Biografia Nasce a Malmö il 9 giugno 1942. La sua famiglia si trasferice a Stoccolma quando è ancora un bambino. All'età di 14 anni diventa famoso in Svezia apparendo, presentato con il soprannome di Hajen (Lo squalo), e vincendo nel primo episodio del quiz televisivo Kvitt eller dubbelt - 10.000 kronorsfrågan (trad. Doppio o niente - La domanda da 10.000 corone), basato sul programma televisivo americano The $64,000 Question.

Intorno al 1960, Hannerz compie i suoi primi viaggi in Africa occidentale, in un periodo in cui molte nazioni africane stavano ottenendo l'indipendenza dagli imperi coloniali. In seguito, avrebbe attribuito a questa esperienza l'ispirazione che lo ha portato a compiere studi antropologici.

Hannerz si iscrive all'Università di Stoccolma, dove all'inizio voleva studiare zoologia. I suoi piani cambiano, tuttavia, quando segue un corso di etnografia. Trascorre gli anni successivi frequentando regolarmente il Dipartimento di Etnografia Comparata e Generale, conseguendo una laurea triennale nel 1963. Si trasferisce poi negli Stati Uniti per studiare all'Università dell'Indiana a Bloomington, dove completa un master in Antropologia nel 1966. Negli successivi si sposta tra la Svezia e gli Stati Uniti, poiché avrebbe passato due anni di ricerca etnografica sul campo tra gli afroamericani a Washington per la tesi che lo avrebbe portato successivamente a conseguire il dottorato di ricerca all'Università di Stoccolma nel 1969. Nello stesso anno pubblica Soulside: Inquiries into Ghetto Culture and Community, una monografia basata sulla ricerca compiuta negli Stati Uniti.

Ricerca Si occupa principalmente di antropologia urbana, studi sui media e sulla globalizzazione. A proposito della città, ha scritto che «[l]a serendipità, ovvero la scoperta casuale di qualcosa mentre se ne cercava un'altra, potrebbe essere intrinseca alla vita cittadina in misura peculiare». Hannerz considera il mondo globalizzato come un prodotto dialettico tra globale e locale, che nelle città vede un momento ed un luogo di rielaborazione e contaminazione culturale. A questo proposito mette in luce come negli ultimi anni sia possibile individuare anche fenomeni etichettabili come «deglobalizzazione».

Ha condotto ricerche negli Stati Uniti, in Africa e nei Caraibi, ma anche a Gerusalemme, Johannesburg e Tokyo. Ha partecipato a convegni nelle principali Università europee, statunitensi, asiatiche e australiane e ottenuto la cattedra all'European Association of Social Anthropologists (EASA).

Macroantropologia della cultura Dallo stesso ambito di studi (dell'antropologo indiano Arjun Appadurai) muove il lavoro teorico di Ulf Hannerz (1992) orientato alla costruzione di una macroantropologia della cultura, tramite l'articolazione di un complesso di categorie multidimensionali: dal piano individuale, alle diverse scale sociali, fino alle strutture globali. Altresì per Hannerz (così come per Appadurai) per comprendere la globalizzazione occorre analizzare la circolazione di flussi di significato. Al fine di ricostruire un quadro generale del flusso culturale attuale, vengono individuati quattro framework ("cornici organizzative") facilmente distinguibili sulla base del senso comune: Framework della forma di vita, che descrive il processo culturale in scala ridotta, legando il cambiamento alle attività quotidiane di produzione e riproduzione (ossia quelle domestiche, di vicinato o, anche, di lavoro, fino a definire una pluralità di stili di vita e consumo culturale); qui entra in gioco la dimensione creativa che investe anche l'individuo come protagonista di scelte; Framework del mercato, della circolazione delle merci, in cui vengono trasferiti beni e servizi, e insieme a essi anche significati, attese, valori culturali; Framework dello Stato: «forma organizzativa di controllo delle attività all'interno di un territorio, sulla base di un potere concentrato e pubblicamente riconosciuto», identificabile nella nazione con la sua produzione istituzionale di significati e il suo welfare culturale; Framework dei movimenti, vicini alle forme di vita, perché poco centralizzati e strutturati, tuttavia non si deve sottovalutare il fatto che essi si basano sulla produzione di una coscienza e su cambiamenti di significato, dunque su fattori eminentemente culturali. Questa schematizzazione, per Hannerz, rappresenta i referenti di base che, interagendo, determinano il processo culturale contemporaneo.

Ecumene globale Per rappresentare questa condizione e definire la nuova determinazione dello spazio contemporaneo Hannerz si rifà a Igor Kopytoff che definiva l’Ecumene come una «regione di interazione e scambio culturale costante», formulando così il concetto di Ecumene globale. Con questo termine – che riprende la radice greca oikos (familiare, domestico) – laddove l’oikomene definiva i limiti del mondo conosciuto –, si è voluta esprime l'idea dell'interconnessione culturale e della definitiva unificazione-domestificazione del pianeta:

L'insieme di queste rappresentazioni convergono nel proporre un modello dinamico di rapporti tra flusso globale e realtà locali – in contrasto con quelli scenari catastrofici degli anti-globalismi. Gli antropologi constatano che l'appropriazione dei prodotti culturali cambia a seconda dei contesti e può contribuire a rinforzare la singolarità e le identità.

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