I principi educativi montessoriani, basati sul rispetto del processo naturale di apprendimento, determinarono all'epoca una vera e propria rivoluzione pedagogica; successivamente, le neuroscienze hanno fornito una base neurologica alle idee di Maria Montessori, la cui fama internazionale non accenna a diminuireNeuroscienze: si vedaRivoluzione pedagogica e fama internazionale: si veda.

Fu tra le prime donne a laurearsi in medicina in Italia. Biografia I primi anni

Figlia di Alessandro Montessori, emiliano, e di Renilde Stoppani, marchigiana, Maria nacque in un'abitazione al numero civico 10 di piazza Mazzini a Chiaravalle, a pochi chilometri da Ancona. La sua casa natale è oggi una casa-museo dedicata alla sua figura. I genitori erano persone istruite e sensibili alle nuove idee politiche, che parlavano di unità italiana.

Il padre Alessandro era nato a Ferrara e, dopo aver lavorato come impiegato di concetto nelle saline di Comacchio, trasferitosi a Chiaravalle per un lavoro di controllo. È in questo luogo che incontrò la donna con la quale poi si sarebbe sposato, Renilde Stoppani. Nei suoi scritti il padre ci dà preziose informazioni sulla crescita e sullo sviluppo di Maria.

La madre Renilde (1840-1912) era originaria di Monte San Vito, paese nelle vicinanze di Chiaravalle, e proveniva da una famiglia di piccoli proprietari terrieri; era una donna istruita e amava molto la letturaPhyllis Povell, Montessori Comes to America: The Leadership of Maria Montessori and Nancy McCormick Rambusch, edito da University Press of America, 2009Barbara Isaacs, Bringing the Montessori Approach to Your Early Years Practice, Taylor & Francis, 2010 (pagina 5). Come il padre, anche lei era cattolica, con una spiccata simpatia per gli ideali risorgimentali. Per parte di madre, Maria era nipote di Antonio StoppaniCecilia Motzo Dentice d'Accadia, Il pensiero e il metodo di Maria Montessori (pagina 9), abate e naturalista, ancor oggi celebre per essere stato autore del fortunato volume Il Bel Paese. La giovane Maria Montessori ebbe nell'abate Stoppani un punto di riferimento e nella madre un costante sostegno alle sue idee innovative e alle sue scelte di vita insolite per l'epoca, anche in contrasto con un certo conservatorismo del padreE. Mortimer Standing, Maria Montessori, Her Life and Work, editore Plume, 1998 (pagina 26).

Maria Montessori rimase legata alla sua terra natale: nel 1971 il figlio Mario, durante la posa della prima pietra della nuova scuola Montessori di Ancona, raccontò che la madre, al ritorno dall'India, nell'estate del 1950, aveva espresso il desiderio di rivedere i luoghi in cui era vissuta. Con il figlio infatti si recò ad Ancona e a Chiaravalle, dove disse: "Adesso sono contenta; adesso anche se muoio ho rivisto il mio paese"Augusto Scocchera (a cura di) Introduzione a Mario Montessori, edizioni O.N.M. Roma 1998 (pag. 157).. Inoltre, nel febbraio del 1906 scrisse un Proclama alle donne italiane, quasi interamente dedicato ad Ancona, in cui descrive la città osservandola dall'alto del Monte (si intende il Conero) Maria Montessori, Erziehung und Gesellschaft: Kleine Schriften aus den Jahren 1897-1917, Verlag Herder GmbH, 2019 (p. 151-152); Si veda anche: Per il voto politico alle donne..

Nel febbraio del 1873 Alessandro venne trasferito a Firenze, dove rimarrà con la famiglia per due anni. Pochi anni dopo la famiglia affrontò un altro trasferimento: a Roma, divenuta da poco capitale, Maria venne iscritta alla scuola preparatoria comunale del rione Ponte. Fin da piccola Maria si era dimostrata vivace. Gli studi elementari non erano stati molto brillanti, a causa di problemi di salute tra cui una lunga rosolia. Studiò francese e pianoforte, che abbandonò presto. Verso gli 11 anni cominciò ad appassionarsi agli studi. La sua passione giovanile era l'arte drammatica. Eccellente in italiano, presentava però lacune in grammatica e matematica. Nel febbraio del 1884 si era aperta a Roma una scuola governativa femminile: la "Regia scuola tecnica" (oggi Istituto Tecnico "Leonardo Da Vinci", in via degli Annibaldi). La fondazione di questa scuola rientrava nel piano di politica scolastica dell'Italia post-unitaria. Maria fu tra le prime dieci alunne e si diplomò con 137/160.

Scelta e percorso universitario

Fin dai primi anni di studio, la ragazza manifestò interesse per le materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che le causerà contrasti con il padre, il quale avrebbe voluto avviarla alla carriera d'insegnante; la madre, invece, non smise mai di sostenere le sue aspirazioni. Maria Montessori non poté inizialmente iscriversi alla facoltà di Medicina, come era sua ferma intenzione, per la mancanza del diploma di maturità classica.Le fonti non sono concordi al riguardo: alcune sostengono che l'impossibilità di iscriversi fu dovuta al fatto di essere donna, altre alla mancanza di diploma liceale. Si segue qui la seconda ipotesi, in quanto, secondo la fonte riportata, nel 1893 era in vigore la legge che permetteva l'iscrizione all'università solo ai possessori di diploma liceale ed anche perché, sempre secondo la stessa fonte, già in Italia si erano laureate in Medicina altre donne: la prima fu Ernestina Paper nel 1877. Vedi Luca Borghi, Il medico di Roma: Vita morte e miracoli di Guido Baccelli, Armando Editore, 2015. Consultabile su Google Libri a pagina 238. Per superare la difficoltà all'iscrizione, s'iscrisse alla Facoltà di Scienze e, dopo due anni, poté trasferirsi presso la Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza" di RomaBruno Vespa, Donne d'Italia, Edizioni Mondadori, 2015. Consultabile su Google Libri a pagina 369. ISBN 9788852069987., sostenuta dal ministro BaccelliNon fu osteggiata, dunque, come spesso si crede, dal ministro, che si era limitato a seguire le leggi allora esistenti, che esigevano il diploma liceale per l'iscrizione a Medicina. Vedi Luca Borghi, Il medico di Roma: Vita morte e miracoli di Guido Baccelli, Armando Editore, 2015. Consultabile su Google Libri a pagina 238. e anche da papa Leone XIII, che dichiarò: "Tra tutte le professioni, quella più adatta per una donna è proprio quella di medico".

Entrata nella Facoltà, Maria Montessori dovette seguire norme rigide per riuscire a far parte di una comunità scientifica composta prevalentemente da uomini dato che, nel campo della medicina, erano ancora molti i pregiudizi nei confronti del genere femminile. Inoltre, Montessori era obbligata a fare pratica in anatomia principalmente di notte, così da non creare scandali poiché, in quel periodo, era irragionevole che una donna si trovasse alle prese con un corpo nudo di un defunto e che lavorasse con altri studenti uomini.

Per Montessori, particolarmente importanti per il futuro impegno a favore dei bambini dei quartieri poveri di Roma furono le lezioni di igiene sperimentale, tenute da Angelo Celli, marchigiano come lei, che era fermamente convinto che alcune malattie molto diffuse, come la malaria e la tubercolosi, non erano dovute a un'incapacità della scienza medica, ma erano espressione di marginalità sociale e dunque si sarebbero potute debellare solo con l'impegno dello StatoPaola Giovetti, Maria Montessori: Una biografia, Edizioni Mediterranee. Consultabile su Google Libri a questa pagina. ISBN 9788827225127..

Nel 1896 sarebbe stata la terza donna italiana a laurearsi in medicina, specializzandosi successivamente in neuropsichiatriaLuca Borghi, Il medico di Roma: Vita morte e miracoli di Guido Baccelli, Armando Editore, 2015 (pagina 238). Consultabile su Google Libri a pagina 238. Va precisato, comunque, che negli stati pre-unitari moltissime donne si erano laureate in medicina, soprattutto alla Scuola medica salernitana, a cominciare da Trotula de Ruggiero.. Montessori si dedicò con passione e metodo alla ricerca in laboratorio. Oltre ai corsi di batteriologia e microscopia, seguì il corso di ingegneria sperimentale. Studiò anche pediatria, all'ospedale pediatrico Bambino Gesù, ginecologia, all'ospedale San Giovanni e le malattie degli uomini, all'ospedale di Santo Spirito; queste strutture sanitarie sono situate tutte a Roma.

Montessori era una studentessa molto capace, tanto che vinse un premio di mille lire (grossomodo quattromila euro del 2020) dalla Fondazione Rolli per un lavoro in patologia generale. Nel 1895 vinse un posto di "aggiunto in medicina" degli ospedali con il diritto di entrare nella Società Lancisiana, riservata ai dottori e professori degli ospedali di Roma. Il suo curriculum risultò eccellente in igiene, psichiatria e pediatria, materie che saranno alla base delle sue future scelte. Negli anni che precedettero la laurea, i suoi impegni di studio si orientarono sempre più verso ricerche di tipo sperimentale in laboratorio e di osservazione nelle sale del manicomio dell'ospedale di Santa Maria della Pietà di Monte Mario (Roma). Durante la preparazione della sua tesi, frequentò le lezioni di antropologia fisica (o biologica) tenute da Giuseppe Sergi. La tesi, che discusse il 10 luglio del 1896, fu a carattere sperimentale: quasi cento pagine scritte a mano che portano il titolo "Contributo clinico allo studio delle allucinazioni a contenuto antagonistico" (pp. 33–37).

Scelte e percorso lavorativo Ottenne la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell'Università di Roma, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano (con cui ebbe un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei bambini e delle bambine con problemi psichici, al tempo definiti anormali. Il lavoro in clinica la portò a entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Regno Unito e Francia. Nacque così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di ragazzi selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento, e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard. Attirò inoltre la sua attenzione il lavoro svolto da Itard e dal suo collaboratore, Édouard Séguin, riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini e delle bambine anormali attraverso un percorso di educazione adeguato. Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permetterà di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali.

Nel 1898 presentò a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e, dopo breve tempo, divenne direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma. Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell'educazione, decise di rinnovare le sue basi culturali frequentando corsi di filosofia e psicologia. I suoi successi scientifici, conseguiti in un'atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valsero riconoscimenti e borse di studio, e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini ritardati, insieme al collega Giuseppe Ferruccio Montesano, con il quale iniziò una relazione sentimentale, mantenuta segreta. Dalla relazione con Montesano nacque nel 1898, un figlio, Mario, che Maria partorì di nascosto e affidò a una famiglia di Vicovaro (un paesino del Lazio), precisamente alle cure di Vittoria Pasquali, pur andando settimanalmente a trovarlo; successivamente lo fece iscrivere in un collegio. Dopo la morte della madre adottiva, Maria prese con sé il figlio, ormai quattordicenne, dicendo che era un nipote (la verità fu rivelata solo nel suo testamento).

Successivamente, il rapporto con Montesano finì in modo drammatico; dal momento in cui Maria Montessori apprese che Montesano avrebbe sposato un'altra donna, prese a vestirsi solo di nero, in lutto eterno per quell'amore finito. La rinuncia al figlio, unita alla fine della sua storia d'amore, segnarono senza dubbio cambiamenti fondamentali nella sua vita.