L’Attentato di Shah Cheragh () è stato un attentato terroristico avvenuto il 26 ottobre 2022 presso il complesso di Shah Ceragh, un luogo di pellegrinaggio sciita a Shiraz, nell'Iran meridionale, in cui sono state uccise almeno 13 persone.
L'attentato fu rivendicato dallo Stato Islamico. Le autorità governative iraniane condannarono l'attacco e accusarono i manifestanti per la morte di Mahsa Amini di aver spianato la strada a tali attacchi.
L’8 luglio 2023, due uomini sono stati giustiziati per il loro coinvolgimento nell’attacco.
Attacco Il 26 ottobre 2022, 15 persone furono uccise in un attentato alla moschea di Shah Ceragh a Shiraz, nella provincia di Fars. L’agenzia semi-ufficiale iraniana, Tasnim News Agency, dichiarò che tra i morti vi erano anche dei bambini.
I tre attentatori furono descritti dai media statali iraniani come terroristi takfiri, ossia degli infedeli. Due di loro furono arrestati dopo l’attacco, mentre il terzo riuscì a fuggire dal luogo. Nello stesso giorno, lo Stato Islamico avrebbe rivendicato la responsabilità dell’attacco. Le autorità iraniane affermarono che gli attentatori non erano cittadini iraniani. Un altro sospetto, un leader dell’ISIS-K che secondo le autorità avrebbe facilitato l’attacco, fu arrestato il 15 maggio.
Alcuni rapporti realizzati dal capo della magistratura locale suggerirono che fosse coinvolto un solo terrorista.
Vittime
Il numero preciso delle vittime non è mai stato confermato, le fonti riportano che a seguito della sparatoria siano state uccise tredici oppure quindici persone, tra cui anche dei bambini.
Responsabili Lo Stato Islamico rivendicò la responsabilità dell’attacco tramite Amaq, il canale ufficiale di propaganda del gruppo terroristico. Un rapporto del Washington Institute for Near East Policy affermò che l’ISIS aveva diffuso un video dell’attentatore, identificato con l’alias Abu Aisha Al-Umari, in cui dichiarava fedeltà allo Stato Islamico. Secondo la Voice of America Persian News Network, alcuni manifestanti iraniani ipotizzarono che l’attacco terroristico fosse una cospirazione del governo iraniano per distogliere l’opinione pubblica dalle proteste nazionali. Tuttavia, Mohammad Gharawi, direttore del New Generation Media Center, dichiarò che l’ISIS “si sta ora vendicando per il fatto che l’Iran ha contribuito alla sua eliminazione in Iraq e in Siria”.
Il professore Fouad Izadi, membro della Facoltà di Studi Mondiali dell’Università di Teheran, dichiarò che l’attacco era stato realizzato con metodologie che rappresentano il “marchio di fabbrica dell’ISIS”, poiché il gruppo era noto in passato per colpire moschee e santuari religiosi. D’altra parte, l’Institute for the Study of War valutò che l’attacco non corrispondesse al tipico schema dell’ISIS e lo interpretò come un tentativo di alimentare tensioni settarie in Iran. Indipendentemente da chi fosse il responsabile, l’istituto si attendeva che il governo iraniano sfruttasse l’episodio per indebolire e/o reprimere le proteste in corso per Mahsa Amini.
Reazioni Interne
La Guida suprema dell'Iran, Ali Khamenei, invitò gli iraniani a unirsi e promise di punire i responsabili dell’attacco. Il ministro dell’interno Ahmad Vahidi attribuì la responsabilità alle Proteste per la morte di Mahsa Amini, accusando i manifestanti di aver creato il terreno favorevole per l’attacco al mausoleo. Le autorità della provincia di Fars, dove ebbe luogo l’attacco, dichiararono tre giorni di lutto per onorare la memoria delle vittime. Il presidente iraniano Ebrahim Raisi dichiarò: «L’esperienza mostra che i nemici dell’Iran, dopo aver fallito nel creare divisioni nelle file unite della nazione, si vendicano con violenza e terrore».
Le autorità iraniane organizzarono manifestazioni a Shiraz e in altre città del Paese per condannare la sparatoria. Secondo i media vicini allo Stato, «un gran numero di studenti e professori» prese parte alle dimostrazioni per denunciare l’attacco terroristico di Shiraz.
Internazionali Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, condannò fermamente l’attentato terroristico contro il Santuario di Shah Cheragh a Shiraz, in Iran, rivendicato dallo Stato Islamico. Nel suo messaggio affermò che colpire i luoghi religiosi è un atto esecrabile e sottolineò la necessità di «portare davanti alla giustizia i responsabili di questo crimine contro civili che esercitavano il loro diritto di praticare la religione». Espresse inoltre le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, al popolo e al governo iraniano, augurando una pronta guarigione ai feriti.
Il governo dell'Oman espresse condoglianze all'amministrazione e al popolo iraniano. Il Pakistan condannò l’attacco ed espresse solidarietà al popolo iraniano. Il Libano chiese la punizione dei responsabili «anche se fossero nostri cittadini». La Turchia denunciò l’«odioso e crudele attacco terroristico». La Finlandia dichiarò di essere «profondamente rattristata per l’attacco terroristico al santuario di Shah Cheragh a Shiraz» e «condannò fermamente il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni». L’India condannò con fermezza l’attacco, espresse condoglianze all’Iran e invitò il mondo a «unirsi e combattere il terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni». Il Giappone condannò con forza l’attacco terroristico ed espresse cordoglio alle vittime e alle loro famiglie.
Note
Voci correlate Attentati attribuiti allo Stato Islamico Proteste per la morte di Mahsa Amini
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Categoria:Attentati terroristici del 2022 Categoria:Attentati terroristici in Iran Categoria:Politica dell'Iran