I fatti di Crotone furono una serie di eventi politici e giudiziari originati dagli scontri verificatisi a Crotone (allora denominata Cotrone) il 1º novembre 1922, nel quadro del biennio nero e durante la fase di espansione dello squadrismo e di affermazione locale del fascismo, in un contesto segnato dalla crescente contrapposizione con i movimenti socialista e comunista. Nel corso del conflitto armato il fascista Antonio Cosentino rimase mortalmente ferito, morendo il 4 novembre successivo.
Agli scontri seguirono un bando emanato il 2 novembre dal Comitato Segreto d'Azione della locale organizzazione fascista contro nove esponenti politici cittadini, numerosi arresti e un procedimento giudiziario per la morte di Cosentino; dopo la decisione della Sezione d'accusa di Catanzaro del 21 maggio 1923 diversi arrestati furono scarcerati, mentre Antonio Scicchitano rimase imputato per l'omicidio e, processato davanti alla Corte d'assise nel 1924, fu infine assolto. Tra le successive conseguenze della vicenda vi fu anche l'aggressione subita nel maggio 1923 dall'ex ferroviere comunista Mario Nicoletta, da poco scarcerato nell'ambito dello stesso procedimento.
Contesto Socialismo e organizzazione del lavoro La presenza socialista a Cotrone aveva radici precedenti al primo dopoguerra: già alla fine del XIX secolo la città aveva conosciuto esperienze politiche e associative legate al movimento operaio, con l'elezione di Carlo Turano a sindaco nel 1892 e la nascita del primo circolo socialista locale nel 1896, mentre nel 1914 venne costituita la prima camera del lavoro cittadina e Enrico Mastracchi consolidò la propria influenza sul movimento socialista e sindacale del territorio.
La costituzione della Camera del lavoro fu annunciata nel numero del 1º marzo 1914 di Calabria, Avanti!, che riferiva anche un'intensa attività di propaganda socialista fra i lavoratori; nell'ottobre dello stesso anno nacque inoltre un «Partito dell'Ordine», raggruppamento antisocialista comprendente ex socialisti e repubblicani, cattolici, democratici e monarchici, espresso dal periodico La Verità.
Negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale la conflittualità sociale aumentò e il Crotonese fu particolarmente interessato dalle occupazioni delle terre e dalle rivendicazioni agrarie, in un'area caratterizzata dalla presenza di numerose leghe contadine e da una grave disoccupazione; il territorio costituiva inoltre una delle aree calabresi maggiormente caratterizzate, all'avvento del fascismo, da una tradizione organizzata di lotta contadina.
Mastracchi, già impegnato nell'organizzazione sindacale calabrese prima della guerra, guidò nel dopoguerra le lotte contadine per l'occupazione delle terre e la riforma dei patti agrari, consolidando anche il proprio ruolo istituzionale: alle elezioni comunali del 17 ottobre 1920 il Partito Socialista Italiano ottenne la maggioranza ed egli fu eletto sindaco di Cotrone, mentre nel maggio 1921, dopo essere stato rieletto consigliere provinciale per il mandamento di Crotone, venne eletto deputato socialista insieme a Pietro Mancini.
Il difficile biennio 1919-1920 fu segnato anche a Cotrone dal caroviveri e dall'inasprimento dei conflitti fra i grandi proprietari terrieri e il movimento socialista locale, in una fase di crescente tensione cui seguì la comparsa delle prime formazioni fasciste cittadine.
Affermazione del fascismo locale La prima fase della crescita delle organizzazioni fasciste a Cotrone si collocò soprattutto nel corso del 1922 e conobbe una sensibile accelerazione dall'estate di quell'anno, quando si aprì una fase definita di «relativamente rapido attecchimento», caratterizzata da dinamiche specifiche rispetto al resto della regione.
Alla formazione del fascismo locale contribuì anche il precedente movimento combattentistico: gli ex combattenti avevano partecipato alle rivendicazioni agrarie tra il 1919 e il 1922 e una parte di essi confluì successivamente nelle organizzazioni fasciste; fra gli esponenti di questo passaggio figurò Edoardo Salerno, segretario provinciale dei combattenti e poi segretario federale del PNF, mentre nel Crotonese esercitò influenza anche Cesare Bianchini di Verzino. Tale crescita avvenne mentre l'amministrazione comunale rimaneva nelle mani dei socialisti e le organizzazioni operaie e contadine continuavano a rappresentare una componente rilevante della vita politica locale.
Antefatti Le tensioni della primavera 1922 Le tensioni tra i diversi schieramenti politici erano già manifeste nella primavera del 1922: nel fondo del Gabinetto della Prefettura di Catanzaro è conservata documentazione relativa ai «Conflitti tra fascisti e comunisti nella Provincia di Catanzaro», tra cui un manifesto della giunta comunale di Cotrone del 22 aprile 1922 che invitava la popolazione a non temere possibili «incursioni di cittadini di altri paesi per compiere intimidazioni e minacce»Archivio di Stato di Catanzaro, Inventario del Gabinetto di Prefettura (1874-1960), b. 227, fasc. 4, «Conflitti tra fascisti e comunisti nella Provincia di Catanzaro», consultazione online. Il documento testimonia quindi l'esistenza di timori per possibili azioni intimidatorie provenienti dall'esterno della città, senza tuttavia attestare che tali incursioni si fossero già effettivamente verificate.
Lo sciopero legalitario Tra il 31 luglio e il 2 agosto 1922 l'Alleanza del Lavoro proclamò uno sciopero generale, passato alla storia come sciopero legalitario, in risposta alla diffusione delle violenze fasciste e all'incapacità del governo di contenerle; il fallimento dell'agitazione fu seguito in numerose città da nuove offensive squadriste contro sedi politiche e sindacali.
A Cotrone l'amministrazione socialista aderì ufficialmente allo sciopero, estendendo l'astensione dal lavoro anche al personale comunale; nella relazione governativa successivamente pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, la parziale ripresa dei servizi ritenuti più delicati veniva ricondotta a una diffida trasmessa dal sottoprefetto attraverso il segretario comunale, mentre alla partecipazione dell'amministrazione all'agitazione erano attribuiti una situazione ritenuta pericolosa per l'ordine pubblico e un diffuso disagio nella popolazione. Tali valutazioni costituirono la motivazione ufficiale del successivo scioglimento del consiglio comunale e riflettevano pertanto la posizione del governo sul comportamento dell'amministrazione socialista.
Scioglimento del consiglio comunale Il 29 settembre 1922, su proposta del ministro dell'interno Paolino Taddei, Vittorio Emanuele III decretò lo scioglimento del consiglio comunale di Cotrone, motivato nella relazione ministeriale con «ragioni d'ordine pubblico» e con la necessità di prevenire ulteriori ripercussioni sulla situazione cittadina; il decreto nominò Arturo Lentini commissario straordinario per l'amministrazione provvisoria del Comune fino all'insediamento di un nuovo consiglio.
Il provvedimento si collocava tuttavia in una più ampia fase di crisi delle autonomie locali: lo scioglimento dei consigli comunali era uno strumento già presente nell'Italia liberale, ma il suo impiego aumentò fortemente durante la crisi dello Stato liberale e l'affermazione fascista, quando il controllo delle amministrazioni locali divenne uno dei principali terreni dello scontro politico.
Il provvedimento fu adottato durante il secondo governo Facta, quasi un mese prima della marcia su Roma e della formazione del Governo Mussolini, sicché alla fine di ottobre Cotrone si trovava già con il consiglio comunale socialista sciolto e l'amministrazione affidata a un commissario straordinario, proprio mentre il movimento fascista locale attraversava la propria fase di più rapida crescita e le organizzazioni socialiste e comuniste continuavano a mantenere una significativa presenza politica.
La formazione del governo Mussolini intervenne dunque in un contesto locale già fortemente deteriorato, nel quale il consolidamento del fascismo cittadino si era accelerato nei mesi precedenti; quattro giorni dopo la marcia su Roma, la sera del 1º novembre, si verificarono gli scontri che costituiscono il nucleo dei fatti di Crotone.
Fatti del 1º novembre 1922
Gli scontri e gli assalti alle sedi politiche La sera del 1º novembre 1922 a Cotrone si verificarono violenti scontri politici nei quali furono impiegate anche armi da fuoco; l'episodio, seguito dalle autorità provinciali, compare nella documentazione del Gabinetto della Prefettura di Catanzaro come «Conflitto avvenuto in Crotone il 1° nov. 1922», all'interno del fascicolo dedicato ai fascisti di CotroneArchivio di Stato di Catanzaro, Inventario del Gabinetto di Prefettura (1874-1960), b. 226, fasc. 4, «Cotrone. Fascisti», consultazione online.
Le fonti disponibili convergono sull'esistenza di una fase degli scontri che coinvolse il Circolo dei ferrovieri, pur divergendo sensibilmente sulle circostanze precedenti e sulla provenienza degli spari: una ricostruzione storiografica successiva colloca nel Circolo alcuni esponenti ritenuti dai fascisti responsabili di una precedente sparatoria e descrive quindi il movimento delle camicie nere verso il locale, mentre una cronaca comunista pubblicata alla vigilia del successivo processo collocava gli avvenimenti nel corso di azioni fasciste contro la camera del lavoro, la sezione e il circolo comunisti, il Circolo dei ferrovieri e il negozio di tessuti del sindaco socialista, presentate come reazione a un precedente assalto alla sede fascista. La natura del precedente episodio rimase quindi uno degli elementi controversi nella ricostruzione della serata.
L'assalto al Circolo dei ferrovieri Il Circolo dei ferrovieri divenne uno dei principali luoghi dello scontro e, nella cronaca comunista del febbraio 1924, al suo interno si trovavano otto ferrovieri identificati con i cognomi Cima, Petrini, Caforio, Dallara, Ridolfi, Pistoresi, Ravaglia e Benedetto, i quali si sarebbero chiusi nel locale mentre dall'esterno venivano esplosi numerosi colpi contro l'ingresso e i vetri sovrastanti nel tentativo di ottenere l'apertura della porta.
Nella stessa versione, l'intervento della forza pubblica portò all'apertura del Circolo e alla perquisizione dei locali senza che vi fossero rinvenute armi; gli otto ferrovieri sarebbero stati successivamente percossi e alcuni di essi arrestati. Una diversa ricostruzione storiografica descrive invece lo sfondamento della porta da parte degli assalitori, seguito da colpi di pistola provenienti dall'interno del locale.
Il ferimento di Antonio Cosentino Nel corso degli scontri davanti al Circolo dei ferrovieri Antonio Cosentino fu raggiunto da un colpo d'arma da fuoco mentre si trovava, nella ricostruzione pubblicata nel febbraio 1924, sulla soglia del locale insieme ad altri fascisti intenti a forzarne l'ingresso; nella stessa cronaca era qualificato come industriale. Le ferite riportate ne provocarono la morte il 4 novembre 1922.
La provenienza del proiettile divenne il principale punto controverso dell'inchiesta giudiziaria: una ricostruzione storiografica successiva lo colloca tra i colpi esplosi dall'interno del Circolo, mentre la cronaca comunista del febbraio 1924 escludeva che dall'interno fosse stato sparato alcun colpo, pur richiamando la versione accusatoria secondo cui il proiettile mortale sarebbe partito dal locale.
La questione riemerse nel successivo processo ad Antonio Scicchitano, al termine del quale la cronaca del 3 giugno 1924 presentò come risultanza dibattimentale una provenienza del colpo non dal Circolo dei ferrovieri, bensì dalle stesse file fasciste; le ricostruzioni disponibili rimangono pertanto divergenti su questo aspetto.
Bando fascista e arresti Il bando del 2 novembre