La Piana dei Mazzoni (oppure i Mazzoni o ancora Campi stellati) è una zona della pianura campana a valle del fiume Volturno, in provincia di Caserta.
È luogo di produzione di pane e della mozzarella di bufala campana e si estende pressappoco tra l'Agro caleno, l'Agro Falerno e l'Agro aversano.
Origini del nome Tito Livio parla dell'area definendola un Campus Stellās, vittima delle scorrerie dei Sanniti primaLivio, Ab Urbe condita libri, IX, 44. e di Annibale poi.Livio, Ab Urbe condita libri, XXII, 13. L'origine del nome latino sarebbe legata alla «spontanea vegetazione di erbe aromatiche, di fiori di ogni specie e particolarmente di margherite primaverili, che costellavano la zona a guisa di stelle boccheggianti dal suolo» o, secondo un'altra ipotesi, proverrebbe dal fatto che negli acquitrini presenti nell'area fossero riflesse le stelle del cielo notturno. Il toponimo "Mazzone" è invece successivo e risale al Medioevo. Al tempo dei re aragonesi, i sovrani possedevano qui delle tenute reali e dei casini di caccia; il Panormitano parla del re Alfonso I, riportando come andasse a caccia nel "Mazzone delle rose": «Venabatur rex in campis, quos rosarum vocant».
Storia Come accennato, i re Aragonesi qui avevano Reali Tenute e Casini di Caccia. Re Ferdinando I, che era assiduo nella caccia nelle selve di Grazzanise e alla Real Tenuta di Carditello, concesse alla città di Capua il diritto di pascolare e di fienare nel "Mazzone delle Rose" «senza pagare cosa alla Regia Corte». Però, come dagli antichi Romani, il Campo Stellato fu lasciato incolto (fu descritto da Cicerone «basso, paludoso e inarato e solo abbondante di buon pascolo per gli armenti»): il "Mazzone delle Rose", tranne una piccola porzione coltivata per i bisogni delle popolazioni locali, fu tenuto allo stato selvaggio in preda all'acquitrino e alla malaria, ingombro di selve e di boschi, dove si custodivano le fiere e la selvaggina per le battute di caccia dei Re e dei nobili del Regno napoletano.
È chiaro che il Mazzone era «in gran parte una plaga infeconda, malsana e insicura, dove indisturbato pascolava il bufalo selvaggio e nelle inaccessibili tenute, cintate da argini folti, viveva il buttero bufalaio e non arrivava l'eco della civiltà e del lavoro, conferendo a queste contrade uno sfondo tragico, se pur qualche volta esagerato, in cui si annidavano e prepotentemente spadroneggiavano la delinquenza e la teppa, che all'imboscata e alla macchia insidiavano e danneggiavano il prossimo in mille guise, con lettere anonime di minaccia, di ricatto e di vigliaccheria, con incendi di casolari, di porte e di portoni, di fienili, di biche di grano, di foraggio e di paglia, con uccisione sistematica di animali, fucilate alle finestre delle abitazioni, tagli di frutteti, risse cruente e sparatorie nelle campagne e nei paesi, ed anche non rare volte con furti ed omicidi terrificanti».
Geografia La piana è vasta circa ed è attraversata dal fiume Volturno, incastonata tra l'Agro Falerno, quello aversano e quello caleno.
Più precisamente, si estende dall'Appia al Tirreno e ha come confini la catena aurunca del monte Massico e i Regi Lagni (o meglio l'antico corso del fiume Clanio che un tempo sfociava nel Lago di Patria).
Vi fanno parte all'incirca i comuni di Cancello ed Arnone, Grazzanise, Santa Maria la Fossa e la frazione Carditello di San Tammaro. Sono ricoducibili alla Terra dei Mazzoni anche alcune porzioni di comuni limitrofi alle località sopracitate, tra cui di Castel Volturno, di Capua e di Villa Literno.
Note
Bibliografia
Categoria:Pianure della Campania Categoria:Geografia della provincia di Caserta