La battaglia di al-Babein fu uno scontro armato avvenuto il 18 marzo 1167 nei pressi di Giza in Egitto tra il Regno di Gerusalemme e la dinastia zengide per il controllo del Califfato fatimide. Sicuramente uno degli scontri più rilevanti delle invasioni crociate dell'Egitto, fu di fatto il battesimo del fuoco sul campo egiziano per il giovane Saladino.
Premesse Negli anni Sessanta del XII secolo, l'Egitto fatimide versava in una condizione di profonda instabilità interna: il califfato era ormai un mero stato fantoccio mentre il potere reale veniva conteso da fazioni rivali di visir. La debolezza strutturale del regime non tardò ad attirare l'attenzione delle potenze vicine. Il Regno di Gerusalemme, da sempre interessato all'espansione meridionale mirava a trasformare l'Egitto in un protettorato crociato; Nur al-Din, sovrano zengide di Siria perseguiva invece un obiettivo strategico di portata più estesa: il suo obbiettivo era accerchiare i Franchi unificando sotto la propria autorità tanto la Siria quanto il bacino del Nilo.
Fu la crisi interna egiziana a offrire il pretesto per l'intervento esterno. Il visir Shawar deposto dal rivale Dirgham, cercò sostegno oltreconfine e si rivolse dapprima a Nur al-Din che gli inviò il generale Shirkuh alla testa di un esercito. Grazie a questo intervento Shawar rientrò in Egitto e riacquistò il visierato ma entrò quasi subito in conflitto aperto con Shirkuh, le cui condizioni per l'alleanza erano giudicate intollerabili. Mutato orientamento il visir stipulò un accordo con Amalrico I di Gerusalemme, offrendogli tributi e concessioni commerciali in cambio di protezione militare. Amalrico accettò senza esitazione poiché l'Egitto rappresentava da anni il suo obiettivo strategico prioritario.
Nel 1164 e poi nel 1167 il re di Gerusalemme invase l'Egitto con l'intento di espellere Shirkuh, che nel frattempo aveva consolidato la propria presenza stabilendo una base ad Alessandria. La terza campagna, quella del 1167, culminò nello scontro diretto nelle vicinanze di Giza.
Le forze in campo Amalrico condusse un contingente relativamente esiguo: circa 374 cavalieri pesanti franchi affiancati da reparti di Turcopoli, arcieri a cavallo di origine locale o mista al servizio del regno. Gli Ordini militari (Cavalieri templari e Cavalieri Ospitalieri) costituirono una parte rilevante di questa forza. La scelta di avanzare con i soli montati lasciando quindi indietro la fanteria avrebbe condizionato negativamente l'esito dello scontro.
Shirkuh disponeva invece di circa uomini, prevalentemente cavalleria leggera turca esperta in tattiche di logoramento e finta ritirata. Accanto allo zio si trovava Saladino allora poco più che ventenne e già ufficiale di medio rango nella gerarchia militare di Nur al-Din. Fu proprio a Saladino che Shirkuh affidò il ruolo decisivo nella teorizzata manovra di inganno.
Lo scontro Amalrico inseguì le forze di Shirkuh lungo la riva occidentale del Nilo spingendosi fino al margine del deserto presso Giza. Shirkuh aveva preventivamente scelto il terreno; vi era nella zona sabbia profonda e dune che rendevano difficoltosa la carica della cavalleria pesante franca, annullandone di conseguenza il principale vantaggio tattico.
Shirkuh ideò una manovra in tre parti. Dispose al centro dello schieramento Saladino con un reparto apparentemente numeroso e con l'ordine di indietreggiare non appena i Franchi avessero attaccato simulando una rotta (la famosa tattica della finta ritirata). Alle due ali collocò le proprie forze migliori pronte a stringere i Crociati in una morsa letale. Amalrico abboccò all'esca e lanciò l'attacco principale proprio contro il centro: Saladino arretrò in modo credibile trascinando dietro di sé una parte consistente dell'esercito crociato. Lo scontro si dissolse in una serie di scaramucce e tafferugli dispersi su un ampio fronte desertico senza che nessuna delle due parti riuscisse a ottenere una superiorità decisiva. Quando Amalrico rientrò dall'inseguimento e riorganizzò le sue truppe tentò un'ultima manovra d'insieme: fece serrare i ranghi e attraversò le linee nemiche combattendo per poi ritirarsi in ordine dal campo.
Conseguenze I Crociati lasciarono sul terreno oltre un centinaio di cavalieri senza aver conseguito alcun risultato concreto. Shirkuh mantenne le proprie posizioni in Egitto e la sua campagna poté continuare indisturbata mentre Amalrico fu costretto a prendere atto che la conquista militare del paese era fuori dalla sua portata. Ne seguì una tregua negoziata in condizioni di evidente svantaggio crociato.
Le conseguenze di al-Babein si manifestarono però soprattutto sul lungo periodo. La battaglia non fu decisiva in sé; ma sicuramente contribuì a definire le condizioni entro cui si sarebbero consumati gli eventi successivi. Nel 1169 Shirkuh divenne visir d'Egitto coronando l'obiettivo per cui aveva combattuto. La sua morte però, sopraggiunta poche settimane dopo, non interruppe il processo: il potere passò al nipote Saladino che nel 1171 pose fine al califfato fatimide e riunificò sotto la propria autorità Egitto e Siria. L'accerchiamento del Regno di Gerusalemme che Nur al-Din aveva concepito come strategia e Shirkuh aveva perseguito con le armi divenne ora una realtà tangibile.
Note
Bibliografia Baldwin, Marshall W. A History of The Crusades, vol. I. Madison, 1969. Jotischky, Andrew. Crusading and the Crusader States. Londra, 2004. Smail, R.C. Crusading Warfare 1097–1193. Cambridge, 1956. Tyerman, Christopher. Fighting for Christendom. Oxford, 2004.
Categoria:Battaglie delle crociate