Labbigliamento sasanide (in medio persiano ǰāmag o paymōg), cioè l'abbigliamento utilizzato in Persia al tempo della dinastia sasanide (224-651), non si discostò dai consueti modelli che gli Iranici avevano utilizzato per secoli. La maggior parte delle fonti primarie esistenti per il suo studio deriva dalle arti visive, anzitutto i rilievi rupestri a Taq-e Bostan, Naqsh-e Rostam e Naqsh-e Rajab.
Precise leggi suntuarie regolavano l'uso sasanide dei vestiti. L'abito indicava il rango sociale, così come i gioielli, i tessuti e i loro motivi ed ai soli nobili, i wuzurgan, era concesso il diritto d'indossare seta e gioielli. Gli abiti erano inoltre un elemento importante nei doni reali. Il Re dei Re conferiva abiti e gioielli come segno di distinzione a coloro che desiderava onorare e donava le proprie vesti a familiari e cortigiani particolarmente favoriti.
Premessa: problemi archeologici nello studio dell'abbigliamento sasanide
I tessuti, finissima espressione dell'artigianato sasanide, furono elogiati tanto dai Romani quanto dai Cinesi. Ammiano Marcellino, che accompagnò l'esercito romano nelle campagne contro Sapore II, rimase colpito dalla magnificenza degli abiti sasanidi, «brillanti di molti colori scintillanti» e ricoperti d'oro, gemme e perle..
Purtroppo, gli abiti, i tessuti in generale, sono una delle categorie di reperti della dinastia sasanide più difficili da catalogare cronologicamente.Lo studio dell'arte sasanide, in generale, è archeologicamente complesso poiché mancano criteri affidabili di datazione basati su iscrizioni, monete o, in generale, stratigrafia. Questo perché la provenienza originale di molti reperti è sconosciuta. Mentre i rilievi rupestri dinastici sono in situ (a Taq-e Bostan, Naqsh-e Rostam, Naqsh-e Rajab, ecc.) e altre decorazioni architettoniche sono state rinvenute nel corso di scavi archeologici scientifici, una più ampia varietà di opere d'arte (toreutica, sigilli, ecc.) è priva di contesto archeologico significativo. Alla metà degli anni 1980 non era ancora mai stato condotto lo scavo completo di un sito persiano che avesse rivelato una vasta serie di strutture risalenti al solo periodo sasanide o avesse stabilito una sequenza ininterrotta su un lungo arco di tempo né tale inadeguato approfondimento archeologico si risolse entro il termine degli anni 1990. Come risultato, le ricerche si sono ad oggi focalizzate principalmente sulle fasi iniziali (post-Parti) e finali (pre-Islam) dell'arte sasanide, a discapito della parentesi IV-V secolo, perché facilitate dalla presenza di prossimi orizzonti di datazione, post o ante, cui appoggiarsi – e Dei circa 25 tessuti sasanidi oggi repertati ed a disposizione degli studiosi, la maggior parte provengono dalla necropoli egizia di Antinopoli, forse prodotti durante l'occupazione sasanide dell'Egitto. Altra importante fonte per lo studio dei tessuti sono appunto gli abiti raffigurati nei rilievi rupestri dinastici a Taq-e Bostan, Naqsh-e Rostam e Naqsh-e Rajab. Risulta anche molto utile il confronto incrociato con i dati archeologici relativi alla popolazione iranica che precedette i sasanidi alla guida della Persia, i Parti, e con l'unica popolazione indoeuropea il cui dominio si attestava più ad oriente della Persia, l'Impero Kusana degli Yuezhi. Importante anche l'incrocio di dati con il materiale iconografico prodotto dalla colonia romana di Palmira (nell'attuale Siria) che proprio al principio dell'era sasanide fu interessata da un'effimera esperienza secessionista passata alla storia come Regno di Palmira e che allacciò importanti scambi politico-culturali in chiave anti-romana con la dinastia fondata da Ardashir I.
Moda maschile
L'abbagliamento maschiale è quello meglio testimoniatoci dalle fonti artistiche sasanidi. In linea con la tradizione iranica, era un vestiario appropriato ed applicabile alla pratica dell'equitazione: pantaloni larghi, stivali, tunica al ginocchio legata con una cintura (in medio persiano kamar) e un pesante caffettano con cintura. Il dato è fondamentale soprattutto se ricordiamo che la spina dorsale dell'esercito sasanide era composto dalle forze di cavalleria e che, quindi, per estensione, ogni uomo libero sasanide era un cavaliere.
Al tempo del fondatore della dinastia, Ardashir I, gli uomini vestivano pesanti tuniche manicate lisce al ginocchio, simili a cappotti, sopra i pantaloni. Questo tipo di tunica pesante accompagnò gli uomini sasanidi durante tutta la dinastia ed ebbe una lunga tradizione in Persia e nell'Asia occidentale, per esempio nel vestiario maschile del predetto Impero Kusana. Discendeva dal kandys, il mantello dei Medi mutuato nella moda maschile degli Achemenidi (VI-IV secolo a.C.) e descrittoci da Senofonte nella Ciropedia: un lungo mantello drappeggiato sulle spalle con maniche pendenti e, se abbinato a una tunica più corta e a pantaloni, allacciato al petto con cordoni o lembi.. Una variante più leggera del mantello, indossata aperta sopra una lunga tunica e gambali e allacciata al petto con fermagli circolari e talvolta legata con nastri, fu in uso a cortigiani e principi al tempo di Sapore I e Bahram II ma passò di moda al principio del IV secolo...
Come tutti gli iranici sin dai tempi degli Achemenidi, gli uomini sasanidi portavano pantaloni e gambali.. I gambali dei Parti erano ampi tubi di cuoio o tessuto, aperti sulla parte superiore della coscia (ai lati o sul retro) e fissati sul davanti a una cintura interna, ornati di drappeggi... Il loro uso raggiunse la colonia romana di Palmira entro il II secolo, senza però imporvisi come moda duratura. Essi furono invece in uso in Persia per tutto il periodo sasanide, sia in occasioni cerimoniali sia non ufficiali, seppur sia chiaramente difficile distinguerli dai pantaloni veri e propri nei rilievi rupestri. Secondo un uso nuovamente iranico-achemenidi. ben evidente nella moda partica,. gambali e pantaloni erano chiusi alla caviglia da cinghie, legate intorno al collo del piede con fiocchi con lunghe estremità di nastri svolazzanti e allacciate alle caviglie con fermagli circolari. Sebbene indossati sia dai nobili sia dai sovrani, erano più caratteristici della famiglia reale. La disposizione di cinghie e nastri è visibile sui rilievi ma non è chiaramente rappresentata nelle raffigurazioni di caccia..
I copricapi più comuni per i nobili sasanidi erano un alto cappello a cupola, il kulāf, con o senza paranuca e sommità a volte ornata da una testa d'uccello o d'animale, mutuato dalla moda reale partica, e il morbido berretto frigio, con la punta che ricade in avanti, entrambi talvolta legati con lunghe fasce o decorati con emblemi di rango e simboli araldici (in medio persiano nīšān)... Entrambi figurano nei rilievi reali sino al tempo di Sapore II. tanto quanto nelle battute di caccia raffigurate fin nella tarda toreutica sasanide... Il soprabito più in uso era invece un mantello leggero, fermato sul davanti da nastri e fermagli, probabilmente derivato dal himation greco per mediazione dei Parti e di Palmira.. Solo in epoca tarda, come testimoniato dai rilievi della caccia al cinghiale e della caccia al cervo a Taq-e Bostan, compare un nuovo copricapo, più basso e quadrato (decorato con perline e legato con una corta fettuccia anche nel caso lo indossi il sovrano), forse derivato dalla corona di Cosroe II..
Nei primi anni della dinastia sasanide, il mantello reale era indossato con un ampio collare tempestato di gioielli, piatti o a disco, che ricordano gli ornamenti per il collo partici indossati dalle figure maschili a Dura Europos nel II e III secolo. In generale, gli uomini sasanidi d'alto rango indossano collari simil-partici almeno sino ad Ardashir II, progressivamente sostituiti da una collana di perline che, introdotta da Sapore I, diventa nei secoli simbolo unisex del ceto dominante imperiale,. eventualmente affiancato, a partire dal V secolo, da un pesante collare con due file di perline e pendenti centrali....
Oltre al mantello e alla collana predetti, l'abito del re – e degli dèi – sin dal regno di Ardashir I, tanto nei rilievi rupestri quanto nelle scene di caccia sulla toreutica, si distingueva per una corta tunica di un tessuto leggero e aderente, simile ad una camicia, con nastri plissettati, stretta in vita sopra pantaloni da una cintura a nastro con fermagli rotondi,.. nuovamente derivata dalla tuniche partiche/palmirene ispirate dai modelli ellenistici... Anche le varianti note di questa tunica e cioè la tunica con chiusura diagonale bordata di perline che veste Sapore I nel rilievo Naqsh-e Rajab è parimenti derivata da un modello partico. ispirato da antichi modelli iranici ricondotti agli Sciti. I pantaloni del re erano gambali infilati sopra pantaloni più stretti e fissati sulla parte superiore della coscia con un bottone e una cinghia che passava sotto la tunica fino a una cintura interna.. Più interessante ed innovativa invece la variante del mantello reale, drappeggiato come una giacca sotto la chiusura, di Bahram II a Tanq-e Qandil.
Se l'abito regale maschile poco si discostava da quello del nobile o del popolano, erano le sontuose decorazioni tessutali a marcare una netta differenza: decori a medaglioni circolari bordati contenenti cerchi punteggiati, raggi, smerli, punti e rosette a stella (fino al IV secolo, poi solo nella moda femminile);.. e, fondamentali, le spalline diagonali attaccate a una cinghia orizzontale che circonda la parte superiore del torace, con giuntura anteriore segnata da una borchia centrale o rosetta (dalla metà del IV secolo).. Queste spalline compaiono nella loro forma più elaborata nei rilievi di Taq-e Bostan dell'investitura di Ardashir II, Sapore II, Sapore III e Cosroe II.
Più o meno in concomitanza con l'apparizione delle predette spalline, la moda maschile sasanide prende a mutare. L'orlo della tunica si raccoglie ai lati tramite anelli e nastri, formando un panneggio arrotondato simile a un grembiule sul davanti,. ed il suo bordo viene conseguentemente così tagliato. Si tratta nuovamente della ripresa di un modello partico. che non viene però adottato per le divinità, rappresentate sempre con la tunica antica. Sempre tardo sasanide fu il gusto per caffettani riccamente decorati in tessuto pesante, con orli che scendevano ai lati a doppia punta o a curva.. (il modello più fantasioso ha un orlo a smerli arrotondati),. sempre riconducibili a modelli partici o kusani,. abbinati ad alti stivali che si chiudono sul ginocchio con una caratteristica punta, un esemplare dei quali, già a Berlino ma scomparso dopo la Seconda guerra mondiale, era stato rinvenuto ad Antinopoli, parimenti riconducibili a modelli partici o kusani. La presenza dei caffettani, soprattutto quelli molto rigidi e presumibilmente imbottiti che Cosroe II ed i suoi cacciatori indossano nel predetto rilievo della caccia al cinghiale di Tanq-e Bustan, ci permette di fare ipotesi circa l'abito invernale dei sasanidi, ipotizzato di seta o lana imbottita con seta grezza per il calore:. nello specifico, il caffettano di Cosroe II, aperto sul davanti, rassomiglia molto al cappotto di Kaniṣka di Kusana ed a successivi modelli kusana raffigurati nei siti afgani ancora nel VII secolo,. mentre quelli a chiusura classica del suo seguito (presumibilmente fermati alla spalla tramite le predette spalline come nei modelli parti/palmireni). trovano rassomiglianze in altri pezzi centroasiatici. Un pezzo simile, oggi al Ägyptologische Museum di Berlino, fu rinvenuto in Egitto e datato al VI-VII secolo.