Il Vesuvio è uno stratovulcano situato in Italia, in posizione dominante rispetto al golfo di Napoli, in Campania. La sua forma attuale è il risultato della fusione con un vulcano più antico, il Monte Somma: il cono vulcanico si è sviluppato all'interno della caldera formatasi dal crollo della parte superiore del Somma a causa di potenti eruzioni esplosive, tra cui spicca quella del 79 d.C.

È uno dei due vulcani attivi dell'Europa continentaleTutti gli altri vulcani attivi dell'Europa si trovano infatti su isole (vedi ) o sono sottomarini. L'altro è il supervulcano dei Campi Flegrei (vedi ). (più precisamente è definito quiescente, risalendo l'ultima eruzione a ) nonché uno dei più studiati e pericolosi al mondo a causa dell'elevata popolazione delle zone circostanti e delle sue caratteristiche esplosive. L'area vesuviana presenta infatti un'alta densità di popolazione e il numero dei residenti potenzialmente in pericolo si aggira intorno a .

Etimologia Il nome Vesuvio (in latino Vĕsŭvĭus, anche Vesevius, Vesvius o Vesbius) è presumibilmente d'origine indoeuropea (da una base aues, "illuminare" o eus, "bruciare"). Secondo altri il nome deriverebbe da Vesbio capitano dei Pelasgi che dominò quel territorio..

Esistono tuttavia alcune etimologie popolari: dato che nell'antichità si riteneva che il Vesuvio fosse consacrato all'eroe semidio Ercole, e la città di Ercolano, alla sua base, prendeva da questi il nome, si credeva che anche il vulcano, seppur indirettamente traesse origine dal nome dell'eroe greco. Ercole infatti era il figlio che il dio Giove aveva avuto da Alcmena, regina di Tebe. Uno degli epiteti di Giove (Zeus nella Grecia antica) era , Hýēs, cioè "colui che fa piovere". Così Ercole sarebbe diventato , Hyḗsou hyiós (pronunciato ), cioè il "figlio di Hýēs", da cui sarebbe derivato il latino Vesuvius (pronunciato ).

Una tradizione popolare della fine del Seicento (portata avanti dall'abate e storico Camillo Tutini) vorrebbe invece che la parola derivi dalla locuzione latina Vae suis! ("Guai ai suoi!"), giacché la maggior parte delle eruzioni sino ad allora accadute, avevano sempre preceduto o posticipato avvenimenti storici importanti, e quasi sempre carichi di disgrazie per Napoli o la Campania. Un esempio su tutti: l'eruzione del 1631 sarebbe stato il "preavviso" naturale dei moti di Masaniello del 1647. Nella poesia Nella tradizione poetica e popolare napoletana il Vesuvio è spesso indicato semplicemente come la Montagna (in napoletano ’a Muntagna), appellativo che ne evidenzia il ruolo dominante nel paesaggio e nell'immaginario della città. L'uso è attestato almeno dalla prima metà dell'Ottocento: nella Passeggiata per Napoli e contorni (1844) Giovanni Emanuele Bidera osservava infatti che il popolo napoletano chiamava il vulcano semplicemente «la Montagna», senza bisogno di ulteriori specificazioni.

La denominazione ricorre anche nella canzone napoletana del Novecento: nel brano Tu, ca nun chiagne! (1915), con versi di Libero Bovio e musica di Ernesto De Curtis: «Comm’è bella ’a muntagna stanotte, bella accussì, nun ll’aggia vista maje.» Tuttavia l'espressione nella canzone non è una prova certa che 'a muntagna sia sempre sinonimo di Vesuvio: alcune interpretazioni la riferiscono specificamente al Monte Somma, parte settentrionale del complesso vulcanico.

Geografia

Il Vesuvio è situato nel versante sud-orientale della città metropolitana di Napoli, in Campania, nel territorio dell'omonimo parco nazionale istituito nel 1995, simbolo della stessa città. Con un'altezza, al 2010, di , il vulcano sorge all'interno di una parziale caldera di circa di diametro, caldera che è la parte restante di un precedente edificio vulcanico, l'attuale Monte Somma, dopo che la grande eruzione del 79 ne determinò il crollo del fianco sud in corrispondenza del quale si sarebbe formato il cono attuale con il suo cratere.Note geologiche , guidevesuvio.it. Per questo l'intero complesso vulcanico, detto Somma-Vesuvio, è classificato come "vulcano a recinto", e con il nome Vesuvio ci si riferisce comunemente al cono interno, o Gran Cono.

Per la sua pericolosità, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona a rischio in caso di eruzione, detta zona rossa. Il Dipartimento della protezione civile, con la collaborazione della comunità scientifica e delle autorità locali, ha predisposto un piano di emergenza che viene costantemente aggiornato.

Ascensione del Vesuvio

Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta, che ricade nel territorio comunale di Ottaviano, è a sul livello del mare. Quest'ultima misura varia con il tempo, a causa dell'altezza variabile del cono. La sua altezza moderata, e la facilità con la quale si può raggiungere, hanno indotto molti viaggiatori a scalare la montagna; e non pochi hanno registrato la loro esperienza. Le eruzioni sono state così frequenti e il loro impatto sull'aspetto del vulcano così grande, che ogni descrizione è rimasta valida per un periodo limitato di tempo.

Storia

Il Vesuvio è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Si tratta di un vulcano esplosivo, la cui ultima eruzione ebbe luogo nel 1944. Da questa data non si sono verificate più eruzioni, e il Vesuvio è considerato quiescente.

Eruzioni nell'antichità prima del 79 d.C.

Si ritiene che già fa la zona del Vesuvio sia stata soggetta ad attività vulcanica, tuttavia sembra che la montagna abbia iniziato a formarsi fa, probabilmente come vulcano sottomarino nel Golfo di Napoli; emersa successivamente come isola, si unì alla terraferma per l'accumulo dei materiali eiettati.

Tra i fa e il 79 d.C. ebbero luogo una serie di violente eruzioni intercalate da periodi di quiete del vulcano. Dall'origine della montagna ai principali eventi sono state attribuite varie denominazioni, riportate nella tabella di seguito. Nome Epoca VEI Dettagli Pomici di Codola anni fa 6? ― Pomici di Base anni fa 6 A seguito di quest'eruzione si formò il monte Somma. Pomici Verdoline anni fa 5 ― Pomici di Mercato anni fa 6 L'eruzione è anche nota come pomici gemelle o pomici di Ottaviano. Pomici di Avellino anni fa 6 L'eruzione, che avvenne a circa di distanza dal cono attuale,distrusse numerosi insediamenti dell'età del bronzo antico appartenenti alla cultura di Palma Campania.

Tutte queste eruzioni, per la loro immane violenza (ma anche perché simili a quella che distrusse Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia) sono chiamate eruzioni pliniane (dai nomi di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, studiosi romani, testimoni diretti dell'eruzione del 79 d.C., durante la quale il primo morì e il secondo raccontò l'evento). Per fare un esempio, ciascuna delle eruzioni più violente avvenute dopo il 79, dette subpliniane, sono potenti almeno la metà di una regolare eruzione pliniana.

Tra le eruzioni precedenti, in particolare si ricorda l'eruzione denominata Avellino in quanto ha lasciato tracce fino all'omonima città campana e che ha seppellito l'area dove sorge Napoli.

L'accertamento dell'esistenza di questo evento ha fatto ulteriormente innalzare la soglia d'allarme per future eruzioni che potenzialmente potrebbero coinvolgere un'area dove vivono più di tre milioni di persone.

Stato precedente al 79 d.C.

Il Vesuvio non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l'arido culmine. Anche diverse fonti iconografiche, come alcuni affreschi conservati presso il Museo Archeologico di Napoli, mostrano il Vesuvio come una montagna a picco unico, coperta di vegetazione e di vigneti.

Fra un grande cerchio di dirupi quasi perpendicolari c'era uno spazio piatto sufficiente ad accampare un'armata, tanto che nel 73 a.C., durante la terza guerra servile, Spartaco e i suoi seguaci si rifugiarono sul Vesuvio con l'armata dei ribelli che si stava ingrossando e con la quale vennero effettuati diversi attacchi alle tenute romane dell'agro campano. Attaccati dall'esercito di Roma, gli schiavi riuscirono a sottrarsi alla cattura, rinviando l'esito cruento della loro rivolta: utilizzarono i tralci delle viti che ricoprivano le pendici del monte per fabbricare scale con le quali fuggirono per l'unico passaggio non sorvegliato perché impervio. Si trattava senza dubbio di un antico cratere, di cui sopravvive solo un settore, denominato Monte Somma.

La fertilità dei terreni circostanti, una prerogativa dei suoli vulcanici, favorì gli insediamenti osci e sanniti di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis, nonostante fosse noto anche nell'antichità il rischio potenziale dell'area. Strabone, nel 18 d.C. (61 anni prima della devastante esplosione che sommerse Pompei ed Ercolano) aveva descritto il Vesuvio nella sua Geografia d'Italia come un vulcano in fase di quiescenza ed attribuiva proprio alla sua presenza la fertilità dei suoli circostanti, paragonati a quelli delle aree ai piedi dell'Etna.

L'eruzione del 79 d.C.

L'eruzione del Vesuvio del 79 è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L'eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

Tra il 79 d.C. e il 1631 Dopo l'eruzione del 79 d.C., il Vesuvio ha eruttato circa 36 volte. Un'eruzione risale al 203, durante la vita dello storico Cassio Dione. Nel 472, il vulcano ha espulso un tale volume di ceneri che delle ricadute sono state segnalate fino a Costantinopoli. Le eruzioni del 512 furono così gravi che agli abitanti delle pendici del Vesuvio venne concessa l'esenzione dalle tasse dal re Teodorico il Grande, re dell'Italia ostrogota.

Altre eruzioni sono state registrate nel 787, 968, 991, 999, 1007 e nel 1036 con il primo flusso di lava documentato. Il vulcano è poi diventato quiescente alla fine del tredicesimo secolo, tanto che negli anni successivi fu ricoperto di giardini e vigne, come prima del 79. Perfino l'interno del cratere era parzialmente coperto da boschetti.

L'eruzione del 1631

Nel 1631 ci fu un'altra imponente eruzione. Dopo numerosi eventi premonitori quali rigonfiamento del suolo, piccoli terremoti che si manifestavano già da qualche mese e prosciugamento delle fonti, all'alba del 16 dicembre il Vesuvio rientrò in attività dopo un riposo di circa 300 anni, con l'apertura di una bocca laterale sul versante Sud-Est con una iniziale fase di attività stromboliana e forse l'emissione di una colata di lava (per molti autori invece non vi fu alcuna colata di lava). Una prima fase espulse ceneri frammiste all'acqua che scesero a valle a grandi velocità, oltre a colonne di vapore. Successivamente ebbe luogo una violenta attività esplosiva dal cratere centrale con un'alta colonna di ceneri, pomici e gas.

Eruzioni nell'età moderna

Dal 1631 si sono verificate numerose eruzioni. Durante un'eruzione del febbraio 1848, una colonna di vapore alta circa 15 chilometri sorse dal cratere, presentando una varietà di colori; subito dopo spuntarono dieci cerchi, bianchi neri e verdi che assunsero la forma di un cono. Un'apparizione simile era stata osservata nel 1820.

Nel maggio 1855 un flusso di lava incandescente di 70 metri di larghezza fluì verso un grosso crepaccio di circa 300 metri di profondità. La prima parte di questa spaccatura è a precipizio, e qui la lava in caduta formò una magnifica cascata di fuoco liquido.

Più spettacolare fu l'eruzione del 1872, che creò una vastissima nube a forma di pino, e la cui lava distrusse i paesi di Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio.