Tra le altre cose fu autore di una monumentale opera sulle Vite dei Santi, che è alla base delle moderne collezioni ortodosse di agiografie, ed è venerato come santo dalla Chiesa ortodossa.
Biografia
Nacque a Makariv (attuale distretto di Buča, in Ucraina) nel 1651 in una famiglia cosacca e venne battezzato col nome di Daniil. I suoi genitori si chiamavano Savva, che era un comandante dell'esercito cosacco, e Marija; aveva tre sorelle che divennero tutte suore. La famiglia si spostò poi a Kiev, e a undici anni Daniil venne mandato a studiare al collegio della Fratellanza, dove scoprì e perfezionò la propria arte oratoria. Nel 1668 entrò come novizio nel monastero di San Cirillo, dove il 9 luglio prese i voti e il nome Dimitrij, in onore di san Demetrio di Tessalonica: l'anno seguente divenne ierodiacono, e il 23 maggio 1675 venne nominato ieromonaco dal vescovo di Černihiv Lazar' Baranovič; per vari anni visse una vita ascetica, e fu abate e predicò in vari luoghi in Ucraina, Lituania e Bielorussia, tutte all'epoca parte della confederazione polacco-lituana.
Nel 1684, già egumeno del monastero di Maksakovskij, venne convocato al monastero delle Grotte di Kiev. Qui, accanito collezionista di manoscritti e molto interessato alle agiografie, ricevette dall'archimandrita e metropolita di Kiev Varlaam Jasinskij il benestare per scrivere il menaion con le Vite dei Santi (), che divenne il suo obiettivo principale; per completarlo, raccogliendo, traducendo e studiando numerosi altri testi, gli ci vollero vent'anni, e il primo volume completo venne stampato nel 1705. Nel 1699 venne convocato da Pietro il Grande: lo zar, che lo aveva incontrato dieci anni prima al monastero della Trinità di San Sergio e ne era rimasto positivamente colpito, lo nominò vescovo di Tobol'sk. Venne consacrato il 23 marzo 1701 nella cattedrale della Dormizione a Mosca ma, per via della propria salute fragile e della difficoltà di proseguire nella scrittura in Siberia, chiese presto di essere trasferito: nel 1702 lo zar lo nominò quindi metropolita di Rostov e Jaroslavl', carica che assunse il 1º marzo di quell'anno.
Lì, trovando un panorama morale piuttosto trascurato, aprì una scuola per sacerdoti presso la propria residenza. Si oppose anche con forza allo scisma dei Vecchi Credenti e, a tale scopo, pochi anni prima di morire scrisse il Sobornoe dejanie na eretika Armenina, na mnicha Martina ("Atto del Sinodo sull'eretico d'Armenia, il monaco Martino"), un falso storico che venne ampiamente usato contro di loro.
Debilitato da anni di viaggi e fatica, morì la sera del 28 ottobre 1709, mentre pregava inginocchiato davanti alle icone, e venne sepolto nella chiesa del monastero di Spaso-Jakovlevskij di Rostov.
Il retaggio culturale e il culto Il 4 ottobre 1752, durante lavori di restauro, la sua tomba venne aperta e generalmente si riporta che le sue spoglie vennero rinvenute incorrotte; il documento della commissione della commissione d'inchiesta redatto all'epoca descrive però una salma in normale stato di decomposizione. Demetrio venne canonizzato il 22 aprile 1757 ed è ricordato talvolta come "il Crisostomo russo" e "il primo santo dell'Impero russo": fu il primo santo canonizzato dopo le riforme di Pietro il Grande, nonché l'unico nel XVIII secolo.
Oltre alle Vite dei Santi, Demetrio di Rostov scrisse diverse altre opere, tra cui due cronache (Sui popoli slavi e Nomina degli arcivescovi) e una serie di testi catechistici e teologici. È ricordato anche come poeta e drammaturgo; alcune delle sue composizioni sono tuttora usate come canti liturgici e di lui ci sono giunti due pezzi teatrali, uno sulla natività di Gesù e l'altro sulla dormizione di Maria.
Nel 1760-61 l'imperatrice Caterina II diede il nome di san Demetrio di Rostov a un nuovo forte costruito nella Russia meridionale: col tempo esso crebbe e cambiò nome più volte, fino a diventare la città di Rostov sul Don.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Santi russi del XVII secolo