delle quali possono essere potenzialmente viste ad occhio nudo, a seconda delle condizioni osservative. La disposizione delle stelle più luminose ricorda la forma dell'Orsa maggiore e dell'Orsa minore. Si stima che l'ammasso contenga 800 masse solari.
L'ammasso contiene numerose nane brune, oggetti con meno dell'8% circa della massa del Sole, non abbastanza massicci da innescare reazioni di fusione nucleare nei loro nuclei e diventare stelle luminose. Esse possono rappresentare fino al 25% della popolazione totale dell'ammasso, anche se costituiscono meno del 2% della massa totale. Gli astronomi hanno compiuto grandi sforzi per trovare e analizzare nane brune nelle Pleiadi e in altri giovani ammassi, perché in questi ambienti sono ancora relativamente brillanti e osservabili, mentre le nane brune degli ammassi più vecchi sono ormai affievolite e molto più difficili da studiare.