Tarquinio e Lucrezia è un dipinto a olio su tela realizzato da Tiziano nel 1571 e attualmente conservato presso il Fitzwilliam Museum di Cambridge.Martineau 1983, pp.229-230 Commissionata dal re Filippo II di Spagna, è considerata come una delle grandi opere della maturità dell'artista - che all'epoca aveva sicuramente più di ottanta anni - e si caratterizza per essere stata firmata e compiuta per intero da Tiziano stesso.Martineau 1983, pp. 227-233Jaffé 2003, pp. 150-179Freedberg 1993, pp. 510-518

Storia

Realizzazione L'opera fu portata a termine per intero e fu oggetto di interventi, da parte di Tiziano, per un notevole lasso temporale: nell'ultima fase della sua vita e della sua carriera, infatti, l'artista necessitò di svariati anni per completare i suoi dipinti, che venivano talvolta accantonati per lunghi periodi e poi ripresi in fasi successive. Trattandosi di una delle ultime tele a essere documentate e completamente dal Vecellio, essa rappresenta una prova per la dibattuta questione sul fatto che le altre sue opere tarde fossero da questi ultimate o meno.Martineau 1983, pp. 227-228, 230-232Steer 1970, pp. 138-144Jaffé 2003, pp. 59, 152-153, 162, 165, 172, 174, 178Rosand 1997, pp. 58-59

Della versione inglese di Tarquinio e Lucrezia, quasi a grandezza naturale, Tiziano scrisse in una lettera del 1568 (tre anni prima della sua ultimazione), definendola "un'invenzione che richiedeva maggiori fatica e artificio, forse, di qualunque altra cosa avesse realizzato da molti anni". In un periodo successivo non ben precisato, la tela fu ritagliata su tutti i lati, anche se non è possibile stabilire la profondità di tale intervento.Jaffé 2003, p. 164

Commissione e vicende successive Al pari di molti altri dipinti portati a termine nell'ultima fase della sua vita, anche la tela di Tarquinio e Lucrezia - denominata da Tiziano, in una lettera, Lucretia romana violata da Tarquino - fu realizzata per volere del re Filippo II di Spagna. Nell'agosto del 1571 fu pronta per essere ritirata a Venezia dall'ambasciatore spagnolo e rimase all'interno delle Collezioni Reali fino al 1813, quando Giuseppe Bonaparte, perduto il trono di Spagna, verosimilmente la trasferì in Francia. Tra il 1815 e il 1841, l'opera potrebbe anche essere stata collocata nella città di Filadelfia, nella tenuta in cui Bonaparte visse con un'amante statunitense.

Nel 1845, un anno dopo la morte di quest'ultimo, la tela fu venduta a Londra, per poi essere posseduta da un susseguirsi di mercanti e collezionisti: difatti, nella seconda metà del XIX secolo fu alienata e acquistata per ben sei volte, probabilmente anche a causa del suo straordinario impatto emotivo.Stroud 2014, p. 72 Nel 1918, il pittore e storico dell'arte inglese Charles Fairfax Murray - che l'aveva già inserita nella sua collezione nel 1886, salvo poi venderla nel 1911 e acquistarla nuovamente - decise di donarla infine al Fitzwilliam Museum.

Descrizione

Soggetto Il soggetto, piuttosto popolare nell'arte rinascimentale, trae origine dalla leggenda fondativa della Res Publica Romana, datata convenzionalmente al 509 a.C. e dettagliatamente narrata dallo storico Tito Livio negli Ab Urbe condita libri. Il momento catturato da Tiziano vede protagonisti Sesto Tarquinio, figlio del re di Roma Tarquinio il Superbo, e Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino: Sesto, che si era in precedenza invaghito della nobildonna per la sua bellezza e per la sua pudicizia, è ritratto nel momento in cui la minaccia di morte e di disonore per superare le sue resistenze e abusare di lei. Il giorno successivo allo stupro Lucrezia ammise pubblicamente quanto subito da Sesto e si suicidò. Secondo la leggenda, i Romani non tollerarono tale oltraggio e rovesciarono il re Tarquinio il Superbo, istituendo la Repubblica romana.

Differentemente rispetto alla scelta di Tiziano, nella tradizione le rappresentazioni concernenti il soggetto in questione si soffermavano su altri momenti della vicenda e molto più frequentemente gli artisti focalizzavano la propria attenzione sullo stupro o sul suicidio di Lucrezia.Martineau 1983, p. 229 In generale, la rappresentazione violenta dell'attacco è più fedele al racconto di Ovidio e, sebbene questo dipinto sia l'unico a soggetto storico degli ultimi anni di Tiziano, anche gli altri dal soggetto mitologico hanno comunque come riferimento la letteratura ovidiana.

Il contraltare alla Weibermacht Lucrezia fa parte di un gruppo di donne bibliche o leggendarie che si caratterizzarono per la loro impotenza, oppure perché nel suicidio ravvisarono l'unica soluzione alle loro avversità: tra esse figurano anche Susanna, Didone e Virginia.Russell 1990, nn. 1-14 Questo raggruppamento forma una sorta di contraltare - per taluni, in realtà, un sottogruppo - al topos letterario della Weibermacht, ovverosia del "Potere delle donne", in cui si esalta la rappresentazione della violenza femminile contro gli uomini o il dominio su questi ultimi. Spesso queste donne - tra le quali possono essere menzionate Giuditta, Salomè ed Erodiade o Tomiri - divennero le protagoniste dei temi iconografici degli stessi artisti, soprattutto nel contesto artistico del Rinascimento nordico. Emblematica la storia di Ester, che si collocherebbe a metà strada.Russell 1990, nn. 1, 15-16

Analisi Le scene violente, prevalentemente tratte dalla mitologia o dalla religione, rappresentano una scelta iconografica che caratterizza le opere degli ultimi anni di Tiziano. Eppure, la tela di Tarquinio e Lucrezia riesce comunque a emergere tra tutte, grazie alla sua schiettezza compositiva - per quanto la raffinatezza delle pose dei personaggi sia riscontrabile anche in altre versioni del dipinto.Steer 1970, p. 136, 138-144Freedberg 1993, pp. 515-518 Lucrezia è raffigurata nuda, con un panneggio che le copre appena il pube e la gamba sinistra (ciononostante, presenta un'acconciatura raffinata e indossa diversi gioielli); Sesto, al contrario, è vestito con abiti moderni e sontuosi. La drammaticità del momento è accentuata da piccoli tocchi di bianco puro, che illuminano la punta del pugnale e gli occhi dei due protagonisti. La firma dell'artista è visibile sulla calzatura in basso a destra.

A sinistra compare una seconda figura maschile, di cui si possono osservare la testa e la mano sinistra: si tratta dello schiavo che, nella versione della storia tramandata da Tito Livio, Sesto avrebbe ucciso assieme a Lucrezia se lei non si fosse arresa. In questo modo, avrebbe finto di averli colti in flagrante adulterio e il nome della nobildonna sarebbe stato conseguentemente e irrimediabilmente disonorato.

Influenza Tiziano (o forse Palma il Vecchio) nel 1515 aveva già portato a termine un dipinto di Tarquinio e Lucrezia, attualmente conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna, oltre a una sua copia parte della Royal Collection: in questo caso l'artista scelse di rappresentare la nobildonna con in mano un coltello, aggiungendo inusualmente alle sue spalle una figura maschile, che potrebbe essere identificata con Sesto o Collatino. Ancora Tiziano, o più probabilmente suo fratello Francesco Vecellio, nel 1530 realizzò una Lucrezia - oggi parte della Royal Collection - in cui l'eroina viene colta nel momento del suicidio, descritto dagli esperti come "un'elegante movimento di danza su paesaggio".

Il nuovo schema compositivo adottato da Tiziano nella versione inglese fu senza dubbio influenzato dalle stampe provenienti dal Nord Europa, e fu a sua volta reso celebre in maniera tempestiva da un'incisione del pittore Cornelis Cort, anch'essa del 1571 ed "evidentemente tratta da un modelletto autorizzato". L'incisore olandese invertì la composizione in modo speculare, come naturalmente accade nelle copie di stampa; tuttavia, un'ulteriore stampa, pubblicata forse illecitamente a Roma, prese come modello l'incisione di Cort e invertì nuovamente la scena, di fatto ripristinando lo schema originale.Martineau 1983, p. 230 Anche la posa delle singole figure sarebbe stata ispirata da opere precedenti, come nel caso di Lucrezia, che forse rimanda alla figura di Dirce del gruppo scultoreo del Toro Farnese.

Nel corso della sua realizzazione, Tiziano cambiò idea diverse volte sulla resa dei personaggi. Ciò è confermato da alcuni studi ai raggi X, nonché da una copia di bottega, parte della collezione del Musée des Beaux-Arts di Bordeaux: in essa, infatti, è possibile notare la composizione precedente, in cui il pugnale impugnato da Sesto si trova molto più in basso e l'uomo punta l'arma a Lucrezia dal basso verso l'alto. Peraltro, il volto dell'eroina non volge lo sguardo a Sesto, ma si ritrae. Le analisi ai raggi X hanno confermato che tali soluzioni furono provate anche nella variante inglese del dipinto. Un'altra versione incompiuta (forse uno studio), conservata presso l'Accademia di belle arti di Vienna, pur mostrando delle affinità per quanto concerne la posa di Sesto Tarquinio, presenta ulteriori elementi originali. In quest'ultimo caso, secondo taluni si tratterebbe di un'opera di TizianoFreedberg 1993, p. 515; talaltri, invece, affermano che "l'incertezza delle forme e dell'anatomia rende più probabile che si tratti del lavoro di un assistente o di un pasticheur".Jaffé 2003, pp. 162, 164

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Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti di Tiziano Categoria:Dipinti su Lucrezia Categoria:Dipinti nel Fitzwilliam Museum