Rivoluzionario in gioventù, si dedicò in seguito in agronomia sino al 1905, quando pubblicò Nel paese degli uccelli non spaventati che gli valse un immediato riconoscimento. Da allora continuò a scrivere bozzetti, racconti, fiabe, vagando per lunghi periodi attraverso la Russia e vivendo di caccia e di pesca.

La sua vastissima opera narrativa si distingue per il profondo amore per la natura e per l'originalità del linguaggio (che si avvale delle sue esperienze a contatto con la vita primitiva del popolo).

Le sue opere non sono che tanti capitoli di un unico poema in prosa sulla natura. E ad esso appartiene anche idealmente il romanzo autobiografico La catena di Kascej, il cui titolo ha il simbolico significato della duplice catena dell'oppressione e del pregiudizio da cui l'uomo contemporaneo deve liberarsi. Qui, come in tutta la sua opera, Prišvin dà opera di grande capacità introspettiva ed analitica, e tende a sviluppare una filosofia di tipo panteistico e rousseauiano.

Opere principali L'arabo nero - (1923) Il calendario della natura - (1925) La catena di Kascej - (1927) Il prato d'oro - (1926) Zen-sen. La radice della vita - (1932) Primavera spoglia - (1940) Il gocciolio della foresta - (1943) Il tesoro del Sole - (1945) Gli occhi della terra - (1954)

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