La riforma della disciplina relativa al settore del commercio, nota come Riforma Bersani (menzionata anche come Decreto Bersani) - dal nome dell'allora Ministro dell'Industria Pier Luigi Bersani - è stata introdotta con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 114 segnando un punto di svolta da un sistema regolamentato e protezionistico (basato sulla precedente Legge 426/1971) a uno orientato alla liberalizzazione, alla concorrenza e alla tutela del consumatore.

Oggetto e finalità

L'obiettivo principale del Decreto è stato quello di stabilire i principi e le norme generali sull'esercizio dell'attività commerciale, conferendo alle Regioni e agli Enti Locali gran parte delle funzioni amministrative relative all'insediamento delle attività, rafforzando il loro ruolo nella programmazione e nell'amministrazione del settore commerciale. Si è giunti così a una vera e propria riforma della disciplina relativa al settore del commercio, pur mantenendo elementi di tutela e regolamentazione. Tra gli altri fini quelli di pervenire: A) - alla massima trasparenza del mercato e a una maggiore concorrenza per la tutela del consumatore; B) - alla modernizzazione della rete distributiva per il contenimento dei prezzi anche a seguito dell'evoluzione tecnologica dell'offerta; C) - all'equilibrio tra le diverse tipologie di strutture distributive (piccoli esercizi, medie e grandi strutture) e le diverse forme di vendita (incluse quelle speciali come l'e-commerce, la vendita per corrispondenza e gli apparecchi automatici). Si è puntato inoltre a valorizzare e salvaguardare il servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane e insulari.

Semplificazione amministrativa e abolizione dell'autorizzazione preventiva

Emanato in attuazione dell'articolo 4, comma 4, della Legge 15 marzo 1997, n. 59 (Legge Bassanini), il D.Lgs. 114/1998 ha introdotto diverse novità radicali nel settore del commercio al dettaglio, con l'obiettivo di favorire la libertà d'impresa. È stato abolito il Registro degli Esercenti il Commercio (REC) - che resterà, solo per gli esercizi di somministrazione di alimenti, sino al 2006 - che in precedenza rappresentava una barriera all'ingresso.Sono stati eliminati anche i requisiti professionali specifici per l'esercizio delle attività commerciali nel settore non alimentare, mantenendoli solo per il settore alimentare e della somministrazione, a tutela della salute e dell'igiene. Per gli esercizi di vicinato (i negozi più piccoli, con limiti di superficie), l'apertura, il trasferimento o l'ampliamento sono stati resi soggetti a una semplice comunicazione al Comune (con possibilità di avvio attività dopo 30 giorni), in luogo della precedente autorizzazione comunale. Per l'apertura degli esercizi di vicinato è stato introdotto il principio della Dichiarazione di Inizio Attività (DIA) (in seguito S.C.I.A. che sta per segnalazione certificata inizio attività) in sostituzione della precedente autorizzazione comunale. L'autorizzazione è rimasta solo per le medie e grandi strutture di vendita.

Liberalizzazione dell'assortimento e flessibilità operativa

Le rigide 14 tabelle merceologiche sono state ridotte a sole due grandi categorie: alimentare e non alimentare. Questo ha consentito una maggiore flessibilità (chiamata "despecializzazione") permettendo agli esercizi commerciali, in particolare quelli di vicinato, di ampliare la gamma dei prodotti offerti. Sono state inoltre eliminate le limitazioni quantitative all'assortimento merceologico e le restrizioni basate sulla tipologia di esercizio, salvo la distinzione tra i due settori merceologici base.

Orari di Apertura

È stata introdotta la libertà di determinazione degli orari di apertura e di chiusura per gli esercizi commerciali, superando la rigidità delle precedenti normative che fissavano orari e giorni di chiusura obbligatoria. Ciò ha permesso un maggiore adattamento alle esigenze dei consumatori.

Riconoscimento di nuove forme di vendita

Il decreto ha incluso disposizioni per promuovere l'introduzione e l'uso del commercio elettronico, riconoscendone il ruolo e stabilendo l'obiettivo di sostenerne una crescita equilibrata in modo da tutelare i consumatori, anticipando la crescita di questo canale distributivo. Il decreto ha riconosciuto e disciplinato le "forme speciali di vendita al dettaglio," includendo per la prima volta in modo esplicito la vendita tramite sistemi di comunicazione.

"Decreti Bersani" (2006-2007)

La "Riforma Bersani" si può dire completata con due successivi distinti decreti-legge italiani, emanati negli anni 2006 e 2007, entrambi sempre promossi dall'allora Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, volti alla liberalizzazione di diversi settori economici e alla tutela dei consumatori. Il primo - Decreto-Legge 4 luglio 2006, n. 223, "Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale", convertito nella Legge n. 248/2006 - chiamato "Decreto Bersani-Visco" - ha introdotto importanti liberalizzazioni nel settore del commercio (eliminazione dei limiti orari e dei giorni di chiusura obbligatori per gli esercizi) e in quello dei servizi professionali (ad esempio, l'abolizione delle tariffe professionali minime e massime). Ma la novità fondamentale è stata l'abolizione dei vincoli di programmazione, cioè il divieto per i Comuni di imporre vincoli o restrizioni all'apertura di nuovi negozi basati su quote di mercato o distanze minime tra punti vendita. Il secondo - Decreto Legge 31 gennaio 2007, n. 7 (Convertito con modificazioni dalla Legge 2 aprile 2007, n. 40), "Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche, la nascita di nuove imprese, la valorizzazione dell'istruzione tecnico-professionale e la rottamazione di autoveicoli" -noto come "Decreto Bersani-bis" - ha ampliato il campo delle liberalizzazioni. Tra le misure più rilevanti: A) Assicurazioni - la possibilità di ereditare la classe di merito per i veicoli di nuova acquisizione all'interno dello stesso nucleo familiare e ha stabilito il divieto di addebitare costi per la preparazione, produzione o spedizione di comunicazioni ai clienti; B) Banca e Mutui - ha introdotto la portabilità del mutuo (surrogazione) senza costi per il cliente e il divieto di penali in caso di estinzione anticipata; C) Telefonia - ha proibito l'applicazione di costi fissi e contributi per la ricarica delle carte prepagate (come le schede telefoniche) aggiuntivi rispetto al costo del traffico.

Effetti della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali

La piena liberalizzazione degli orari e dei giorni di apertura degli esercizi commerciali è stata definitivamente attuata alla fine del 2011 con il completo scioglimento di ogni vincolo per mezzo del D.L. 201/2011 (Decreto cd. "Salva-Italia"). Uno studio della Banca d'Italia del 2020 ha messo in evidenza come l'eliminazione delle restrizioni agli orari di apertura, avviata dal Ministro Bersani nel 1998 e terminata con la totale esclusione delle limitazioni tredici anni dopo, ha promosso la crescita del settore della vendita al dettaglio, (aumentando anche l'occupazione), con le aziende più grandi che sono state in grado di sfruttare meglio il pieno potenziale della riforma e quindi di svilupparsi maggiormente. La crescita della grande distribuzione in quel periodo è stata infatti significativa: negli anni dal 2000 al 2006 i supermercati sono passati da a circa , gli ipermercati da 350 a più di 400, i grandi negozi specializzati da 900 a .

Note

Voci correlate

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