Avvocato quebecchese, divenne una figura pubblica nel secondo dopoguerra come oppositore del governo conservatore provinciale di Maurice Duplessis. Dopo un periodo di attivismo a sinistra nel Commonwealth Cooperativo e nel Nuovo Partito Democratico, nel 1965 la sua prospettiva quebecchese e le sue ambizioni politiche lo spinsero verso il Partito Liberale. Eletto deputato nelle elezioni di quell'anno, divenne rapidamente un esponente di spicco del partito, e tra il 1967 e il 1968 fu Ministro della giustizia. In tale veste gestì la decriminalizzazione dell'omosessualità, la liberalizzazione del divorzio e una parziale apertura all'aborto.

Fu nominato capo dei liberali nel 1968, e vinse una maggioranza nelle elezioni di quell'anno. Riconfermato nel 1972 e 1974, rimase in carica fino alle elezioni del 1979, che conferirono ai conservatori di Joe Clark un governo di minoranza. Tale esecutivo ebbe però vita breve, e Trudeau ottenne un altro governo dal 1980 al 1984.

Sancì il bilinguismo ufficiale, gestì la risposta alle crisi energetiche degli anni settanta e fu il principale interprete del rimpatrio della Costituzione canadese. In politica estera si distanziò dagli Stati Uniti, cercando maggiori legami con l'Europa occidentale e al di fuori del blocco capitalista, stabilendo relazioni con la Cina.

Suo figlio Justin Trudeau è stato Primo ministro del Canada dal 2015 al 2025.

Biografia Primi passi Nato a Montréal da padre franco-canadese, Charles-Émile "Charley" Trudeau, e madre con origini franco-scozzesi, Grace Elliott, Trudeau è cresciuto in una famiglia economicamente benestante: parlava in inglese a scuola e francese a casa. Si iscrisse all'Università di Montréal e lì cominciò a frequentare gli ambienti culturali, unendosi a un gruppo chiamato The Snobs, che si riuniva per bere vino e discutere d'arte e di politica, e opponendosi con decisione alle coscrizione obbligatoria durante la seconda guerra mondiale. La laurea in legge conseguita nel 1943 fu seguita da un master in politica economica ad Harvard. Svolse la professione di avvocato per buona parte della sua vita prima della politica.

Negli anni quaranta Trudeau maturò un forte cambiamento ideologico, allontanandosi dalla destra nazional-conservatrice in favore di un federalismo cosmopolitano. Iniziò quindi ad esporsi nella vita politica del Québec, in opposizione al governo conservatore provinciale di Maurice Duplessis. Si schierò contro la repressione degli scioperi minerari del 1949, e nel 1950 insieme ad altri intellettuali fondò una rivista bilingue, Cité libre, dalla linea editoriale spiccatamente anti-Duplessis.. Nello stesso periodo, dal 1949 al 1951, lavorò come funzionario nell'Ufficio del Consiglio privato, esperienza a cui successivamente attribuì l'acquisizione di dimestichezza per le dinamiche statali e federali..

Negli anni cinquanta si avvicinò agli intellettuali della Federazione del Commonwealth Cooperativo, un partito socialdemocratico con rappresentanza parlamentare. Si tesserò con la CCF e fu influenzato dal pensiero della sua classe dirigente..

Sempre negli anni cinquanta Trudeau intraprese diversi viaggi internazionali in Europa, Africa e Medio Oriente. Una visita a Mosca per una conferenza economica gli procurò problemi nel clima fortemente anticomunista del periodo: fu inserito nella lista nera di coloro a cui era vietato l'ingresso negli Stati Uniti per la visita a Mosca e suoi contributi su pubblicazioni di sinistra. Successivamente, Trudeau fece appello contro tale interdizione e ne ottenne la revoca..

Nei primi anni sessanta seguì la trasformazione della CCF nel Nuovo Partito Democratico, ma Trudeau, ormai oltre i 40 anni, percepiva una crescente distanza dai neodemocratici. Vedeva CCF e NDP come lontani sia dal potere governativo sia dalle sue sensibilità quebecchesi e federaliste, soprattutto in un Québec in rapido rinnovamento: l'era Duplessis era finita, e il nuovo governo del Partito Liberale del Québec stava diventando l'interprete di rapidi cambiamenti politici, sociali e culturali per la provincia, in un periodo che divenne poi noto come "rivoluzione tranquilla"..

Ingresso in politica Durante il suo periodo da professore associato di legge all'Università di Montréal, dal 1961 al 1965, maturò un cambiamento di partito. Le crescenti differenze con l'NDP, la sua opposizione ai movimenti nazionalisti e indipendentisti del Québec, le scarse prospettive elettorali dei neodemocratici nella provincia a maggioranza francofona e le sue personali ambizioni spinsero Trudeau a cambiare colore politico, e si unì al Partito Liberale del Canada nel 1965. Considerato un candidato di primo piano dallélite del partito, sia per le sue attività in Québec sia come strumento per riassorbire l'elettorato tentato dai neodemocratici, fu scelto ed eletto lo stesso anno come membro della Camera dei Comuni nella circoscrizione di Mount Royal. Zona dall'elettorato anglofono, benestante e fortemente liberale nella Montréal orientale, fu rappresentata da Trudeau per la sua intera carriera parlamentare..

L'esperienza al Consiglio privato e le sue conoscenze interne alla dirigenza furono essenziali per la sua agevole e rapida scalata dei ranghi del partito.. Poco dopo l'elezione a deputato fu scelto dal Primo ministro Lester Pearson come suo segretario parlamentare..

Nel 1967 Pearson lo nominò Ministro della Giustizia.. Trudeau rafforzò presto la sua posizione all'interno del gabinetto durante l'episodio diplomatico del Vive le Québec libre!, in cui Charles de Gaulle si espresse pubblicamente in Québec a sostegno dell'indipendenza della provincia francofona. Trudeau si schierò nel consiglio contro i ministri più conciliatori nei confronti del Presidente francese, sostenendo una linea rigidamente contraria e una dura condanna dell'episodio, consigli che Pearson seguì nella sua risposta severa...

Nella veste di Ministro della giustizia fu responsabile di un'estesa legge omnibus che configurò un'ampia riforma del codice penale canadese. Il disegno di legge incluse l'abrogazione delle leggi contro l'omosessualità, un'apertura all'aborto in casi di rischi alla salute e la liberalizzazione del divorzio a livello federale..

Primo ministro del Canada La prima maggioranza

Nel 1967, Lester Pearson annunciò la sua intenzione di lasciare la leadership del Partito Liberale. Conseguentemente, Trudeau decise di candidarsi come nuovo leader in quella che è ancor oggi ritenuta una delle più emozionanti corse alla maggiore carica del principale partito canadese: il congresso liberale del 5 aprile 1968. Considerato un outsider per via del suo recente ingresso nel partito, nonché per le sue idee ritenute radicali dai settori più conservatori del partito, Trudeau riuscì malgrado ciò ad attrarre l'attenzione dei media e guadagnarsi la simpatia dei giovani del partito, che videro la sua candidatura come un'opportunità di svolta generazionale.. Una volta arrivati al congresso, Trudeau si dimostrò essere, a sorpresa, in testa ai risultati dopo il primo turno di votazione, e riuscì a mantenere il primo posto fino al quarto turno, quando ottenne il 51% dei voti dei delegati di partito ed essere eletto nuovo leader del Partito Liberale. Trudeau fu proclamato nuovo capo del partito il 6 aprile, e si insediò ufficialmente come Primo ministro il 20 aprile 1968..

Trudeau decise immediatamente d'indire una nuova elezione federale il 25 giugno, e beneficiò di una notevole ondata di popolarità personale, conosciuta storicamente in Canada come "Trudeaumania", che ne fece un'icona giovanile. Trudeau riuscì a vincere a mani basse l'elezione e a formare un governo liberale di maggioranza.

Come primo ministro, difese il servizio sanitario pubblico inaugurato dal predecessore Pearson, che a sua volta aveva attinto a piene mani dall'esperimento del primo ministro neodemocratico del Saskatchewan Tommy Douglas.

Uno dei momenti topici della sua esperienza da primo ministro arrivò nel 1970, quando membri del Fronte di Liberazione del Québec (FLQ) rapirono prima il console britannico James Cross, poi il ministro provinciale del Lavoro Pierre Laporte, il quale fu ucciso giorni dopo. Trudeau, sotto minaccia di una deriva terroristica del nazionalismo quebecchese, dichiarò il War Measures Act, che dava al governo poteri larghissimi di arresto e detenzione senza processo. Successivamente, a cinque membri del FLQ fu concesso di riparare a Cuba, ma alla fine tutti i membri del movimento nazionalista quebecchese di estrema sinistra furono arrestati, inclusi coloro che erano fuggiti all'estero, tutti rientrati in Canada negli anni a venire.

In economia nel 1971 il governo Trudeau introdusse un'imposta sui redditi da capitale..

La "Società giusta" Uno degli obiettivi politici che più spesso Pierre Trudeau affermava di perseguire era la creazione di una società giusta. Questa formula andava al di là delle politiche contro le discriminazioni delle minoranze, come l'abolizione delle leggi contro l'omosessualità, ma si poneva come obiettivo quello di riformare profondamente tutta la società canadese. Secondo Trudeau, ogni cittadino avrebbe dovuto 'sentirsi canadese' allo stesso modo e avere le stesse opportunità di tutti gli altri, senza che pesassero differenze di tipo linguistico, sessuale, etnico o economico.

Una politica chiave del primo periodo Trudeau fu l'implementazione del bilinguismo ufficiale che comprendeva l'offerta di tutti i servizi federali in inglese e francese. Seguendo la stessa linea, nel 1971 il Canada di Trudeau annunciò una politica ufficiale di multiculturalismo..

Seguendo quest'ideale, Trudeau tentò di fare del Canada uno stato bilingue (oggi nella maggioranza delle scuole del Paese è insegnato sia l'inglese che il francese ma nel 1968 questo accadeva solo dove convivevano i due gruppi linguistici) ma allo stesso tempo anche multiculturale. Da questo punto di vista, fu uno dei primi a capire le prospettive fornite dalla crescente immigrazione e a proporre soluzioni che possono ancora essere considerate valide e che anzi alcuni vorrebbero applicare anche altrove. Trudeau uscì così dalla logica delle "tre solitudini" (riferimento ai rispettivi isolamenti della popolazione anglofona, di quella francofona e della comunità dei Nativi americani), cercando di far accettare tutti in Canada, indipendentemente dall'etnia o dalla religione, e facendo sì che tutti, immigrati e non, potessero sentirsi a casa, mantenendo le loro tradizioni, la religione e l'insegnamento della loro lingua a scuola.

Fra le misure che miravano all'uguaglianza di tutti i cittadini sarebbe dovuto probabilmente rientrare anche il libro bianco, che avrebbe fatto degli Indiani d'America uno dei tanti gruppi etnici del Canada invece che una minoranza particolare, confinata nelle riserve, che ancora reclama dallo Stato canadese parte delle terre che questo le sottrasse nel corso dell'Ottocento. La proposta fallì soprattutto perché venne accolta molto negativamente dalla comunità dei Nativi americani, che videro nel Foglio bianco l'ultimo di tanti tentativi di assimilazione, e quindi di distruzione, della loro cultura..

La «revisione» della politica estera Scetticismo della NATO e ricerca di autonomia