La sincronicità è un concetto introdotto dallo psicoanalista Carl Gustav Jung nel 1950, definito come «un principio di nessi acausali»Jung 1980, La sincronicità. che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro, ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l'uno influisca materialmente sull'altro; essi apparterrebbero piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati su una stessa ora.
Etimologia e differenza con la causalità
La parola sincronicità deriva dalle radici greche syn ("con", che segna l'idea di riunione) e khronos ("tempo"): riunione nel tempo, simultaneitàDizionario in francese Le Petit Robert, edizione 2002. Jung in particolare definisce la sincronicità in questo modo:
Marie-Louise von Franz spiega chiaramente la distinzione tra una coincidenza e la sincronicità facendo l'esempio di un dirigibile che esplode davanti a noi mentre ci si soffia il naso. In questo caso si ha una coincidenza, ma se si compra un vestito blu, e per errore, il negoziante ne manda a casa uno nero proprio il giorno in cui muore una persona cara, in questo caso siamo in presenza di una coincidenza significativa perché i due eventi sono collegati dal significato simbolico che la nostra società attribuisce al colore nero.Marie-Louise von Franz, Il processo di individuazione, in L'uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung, Edizioni Tea, ISBN 978-88-502-0552-3. p. 189
Storia del concetto
Epoca antica
Pur essendo un termine coniato di recente, il concetto junghiano di sincronicità ha un'origine rintracciabile nella tradizione filosofica del neoplatonismo.Giovanni Filoramo, Religione e ragione tra Ottocento e Novecento, pag. 294, Laterza, 1985. Già Platone sosteneva l'esistenza di una realtà intelligente, le idee, che formano e indirizzano quella materiale, in maniera tale che i fenomeni della natura risultano collegati tra loro da una legge superiore che egli denominava dialettica. La correlazione tra bianco e nero, ad esempio, va ricercata nella loro comune Idea di Colore.
La presenza del divino nelle vicende del mondo venne intesa successivamente dagli stoici come συν-παθεία (syn-pathèia), in virtù della quale essi ritenevano che qualsiasi evento, anche minimo o assai distante, si ripercuotesse su ogni altro,Pier Angelo Gramaglia, , edizioni Paoline, Roma 1982 ISBN 88-215-0393-3. in contrapposizione alla concezione puramente meccanicista degli epicurei. Sarà quindi con Plotino che si prefigura una spiegazione sincronica dei fenomeni naturali con la nozione di Anima del mondo, che rappresenta il principio unificante della natura, regolato da intime connessioni tra le sue parti, come un organismo da cui prendono forma i singoli esseri viventi; questi ultimi, pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie specificità individuali, risultano tuttavia legati tra loro da una tale comune Anima universale.Come sostenuto da James Hillman, sebbene Jung si richiamasse raramente a Plotino, entrambi «condividono la stessa concezione di base, fondata sulla metafora primaria dell'anima: qualunque cosa venga detta emana l'anima, e riguarda l'anima» (cfr. Francesco Lamendola, , 2010, pag. 3). Secondo Plotino quindi,
Che esistesse una corrispondenza tra l'Uno e i molti, lo spirito e la materia, macrocosmo e microcosmo, era del resto convinzione delle arti divinatorie come l'astrologia, l'oniromanzia (interpretazione dei sogni), o quelle dell'antica Roma che ad esempio studiavano il volo degli uccelli per trarne auspicia, ovvero segni divini dedotti in una maniera non causale ma appunto sincronica, cioè basata sull'analogia simbolica con un determinato modello o archetipo.
L'umanista Marsilio Ficino nel Rinascimento si preoccupò di spiegare, nella Disputatio contra iudicia astrologorum (1477), sulla base della dottrina plotiniana,Plotino aveva infatti sostenuto che gli astri sono come delle lettere scritte nel cielo che se correttamente interpretate consentono di prevedere l'esito futuro degli eventi (Enneadi, II, 3, 7; III, 1, 6). come l'astrologia vada intesa non come capacità degli astri di esercitare un influsso causale sugli eventi umani, bensì come una forma di consonanza tra questi e la posizione dei pianeti, i quali si limitano cioè a descrivere quel che accade, allo stesso modo in cui il volo degli uccelli presso i Romani era ritenuto portatore di un significato.Cesare Vasoli, Le filosofie del Rinascimento, pp. 214-216, Pearson Italia S.p.a., 2002. Per Ficino, attribuire agli astri un influsso deterministico sarebbe come affermare che gli uccelli agiscano causalmente sull'uomo.Paragone istituito da Ficino nell'altra sua opera, Theologia Platonica, 9, 4, e ripresa a sua volta dallo stesso Plotino (Enn., III, 1, 5). Quella di Ficino è invece una concezione astrologica basata sulla corrispondenza e l'interdipendenza di ogni parte dell'universo, da leggere e interpretare secondo l'esperienza psicologica dell'anima, alla quale è attribuita dunque una centralità particolare, precorritrice delle nozioni junghiane di sincronicità e inconscio collettivo.Cfr. James Hillman, (1973), trad. di Priscilla Artom.
L'epoca moderna fino a Jung Anche il neoplatonico Leibniz parlava di un'armonia prestabilita, grazie alla quale le diverse monadi di cui è composto l'universo, che non comunicano tra loro «non avendo porte o finestre», e neppure possono agire causalmente l'una sull'altra, sono però tutte sincronizzate come tanti orologi che segnino la stessa ora, così che il loro agire sembra essere, solo apparentemente, di tipo causale.Paola Giovetti, Dizionario del mistero, pag. 149, Mediterranee, 1995.
Un importante contributo, successivamente ripreso anche da Jung, riguarda il testo Speculazione trascendente sull'apparente disegno intenzionale nel destino dell'individuo di Arthur Schopenhauer in cui il filosofo analizza la tendenza finalistica degli eventi.Schopenhauer pp. 296 e 297
Sempre nello stesso testo, il filosofo parla del legame tra gli eventi naturali e un'interpretazione individuale in cui vi sia un significato:Schopenhauer p. 299
Paul Kammerer, uno zoologo austriaco, è stato il primo scienziato moderno (prima di Jung) a considerare le coincidenze in una prospettiva non meccanicistica, con la "ripetizione dei casi", secondo di una legge di serialità, accanto alla causalità e alla finalità.Jung, La sincronicità, p. 22. Nel 1900 e per diversi anni, ha preso nota delle coincidenze. Egli ha descritto l'universo come un "mosaico mondo, che, nonostante le iniziative e i riarrangiamenti costanti, mira a riunire le cose simili." Scoprì (o inventò) la famosa "legge della serie", che dà il titolo al suo libro Das Gesetz der Serie (1919)Jean Moisset, ''La loi des séries dans notre vie et les jeux de hasard'', JMG Éditions, 2000.. «Ci sono nell'universo - dice Kammerer - un principio fondamentale, una forza che tende verso l'unità. Questa forza universale agisce selettivamente al gruppo simile nello spazio e nel tempo.» Ad esempio, nel 1915, due soldati sono stati ricoverati separatamente all'ospedale militare di Katowice in Polonia. Entrambi avevano 19 anni, soffrivano di polmonite, erano nati in Slesia, erano stati volontari come personale dei treni e si chiamavano Franz Richter.
Il concetto di sincronicità appare per la prima volta il 18 novembre 1928 nel verbale del seminario sull'analisi dei sogni.Jung, ''Dream Analysis'', p. 44-45 Nel 1934, uno dei suoi pazienti aveva visto in sogno un'aquila che mangiava le proprie piume, poi, qualche tempo dopo, Jung, al British Museum, aveva scoperto un manoscritto alchemico attribuito a Ripley, che rappresentava un'aquila che mangiava le proprie piume. Ciò appare in una lettera al fisico Pascual Jordan, del 10 novembre 1934.Deirdre Bair, ''Jung. Une biographie'', Flammarion, p. 559, 1155. Jung, ''Correspondance 1906-1940'', Albin Michel, 1992
Jung approfondisce il lavoro di Kammerer, con l'aiuto del fisico Wolfgang Ernst Pauli, uno dei fondatori della meccanica quantistica tra il 1923 e il 1929, Premio Nobel per la Fisica nel 1945.W. Pauli, C. G. Jung, Correspondance 1932-1958, trad. Françoise Périgault, Albin Michel, 2000. Pauli segue dal 1931 al 1934, un trattamento analitico con un'allieva di Jung. Nel 1932, vide Jung ogni lunedì per discutere i suoi sogni, studiati da Jung poi in Psicologia e alchimia. Per Jung le sincronicità sono l'espressione di «atti creativi nel tempo» che manifestano una tendenza naturale alla creatio continua, una creatio che esprime un ordine psichico archetipico.von Franz, pag. 140-141
Joseph Banks Rhine, il fondatore della parapsicologia, aveva ideato la nozione di percezione extrasensoriale (ESP), su basi statistiche. Nel 1940 ha inviato una copia del suo libro Percezione Extra sensoriale (1934) a Carl Jung e ha iniziato una corrispondenza regolare con lui.Victor Mansfield, Sally Rhine-Feather e James Hall, The Rhine-Jung Letters: Distinguishing Parapsychological From Synchronistic Events, . Nel 1948, Jung ha scritto una prefazione all'edizione inglese del I Ching (Il Libro dei Mutamenti). Conosceva il libro del suo amico Richard Wilhelm dal 1920 e praticava "l'arte oracolare" basata sull'interpretazione dei 64 esagrammi. Nel 1950, ha selezionato quattro donne astrologhe, tra cui la figlia Gret Baumann-Jung, per esaminare lo stato di sincronicità tra cielo e gli eventi, in particolare tra le congiunzioni Sole/Luna o Marte/Venere e i matrimoni.
Jung tiene una conferenza sulla sincronicità nel 1950, ad Ascona: "Sulla sincronicità". Egli dedica un intero libro al concetto: La sincronicità, principio dei nessi acausali (1952), pubblicato nel suo libro Naturerklärung und Psyche (1952), con uno studio di Pauli su Keplero.
L'eredità junghiana: Marie von Franz
Marie-Louise Von Franz, allieva di Jung, ha spostato ancora avanti gli studi sul fenomeno. Secondo la studiosa i fenomeni sincronici, non essendo legati ad eventi causali non sono prevedibili, tuttavia essi si manifestano soprattutto nei casi di forte eccitazione psichica come la morte di una persona o un grande amore: «... in tutte quelle situazioni profondamente perturbanti in cui è sempre costellato un archetipo o lo strato archetipico dell'incontro, gli eventi sincronicistici possono, non debbono, verificarsi, e ciò accade molto più spesso di quanto si supponga.»von Franz p. 24
Von Franz quindi postula l'esistenza di un universo virtuale che è sia psichico e materiale chiamato unus mundus (dal latino: il mondo uno): «[Il principio di sincronicità] definito come coincidenza significativa [scrive Jung in Mysterium Conjunctionis] suggerisce una relazione tra fenomeni non collegati dalla causalità, vedere un'unità di questi fenomeni rappresenta dunque un aspetto dell'unità che può essere adeguatamente designato come Unus Mundus»Gesammelte Werke 14/2, Walter Verlag, p. 232-33, tradotto da Anna Griève Secondo lei, "il fisico e lo psicologico in realtà osservano lo stesso mondo da due canali diversi"Marie-Louise von Franz, La synchronicité, l'âme et la science, p. 163.. Von Franz si basa sulle recenti scoperte della scienza, che tendono a dimostrare molto di più sulla dimensione della relatività spazio-temporale. Per spiegare questa ipotesi, Von Franz propone di non considerare più la psiche come un corpo che si muove nel tempo, ma come una "intensità senza estensione", riferendosi all'energia, sia mentale (dimostrata da Jung per come la libido sia energetica) che fisica (inclusi i quanti). I fenomeni piuttosto comuni chiamati telepatia dimostrano con la loro esistenza come un fenomeno, che non può essere riprodotto scientificamente, in cui lo spazio e il tempo hanno per la psiche un valore relativo. Jung si basa quindi sugli esperimenti di Rhine che, statisticamente, attestano una certa frequenza di riproduzione della chiaroveggenza.