Ritenuto uno dei migliori terzini della sua generazione, dopo gli esordi nel Barmbek-Uhlenhorst e nel ha militato per cinque stagioni nel e per due nel , con cui ha conquistato un campionato tedesco (1986-1987) e una Supercoppa di Germania (1987); si è quindi trasferito all', vincendo uno scudetto (1988-1989), una Supercoppa italiana (1989) e una Coppa UEFA (1990-1991) nell'arco di un quadriennio. Tornato al Kaiserslautern dopo una parentesi al , ha vestito per altre cinque stagioni la maglia del club tedesco, con cui vinse una Coppa di Germania (1995-1996), un campionato di seconda divisione (1996-1997) e, da comprimario, un'ulteriore edizione della Bundesliga (1997-1998).
Ha fatto parte della nazionale prima e dopo la riunificazione tedesca, totalizzando 86 presenze e 8 reti. Con la Mannschaft ha disputato tre campionati d'Europa (, e ), venendo inserito nella formazione ideale delle edizioni 1984 e 1992, e altrettanti campionati del mondo (, e ), entrando nellAll-Star Team della vittoriosa edizione 1990, in cui ha realizzato, su calcio di rigore, il gol che ha deciso la finale; nello stesso anno si è classificato 3º nella corsa al Pallone d'oro. Ha inoltre partecipato ai Giochi di con la nazionale olimpica.
Ritiratosi, ha intrapreso la carriera da allenatore, guidando il Kaiserslautern, l' e, come vice di Giovanni Trapattoni, lo .
Biografia È morto la mattina del 20 febbraio 2024, in seguito ad un arresto cardiaco.
Caratteristiche tecniche
Giocatore versatile, nelle file del agì prevalentemente da terzino destro, ricoprendo invece il ruolo di mediano nella seconda classificata al ; tuttavia, le sue prestazioni raggiunsero l'apice quando Brehme fu spostato sulla fascia sinistra, grazie a un'intuizione di Giovanni Trapattoni: in veste di fluidificante mancino – un ruolo apprezzato in Italia ma che all'epoca non godeva di grande considerazione nel calcio tedesco –, pur non essendo molto veloce, si distinse per doti tecniche, vocazione offensiva, puntualità nell'andare al cross,. dinamismo e intelligenza tattica, rivelandosi un pilastro dell' vincitrice della Serie A 1988-1989 e della nazionale tedesca campione del mondo nel 1990.
Ottimo esecutore di calci piazzati, spiccava per carattere e freddezza: era infatti propenso a realizzare gol decisivi, e in più di un'occasione si incaricò di importanti rigori o punizioni nonostante la presenza di compagni di squadra più blasonati. Era inoltre perfettamente ambidestro – «Lo conosco da vent'anni e non so ancora se sia destrorso o mancino», disse a tal proposito Franz Beckenbauer –, un'abilità perfezionata fin da ragazzo allenandosi con il padre, anch'egli ex calciatore e poi allenatore:. a seconda delle situazioni di gioco, si avvaleva di diverse tecniche di tiro, usando il sinistro per imprimere potenza al pallone. e il destro per calciare con più precisione; quest'ultima era la soluzione che prediligeva per calciare i rigori, sebbene si ricordi un suo rigore contro il , nel 1986, realizzato inusualmente col piede mancino.
Carriera Giocatore Club Gli esordi in Germania
Inizia a giocare a calcio nel Barmbek-Uhlenhorst, un club della città di Amburgo allenato dal padre Bernd, militante nella Oberliga Nord, corrispondente alla terza divisione del campionato tedesco. Nel 1980, si trasferisce al , in 2.Bundesliga. Nonostante una buona stagione a livello individuale, il Saarbrücken finisce il campionato in zona retrocessione. Nel 1981, dopo una sola stagione, Brehme viene acquistato dal , debuttando così nella massima serie tedesca e nelle competizioni europee. Il Kaiserslautern raggiunge le semifinali della Coppa UEFA 1981-1982, arrendendosi ai futuri campioni dell'IFK Göteborg. Brehme si distingue particolarmente nella stagione 1984-1985 segnando 11 reti in Bundesliga.
Nel 1986, dopo cinque stagioni al Kaiserslautern, Brehme passa al : schierato come terzino destro, senza distinguersi particolarmente, vince un campionato tedesco e una Supercoppa di Germania, e disputa una finale di Coppa dei Campioni, persa contro il nel 1987.
L'esperienza all'Inter
Nel 1988, insieme all'altro tedesco Lothar Matthäus, Brehme viene ceduto all'. Per bilanciare l'oneroso acquisto del connazionale, il suo cartellino viene valutato 1,8 miliardi di lire,. una cifra relativamente bassa:. ciò, unitamente a un suo litigio con il tecnico dei bavaresi Jupp Heynckes, alimenta qualche scetticismo nei suoi confronti, determinato da una generalizzata ma erronea convinzione che il Bayern Monaco volesse liberarsi di lui. Giovanni Trapattoni, allenatore del club milanese, crede però nella bontà dell'acquisto di Brehme, il cui dinamismo sarebbe servito a compensare la vocazione offensiva di Matthäus, e intuisce che il giocatore possa offrire prestazioni convincenti se impiegato sulla fascia sinistra: la sua ipotesi si rivela corretta, e Brehme risulta determinante per la vittoria dello scudetto del 1989 – anno in cui l'Inter ottiene 58 punti su 68, stabilendo un record –, in particolar modo per il suo contributo alla costruzione della manovra. La stagione seguente, mantenendo elevati standard di rendimento, conquista la Supercoppa italiana contro la . Nel 1991 vince la Coppa UEFA battendo in finale la .
La parentesi al Real Saragozza Nel 1992 lascia l'Inter per trasferirsi, senza particolare entusiasmo, agli spagnoli del , dove rimane per una sola stagione. La scelta di trasferirsi in Aragona viene influenzata dal fatto che la moglie di Brehme sia originaria di Utebo, un paese nei dintorni di Saragozza. Accolto con grande clamore visti i suoi trascorsi ad alto livello, Brehme non riesce ad ambientarsi nel suo nuovo club, soffrendo il passaggio a una squadra che, seppur ambiziosa, è modesta rispetto agli standard ai quali il tedesco è abituato all'Inter e con la Nazionale. Ad esempio, il suo ex allenatore Víctor Fernández racconta di come Brehme, abituato a viaggiare in aeroplano, si sia lamentato di un lungo viaggio in pullman, durante la prima trasferta svolta con la squadra.. Durante la sua stagione nella Liga spagnola, Brehme abbandona temporaneamente il suo storico ruolo da terzino sinistro, prediligendo un impiego da regista di centrocampo, che richiede un minore sforzo fisico e consente di sfruttare al meglio le qualità di gestione del pallone. Brehme debutta nella Liga spagnola il 6 settembre 1992 alla Romareda contro l'Español, segnando un gol su rigore che decide la vittoria per 2-1. Il rapporto con Víctor Fernández precipita nel mese di aprile, a causa di alcune divergenze tattiche. Prima della partita di campionato con il Tenerife, visto l'infortunio del titolare Darío Franco, l'allenatore aragonese inserisce eccezionalmente Brehme in formazione come terzino sinistro. Il tedesco, abituato alla sua nuova posizione da centrocampista, rifiuta questa soluzione tattica. Ne nasce un diverbio per il quale Brehme decide di auto-escludersi dai convocati. Pertanto, a stagione in corso, il tedesco chiede al presidente Alfonso Soláns di rescindere consensualmente il contratto, nonostante avesse firmato un biennale. Chiude la sua esperienza con 31 partite disputate e quattro reti, tutte su rigore. Un paio di anni dopo, mentre Brehme lavora come opinionista televisivo, lui e il suo ex tecnico hanno modo di chiarirsi e Brehme si scusa per il suo comportamento. Nonostante questo diverbio, Brehme viene ricordato nella sua esperienza al Real Saragozza come un giocatore di alto livello, che seppure non fosse più al top dal punto di vista fisico aveva ancora delle grandi qualità, con un grande temperamento.
Il ritorno al Kaiserslautern e il ritiro L'anno dopo torna al Kaiserslautern, dove conquista la Coppa di Germania 1995-1996, retrocedendo contestualmente nella serie cadetta; nella stagione successiva il Kaiserslautern vince il campionato di seconda divisione, tornando nella massima serie, e nell'annata 1997-1998 conquista la Bundesliga, risultando l'unico club nella storia del calcio tedesco a riuscire in tale impresa da neopromosso. Al termine della stagione, in cui disputa solo 5 partite, Brehme si ritira dall'attività agonistica.
Nazionale
Dopo aver militato nella nazionale under 21, esordisce nella nazionale A della nel 1984, e nello stesso anno partecipa al campionato d'Europa, venendo inserito nella formazione ideale del torneo, e ai Giochi olimpici.
Durante il , concluso al secondo posto, è impiegato prevalentemente come centrocampista, essendo chiuso nel ruolo di terzino da Thomas Berthold e Hans-Peter Briegel. Nel quarto di finale contro i padroni di casa del , è uno dei quattro tedeschi a presentarsi sul dischetto nell'epilogo ai tiri di rigore: in controtendenza rispetto alle sue abitudini dagli undici metri, decide di calciare con il sinistro, realizzando il proprio tiro. Nella semifinale contro la , segna su calcio di punizione il gol che apre le marcature, contribuendo alla vittoria per 2-0. In finale, la Germania Ovest verrà sconfitta per 3-2 dall'.
Dopo il , in cui segna un gol contro l', il rendimento di Brehme in nazionale ha una svolta: le prestazioni offerte dal giocatore con la maglia dell' convincono infatti il commissario tecnico Franz Beckenbauer ad impiegarlo da titolare sulla corsia mancina.
Nel 1990 disputa il suo secondo Mondiale e si distingue come il miglior terzino sinistro della manifestazione, realizzando tre gol decisivi. e mettendo in mostra la consueta abilità con entrambi i piedi: agli ottavi di finale segna ai con un destro a giro, mentre dal suo sinistro parte la punizione che, grazie alla deviazione di un avversario, sblocca il risultato nella semifinale contro l'; sempre contro gli inglesi mette a segno il proprio tiro dal dischetto dopo che i tempi supplementari si erano chiusi in parità. Infine, nella finale contro l'Argentina, si incarica di un rigore a cinque minuti dal termine dell'incontro, superando con un destro a fil di palo l'estremo difensore avversario Sergio Goycochea – decisivo per la propria squadra nelle precedenti vittorie ai rigori contro e Italia – e consentendo alla Germania Ovest di laurearsi campione del mondo per la terza volta. Inserito nellAll-Star Team del Mondiale, a fine anno si classifica al terzo posto nella classifica del Pallone d'oro.
Tra il 1991 e il 1994 veste la maglia della riunificata Germania. Disputa il , venendo nuovamente incluso nella squadra ideale della competizione, e il : l'eliminazione della Germania dal torneo iridato pone fine alla militanza di Brehme nella selezione tedesca, con cui ha disputato 86 partite (60 delle quali prima della riunificazione) realizzando 8 reti.
Allenatore Dopo il ritiro ha allenato in patria il dal 6 ottobre 2000 al 26 agosto 2002. Dal 1º luglio 2004 all'11 aprile 2005 ha allenato lo . Dal 1º luglio 2005 al 9 febbraio 2006 ha affiancato come vice il suo ex allenatore Giovanni Trapattoni sulla panchina dello .
Statistiche Presenze e reti nei club