Il biglietto da 10 lire è stato uno dei tagli di cartamoneta della lira italiana emessi dallo Stato italiano, in forma di buono di cassa e poi di biglietto di Stato, fra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento. A differenza dei tagli superiori, affidati agli istituti di emissione, i biglietti da 1 a 25 lire erano di competenza del Ministero del Tesoro e venivano stampati dall'Officina Governativa Carte Valori di Torino, poi dall'Istituto Poligrafico dello Stato.

Il tipo con l'effigie di Umberto I La disciplina generale della fabbricazione e della circolazione dei biglietti di Stato fu fissata con il regolamento approvato dal regio decreto 30 ottobre 1896, n. 508.

Il taglio da 10 lire recava l'effigie di Umberto I: la grafica del fronte rimase inalterata dal 1883, mentre il verso fu modificato nel 1888 con l'introduzione di un nuovo rosone attorno allo spazio della filigrana e di un secondo rosone attorno alla cifra «10». Il biglietto continuò a essere stampato con questo aspetto anche dopo la morte del sovrano, avvenuta nel 1900, in forza di successivi decreti di emissione del 1917, del 1923 e del 1925.

Il corso legale dei biglietti di Stato da 5, 10 e 25 lire cessò con il regio decreto-legge 7 settembre 1926, n. 1506, e con il decreto ministeriale del 9 settembre 1926; i termini per la prescrizione furono in seguito prorogati con il decreto ministeriale dell'11 giugno 1927.

Il progetto Mataloni Fra il 1902 e il 1914 il Ministero del Tesoro aveva rinnovato i biglietti dei tagli minori con l'effigie di Vittorio Emanuele III — prima le 25 lire (1902), poi le 5 (1904), infine 1 e 2 lire (1914) — ma non quello da 10. Un primo studio per il nuovo taglio era stato avviato già nel 1902 presso l'Officina Governativa Carte Valori, con almeno sei bozzetti su carta fotografica in stile Liberty rimasti senza seguito.

Il disegno del nuovo biglietto fu affidato a Giovanni Maria Mataloni, pittore e cartellonista romano, titolare della cattedra di nudo all'Accademia di belle arti di Roma; l'incisione fu curata da Alberto Repettati, già incisore dell'Officina. Il modello ottenne il parere favorevole della commissione permanente tecnico-artistico-monetaria istituita presso il Ministero del Tesoro e fu approvato con il decreto luogotenenziale 30 gennaio 1916, n. 232, che ne fissò i «segni distintivi e caratteristici». Secondo il decreto il biglietto misurava 61 × 99 mm ed era stampato su carta color cenere con filigrana a doppio effetto raffigurante la cifra «10»; nel margine inferiore del recto comparivano le diciture «G. M. MATALONI Dis.» e «Alb. REPETTATI Inc.», mentre al verso figurava l'indicazione dell'Officina Governativa Carte Valori di Torino.

L'emissione non ebbe però luogo e il taglio continuò a essere stampato con il tipo precedente.

Il tipo 1935 Con il regio decreto-legge 20 maggio 1935, n. 874 — «Autorizzazione a ritirare dalla circolazione le attuali monete di argento e ad emettere biglietti di Stato», convertito con la legge 23 dicembre 1935, n. 2393 — furono ritirate le monete d'argento e autorizzata l'emissione di biglietti di Stato da 1, 2, 5 e 10 lire.

Per l'occasione fu ripreso il progetto del 1916, adattandolo con l'inserimento del fascio littorio: una prova con i fasci al centro del fronte fu sottoposta a Benito Mussolini, che la respinse con un'annotazione autografa sulla prova stessa («è semplicemente orribile, è super-balcanico!»); l'esemplare, rimasto a lungo inedito, è stato battuto da una casa d'aste londinese nel 1998.

Fu perciò realizzato presso l'Istituto Poligrafico dello Stato un biglietto interamente nuovo, con al fronte l'effigie del re in alta uniforme e al verso una Minerva elmata; il verso reca gli estremi del regio decreto-legge del 20 maggio 1935 e del decreto ministeriale del 18 giugno dello stesso anno. Alla prima emissione del 1935 seguirono quelle del 1939, del 1940 e del 1944.

La serie del 1944 Il 23 novembre 1944 fu approvata la stampa di una nuova serie di biglietti di Stato da 1, 2, 5 e 10 lire con la generica intestazione «Italia», adatta alla fase istituzionale incerta. Mentre i tre tagli minori furono disegnati ex novo, per le 10 lire fu recuperato il progetto di Mataloni, morto a Roma nel settembre di quell'anno: l'effigie di Vittorio Emanuele III fu sostituita da una testa di Giove di profilo e lo scudo coronato da un motivo ornamentale, con l'intervento dell'incisore Mario Baiardi accanto alla firma originaria di Repettati. Il biglietto entrò effettivamente in circolazione soltanto dopo la proclamazione della Repubblica Italiana, come attestano le firme apposte sull'esemplare.

Ritiro La circolazione dei biglietti di Stato dei tagli minori si chiuse con la sostituzione da parte delle monete metalliche in lega Italma di pari valore, con termine fissato al 31 dicembre 1956.

Note

Voci correlate Biglietto di Stato 1 lira (banconota) 2 lire (banconota) Banconote della lira italiana

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